Bandiera gialla. E rossa

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Che calcio sarebbe senza polemiche? Forse sarebbe uno sport migliore o forse no, perchè poi al bar la gente non saprebbe di cosa parlare. Prima quelle sull’assegnazione del Pallone d’oro: Messi sì, Messi no, Platini che già ne vuole un altro tutto suo. Un po’ di ragione, pazzesco, se la sono presa anche i giornalisti, che ne loro piccolo avrebbero votato Sneijder. Che sfiga per l’olandese dell’Inter: se a votare fossero stati solamente loro, alla vecchia maniera, avrebbe vinto lui. A proposito di bar, chissà cosa si dice in quelli della Garbatella, per dire. In questi giorni si sta infiammando la polemica tra Totti e Ranieri, reo di averlo fatto entrare in campo contro la Sampdoria quando la partita era già finita. Sacrilegio. Il capitano romanista è triste, dice, perchè negli ultimi tempi non riesce a dare alla sua squadra il contributo che vorrebbe. Fatto sta che, clamorosamente, si fanno sempre più fitte le voci che vorrebbero Totti lontano da Roma e dalla Roma. Difficile, molto più facile che a partire sia Ranieri, l’anno scorso osannato e quest’anno sulla graticola dopo questa scelta decisamente impopolare. Totti come Del Piero: due bandiere in declino che non vogliono essere ammainate. Il loro è un destino comune. La differenza, però, sta essenzialmente in un fatto: la Roma, a differenza della Juventus, adesso potrebbe fare a meno del suo capitano e ne trarrebbe anche giovamento. Con Menez, Borriello e Vucinic non si sentirebbe la sua mancanza.

Troppo Cavani

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Sembrava Baghdad, era il San Paolo. Di bombe ne sono state tirate, ma erano gli avanzi di San Silvestro e non hanno fatto male a nessuno. Ne ha fatto, e tanto, Cavani. Alla Juventus, ovviamente, che esce a pezzi dal posticipo, con la netta sensazione di aver sbagliato tutto e, forse, di non essere mai davvero scesa in campo. Il Napoli fisicamente sta bene, c’è poco da dire. Il fatto è che per aver ragione dei bianconeri non ha nemmeno dovuto faticare troppo, sono bastati una manciata di cross decenti e la testa di Cavani. Che non è nemmeno poco a pensarci bene: la Juve di solito certe palle non mette in area e soprattutto non le mette dentro perchè ora come ora uno come Cavani non ce l’ha. Napoli sogna, a Torino invece si leccano le ferite. Di colpe ne hanno tutti, ne ha Delneri in particolare. Se la scelta di schierare le due torri Toni-Amauri (in ricordo dei vecchi fasti targati Corradi-Marazzina?) ha avuto un senso nell’impostazione di gioco-non gioco del “palla lunga e pedalare”, non ha nessuna giustificazione la decisione di mettere in campo Grygera e soprattutto Traorè. La trasferta al San Paolo, insomma, non sembrava l’occasione giusta per fare esperimenti, ma evidentemente Delneri no la vedeva così. Aggiungiamo poi il fatto che la Juventus non aveva in campo nemmeno un mediano vero: la frittata era in agguato e Cavani l’ha preparata proprio bene.

Il Melo, lo scemo e il cattivo

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Scrivo così, d’amblè, appena finita Juventus-Parma. Il fatto è che uno aspetta venti giorni, passa tutte le feste aspettando che ricominci il campionato e poi succedono cose di questo genere. Parlo da un’ottica bianconera, ovviamente. Immagino che se fossi un tifoso del Parma sarei contentissimo, ma non è il mio caso. Comunque, l’incontro l’ha deciso Felipe Melo, che è tornato dal Brasile scemo come l’anno scorso, o forse, appunto, ha mandato qua il suo gemello cattivo. Ok, la Juventus aveva anche perso Quagliarella ed era stato un brutto colpo, ma il calcio in faccia con conseguente espulsione è stata la vera mazzata. Non c’erano gambe, non c’era nemmeno la testa. Hanno sbagliato tutti oggi: anche Delneri, che ha subito tolto Del Piero. Non capirò mai che bisogno ci sia di togliere ogni volta il numero 10 di ogni squadra quando si rimane in dieci, appunto: out Quagliarella, a quel punto di punta rimaneva solo Amauri, che è come dire “Ok, noi gol non lo facciamo, almeno su azione. Per favore non segnate”. Già, Amauri: in due anni solari ha segnato la bellezza di 6 reti in campionato. Eppure è accreditato come “attaccante”. Nel fantacalcio, negli album di figurine, sui siti internet, nell’immaginario collettivo è un centravanti. Ma in base a cosa? Che lo metta in difesa, Delneri. Il fisico ce l’ha. A questo punto, in attacco ci metta Sissoko, oppure Sorensen. Anche Traorè, volendo. Tanto peggio dell’oriundo peggiore della storia non potrebbero fare.

Ultimo minuto serbo

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Mi perdoni la Gialappa’s, ma qua da svizzero non può che diventare serbo, quell’ultimo (fatidico) minuto. Lo ammetto, per la prima volta negli ultimi anni per scelta non ho visto la partita della Juventus, ma, per gli spezzoni e le sintesi che ho visto, la vittoria ci stava tutta. Lazio ostica, come da pronostico, e Juve non bella, ma almeno solida e volentersosa. I tre punti sono arrivati all’ultimo assalto grazie alle capacità di Krasic, la freccia serba capace di scombinare qualsiasi partita con una singola giocata. L’avevo già scritto: quando il buon Milos ti punta, fatti il segno della croce o prega verso la Mecca, fai quello che ti pare, ma lui ti salterà. Sempre che sia in giornata. E ieri sera lo era: nel nostro campionato non c’è un’ala come lui, c’è poco da fare. E’ uno dei grandi acquisti dell’estate scorsa e forse l’unico vero affare della dirigenza bianconera post-Calciopoli. Krasic è devastante: se lì in mezzo ci fosse una punta di livello il suo lavoro sarebbe ancor più apprezzabile. Non so se la Juventus sia l’anti-Milan (sempre che ci possa essere un’anti-Milan), ma i bianconeri stanni dsputando un signor campionato. Merito di Krasic, certo, ma anche merito di Deneri, che sta usando il bastone e la carota, alternandoli nel modo giusto. Avanti così: vediamo a gennaio se Marotta riesce a combinare qualche buon affare…

Il grande freddo

Filed under: Europa League by: Matteo Innocenti

Lech Poznan-Juventus, incontro dimostrativo per il nuovo sport delle prossime Olimpiadi invernali, finisce 1-1 ed elimina di fatto i bianconeri dall’Europa League. A forza di pareggi, la Juventus è scivolata fuori dalla seconda competizione continentale, ma lo ha fatto anche per colpa di una partita assurda. Quello che è successo è semplicemente scandaloso, perchè non c’erano assolutamente le condizioni per giocare: passi per il freddo, terribile, ma ad un certo punto non si vedevano più le linee del campo e sul terreno di gioco erano ormai depositati centimetri e centimetri di neve. La Juventus poteva vincere, come poteva farlo a Perugia dieci anni fa. Lo avrebbe anche meritato ai punti, a dire il vero, fatto sta che questo incontro non andava giocato, o almeno andava interrotto all’intervallo. Per dire: domenica in Serie A è stata rinviata Bologna-Chievo per condizioni atmosferiche e del campo molto meno proibitive. Servirebbe chiarezza e decisione: quando non è possibile giocare, non si gioca. Stop. Al diavolo la concomitanza delle partite. Al diavolo il fatto che la Juventus in Europa non conti un cavolo. E meno male che in giro si fa il tifo per il bel calcio: la musichetta dell’Europa League sembra quella di Giochi senza frontiere, e forse non a caso. Per me è uno scandalo, non ci sono altre parole. Dal Palaghiaccio di Poznan è tutto.

Non bella, ma piacevole

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Chiariamo prima di tutto una cosa: il rigore per la Roma c’era. Non ha senso lamentarsi del mancato rigore concesso al Palermo in settimana per il fallo di mano di Boateng e poi fare lo stesso quando la sanzione c’è, ma ai propri danni. La dirigenza juventina, quindi, poteva fare a meno di fare rimostranze nei confronti della direzione arbitrale. E poi, ce n’era un altro prima, di rigore. Detto ciò, non è stata una bella partita nel senso stretto del termine, ma non si può dire che Juventus-Roma sia stato un brutto incontro. Poche occasioni nitide, vero, ma buon ritmo e tanto agonismo. Devo dire che nel complesso, nonostante abbiano creato meno, mi sono piaciuti di più i giallorossi, che però giocavano in 10: Totti era da 4 in pagella, praticamente invisibile fino alla realizzazione del rigore, dopo il quale, tra l’altro, ha esultato con la consueta signorilità. Il Pupone non smette mai di meritare applausi, davvero. La Juventus non mi è piaciuta nelle piccole cose, nei troppi passaggi elementari sbagliati. Sbagliati da tutti, ma mai da Aquilani: a 26 anni è praticamente a metà carriera, peccato davvero che lo abbiano frenato i troppi infortuni, perchè ci sarebbe stata tantissima qualità. Il gol di Iaquinta, infatti, è suo almeno al 50%. Bene anche Pepe, insolitamente efficace sui cross, ma anche Grosso: ho la sensazione che questo ex emarginato alla Juventus farà parecchio comodo da qui alla fine della stagione.

E quando lui non c’è?

Filed under: Europa League, Pallonate by: Matteo Innocenti

Un passo indietro rispetto alle ultime prestazioni per la Juventus, anche se tutto sommato il punto raccolto a Salisburgo non è da buttare via in ottica qualificazione. Inoltre, i bianconeri erano anche andati in svantaggio: il bicchiere potrebbe essere anche considerato mezzo pieno. Trabocca se si considera l’acquisto di Krasic, perchè questo qua sembra davvero forte, perchè in pratica salta sempre l’uomo. E trova anche il gol con una certa facilità. Certo non è Cristiano Ronaldo, perchè una volta saltato il suddetto uomo, non è poi scontato che trovi l’uomo in mezzo all’area oppure la porta con un gran tiro. Anzi, mi pare di aver capito che in questo non somigli proprio a Nedved. A dirla tutta, al ceco somiglia solo per i capelli, ma Krasic, ad essere fiscali, si fa le meches. Dunque, cosa potrebbe davvero accomunarli? Il fatto di giocare sulla fascia, sebbene opposta. Hanno in comune la facilità di corsa. Ma se Nedved lo faceva ininterrottamente per novanta minuti (ed oltre, visto che in pratica si allenava sempre, anche durante le vacanze), raramente riusciva a saltare l’uomo in progressione. Lo fa invece Krasic, che gioca però a corrente alternata: va progressione, crea la giocata, poi si defila, si accentra e si nasconde, ricarica le pile. Quando poi è pronto, riparte, brucia i difensori, si riposa di nuovo e così via. Come ieri sera: segna, poi per una quarto d’ora non si vede, ed al’improvviso da poco oltre centrocampo vola verso la porta, sbagliando però la rete da pochi metri. Sono le pause di Krasic che rischiano di fregare la Juventus, perchè sembra davvero una squadra che dipende molto da lui. E quando lui rifiata, è raro che qualcun altro si inventi qualcosa. Da tifoso, spero di essere smentito.

Il risultato non fa la partita

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

C’è chi va in brodo di giuggiole per Zeman e c’è chi ritiene lo 0-0 il risultato perfetto. Come dire, se non ci sono errori, nessuno segna. La verità, ovviamente sta in mezzo. Quella di ieri sera, però, è stata davvero una bella partite tra due squadre che si sono affrontate a viso aperto, senza paura, finchè hanno avuto fiato e gambe. Il gol non è arrivato, ma come spettacolo e intensità niente da dire: questo 0-0 vale come un pareggio per 2-2. Non servono possessi palla da 90% per giocare bene: le due squadre in campo hanno dato tutto, con azioni ragionate, col contropiede, col gioco aereo. Ed entrambe meritano un applauso per aver onorato nel modo giusto le attese di tanti tifosi. L’Inter ha avuto le sue occasioni e lo stesso la Juventus, arrivata a San Siro per cercare di ripetere quanto di buono aveva fatto vedere a Manchester. A Milano come in Inghilterra, i bianconeri hanno raccolto un punto, che vale però oro dopo i passi falsi del recente passato. Dunque, per gli uomini di Delneri il bicchiere può essere ritenuto mezzo pieno. Mezzo vuoto, invece, può essere visto dalla truppa di Benitez, vogliosa di ripartire col turbo dopo la caduta di Roma. Per riprendere la vetta della classifica, tuttavia, l’Inter ha un campionato intero, campionato in cui anche la Juventus, se troverà la giusta continuità, potrà fare una bella figura e piazzarsi molto in alto. Dietro l’Inter, con ogni probabilità, ma magari davanti a tutte le altre.

Amici mai

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Poche storie: questa giornata di campionato, la sesta, vive in funzione del posticipo di domani sera, ovvero, per chi fosse distratto o per chi avesse passato le ultime settimane su Marte, Inter-Juventus. Come sempre, ma in particolare da quattro anni a questa parte, non si tratta di una partita ma è La Partita. Tra gli appassionati di calcio c’è chi si chiede quale sia la rivalità più sentita: Real Madrid-Barcelona, Boca Juniors-River Plate, Celtic-Rangers… ecco, qua non ci sono discorsi religiosi o indipendentisti, ma il livello ormai è quello, se non di più. Anche se gli obiettivi, per adesso, sono diversi: l’Inter cerca l’ennesima vittoria del campionato, la Juve è ancora una squadra da work in progress. Dopo le macerie di Calciopoli, la dirigenza bianconera (che era un’altra rispetto all’attuale, si badi bene), disse che ci sarebbero voluti cinque anni per tornare competitivi per lo scudetto: ecco, il tempo sta finendo e si andrà minimo per i sei. Tricolore o meno, la rivalità c’è e non potrebbe essere altrimenti. La lunga rincorsa verso questa partita, d’altra parte, è partita da Moratti, è rimbalzata a Villar Perosa e si sta trascinando a Napoli. Per la Juventus una sconfitta vorrebbe dire terza partita persa su sei, in perfetta media 2009/10, per l’Inter sarebbe un’altra iniezione di fiducia dopo le quattro sberle rifilate al Werder Brema: tanto per dire che il passo falso di Roma è stato solo un episodio. Tornando al processo di Napoli, anche Ibrahimovic testimonierà. Chissà, magari si presenterà in aula dicendo ai giudici “Io sono Zlatan, voi chi cazzo siete?”, oppure potrebbe invitarli a dirgli le cose in faccia fuori dal tribunale. Stiamo a vedere.

Segnali confortanti

Filed under: Europa League by: Matteo Innocenti

Ah, l’Europa League, che competizione. Felicissimo di avere la mia squadra in questo torneo e non nella squallida Champions League. Scherzi a parte, quest’anno la distinzioni tra le due competizioni continentali sono diminuiti: come livello medio, l’ex Coppa dei Campioni non è mai stata così mediocre. Al contrario, in Europa League ci sono squadre blasonate, come la Juventus e il Liverpool, ed altre che vorrebbero diventare tali, come l’ambizioso Manchester City. Ieri sera, infatti, il match clou era quello che vedeva di fronte i bianconeri e i blues. 1-1 il risultato finale, niente male per la Juventus, che in questo inizio di stagione ha alternato belle partite a prestazioni sconcertanti dal punto di vista difensivo. La squadra guidata da Mancini ha infinite soluzioni offensive ed una retroguardia difficilmente perforabile: il fatto che la Juve potesse anche passare al City of Manchester Stadium non può che far sperare i suoi tifosi. Da ricordare e magari ripetere è stata soprattutto la prima mezzora di gioco, in cui si è vista una squadra solida ed attenta. Fino al solito gol a difesa ferma: stesse scene già viste contro Sampdoria, Lech Poznan, Palermo e Cagliari. Il secondo tempo, poi, ha visto il predominio dei blues e i bianconeri arroccati dietro, un po’ a corto di fiato e senza uomini di fascia, tra condizioni fisiche precarie, scarsa forma e acido lattico in aumento. Poteva passare, la Juve: sarebbe bastato quel rigore negato a Krasic o qualche centimetro di differenza dopo la traversa di Del Piero. C’è molto da salvare nella serata di Manchester e da ripetere, magari, domenica sera contro l’Inter. Anche se con un Eto’o del genere, potrebbe non bastare lo stesso.