La carica dei 101

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Con la doppietta segnata al Chievo, Zlatan Ibrahimovic ha segnato ha raggiunto e poi superato quota cento gol in Serie A, entrando nel ristretto club, appunto, dei centenari. Per ora sono in 72, in attesa di Mutu e Rocchi, che dovrebbero farcela. Ibra ci ha messo 196 partite, il che vuol dire che in Italia il gigante svedese ogni due partite ne mette una dentro. Una media da centravanti per uno che centravanti non è e che certo non nasce bomber. Dopo le recenti fughe di talenti, ad oggi con ogni probabilità è lui l’unico fuoriclasse del nostro campionato, il solo davvero in grado di spostare gli equilibri con una giocata, con un’intuizione, con un assist tirato fuori dal nulla. Per questo gli addetti ai lavori continuano ad indicare il Milan come il vero favorito: insomma, non c’è un’anti-Juve. Casomai, è la Juve l’anti-Milan. Ma torniamo a Ibra. Come personaggio è particolare, grande con le piccole e piccolo con le grandi. Soffre le nottate europee, mentre detta legge nei campionati. Ma gli va dato atto di una cosa, ovvero di essere migliorato in tutto. Quando arrivò alla Juventus fece bene da subito, ma peccava nel tiro. Con il tempo, in questo fondamentale è diventato superbo. E ha iniziato a segnare con regolarità. Non sarà mai Pallone d’Oro, se ne faccia una ragione. Ma non sarà ricordato come un mezzo giocatore, se lo può consolare.

Aspettando Krasic

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La Juventus è ancora in testa (sempre in coabitazione con l’Udinese), ma ha comunque dei problemi da risolvere. Uno su tutti, quello più palese, è rappresentato da Milos Krasic: dov’è finito quel cavallo della scorsa stagione? O almeno quello visto nella prima metà del campionato 2010/11, quello che buttava la palla avanti, girava intorno all’avversario per riprenderla e creava la superiorità numerica? Che fosse umorale (eufemismo) e che per rendere dovesse essere fisicamente al 100% si sapeva e l’ho sempre sostenuto. Il fatto è che adesso il serbo è un vero e proprio corpo estraneo. E mi dispiace, perché credo che, tra gli esterni della rosa bianconera sia l’unico davvero in grado di fare la differenza. Ma, va detto, non è dotato di grande intelligenza tattica e la partita con il Chievo ne è stata una chiara dimostrazione, semmai ce ne fosse stato bisogno. Sbaglia sempre la posizione del corpo quando entra in possesso del pallone. In più, si accentra, ma così non trova gli spazi in cui esaltarsi. Credo non gli giovi il modulo che Conte sta usando al momento e che, tutto sommato, Krasic debba essere impiegato solo nel 4-2-4 (che poi sarebbe un 4-4-2). Ma il tecnico bianconero si sta confermando integralista, sì, ma del 4-3-3. Che dà più protezione a Pirlo, ma che da un altro punto di vista complica la vita agli uomini di fascia ed all’unica punta, sempre troppo sola. La Juventus non gioca male, ma fatica terribilmente a trovare la porta. Potrebbe essere lo stesso sufficiente per un campionato di vertice, ma basta dare uno sguardo in panchina ed in tribuna per capire come, contro certi avversari, sarebbe meglio osare un po’ di più. E, magari, così anche Krasic ritroverebbe sé stesso.

Ancora Zeman

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Succedono cose strane nel mondo del calcio: Mihajlovic spontaneamente dice no all’Inter e comunica ai Della Valle che intende continuare ad allenare la Fiorentina. Non so come l’abbiano presa i vertici viola, presumo male. Fatto sta che adesso per la panchina dell’Inter rimane solo Gasperini. Uno che, diciamocela tutta, non si strapperebbe i capelli se a fine anno venisse allontanato per far posto a Guardiola. Ma rimaniamo al presente: il sogno di vedere Zeman sulla panchina dell’Inter è durato poco, perché lo ha ingaggiato il Pescara. E qua mi viene voglia di parlare di uno die grandi misteri del calcio. Ovvero del perchè Zeman continui a godere di ottima stampa. Davvero non riesco a darmi una spiegazione. Nessuno mette in dubbio la bontà di quello che fece a Foggia e, tutto sommato, anche a Roma, su entrambe le sponde. Ma da lì in poi il tecnico boemo ha raccolto solo fallimenti, o comunque risultati nella norma. Eppure, in virtù di fatti risalenti a venti anni fa, a Pescara hanno fatto festa alla notizia del suo arrivo. Perchè con Zeman si gioca bene, ma se è per questo si gioca bene anche con altri allenatori, e magari si riesce anche a vedere una squadra messa in campo come si deve. Per dire: anche Delneri portò il Chievo in A, ma se adesso fosse andato a Pescara qualcuno scommetto avrebbe storto il naso. Nella mia riflessione non c’entrano le denunce di Zeman, sia chiaro. Parlo di calcio, quello giocato. Lui spesso si è nascosto dietro alla tesi del complotto ed a questa tesi io non ho mai creduto. A grandi livelli non lo ha fatto fuori nessuno, lo ha fatto fuori la sua fase difensiva. Che non c’è. Si accontenti del calcio di provincia: visti i risultati, non è poco.

Vale tutto

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Nel nostro campionato non v’è certezza. Questa, paradossalmente, è l’unica che abbiamo. Eh sì, perchè il Napoli inchioda a Verona, il Lecce fa il colpaccio a Parma dopo aver fatto le barricate per novanta minuti, il Cagliari appena privatosi di Matri espugna Marassi e il Milan, fermato dai pali, in casa non riesce ad avere la meglio sulla Lazio, così come la Roma davanti ai propri tifosi fa solo un punto contro il Brescia. Ma passiamo alle dolenti note, almeno per me. La Juventus ha perso e questa non è più una notizia. Almeno stavolta c’è stata la reazione che altre volte non era arrivata e a mio modesto parere, ci stava almeno il pareggio. La squadra dei primi venti minuti meritava di perdere sonoramente e infatti lo stava facendo, quella che si è vista fino alla metà del secondo tempo ha attaccato a testa bassa, senza molta qualità, ma ha creato tanto. E ha sprecato, va detto. E’ mancata la freddezza sotto porta e le sue grandi colpe se le deve assumere anche Delneri, che non ha voluto pareggiare (almeno, di nuovo) la partita. Perchè non si può togliere Matri (sprecone, ma c’era sempre) e Aquilani (stanco morto) per mettere Martinez e Sissoko quando c’è da sferrare l’assalto. Non si può togliere un centravanti e un centrocampista dai piedi buoni per mettere un’ala e un mediano. O forse si può. Visto che si può non fischiare certi rigori, forse si può fare tutto nel nostro calcio.

Equilibrio massimo

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Inter sul tetto del mondo, Milan in vetta al campionato. Se per i nerazzurri c’era una minima possibilità che non fosse così, per i rossoneri, invece, non era in discussione, visto il buon vantaggio che aveva sulle inseguitrici più vicine. La Serie A 2010/11 è la più incerta degli ultimi anni e a vincerla, con ogni probabilità, non sarà una squadra che avrà ammazzato il campionato ad inizio primavera. Il Milan, adesso in testa, soffre di Ibradipendenza: se non gira lui, tutti gli altri ne risentono. Così, lo svedese fallisce diverse facili occasioni e la Roma passa a Milano per 1-0 grazie al gol dell’ex Borriello, una prima punta di cui i rossoneri avrebbero bisogno, molto più di Cassano, dato ormai in arrivo a Milanello. In classifica continuano a volare Lazio e Napoli, a braccetto al secondo posto dopo aver acciuffato la vittoria nei minuti finali rispettivamente contro Udinese e Lecce. Minuti finali che sono costati due punti alla Juventus, che a Verona aveva sofferto, ma che aveva retto fino al 92°: tra un arbitraggio discutibile e pali colpiti, i bianconeri escono dal Bentegodi con un bel po’ di amaro in bocca, anche perchè con i tre punti sarebbero arrivati a sole tre lunghezze dalla capolista Milan. Ora la sosta, poi inizierà il mercato: se a Torino arriva un centravanti vero, la parola “scudetto” potrebbe non essere più una bestemmia calcistica.

L’aquila non vola, Krasic sì

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In attesa che l’aquila Olimpia vinca la sua timidezza e non faccia più i capricci (con buona pace degli animalisti), nel frattempo a volare sicura in alto ci pensa la Lazio, che evidentemente non soffre nessuna sindrore da alta quota. In questo momento per i biancocelesti gira tutto nel modo giusto: basta vedere la rete di Mauri ieri e di Floccari nella trasferta vittoriosa di Bari. Lazio prima dunque, Inter per adesso seconda, in attesa della partita del Milan di stasera. I nerazzurri non vanno oltre l’1-1 casalingo contro la Sampdoria, tra l’altro andata in vantaggio. Ci pensa Eto’o a mettere le cose a posto con una zampata delle sue: c’è poco da fare, questa Inter dipende in tutto e per tutto dalle lune del camerunense, per adesso mai storte. Ha una pericolosa dipendenza anche la Juventus, ma da Krasic: quando il serbo ha le gambe molli, i bianconeri non brillano. Tra l’altro, la nota stonata della giornata riguarda proprio la simulazione dell’ala juventina: sono già partiti i processi, come se non fosse mai successo prima. Che paghi, ma che paghino tutti. A proposito di sanzioni disciplinari: è possibile squalificare un giocatore perchè è troppo scarso? Credo di no. Peccato, perchè nel caso di Iaquinta qualche turno fuori sarebbe stati provvidenziale. Al di là del rigore sbagliato: per quello c’è solo da ringraziare i suoi piedi, meglio così.

Il calcio è questo

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Serie A, quanto ci sei mancata. Per colpa di quei cerebrolesi serbi, poi, non c’è stata nemmeno la Nazionale. Per questo, i calcio-dipendenti staranno aspettando anche più del solito la ripresa del campionato. Settima giornata, vediamo cosa ci offre… La partita di cartello, senza guardare la classifica ma le ambizioni estive, è quella che stasera mette di fronte Roma e Genoa. Rose e moduli di gioco alla mano, potrebbe capitare anche una pioggia di gol: in ogni caso, ci sono tutte le promesse per una bella partita. La giornata però la apre alle 18 il Milan, che alle 18 aspetta il Chievo a San Siro. Questa sì che, classifica alla mano, è una partita di alta, altissima classifica. Tuttavia, con tutto il rispetto per il bel Chievo di inizio stagione, i rossoneri devono vincere, niente scuse. E lo stesso deve fare la Juventus: dopo le buone prestazioni di Manchester e Milano, i bianconeri contro il Lecce hanno l’obbligo di centrare il bersaglio grosso, se vogliono puntare all’alta classifica. Classifica che vede ora in testa la Lazio, che chiuderà la giornata contro il Bari in trasferta. Impegno lontano da casa anche per l’Inter, di scena a Cagliari domani all’ora di pranzo: saranno in tanti a sperare che il risultato, per i nerazzurri, sia indigesto.

Eccoci al traguardo

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Un campionato che sembrava già scritto e che invece si risolverà oggi, all’ultima giornata. Trentotto partite per decidere il vincitore. La favorita c’è, in virtù dei punti di vantaggio e della rosa più forte. Ovviamente è l’Inter, che con ogni probabilità si aggiudicherà il suo quinto scudetto di fila. La Roma ha quasi compiuto l’impresa, era passata in testa, poi non ce l’ha fatta a tenerla. L’ha condannata Pazzini, l’uomo che ha deciso tutto. Sia chiaro: mancano ancora novanta minuti e tutto può ancora accadere, ma il match point è, per così dire, troppo comodo per sbagliarlo. Il calcio è imprevedibile, si sa, ma il Siena può essere solo uno sparring partner e, nonostante le recenti polemiche sull’asse Oriali-Mezzaroma, il campionato in tasca sarà l’aperitivo per la sfida di Champions League. In più, non è assolutamente detto che la Roma sbanchi il Bentegodi: il Chievo ha dato del filo da torcere all’Inter giusto domenica. In ogni caso, onore ai giallorossi: chi l’avrebbe detto nove mesi fa? Una squadra allo sbando, presa per mano da un tecnico che mai in carriera si era trovato così in alto, e che ha sognato il suo quarto alloro. Il resto delle partite non conteranno niente, e due le hanno fatte giocare ieri per motivi di ordine pubblico. Inter e Roma. Comunque vada, per loro due è stata una stagione da applausi.

Basta fare le vittime…

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Le comiche. Oriali fa la vittima e attacca duramente il presidente del Siena Mezzaroma, forse poco rassicurato dal suo cognome, chissà. Fatto sta che sono state queste le sue parole: “Noi abbiamo motivazioni importanti, vogliamo continuare a vincere però è stato un pò surriscaldato l’ambiente e se ne poteva fare a meno. Andiamo ad affrontare una squadra che è già retrocessa ma, stando alle dichiarazioni del suo presidente, diventa una partita delicata: lui ha dichiarato che avremo gli occhi del mondo addosso, che tutti guarderanno Siena-Inter, ma aggiungo che sarà così anche per le dichiarazioni che ha fatto e che poteva risparmiarsi”. Facendo un passo indietro, quello a cui si riferisce Oriali è in pratica il fatto che Mezzaroma aveva paragonato Mourinho a Moggi: “Mi spiegò che in certi momenti di una stagione agonistica la pressione è tale che c’è bisogno da parte dell’allenatore o di qualche dirigente di una dichiarazione sopra le righe per togliere tensione alla squadra. A distanza di tanti anni Mourihno mi sembra che confermi in pieno gli insegnamenti di Moggi”. Dunque è colpa di Mezzaroma se tutti gli occhi saranno rivolti verso Siena? Certo, certo. Non era stato l’allenatore dell’Inter a parlare di “premi a vincere” da parte della Roma? Suvvia, un po’ di buonsenso, ogni tanto.

Pazzo Inter*

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Dopo aver vinto un derby azzeccando cambi “delicati”, Ranieri non è riuscito a fare lo stesso contro la Sampdoria. Dopo essere passata in vantaggio, la Roma non ha chiuso la partita ed ha subito la rimonta. L’ingresso di Taddei ha infatti aperto il casello sulla fascia sinistra dei genovesi, ed è da lì che è arrivata la sconfitta. Sampdoria in paradiso e Roma in quell’inferno chiamato secondo posto. Ranieri ha provato a vincerla: a conti fatti, uno o zero punti cambiava poco. L’Inter sarebbe rimasta davanti: con gli scontri diretti a favore, adesso i giallorossi devono vincerle tutte e sperare che i nerazzurri ne pareggino una. Basterebbe per il tricolore, ma considerando che i nerazzurri si troveranno davanti Lazio, Chievo e Siena si capisce come le speranze della Roma siano ridotte al lumicino. La Samp, insomma, si è ripresa il quarto posto dopo che le era stato temporaneamente soffiato dal Palermo, mentre adesso, nonostante i tre punti ottenuti contro il Bari, deve dire addio alla Champions League la Juventus. Lo stesso vale per il Napoli, addirittura bloccato al San Paolo dal Cagliari. Le squadre che andranno in Europa si fermano qua: il Genoa si è fatto superare a domicilio dalla Lazio, che così è praticamente salva e potrebbe non rappresentare un grande ostacolo per l’Inter nella prossima giornata, figuriamoci col rischio di fare un grosso favore ai cugini giallorossi… La Fiorentina, poi, sempre più alle prese con uno spogliatoio in ebollizione, si è arresa mestamente al Chievo. A proposito di toscane, il Livorno saluta la A ed è quasi in B anche il Siena, caduto a Udine. Vittoria vitale per il Bologna, infine, che batte il Parma nel derby emiliano e scaccia l’incubo della retrocessione: per l’Atalanta l’aggancio ai rossoblu sembra pura utopia.

(* ringrazio Lorenzo Mantelli per il titolo)