Ci vorrebbe uno sceicco

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Che brutto. Fino alla stagione scorsa i nostri talenti se ne andavano in Spagna o in Inghilterra, adesso se ne vanno anche in Francia. Si potrebbe dedurre che la Ligue 1 è ora meglio della Serie A: non è ancora così, ma forse non siamo troppo lontani. Il fatto è che da noi non arrivano gli sceicchi, al massimo gli americani, e così sul mercato mondiale non siamo più competitivi. Sanchez se n’è andato al Barcelona. Ci voleva andare, è stato accontentato. Ma Pastore? L’argentino piaceva a tanti grandi club e avrebbe preferito, credo, un top team della Premier League al PSG. E invece se ne andrà all’ombra della Torre Eiffel: in fin dei conti, Zamparini chiedeva una cifra assurda ed è stato accontentato (Sabatini si dice avesse il sì di Pastore, ma direi che questo non basta mai) lui avrà un ingaggio importante e, se si guarda al mercato, il PSG è una squadra ambiziosa che con i soldi dello sceicco non potrà che puntare prima al campionato e poi all’Europa. In più Parigi è una città meravigliosa e non è detto che Pastore, in ogni caso, ci rimanga a lungo, anche se la cifra del suo trasferimento rende un suo cambio di squadra un po’ problematico. Fatto sta che un tempo eravamo la NBA del calcio, adesso ci dobbiamo accontentare degli avanzi.

L’allievo supererà il maestro?

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L’ultima idea costava troppo per Moratti, ma evidentemente non per Abramovich, che dopo aver fatto il suo ingresso trionfale nel mondo del pallone si era ritrovato ad essere uno dei tanti ricconi a far affari nel calcio. Ma questo non gli bastava, e nemmeno le Premier League conquistate con Mourinho ed Ancelotti: c’era da tornare grandi, alla svelta. E con che nome, se non con quello di Villas Boas? Il nuovo Mourinho, l’erede designato dell’allenatore portoghese per adesso più famoso e vincente? Porto-Chelsea: il primo tragitto sarà identico. Per andare all’Inter ci sarà tempo. Certo, il rischio per lui c’è, ed è quello dell’eterno confronto con Mou. Ma è un rischio che con il lauto stipendio che gli passerà Abramovich, immagino che Villas Boas sarà ben lieto di correre. Nell’affare con il Porto il Chelsea dovrebbe inserire anche Falcao e fa bene, visto che il reparto d’attacco dei Blues si trova un Drogba alla frutta, un Anelka mai costante in carriera ed un Fernando Torres da recuperare, tecnicamente ma anche mentalmente. Falcao si trova a suo agio in Europa: basta guardare lo score di quest’anno per capirlo. E la conquista del continente è da sempre la grande ambizione di Abramovich: con Villas Boas in panchina potrebbe farcela. Mourinho ce la fece col Porto, lui ci proverà direttamente col Chelsea: ce la facesse, in questo avrebbe superato il maestro.

La sceneggiata

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Tanto tuonò che poi alla fine non successe niente: Mazzarri rimarrà sulla panchina anche nella prossima stagione. Poi sarà esonerato alla prima crisi che la squadra affronterà. Si accettano scommesse: quando i matrimoni continuano per forza, poi si sciolgono di nuovo alla prima difficoltà. Perchè qualcosa si è incrinato, ed a Napoli più che un’incrinatura sembrava una frattura. Composta, diciamo così. La mia personale sensazione è che Mazzarri, conscio del fatto che meglio di così a Napoli non avrebbe mai potuto fare, volesse mollare all’apice, per magari andarsi a sedere sulla panchina della Juventus. Tanto, peggio di Ferrara, Zaccheroni e Delneri non avrebbe potuto fare. Allo stesso tempo, De Laurentiis ne ha approfittato mettendolo spalle al muro e facendo ricadere su di lui le colpe per una situazione poco chiara, contattando poi Gasperini, un allenatore che comunque, credo, sarebbe andato bene alla piazza. Il presidente viene dal mondo del cinema e si vede: sguardo fiero/truce in tribuna, non disdegna la sceneggiata, che c’è stata, anche se è durata poco. Adesso tutte le panchine “nobili” hanno un proprietario: eccetto quella della Roma. Sarebbe libero Ancelotti, ma pare si sia innamorato di Londra, e poi bisogna vedere cosa ne pensano gli americani del suo ingaggio. Occhio a Gasperini: sedotto e abbandonato dal Napoli, non lo vedrei male al posto di Montella. Comunque, sarebbe meglio di Pioli.

Special One anche lui

Filed under: Champions League, Europa League by: Matteo Innocenti

Peccato, perchè dopo la vittoria del Barcelona sul Real Madrid avevo elaborato un titolo splendido, “Messicrati”. Poi è venuto l’incendio ad Aruba e non se n’è più fatto niente. Ed allora, slitto sull’Europa League, competizione che regala un bel po’ di spunti. Lo fa perchè ci sarà, tranne roboanti sorprese, una finale tutta portoghese, e magari si trattera di Porto-Benfica: insomma, l’equivalente lusitano del “Clasico” di Champions League. A proposito, se il grande sconfitto di Real Madrid-Barcelona è stato Mourinho (che non l’ha presa proprio bene), il grande vincitore nella campagna europea del Porto è il suo connazionale e già erede designato Villas Boas. Se Mourinho come tecnico è stato precoce, lui lo ha già superato. Insomma, il classico caso dell’allievo che supera il maestro, alla stessa età, almeno. Per Villas Boas la strada è lunga, ma c’è da dire che il tempo non gli manca: è più giovane di tanta gente che ancora gioca. Lui non l’ha mai fatto, mentre Mourinho, seppur a bassi livelli, almeno c’aveva provato. Fatto sta che entrambi sono cresciuti a pane e calcio, sono passati dal Barcelona e si sono affermati alla guida del Porto. In mezzo, fruttuose collaborazione prima nello staff dei “Dragoni”, poi del Chelsea ed infine, appunto, in quello dell’Inter. Mou allenatore, Villas Boas suo assistente. All’Inter si staranno mordendo le mani: l’erede naturale dell’amato Josè ce l’avevano in casa, ma era talmente tanta la smania di provare a metterci la faccia che l’assistente preferì provarci a Coimbra. Adesso provare a riaverlo costerebbe, vista la clausola con cui è stato blindato dal Porto. Comunque sia, detesto che Villas Boas venga chiamato “Special Two”: lo so che è facile, ma, per quanto ne sappia, in inglese non vuol dire nulla.

Ecco la prima finalista

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Per quanto il calcio da sempre sia lo sport che riserva più sorprese, in particolare nelle competizioni europee, il Manchester United si avvicina a grandi passi alla finale di Champions League. Superato lo scoglio-Chelsea, rimane ad affrontare una semifinale in cui con ogni probabilità i Red Devils troveranno lo Schalke 04. Clamorosa rimonta dell’Inter permettendo. Servirebbe una vittoria con quattro reti di scarto: per i valori delle rose non sarebbe fantascienza, per quanto visto all’andata un po’ lo è. Inverosimile, almeno, che i nerazzurri non ne prendano almeno uno a Gelsenkirchen. Per questo, se dovesse arrivare l’impresa interista, punterei tutto sull’1-5. Nell’altra partita di ieri sera, invece, tutto è andato come doveva andare e il Barcelona adesso può già pensare alla supersfida con il Real Madrid, che contro il Tottenham affronterà stasera poco più di un allenamento. Ma torniamo all’incontro tra le inglesi: sarà la forza della storia, ma passano gli anni e il Manchester United si conferma un meccanismo adatto alle competizioni europee, a differenza del Chelsea. Da quando Abramovich se l’è comprato, il club londinese ha vinto tra i confini nazionali, ma all’estero rimane alla Coppa delle Coppe del ‘98 griffata Zola. Ci sono stati anni in cui il trinfo poteva arrivare, non fosse stato per lo sciagurato rigore di Terry nella finale del 2008 o per l’osceno arbitraggio nella semifinale contro il Barcelona l’anno dopo. Quest’anno, davvero, per i Blues sembrava difficile salire sul trono d’Europa, e così è stato. Ancelotti, tecnico abituato ad alzare la coppa dalle grandi orecchie, è al passo d’addio. Lo aspetta la sua Roma: con la proprietà americana, dopo due anni a Londra almeno adesso avrà meno problemi di lingua.

Hairdryer never dies

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Come punizione, scenderà in campo. Di solito succede il contrario, ma la Community Shield, ovvero la Supercoppa inglese, è considerata poco più che un fastidio. Dunque, Wayne Rooney tra i titolari nonostante abbia solamente una settimana di allenamenti nelle gambe. Sono sicuro che per uno come lui, abituato a dare sempre il 100%, giocare non sarà certo un problema, anzi. In più, l’avversario, il Chelsea, è tra i più stimolanti. Ma cosa avrebbe fatto infuriare Sir Alex Ferguson? Il fatto che Rooney sia stato paparazzato fuori da una discoteca di Manchester alle 5.30, con una sigaretta in bocca mentre pisciava contro un muro, gonfio di vodka. Rooney, non il muro. Niente di particolare, insomma, a parte lo scarso senso civico che però hanno tutti i giovani: ci si dimentica che Rooney, nonostante la faccia, ha appena 25 anni. Certo, poteva evitare almeno di farsi fotografare in certi atteggiamenti, ma il fatto che avesse tirato tardi fino alle 5.30 non è certo grave. Forse Ferguson si è alterato visto quello che è appena successo ad Anderson, vivo per miracolo dopo uno spaventoso incidente in auto. Ad ogni modo, in casa Manchester United, il famoso “hairdryer traitment” brevettato da Sir Alex è sempre in gran voga. Nel calcio inglese certe tradizioni sono dure a morire.

Non è un pirla nemmeno lui

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L’Inter ha finalmente trovato l’erede di Mourinho. E per farlo è andata di nuovo a pescare nella penisola iberica, anche se lo spagnolo Benitez ha avuto per sei anni il domicilio in quel di Liverpool. C’è poco da dire: ha scelto il sostituto migliore, almeno tra quelli disponibili sul mercato. Certo, la suggestione chiamata Capello c’è stata, o forse no, era solo una mossa per smuovere Benitez, chissà. Fatto sta che sulla panchina dell’Inter si siederà un tecnico con grande esperienza internazionale e con diverso titoli in bacheca. Vero, lo spagnolo non vince niente dal 2006, ma c’è anche da dire che per il materiale umano avuto a disposizione era difficile che potesse fare di più. Oggettivamente, prima il Chelsea e poi il Manchester United erano superiori. In Italia, invece, sarà alla guida di una fuoriserie in grado di fare il vuoto dietro di sè. Come Mourinho, non è un allenatore votato allo spettacolo. Dunque, conserverà quello di buono, anzi di ottimo, fatto dal suo predecessore. Benitez è senza dubbio il tecnico straniero più italiano: non sarà uno Special One, ma di sicuro nemmeno un pirla. Per il campionato, ancora non si intravedono rivali credibili, ripetersi fuori dai confini nazionali sarà più difficile, certo. Però, insomma, non si può dire che Benitez non sia uno che sa come si arriva in fondo alle coppe…

La Coppa del Principe

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Se c’è un giocatore che merita di essere il simbolo di questa straordinaria annata nerazzurra è Milito. Il Principe che ha reso l’Inter regina d’Europa. Sneijder e le sue geometrie sono state importanti, così come l’abnegazione di Zanetti, il lavoro in copertura di Eto’o, le sgroppate di Maicon o la cerniera difensiva formata da Samuel e Lucio. Ma Milito ha impresso il suo marchio anche sulla finale dopo aver segnato e corso per tutta la stagione. Come giocatore è straordinario, perchè completo. E’ da 8 in tutto, direi. Segna come faceva Ibrahimovic, ma in una partita corre come lo svedese in un girone. L’Inter ha completato il tris con la carta più pesante, quella coppa attesa da quasi mezzo secolo. Da tifoso juventino, confesso che ho visto la partita fino al primo gol: quell’azione ha dimostrato che il Bayern Monaco non aveva nessuna possibilità, il secondo gol ha confermato la mia impressione. Non si può perdere un uomo in quel modo, soprattutto se quell’uomo si chiama Diego Milito. A voler trovare il pelo nell’uovo, ho come l’impressione che qualche decisione arbitrale favorevole abbia spianato la strada all’Inter: contro Chelsea e Barcelona, certo, ma anche ieri sera c’era un fallo di mano di Maicon sullo 0-0. Ed era piuttosto evidente. Anche se dopo aver visto “Kill the referee” capisco molto meglio le difficoltà dei direttori di gara. Ad ogni modo, i nerazzurri hanno fatto fuori dalla competizione i campioni di Inghilterra, Spagna e Germania: non sarà un caso. Da juventino, si chiude l’anno calcisticamente peggiore della mia vita, e non poteva che terminare così. Nemmeno la vittoria del Mondiale (fantascienza) potrà tirarmi su. Farò finta che il 22 maggio 2010 non sia mai esistito.

Il destino di Mourinho

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Mourinho dice che allenerà il Real Madrid, prima o poi. La sensazione è che lo farà tra poco, direi tra due partite. Ultima di campionato a Siena e, poi, finale di Champions League. Ma solo se la vincerà. Mou ha le sue missioni, le compie e poi se ne va. Oppure se ne va comunque: diciamo che non è uno che perde tempo sulle panchine. Al Porto mollò tutto dopo aver compiuto quello che ancora oggi rimane il suo capolavoro: in due anni vinse tutto con una squadra modesta. Il Chelsea gli chiedeva un campionato che mancava da mezzo secolo: ne portò a Stamford Bridge due di fila. Poi, fallì l’assalto alla Champions e lasciò poco dopo. All’Inter ha vinto in campionato e si andrà a giocare la coppa tra pochi giorni: che vada bene o male, Mourinho scapperà a Madrid, ricoperto d’oro da Perez più di quanto adesso non faccia Moratti. E’ un percorso naturale e per gradi: il Real Madrid è il massimo e da quelle parti vogliono la Champions League. L’ennesima missione per lo Special One. Poi, come ha già detto, prenderà per mano il Portogallo: e se vincesse anche con quello, allora, sarebbe davvero uno dei più grandi di sempre. Nel frattempo, sembra che troverà una panchina anche uno degli allenatori più scarsi d’Italia: sto parlando di Donadoni, che sostituirà Delneri alla Sampdoria. In Champions League, magari. Lo vuole Cassano: questa sì che è meritocrazia.

Il morso di Eto’o

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Alla fine Balotelli non è servito, è bastato “solo” Eto’o. Chissà come si evolverà la questione riguardante il giovane virgulto indisponente: non credo, che all’Inter siano così matti da perdere un potenziale campione a cuor leggero. Si vedrà. Nel frattempo, come tutti sapranno, i nerazzurri hanno superato gli ottavi, andando a vincere a Stamford Bridge con un gol del camerunense ex Barcelona. Eto’o in Italia non sembra esattamente a suo agio e il suo score parla chiaro: da quando è all’Inter le sue percentuali sono quelle di un onesto attaccante e non di una delle più mortifere punte del globo. Anche in Champions non aveva brillato, fino a ieri sera. Ma lui è storicamente uno che, quando segna in coppa, lo fa soprattutto quando conta. 1-0, Chelsea a casa e Inter ai quarti: la strada è ancora lunga e difficile, ma affrontarla con i Blues fuori è già più confortante. In più, fuori anche il Siviglia, squadra rognosa ma un po’ indecifrabile, uscito per mano del modesto Cska. Mourinho ieri è stato perfetto: ha messo in campo la sua squadra, negli uomini offensiva, ma capace di chiudersi a riccio nel primo tempo, per poi distendersi e sfruttare gli spazi concessi dal Chelsea nella ripresa. Non ha giocato bene, l’Inter, non in senso stretto. Però è tornata indenne da Londra, creando molto, sciupando altrettanto e vincendo, alla fine. Non c’è di che lamentarsi. Ancelotti ha perso la partita perchè l’ha voluta giocare da Mourinho e, se la logica vale qualcosa, se c’è da giocare una partita così, beh, forse ci riesce meglio l’originale. Appuntamento a venerdì per i sorteggi.