Rialzati, Juve!

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Altro big match per la Juventus in questa giornata di campionato: il Milan si presenta a Torino per cercare di mantenere e, chissà, magari anche aumentare il vantaggio sull’Inter in un torneo dal marchio ormai meneghino. Il primo e il secondo posto se li spartiranno le due squadre di Milano. La Juve, grande con le grandi e piccola con le piccole, a volte microscopica, con ogni probabilità sabato sera correrà, lotterà e darà tutto quello che si è tenuta per sè contro Lecce e Bologna. E magari giocherà anche bene. Il carattere c’è, ma solo quando si tratta di partite di cartello, e così non si va lontano. Delneri potrebbe essere allontanato a fine anno per far posto, con tanti saluti al progetto targato Marotta. In attesa di scoprire cosa succederà ai bianconeri, con una prossima rivoluzione già in vista a fine stagione, c’è da provare a salvare questa. I tre punti servono come il pane, anche se ottenendoli la Juve potrebbe dare una mano all’Inter: chissà se i tifosi da curva tiferanno per la propria squadra o magari un po’ contro… In fondo, con il Milan di rivalità si tratta, ma piuttosto moderata: le due squadre non hanno mai corso per lo scudetto negli stessi anni, eccezion fatta per il periodo cancellato da Calciopoli. Ma non ci saranno calcoli o favoritismi: in campo ci vanno i giocatori e quando davanti hanno certe maglie, viene più voglia di correre.

Stato di crisi

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Credo che per spiegare la vittoria del Bologna sulla Juventus serva elaborare un cocktail. Ci metterei, almeno io, un 40% di Delneri, 30% di Bologna e poi 30% di giocatori bianconeri. Nell’ultimo elemento della bevanda (a me indigesta, va detto) rientrano sia le singole prestazioni che la sfortuna. Mi spiego: il palo colto da Iaquinta, il tiro di Toni salvato sulla linea, le imprecisioni di Matri e Bonucci sono sì episodi avversi, ma se la fortuna è cieca, la sfiga invece ci vede benissimo. Insomma, la buona sorte bisogna anche cercarsela, magari essendo più precisi e cattivi sottoporta. Detto ciò, complimenti al Bologna e al suo valoroso capitano Di Vaio: non che vincere a Torino sia impossibile, ma questi tre punti vanno ad una squadra che lo merita e questa sconfitta, da juventino che abita nel capoluogo emiliano e che ha vissuto da vicino le vicende societarie dei rossoblu, fa un po’ meno male. Ma non mi passa certo la voglia di essere polemico nei confronti della mia squadra, ed in particolare del suo allenatore. Molte volte ho criticato Delneri, integralista del 4-4-2, perchè non si schiodava mai dal suo modulo prediletto anche quando non aveva gli uomini per metterlo in campo. Ieri sera si voleva smentire ed ha fatto le cose in grande: all’inizio del secondo tempo ha schierato un incomprensibile 4-2-4, come se avesse dovuto rimontare, consegnando il centrocampo al Bologna e confinando Matri all’ala. Poi, quando doveva rimontare, è passato, credo, ad un 3-4-3. Ma, ovviamente, senza nessun risultato. Molto bene. Almeno ha dimostrato di essere eclettico.

La partita del girone

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Oh, finalmente rieccoci, dopo un girone, alla partita più importante. Almeno del mio campionato. Ovviamente sto parlando di Juventus-Inter: più di un semplice incontro di calcio, più o meno uno scontro tra ideologie, una sorta di guerra santa del pallone. Un girone fa la partita di Milano dette fiducia ai bianconeri, che avevano iniziato maluccio il campionato e che riuscirono ad uscire indenni dal Meazza. Adesso potrebbe accadere la stessa cosa: per adesso il 2011 della Juve è stato deludente, una vittoria contro i rivali storici darebbe, oltre a tre punti pesanti, una spinta al morale non indifferente. Non c’è niente in palio, anche quest’anno il Derby d’Italia non decide nulla: le due squadre che scenderanno in campo corrono per obiettivi diversi ed appena due mesi fa questo non era scontato. Poi la Juve è scoppiata e l’Inter ha mandato via Benitez. Entrambe le squadre hanno avuto problemi a causa dei numerosi infortuni: adesso le infermerie si sono svuotate e i tecnici possono lavorare al meglio delle loro possibilità. Leonardo, tra l’altro, ha uno spogliatoio che lo segue, a differenza di ciò che era successo con Benitez. Delneri, invece, anche con mezza squadra fuori non si è mai smosso dal suo 4-4-2, anche quando non aveva uomini adatti. Chissà che non si inventi qualcosa adesso: intanto mette in campo il doppio centravanti. Basterà questo per fare male all’Inter? Chissà, tra poco più di un giorno lo scopriremo. Come dite? Da adesso a Juve-Inter ci sono altre nove partite di campionato? Questo lo dite voi.

I frutti del mercato

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I tre punti servivano come l’aria alla Juventus, che a Cagliari, pur soffrendo, ha centrato la vittoria. Complessivamente i bianconeri non hanno giocato malissimo, ma hanno palesato le solite amnesie difensive e per buona parte del secondo tempo hanno sofferto la dinamicità di Cossu, al quale il lento Sorensen concedeva sempre il cross. Classico gol a difesa ferma, con un Chiellini ancora colpevole, e un altro “quasi gol” del Cagliari, sempre su azione di calcio piazzato. La rete non è stata annullata, visto che l’arbitro ha fischiato per una trattenuta appena è stato calciato il pallone, questo va detto. Fatto sta che un giocatore avversario era stato libero, ancora una volta, di battere Buffon di testa da pochi metri, come Migliaccio in settimana. Almeno ieri la Juve ha fatto tre gol e a realizzarli sono stati due acquisti del mercato di gennaio, Matri e Toni. Due gol dell’ex, insomma. L’ex punta del Cagliari non è un centravanti classico, si muove molto e di conseguenza non sempre è lucido davanti alla porta. Tuttavia, anche ieri ha sbagliato la prima occasione nitida dopo pochi minuti e lì non poteva essere stanco: più freddezza davanti alla porta, questo serve da parte di Matri. La prima occasione va concretizzata: non si sa mai che non ne ricapitassero altre… Quanto a Toni, il suo gol è stato una sopresa, sia per la dinamica, sia pe ril fatto che in quel momento la Juve non aveva in campo nessun uomo di fascia. Delneri non mi aveva convinto con i suoi cambi, ma forse sono costretto a dargli un po’ di ragione. Ma solo un po’. Tra l’altro, assist di Barzagli: il difensore acquistato a gennaio è stato, tra Palermo e Cagliari, il più positivo della retroguardia bianconera. Bene così.

Dove si fa benzina?

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Ci sono squadre che azzannano l’avversario, imponendo grandi ritmi, giocando con il cuore, e che rendono al di là di ogni più rosea previsione. E’ il caso del Napoli, che adesso fa sul serio. Non vincerà lo scudetto, non ne ha ancora la forza, ma la Champions League ormai è l’obiettivo reale di questa stagione. Non ci avevo creduto, lo ammetto, ma a questo punto la squadra di Mazzarri ce la può fare. C’è chi come l’Inter, invece, soffre maledettamente e riesce a superare l’avversario con l’aiuto della buona sorte, in virtù di pali colti e rigori sbagliati dall’avversario. Ovviamente tutto questo considerando la partita di ieri, in cui i nerazzurri hanno avuto la meglio sul Palermo, ma che lascia spazio ai “se” e ai “ma”. Nel calcio, però, queste cose non contano. Conta vincere, in un modo o nell’altro. Ed eccomi alla Juve: questa squadra proprio non ce la fa e la formazione vista ieri sera proprio non poteva fare tre punti. Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato tifare per un club da metà classifica: ecco, il destino mi ha accontentato e devo dire che si stava meglio prima. Tuttavia, stavolta non riesco ad essere arrabbiato con chi è sceso in campo. Piuttosto, quella che provo è rassegnazione: i giocatori, proprio, sono in condizioni pietose. Ormai per me è chiaro: complici gli infortuni, che hanno decimato una rosa già non eccelsa, la benzina è finita. E adesso, con le due trasferte di Palermo e Cagliari la situazione potrebbe davvero precipitare. Il quarto posto inizia ad essere un obiettivo proibitivo: l’unica reale speranza è che chi è davanti inizi a rallentare un po’. La vedo dura, anche perchè iniziano ad essere in troppe.

Almeno c’è il carattere

Filed under: Coppa Italia by: Matteo Innocenti

Dopo tante belle partite, c’era bisogno di qualcuno che infangasse la reputazione della Coppa Italia, competizione che quest’anno pare essere tornata ad avere una dignità. Ci ha pensato una scabrosa Juventus, che mette in fila l’ennesima prestazione oscena del 2011. Mi rendo conto del fatto che sto usando aggettivi “forti”, ma quando ci vuole ci vuole. E a dire il vero ci vorrebbe anche in televisione, perchè non è possibile che il commento made in Rai abbia più volte ricordato come la squadra messa in campo da Delneri avesse messo carattere nel suo tentativo di pareggiare la partita. Perchè carattere non vuol dire fare tre o quattro falli per cercare di recuperare palla in fretta dopo averla persa in modo stupido. E nemmeno mettere palle in mezzo all’area che nessuno riesce poi a spingere in rete, naturalmente negli ultimi cinque minuti. Carattere vuol dire rimontare, anche, e la Juve di questa stagione quando va sotto poi non recupera mai. Il Napoli contro l’Inter ha provato a segnare e non c’è riuscito: questo vuol dire attaccare, aggredire, e se poi il gol non arriva non c’è da rimproverarsi di niente, se non di una mancanza di concretezza. Ma la Juve questo non lo ha fatto: è entrata in campo senza idee e con le gambe molli, incapace di fare tre passaggi di fila e di insidiare la porta della Roma. Non si può sempre sperare che Krasic piazzi lo scatto o che Del Piero trovi il jolly su punizione: bisogna fare altro, ed al più presto. Certo, anche la Roma non ha brillato, ma almeno ha trovato due reti grazie a due giocate eccezionali. Non è poco: la Juve non ci riesce mai. Fischi in quantità per i bianconeri scesi in campo ieri sera. Meritatissimi.

Attoniti

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Giusto il tempo di un’uscita, in pratica, è Toni è già fermo ai box. E ci resterà per un mesetto, più o meno quello del mercato invernale. Ergo, si può già dire che si è trattato di un acquisto buttato alle ortiche, perchè nel frattempo, invece di prendere lui, la Juventus poteva puntare su qualcun altro. Questo col senno di poi, ovviamente, e con i se e i ma nel calcio come nella vita non si dovrebbe ragionare. In generale, però, Marotta l’operato di Marotta non sembra esente da pecche. Motta, Traorè, Rinaudo sono giocatori mediocri, Lanzafame idem ma almeno è già stato ceduto, Martinez è stato strapagato (e finora ha giocato davvero poco causa infortuni). Gli acquisti azzeccati si chiamano Krasic e Quagliarella ma quest’ultimo, ahimè, il campo lo rivedrà nella prossima stagione. Su Pepe inizio ad essere ottimista: niente di che, sia chiaro, ma si impegna ed ogni tanto tira fuori colpi interessanti. Poteva essere pagato un po’ meno, questo sì. Adesso serve un’altra punta: rosa alla mano, alla Juve servirebbe una seconda punta, visto che l’unica disponibile è Del Piero, mentre nel ruolo di centravanti (o presunto tale) ci sono Amauri, Iaquinta e il già citato Toni: incapaci, in tre, di segnare come un “nove” degno di questo numero, va detto. Per questo, il prossimo anno, tornando Quagliarella, l’urgenza si sposterebbe sul centravanti. Un gran casino, e di soldi ce ne sono pochi. Per non saper nè leggere nè scrivere, Marotta sta lavorando per portare a Torino Floro Flores, una prima punta con movimenti da seconda che segna come un terzino. Olè.

Bandiera gialla. E rossa

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Che calcio sarebbe senza polemiche? Forse sarebbe uno sport migliore o forse no, perchè poi al bar la gente non saprebbe di cosa parlare. Prima quelle sull’assegnazione del Pallone d’oro: Messi sì, Messi no, Platini che già ne vuole un altro tutto suo. Un po’ di ragione, pazzesco, se la sono presa anche i giornalisti, che ne loro piccolo avrebbero votato Sneijder. Che sfiga per l’olandese dell’Inter: se a votare fossero stati solamente loro, alla vecchia maniera, avrebbe vinto lui. A proposito di bar, chissà cosa si dice in quelli della Garbatella, per dire. In questi giorni si sta infiammando la polemica tra Totti e Ranieri, reo di averlo fatto entrare in campo contro la Sampdoria quando la partita era già finita. Sacrilegio. Il capitano romanista è triste, dice, perchè negli ultimi tempi non riesce a dare alla sua squadra il contributo che vorrebbe. Fatto sta che, clamorosamente, si fanno sempre più fitte le voci che vorrebbero Totti lontano da Roma e dalla Roma. Difficile, molto più facile che a partire sia Ranieri, l’anno scorso osannato e quest’anno sulla graticola dopo questa scelta decisamente impopolare. Totti come Del Piero: due bandiere in declino che non vogliono essere ammainate. Il loro è un destino comune. La differenza, però, sta essenzialmente in un fatto: la Roma, a differenza della Juventus, adesso potrebbe fare a meno del suo capitano e ne trarrebbe anche giovamento. Con Menez, Borriello e Vucinic non si sentirebbe la sua mancanza.

Troppo Cavani

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Sembrava Baghdad, era il San Paolo. Di bombe ne sono state tirate, ma erano gli avanzi di San Silvestro e non hanno fatto male a nessuno. Ne ha fatto, e tanto, Cavani. Alla Juventus, ovviamente, che esce a pezzi dal posticipo, con la netta sensazione di aver sbagliato tutto e, forse, di non essere mai davvero scesa in campo. Il Napoli fisicamente sta bene, c’è poco da dire. Il fatto è che per aver ragione dei bianconeri non ha nemmeno dovuto faticare troppo, sono bastati una manciata di cross decenti e la testa di Cavani. Che non è nemmeno poco a pensarci bene: la Juve di solito certe palle non mette in area e soprattutto non le mette dentro perchè ora come ora uno come Cavani non ce l’ha. Napoli sogna, a Torino invece si leccano le ferite. Di colpe ne hanno tutti, ne ha Delneri in particolare. Se la scelta di schierare le due torri Toni-Amauri (in ricordo dei vecchi fasti targati Corradi-Marazzina?) ha avuto un senso nell’impostazione di gioco-non gioco del “palla lunga e pedalare”, non ha nessuna giustificazione la decisione di mettere in campo Grygera e soprattutto Traorè. La trasferta al San Paolo, insomma, non sembrava l’occasione giusta per fare esperimenti, ma evidentemente Delneri no la vedeva così. Aggiungiamo poi il fatto che la Juventus non aveva in campo nemmeno un mediano vero: la frittata era in agguato e Cavani l’ha preparata proprio bene.

Il Melo, lo scemo e il cattivo

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Scrivo così, d’amblè, appena finita Juventus-Parma. Il fatto è che uno aspetta venti giorni, passa tutte le feste aspettando che ricominci il campionato e poi succedono cose di questo genere. Parlo da un’ottica bianconera, ovviamente. Immagino che se fossi un tifoso del Parma sarei contentissimo, ma non è il mio caso. Comunque, l’incontro l’ha deciso Felipe Melo, che è tornato dal Brasile scemo come l’anno scorso, o forse, appunto, ha mandato qua il suo gemello cattivo. Ok, la Juventus aveva anche perso Quagliarella ed era stato un brutto colpo, ma il calcio in faccia con conseguente espulsione è stata la vera mazzata. Non c’erano gambe, non c’era nemmeno la testa. Hanno sbagliato tutti oggi: anche Delneri, che ha subito tolto Del Piero. Non capirò mai che bisogno ci sia di togliere ogni volta il numero 10 di ogni squadra quando si rimane in dieci, appunto: out Quagliarella, a quel punto di punta rimaneva solo Amauri, che è come dire “Ok, noi gol non lo facciamo, almeno su azione. Per favore non segnate”. Già, Amauri: in due anni solari ha segnato la bellezza di 6 reti in campionato. Eppure è accreditato come “attaccante”. Nel fantacalcio, negli album di figurine, sui siti internet, nell’immaginario collettivo è un centravanti. Ma in base a cosa? Che lo metta in difesa, Delneri. Il fisico ce l’ha. A questo punto, in attacco ci metta Sissoko, oppure Sorensen. Anche Traorè, volendo. Tanto peggio dell’oriundo peggiore della storia non potrebbero fare.