Ma che dico buono, lo fa ottimo! Passano gli anni, ed ormai i decenni, ma vecchia Ryan Giggs è ancora decisivo. Spesso di abusa dei termini “campione” e “fuoriclasse”: ecco, il gallese campione lo è di sicuro, da fuoriclasse lo sono la sua longevità e la sua carriera. Perchè siamo di fronte ad uno dei giocatori più vincenti della storia del calcio, di uno che ha marchiato a fuoco quella della squadra per cui gioca da sempre. E
scusate se stiamo parlando “solo” del Manchester United. Da quando seguo questo sport, Giggs c’è sempre stato, sempre vestito di rosso. Dalle prime partite con Pallister ai cross per Hernandez, insomma. Debuttò in prima squadra all’epoca in cui i Red Devils si stavano apprestando a dominare il calcio inglese e a dire di nuovo la loro in Europa. A tal proposito, non può che riempirmi di orgoglio ed anche un po’ di nostalgia il fatto che a metà anni Novanta Ferguson individuò nella mia Juventus l’esempio da seguire, ma questa è un’altra storia. Giggs faceva parte di quella nidiata di ottimi giocatori (Scholes, Beckham, i fratelli Neville e, perchè no, Butt) che rese di nuovo grande lo United. Ed è ancora lì, in campo. Un po’ meno all’ala rispetto ai tempi d’oro, ma la differenza la fa ancora. Un vero peccato che non abbia mai avuto l’occasione di competere a grandi livelli con il Galles, esattamente come capitò a suo tempo ad un altro fenomeno dello United, Best. Ma lo decise lui, quando disse di no all’Inghilterra. Anche in questo sta la sua grandezza. Giocatore epocale, c’è poco da fare.
Dopo una serata divisa tra Coppa Italia e Copa del Rey, mi vengono in mente un po’ di pensieri sparsi. Partiamo dalla nostra competizione, quel trofeo tanto bistrattato che non interessa a nessuno. Passano gli anni, e ancora non riesco a spiegarmi bene il perchè della sua formula, queste semifinali con andata e ritorno e queste “big” che entrano a torneo quasi finito. Mah. Però negli ultimi anni, complice il dominio dell’Inter in campionato, questo trofeo era diventato l’unico appiglio per chi voleva portare a casa qualcosa. Adesso proprio i nerazzurri sono ad un passo dalla finale, che potrebbe trasformarsi in un derby, ma forse no.
Complice il 2-2 esterno, il Palermo è un po’ più vicino a Roma rispetto al Milan. Ecco, il Milan, appunto. La squadra che vincerà il campionato ha approfittato del vuoto di potere creato dalla sazietà interista. Ripensavo ieri sera alla sua rosa: una marea di gente a fine carriera (Gattuso, Ambrosini, Seedorf, Pirlo, Oddo, Inzaghi, Nesta), a cui sono state affiancate delle “toppe” come Ibrahimovic, Robinho e Cassano. Quanto bastava per vincere il campionato, evidentemente. Ma, mi sbilancio, questo Milan non aprirà nessun ciclo. Perchè tolto Ibra, gli unici campioni sono Pato e Thiago Silva. Un po’ poco. A proposito di campioni, un appunto su Real Madrid-Barcelona: io tutto questo spettacolo non l’ho visto. Sembrava una brutta partita del nostro campionato, ma questo non si può dire.
Niente dvd della rimonta in Germania. L’Inter fa una pessima figura anche nel ritorno dei quarti di Champions League, perdendo anche in trasferta. Qualificazione mai in dubbio per lo Schalke 04, con l’eterno ed immenso Raul che pone la pietra tombale sui sogni nerazzurri infilando Julio Cesar. 2-5 all’andata, 2-1 al ritorno, un “aggregate” di 7 a 3 a favore dei tedeschi che la dice lunga su come l’Inter ha affrontato questo doppio scontro che al momento del sorteggio era stato preso con soddisfazione in pubblico ed im
magino con gioia pura in privato. All’andata una squadra ferma, incapace di reagire, stile pugile suonato. Al ritorno, una compagine incapace di impensierire l’avversario, quando invece doveva aggredirlo fin dal primo minuto per cercare almeno di avvicinarsi al sogno. Come ha detto Mourinho, non si può vincere sempre e gli interisti se ne faranno una ragione. Chissà però se nella prossima stagione il loro allenatore sarà ancora Leonardo. Inizio a propendere per il no, a questo punto. Tutto sommato, in due campionati alla guida di Milan e Inter (ok, un po’ meno di due) ha dimostrato tanta signorilità, ma poca lungimiranza come tecnico. Meglio dietro a una scrivania che su una panchina, insomma. Ma chi al suo posto? Le vedove di Mourinho sognano il ritorno del portoghese, c’è chi si accontenterebbe della sua versione in potenza, Villas Boas, c’è chi si spinge ancora più in là immaginandosi Guardiola come nuovo tecnico. Per mancanza di alternative credibili (leggasi mancanza di tocco glamour) alla fine Leonardo potrebbe rimanere al suo posto.
Per quanto il calcio da sempre sia lo sport che riserva più sorprese, in particolare nelle competizioni europee, il Manchester United si avvicina a grandi passi alla finale di Champions League. Superato lo scoglio-Chelsea, rimane ad affrontare una semifinale in cui con ogni probabilità i Red Devils troveranno lo Schalke 04. Clamorosa rimonta dell’Inter permettendo. Servirebbe una vittoria con quattro reti di scarto: per i valori delle rose non sarebbe fantascienza, per quanto visto all’andata un po’ lo è. Inverosimile, almeno, che i nerazzurri
non ne prendano almeno uno a Gelsenkirchen. Per questo, se dovesse arrivare l’impresa interista, punterei tutto sull’1-5. Nell’altra partita di ieri sera, invece, tutto è andato come doveva andare e il Barcelona adesso può già pensare alla supersfida con il Real Madrid, che contro il Tottenham affronterà stasera poco più di un allenamento. Ma torniamo all’incontro tra le inglesi: sarà la forza della storia, ma passano gli anni e il Manchester United si conferma un meccanismo adatto alle competizioni europee, a differenza del Chelsea. Da quando Abramovich se l’è comprato, il club londinese ha vinto tra i confini nazionali, ma all’estero rimane alla Coppa delle Coppe del ‘98 griffata Zola. Ci sono stati anni in cui il trinfo poteva arrivare, non fosse stato per lo sciagurato rigore di Terry nella finale del 2008 o per l’osceno arbitraggio nella semifinale contro il Barcelona l’anno dopo. Quest’anno, davvero, per i Blues sembrava difficile salire sul trono d’Europa, e così è stato. Ancelotti, tecnico abituato ad alzare la coppa dalle grandi orecchie, è al passo d’addio. Lo aspetta la sua Roma: con la proprietà americana, dopo due anni a Londra almeno adesso avrà meno problemi di lingua.
Non ho visto la partita dell’Inter, però il risultato del primo tempo lo sapevo: 2-2. Prendere due reti in casa non è cosa buona, però ero convinto che i nerazzurri ne avrebbero fatti un altro paio, mettendo così in cassaforte la qualificazione. Quando poi ad un mio amico è arrivato un sms ed ho sentito dire “5-2″, mi sono ritenuto un grande intenditore di calcio. Quando ho capito che più che un 5-2 era un 2-5, ho capito che si può essere sì intenditori di calcio, ma che quando questo sport ti vuole sorprendere ci può riuscire
benissimo. L’Inter, la squadra campione d’Europa in carica, è praticamente già stata eliminata dallo Schalke 04, modestissima squadra tedesca che naviga nella bassa Bundesliga. Servirebbe una vittoria con quattro gol di scarto a Gelsenkirchen: un po’ troppi per ritenere la cosa fattibile. Più che altro per quello che si è visto ieri sera, o almeno per quello che ho capito dagli highlights: l’Inter ha una difesa di burro. Dopo essere stata demolita dall’attacco milanista, ieri sera è stata umiliata da quello tedesco che, va detto, ha nel solo Raul l’unico grande giocatore. Ok, il colpo del k.o. l’ha dato lo sciagurato Ranocchia e da lì in poi i nerazzurri hanno mollato, ma azioni come quella del quinto gol non si vedono nemmeno nelle partite tra scapoli e ammogliati. Non so se il problema dell’Inter era Benitez. Mettiamo che lo fosse. Ecco, ho come l’impressione che Leonardo non sia stata la soluzione migliore.
Come giornata di campionato non è stata affatto male. Ok, dipende dai punti di vista, perchè chi ha visto la propria squadra subire quattro reti potrà archiviarla tra le domeniche nere. Ci sono stati risultati di rilievo, che sono arrivati con punteggi pesanti. Il Milan ha asfaltato (o asfalpato) l’Inter nel derby ed ha fatto tre passi verso lo scudetto. Il Napoli però ha tenuto duro vincendo al San Paolo una partita da batticu
ore: 4-3 alla Lazio, sempre in rimonta, sorpassando l’Inter e rimanendo nella scia dei rossoneri. Altro derby, quello siciliano: quattro reti quattro del Catania al Palermo, e Cosmi esonerato. Era la prima volta che i tifosi rosanero tornavano sotto l’Etna, era dai tempi dell’omicidio di Raciti: forse avrebbero preferito essere rimasti a casa. Crollo dell’Udinese a Lecce, crollo che però non fa molto male, viste le contemporanee sconfitte dei diretti rivali. Tra cui c’è la Roma, battuta a domicilio da una delle più belle Juventus della stagione. In altri tempi un risultato del genere mi avrebbe dato, da tifoso bianconero, una gioia immensa. Adesso sono passato alla soddisfazione moderata. Eh vabbè, pazienza. La fine del campionato si avvicina, e la situazione è ancora totalmente fluida: certo, stiamo già assistendo a qualche incontro con il finale già scritto, però tutto sommato è un torneo che si lascia vedere.
Complice la sosta per gli impegni della Nazionale, l’attesa per il derby di Milano è stata infinita. Sui giornali la partita è però iniziata da tempo ed è stata giocata sul terreno scivoloso degli ex: esulto, non esulto, potete fischiarmi non mi offendo, creco rivincite oppure no, e cose così. La stracittadina tra Inter e Milan non è mai una partita normale, e sarebbe strano il contrario. Tuttavia, da quando seguo il calcio questa è la prima vera
volta in cui i due club si giocano effettivamente lo scudetto. Quando il Milan faceva paura ad inizio anni Novanta l’Inter una volta rischiò addirittura di andare in B, quando poi sono stati i nerazzurri a dominare, l’unica rivale credibile è stata la Roma. Per questo il derby di stasera è così atteso: appena un po’ meno di quelli in semifinale di Champions League, forse, ma tra quelli in campionato è quello che sta mettendo maggiormente in fibrillazione le due tifoserie. L’impressione è che chi vincerà si porterà a casa lo scudetto: il Milan allungherebbe, l’Inter farebbe il sorpasso godendo poi del fattore psicologico. Ci sarebbe il Napoli, certo, che farà il tifo per il pareggio, sperando di ottenere poi i tre punti con la Lazio. Se devo fare un pronostico, dico Inter.
Sarà perchè le carriere si sono allungate, ma in questi anni abbiamo tutti visto in campo alcuni giocatori che hanno scritto i loro nomi nelle storie dei rispettivi club. E non lo hanno fatto in maniera banale: sono assoluti recordmen. Totti e Del Piero, due capitani che da più di tre lustri dispensano giocate e segnano per le stesse maglie. Dai primi anni Novanta, quando esordirono, il calcio italiano non ha più prodotto nessuno del loro livello e anche con que
sto si può parzialmente spiegare il naufragio di Sudafrica 2010. Stiamo parlando di due grandissimi: dopo di loro sono arrivati tanti buoni giocatori, come Cassano, ad esempio, ma la differenza è abissale. Sembravano finiti tante volte Totti e Del Piero, ed invece sono ancora lì, e le loro squadre dipendono ancora da loro. Come ho scritto in passato, i tifosi non si devono far prendere dal cuore: questo non è un buon segno. In più, le bandiere sono belle, ma quando è tempo di ammainarle, che lo si faccia. Il fatto è che i due capitani protagonisti della giornata di ieri riescono ancora ad essere importanti per le loro squadre e nel frattempo non è arrivato nessuno in grado di sostituirli. A Roma poteva essere Cassano, appunto, a Torino Del Piero ha “fatto fuori” i vari Miccoli, Palladino, Giovinco, Diego… ma se era più forte di tutti non gli se ne può certo fare una colpa. Francesco e Alex fanno anche pubblicità, ma essenzialmente sono un spot per il calcio.
Ieri sera l’Inter ha vinto il campionato. Mancano un paio di mesi alla fine della stagione, ma sarei pronto a scommetterci: tra poche ore il vantaggio del Milan sui nerazzurri dovrebbe essere ulteriormente diminuito. La strada verso lo scudetto per la squadra di Leonardo appare sempre meno in salita, per non dire in discesa. C’è quel derby da giocare, derby lungo, visto che è già partito da tempo, da quando giocatori, dirigenti e allenatori hanno cerchiato di rosso la data sul calendario. L’impressione è che se prima di ieri l’Inter doveva vincerlo, adesso potrebbe essere sufficiente non perderlo. Questo perchè il Milan appare in flessione
evidente, mentre chi insegue appare più in palla, nonostante abbia ancora impegni in Europa, ma non proibitivi. La squadra che ha perso ieri sera a Palermo non ha dato l’impressione di essere da scudetto: una volta subito il gol, non c’è stata reazione, non c’è stata quella rabbia che bisognerebbe mettere in campo in queste occasioni . Sebbene Ibrahimovic non trovi la porta su azione da molto tempo, il Milan dipende ancora troppo da lui, e questo non è un bene. Pato ha corso tanto ma a vuoto e Cassano in novanta minuti più recupero non ha saltato l’uomo una volta. Così i rossoneri non possono che rallentare e nel frattempo, dagli specchietti vede già chi ha in mente il sorpasso.
Quanto ci si può mordere le mani per una partita di pallone? Non ne ho idea, ma sono sicuro che a Monaco adesso lo stanno facendo. Perchè partire da un 1-0 in trasferta ed uscire a causa di una sconfitta per 3-2 in casa non è cosa che si digerisce facilmente, anche se davanti avevi l’Inter, proprio la stessa squadra che meno di un anno prima ti aveva battuto in una finale secca per 2-0. L’Inter, già l’unica italiana r
imasta in corsa, se non altro per il fattore-calendario, è anche quella che ha fatto più strada. Adesso sono rimaste in otto, e tra le “pescabili” di Champions League c’è anche qualche bel materasso, diciamo così. Anche se nel calcio di sicuro c’è poco. Tornando all’incontro di ieri sera, forse i nerazzurri sono più competitivi dei bavaresi: lo dice la passata stagione, lo dice questa, che vede l’Inter ancora in corsa per lo scudetto e il Bayern Monaco attardato in Bundesliga. Ci sta, per carità. Però ci stava anche di chiudere prima il match dell’Allianz Arena, tra occasioni clamorose fallite e contropiedi sciupati. Ma questo è il calcio: oggi leggo di una pazza Inter: qualsiasi cosa faccia, è pazza. Eh vabbè, ma rimango convinto che ieri sera la squadra pazza, tra le due, sia stata quella tedesca.
