Scende la pioggia

Filed under: Calciomercato, Serie A by: Matteo Innocenti

Niente big match per la Juventus a Napoli. Con la squadra di Mazzarri un po’ affaticata dopo la trasferta di Monaco in Champions League presumo che nessuno, da quelle parti, ne sia particolarmente dispiaciuto. Ma mettiamo da parte la dietrologia, anche se mi piace, e nemmeno poco. Niente partita nemmeno per l’Inter, che dunque non può far altro che rimanere ancorata al fondo classifica. Lassù, invece, continuano ad andare a passo spedito Milan, Lazio e Udinese, grazie alle vittorie ottenute rispettivamente contro Catania, Parma e Siena. Già, il Milan, la squadra che a detta di quasi tutti rimane la grande favorita per lo scudetto. Anche senza Cassano, evidentemente. Inutile ricordare quello che è capitato all’attaccante rossonero, lo sanno tutti. E gli siamo vicini: vero, sarebbe stato meglio rompersi una gamba. Ma il Milan una punta l’avrebbe presa comunque: le ultime voci vogliono Maxi Lopez in arrivo a Milanello, ma rimangono in corsa anche Amauri (a Torino ci sperano, e nemmeno poco), e forse anche Quagliarella (e sarebbe un gravissimo errore da parte della Juventus). Gira anche il nome di Drogba, in declino ma senza dubbio buono per una mezza stagione. Ma la voce più assurda non è per gennaio, bensì per l’estate prossima: Del Piero dirà addio alla Juve (o meglio glielo faranno dire) e potrebbe accasarsi al Milan. Impossibile che accada. Ma d’altra parte vedere il Capitano con un’altra maglia sarà assurdo comunque.

Una Juve a metà

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Premetto: la Juventus, per me, può giocare per lo scudetto. Lo dico, anzi lo ripeto, perché quest’anno la concorrenza sembra tutt’altro che irresistibile. Ma i bianconeri stanno iniziando a perdere troppi punti e a soffrire di “pareggite”. Il calendario, Milan a parte (ma prima o poi le big le devi incontrare), era favorevole e adesso la Juventus ha davanti una manciata di partite che potrebbero davvero dire la verità sul suo valore. Nel 2-2 interno contro il Genoa c’è qualcosa da salvare, ma si è anche trattato del primo vero incontro in cui i bianconeri hanno subito l’avversario, che dava la sensazione di poter segnare ad ogni contropiede concesso. Quello che adesso mi sembra il principale limite della Juve è l’essere troppo umorale: è capace di esaltarsi in certe occasioni, ma anche di deprimersi facilmente. In certi giocatori in particolare, e mi vengono in mente Krasic e Vucinic. Il 4-2-4 di Conte (che poi è un 4-4-2, si badi bene) permette più soluzioni offensive, ma allo stesso tempo facilita agli avversari la presa del centrocampo. E il Genoa in quel reparto giocava a 5… Se invece la Juve gioca con una sola punta diventa prevedibile davanti e fatica ad essere pericolosa. Conte passava per integralista, adesso rischia di diventare un eterno indeciso: con la scusa della duttilità alla fine c’è il rischio di non riuscire a dare alla squadra una sua vera identità. In una cosa la Juve pare perseguire, però: nel non voler mai buttare via la palla, e pazienza se il palleggio è fine a sé stesso o se viene fatto in zone del campo in cui sarebbe meglio evitarlo. O da Chiellini, che sale più di un terzino vero e che ormai difende peggio di un Bonucci qualsiasi. Ziegler faceva davvero così schifo? Non lo sapremo mai.

Aspettando Krasic

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

La Juventus è ancora in testa (sempre in coabitazione con l’Udinese), ma ha comunque dei problemi da risolvere. Uno su tutti, quello più palese, è rappresentato da Milos Krasic: dov’è finito quel cavallo della scorsa stagione? O almeno quello visto nella prima metà del campionato 2010/11, quello che buttava la palla avanti, girava intorno all’avversario per riprenderla e creava la superiorità numerica? Che fosse umorale (eufemismo) e che per rendere dovesse essere fisicamente al 100% si sapeva e l’ho sempre sostenuto. Il fatto è che adesso il serbo è un vero e proprio corpo estraneo. E mi dispiace, perché credo che, tra gli esterni della rosa bianconera sia l’unico davvero in grado di fare la differenza. Ma, va detto, non è dotato di grande intelligenza tattica e la partita con il Chievo ne è stata una chiara dimostrazione, semmai ce ne fosse stato bisogno. Sbaglia sempre la posizione del corpo quando entra in possesso del pallone. In più, si accentra, ma così non trova gli spazi in cui esaltarsi. Credo non gli giovi il modulo che Conte sta usando al momento e che, tutto sommato, Krasic debba essere impiegato solo nel 4-2-4 (che poi sarebbe un 4-4-2). Ma il tecnico bianconero si sta confermando integralista, sì, ma del 4-3-3. Che dà più protezione a Pirlo, ma che da un altro punto di vista complica la vita agli uomini di fascia ed all’unica punta, sempre troppo sola. La Juventus non gioca male, ma fatica terribilmente a trovare la porta. Potrebbe essere lo stesso sufficiente per un campionato di vertice, ma basta dare uno sguardo in panchina ed in tribuna per capire come, contro certi avversari, sarebbe meglio osare un po’ di più. E, magari, così anche Krasic ritroverebbe sé stesso.

La Juve c’è. E ci sarà

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

E così, dopo cinque giornate la Juventus è in testa. E si può ritenere una delle candidate allo scudetto, mi sbilancio. Lo è per demeriti altrui o per meriti propri. I demeriti sono della concorrenza milanese, ovviamente. L’Inter sta vivendo un inizio di stagione che definire travagliato è un eufemismo, il Milan, complici tanti infortuni, non sembra per ora in grado di ripetere il campionato 2010/11. I meriti bianconeri, invece, sono riassunti in una classifica che la vede in testa: niente di eccezionale in termini di punti, che con il calendario agevole (anche grazie alla prima giornata rimandata: trasferta insidiosa a Udine) potevano anche essere di più. Ma dopo due settimi posti un po’ di entusiasmo ci sta, ma con un occhio al passato. Con Ferrara la Juve era partita a mille all’ora, per poi sfaldarsi alle prime difficoltà, con Delneri era stata tra le prime fino a Natale per poi mettere insieme un intero girone di ritorno da incubo. Il Napoli, a detta di tutti, è da scudetto. Con tutto il rispetto per i partenopei, allora, non vedo perché non debba esserlo anche la Juventus, che non ha nemmeno gli impegni di coppa. La rosa è ampia e di qualità in certi reparti, ma ha delle lacune in altri. Ma questo vale per tutti: la difesa del Napoli in quanto a nomi non è di alto livello, il Milan ha un centrocampo di portatori d’acqua, l’Inter ha perso Eto’o davanti e per il resto si affida a gente come Obi e Nagatomo. La quota scudetto sarà bassa. Ci possono arrivare in tanti.

Per me il bicchiere è mezzo vuoto

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In giro leggo e vedo commenti positivi dopo il pareggio interno della Juventus. Vero, un punto ottenuto giocando un tempo in inferiorità numerica non è da buttare, ma forse l’ottimismo arriva in seguito ad uno sguardo alla classifica. La Juventus è lassù, non da sola, ma è in vetta. Imbattuta dopo tre giornate, con sei reti fatte e due subite, di cui una a risultato ampiamente acquisito. Della partita con il Bologna c’è da salvare il carattere mostrato e la voglia di tenere comunque il pallino del gioco, ma continua a vedere due punti persi invece di uno guadagnato. Considerato il calendario, infatti, i nove punti in classifica erano decisamente alla portata. E poco conta come era messa la squadra l’anno passato: sì, probabilmente la Juve della stagione scorsa il match contro il Bologna l’avrebbe perso, ma c’entra poco. La Juve di quest’anno l’avrebbe vinto se non fossero state commesse due o tre sciocchezze. La prima di Vucinic, che si è fatto buttare fuori per un fallo a 70 metri dalla sua porta, la seconda di De Ceglie, che ha regalato una palla gol da una situazione innocua (queste cose le poteva fare anche Ziegler) da cui è nato l’angolo del pareggio arrivato grazie all’approssimativa marcatura di Chiellini su Portanova, ecco la terza. Questo per quanto riguarda quelli che sono scesi in campo. Per il resto, Vidal sembra già essere un tuttofare da mettere sul finire di gara, Quagliarella uno da tenere solo in panchina, così come Elia, che almeno nel frattempo trova il tempo di twittare. Sono troppo critico? Forse. Ma vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Si sa.

Stadio di grazia

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Non so se quello che per ora si chiama Juventus Stadium cambierà il calcio: a livello internazionale non risulta un impianto di prim’ordine, ha tutto sommato delle brutture come i tiranti che fanno storcere in naso e ha una capienza di poco più di 40.000 spettatori. Ma per il calcio italiano rappresenta senza dubbio un passo in avanti: come potenziale atmosfera dovrebbe somigliare allo stadio di Marassi, sperando sempre nel tutto esaurito: e non è poco. Ma ovviamente il discorso è più ampio, perchè la vera rivoluzione riguarda il fatto che si tratta di un impianto di proprietà della società, e pazienza se si dovrà chiamare in un modo orribile. Possiamo sempre fare finta che sia intitolato agli Agnelli (Gianni e Umberto) o a Scirea. Meno interessante è, almeno per quanto mi riguarda, la presenza degli sky box e centro commerciale: allo stadio si va per vedere la partita e anche in Inghilterra funziona così, per quanto ne so io. Parlando un po’ della cerimonia che ho seguito senza audio (al pub, grande cuore), devo dire che mi è sembrata bella, con momenti commoventi (Heysel, Scirea e, perchè no, il duetto Del Piero-Boniperti) e altri spettacolari. Certo, si rivendicano i 29 scudetti e poi non si invita Moggi, ma Moratti sì. Chi ci capisce qualcosa è bravo. Mancava Nedved, peccato, mancava anche Vialli, peccato anche qua. Mancava pure Zidane ma a Torino non c’è il mare, va capito. Sono acido perchè rimarrà per sempre il giocatore più forte che ho visto nella mia squadra, sia chiaro. E quando ho visto Montero ho sperato che gli facessero firmare un contratto spedendo Bonucci in Uruguay. Ma vabbè, tra poco si gioca. Fatto lo stadio, sarebbe meglio metterci a giocare una squadra decente. Vediamo un po’.

Sunset Boulevard

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Ci sono un paio di spunti interessanti in questo weekend, come la sofferta vittoria dell’Italia contro le Isole Far Oer e la cessione di Ziegler da parte della Juventus, che mi porterebbero ad un sola parola: mediocrità. Per cui, mi preme trattare un argomento venuto fuori un pò prima, ovvero le considerazioni espresse da Sabatini nei confronti di Totti. Il dirigente romanista ha avuto il coraggio (se così si può dire) di mettere in chiaro quello che tutti sanno da tempo, cioè che Totti, attualmente, per la Roma rappresenta un problema. E lo rappresenta più quando non gioca che quando invece è in campo. Tutto sommato, se è in forma ed in giornata è ancora in grado di fare la differenza, ma quando non lo è si dovrebbe accomodare tranquillamente in panchina. E invece no, nella capitale finora non si potuto. Oggi la squadra è stata rivoluzionata, è cambiata la dirigenza (non più autoctona) e lo staff tecnico (Luis Enrique viene da una scuola, quella del Barcelona, dove non si guarda alla carta d’identità), ci sono forze fresche e sono in tre per il ruolo di punta centrale: Totti dovrebbe fare un passo indietro, accettare di partire alla pari con gli altri. Lo ha fatto Del Piero, rimanendo in panchina mentre giocava Iaquinta, lo potrà fare anche Totti, guardando giocare Osvaldo. Ma lo farà? Se vuole così bene alla sua Roma sì. Il messaggio è stato mandato. Arriverà anche se Sabatini magari non ha Vodafone?

Forza Capitano

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Vederlo in tv, con il sottopancia “Allenatore Juventus”, mi ha fatto uno strano effetto. Positivo, ma strano. Ma adesso Conte è ufficialmente il nuovo tecnico e la società può iniziare a programmare il suo futuro. Di questo ho già parlato e non voglio dilungarmi sulla sequela di nomi apparsi sui giornali: qualcuno arriverà, e arriverà anche un campione, magari, ma quello più avanti. Voglio tornare a Conte: la sua juventinità non basterà, non è bastata a Ferrara, non servirà a lui. Dovranno arrivare i risultati, perchè il popolo bianconero ne ha bisogno, sfiancato da due anni di cocenti delusioni. Conte sa come si vince e sa cosa sognifica portare quella maglia, disonorata ultimamente troppe volte. Appena riuscirà a calarsi nel suo nuovo ruolo, appena riuscirà a scrollarsi di dosso l’emozione di ieri, sono sicuro farà ottime cose. Su Delneri sono stato sempre pessimista, e i fatti mi hanno dato ragione. Con Conte spero e credo che le cose andranno in maniera diversa e non tanto per lui, ma per il mercato che la dirigenza farà: certo, Delneri non si è rivelato un abile stratega, ma la campagna acquisti era stata fatta male e un po’ a casaccio. Tutti i nomi che vedo girare adesso, invece, sono piuttosto funzionali al modulo di Conte che, ironia della sorte, è quello di Delneri. Forza Capitano.

Calcio tottalex

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Sarà perchè le carriere si sono allungate, ma in questi anni abbiamo tutti visto in campo alcuni giocatori che hanno scritto i loro nomi nelle storie dei rispettivi club. E non lo hanno fatto in maniera banale: sono assoluti recordmen. Totti e Del Piero, due capitani che da più di tre lustri dispensano giocate e segnano per le stesse maglie. Dai primi anni Novanta, quando esordirono, il calcio italiano non ha più prodotto nessuno del loro livello e anche con questo si può parzialmente spiegare il naufragio di Sudafrica 2010. Stiamo parlando di due grandissimi: dopo di loro sono arrivati tanti buoni giocatori, come Cassano, ad esempio, ma la differenza è abissale. Sembravano finiti tante volte Totti e Del Piero, ed invece sono ancora lì, e le loro squadre dipendono ancora da loro. Come ho scritto in passato, i tifosi non si devono far prendere dal cuore: questo non è un buon segno. In più, le bandiere sono belle, ma quando è tempo di ammainarle, che lo si faccia. Il fatto è che i due capitani protagonisti della giornata di ieri riescono ancora ad essere importanti per le loro squadre e nel frattempo non è arrivato nessuno in grado di sostituirli. A Roma poteva essere Cassano, appunto, a Torino Del Piero ha “fatto fuori” i vari Miccoli, Palladino, Giovinco, Diego… ma se era più forte di tutti non gli se ne può certo fare una colpa. Francesco e Alex fanno anche pubblicità, ma essenzialmente sono un spot per il calcio.

Rialzati, Juve!

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Altro big match per la Juventus in questa giornata di campionato: il Milan si presenta a Torino per cercare di mantenere e, chissà, magari anche aumentare il vantaggio sull’Inter in un torneo dal marchio ormai meneghino. Il primo e il secondo posto se li spartiranno le due squadre di Milano. La Juve, grande con le grandi e piccola con le piccole, a volte microscopica, con ogni probabilità sabato sera correrà, lotterà e darà tutto quello che si è tenuta per sè contro Lecce e Bologna. E magari giocherà anche bene. Il carattere c’è, ma solo quando si tratta di partite di cartello, e così non si va lontano. Delneri potrebbe essere allontanato a fine anno per far posto, con tanti saluti al progetto targato Marotta. In attesa di scoprire cosa succederà ai bianconeri, con una prossima rivoluzione già in vista a fine stagione, c’è da provare a salvare questa. I tre punti servono come il pane, anche se ottenendoli la Juve potrebbe dare una mano all’Inter: chissà se i tifosi da curva tiferanno per la propria squadra o magari un po’ contro… In fondo, con il Milan di rivalità si tratta, ma piuttosto moderata: le due squadre non hanno mai corso per lo scudetto negli stessi anni, eccezion fatta per il periodo cancellato da Calciopoli. Ma non ci saranno calcoli o favoritismi: in campo ci vanno i giocatori e quando davanti hanno certe maglie, viene più voglia di correre.