Anticipo importante

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Clima rovente dopo le intercettazioni riguardanti l’Inter. L’impressione è che si risolverà tutto in una bolla di sapone, però per avvelenare il clima era proprio l’ideale, in vista del rush finale. Meno sei giornate alla fine del campionato e tutto è ancora in ballo. I nerazzurri sono ancora soli in vetta, ma c’è la Roma che fa sentire il fiato sul collo, il Milan, leggermente più distante, è pronto ad approfittare di eventuali passi falsi. Molto si deciderà fin dall’anticipo serale di stasera: la Fiorentina, che non vuol,e abbandonare i suoi sogni di Champions, aspetta in Toscana la capolista. Come sfida, mettiamola così, non è delle più facili. Tra l’altro, l’Inter affronterà di nuovo in settimana i viola per la Coppa Italia: insieme all’Europa, altri impegni che potrebbero distrarre  e togliere energie in vista della corsa al tricolore. La Roma ha decisamente un impegno più morbido contro l’Atalanta, squadra che comunque cerca punti salvezza, ma vedere i giallorossi in testa domani sera non è utopia. Il Milan, poi, cerca il bottino pieno col Catania in attesa di sviluppi interessanti. Per l’appassionante corsa al quarto posto, il Palermo aspetta il Chievo in Sicilia: i clivensi già sono arrendevoli in generale, figuriamoci  in casa dei rosanero… Il match clou di giornata è l’attesissimo derby tra Sampdoria e Genoa, che potrebbe influire sulle sorte di entrambe le squadre nella corsa all’Europa. La Juventus, sempre in crisi ma ancora in corsa nonostante tutto, affronta a Torino il Cagliari, una squadra con il serbatoio vuoto da un pezzo dopo un girone d’andata col turbo. Per i bianconeri i tre punti sono fondamentali. Lo sono anche per il Napoli, che apre la giornata sfidando al San Paolo il Parma già salvo: tre punti decisamente alla portata per Hamsik e soci.

Distanze corte

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Davanti vincono tutte e la situazione rimane esattamente quella di una settimana fa. L’Inter approfitta della pochezza in attacco del Bologna per farlo a fette dopo avergli qualche spazio non sfruttato, la Roma si conferma in gran forma andando a vincere su un campo difficile come quello di Bari, il Milan dimostra di essere lassù senza essere davvero una squadra da scudetto, vista l’imbarazzante difesa messa in campo a Cagliari. Eppure i rossoneri sono lassù, del trio che corre per il tricolore sono quelli più attardati, è vero, però sono solo tre punti. Questo la dice lunga sul livello del campionato italiano: c’è una grande mediocrità oppure un campionato sostanzialmente equilibrato è un buon segno? Io sono per la prima ipotesi. Lo stesso si può dire per la corsa al quarto posto: La Juventus, semplicemente inguardabile anche ieri sera a Udine, ha perso 12 gare in campionato, ma è ancora a tre punti da Palermo e Sampdoria, appaiate ai piedi del podio a quota 51 punti. Lì poi c’è pure il Napoli, una squadra partita male, resuscitata, andata in crisi di nuovo ed adesso ancora in corsa per la Champions League. Da Fiorentina e Genoa in giù, fino al Chievo, c’è quel limbo di squadre che ormai hanno poco da chiedere al campionato: viola e rossoblu sono a -6 dal quarto posto, se rientrano in corsa con quattro squadre davanti è un miracolo sportivo. I clivensi, a pari punti col Catania, sono essenzialmente salvi, visto che la terzultima è l’Atalanta a quota 31, lontana sette lunghezze. Rischiano invece la Lazio, ma anche il Bologna, che ha finito la benzina o forse si è creduto salvo troppo presto, ma anche l’Udinese, nonostante la vittoria di ieri. Ormai spacciate, invece, Siena e Livorno: per loro la salvezza sarebbe lontana otto punti, la vedranno col binocolo.

Tutti gli occhi sull’Olimpico

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Il trentunesimo turno parte forte, fortissimo, con la partita che potrebbe decidere le sorti del campionato. L’Inter, infatti, alle 18 va  a far visita alla Roma. I giallorossi sono a -4: per loro è la grande occasione di andare ad una sola lunghezza dai nerazzurri che, che al termine della giornata sarebbero sicuri di essere comunque primi, visti i continui tentennamenti del Milan, finora la più credibile candidata ad ereditare il tricolore sul petto. Tra i capitolini mancherà ancora Totti, tra i nerazzurri assente di nuovo Balotelli per la solita scelta tecnica di Mourinho, per così dire, ma ci sarà un Eto’o in posizione più centrale: è lì che può essere decisivo, come ha dimostrato la doppietta rifilata al Livorno. Per l’Inter l’occasione per “far fuori” la Roma è certamente ghiotta. Il Milan, nel frattempo, aspetta e spera ed avrà tutta la domenica per prepararsi, visto che affronta la Lazio a San Siro nel posticipo di giornata. Per la corsa-Champions, il Palermo stasera aspetta in Sicilia il Bologna in una sfida che potrebbe portare altro fieno in cascina, la Sampdoria cerca di rispondere ospitando il Cagliari: un mese fa sarebbe stata certamente una sfida più delicata, ma adesso i sardi sembrano aver finito la benzina nel serbatoio dopo un campionato di alto livello. Il Napoli, dopo aver annichilito la Juventus giovedì, aspetta il Catania per confermare di essersi ripreso dopo un periodo così così. I bianconeri, invece, provano a salvare il salvabile (sempre che ce ne sia) affrontando in casa l’Atalanta in quello che solo grazie all’ottimo inizio di stagione dei torinesi non è diventato uno scontro diretto.

Clamoroso al Massimino

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Con ritardo, non colpevole, visto che è stato dovuto a problemi di connessione, eccomi per qualche pensiero sparso sulla partita di ieri sera. L’Inter, lo sanno tutti , è caduta a Catania. Quella ai piedi dell’Etna è una trasferta difficile per tutti: l’ambiente da quelle parti è elettrico e non si sa mai come può andare a finire. Infatti, l’Inter stava vincendo e poi ne ha presi tre nell’ultima parte della gara. I nerazzurri adesso rischiano di vedersi avvicinare da Milan e Roma. I rossoneri vengono dal tracollo di Manchester e adesso punteranno tutto sul campionato, cosa che non può fare l’Inter, o meglio, saprò se potrà farlo solo tra qualche giorno, dopo il ritorno contro il Chelsea. Solo impegni in campo nazionale anche per la Roma, attardata però rispetto ai rossoneri, ma comunque con qualche velleità. L’Inter non incanta da tempo e gli spettacolari scambi in velocità di inizio stagione sono un pallido ricordo: finchè regge il fisico tutto ok, quando viene il fiatone, allora iniziano i problemi. Qualcuno, poi, sta viaggiando a velocità ridotta: uno su tutti Eto’o, strastipendiato, che non sta contribuendo al salto di qualità interista. Sempre che non si svegli in settimana, quando sentirà quella musichetta: lui è stato decisivo in due finali, non dovrebbe emozionarsi per un ottavo.

Tutto come prima

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Fine settimana col brivido, quello appena trascorso. Perché, ad un certo punto, sembrava che fosse già tempo di titoli di coda. L’anticipo serale di sabato sembrava aver decretato l’ora del match point interista. Ieri sera, però, la capolista ha toppato, pareggiando 0-0 col Genoa. I nerazzurri forse hanno già in testa il Chelsea, magari stanno dosando le energie, forse, semplicemente, iniziano ad avere poca benzina: d’altra parte la squadra di Mourinho deve molte delle sue fortune alla condizione fisica e quando essa viene meno, qualche volta arrivano i dolori. Tuttavia il vantaggio sulle inseguitrici rimane lo stesso, ma con una partita in meno da giocare. Scendendo dal podio, ecco al quarto posto, ancora, il Palermo, che si è sbarazzato del Livorno respingendo l’assalto della Juventus. Corre ancora per il quarto posto il Napoli, sorpassato però dalla Sampdoria, visti i tre punti ottenuti dai blucerchiati contro la sempre più derelitta Lazio. I partenopei sono caduti a Bologna: nel calcio non si può sempre correre a mille all’ora e, se fino a qualche partita fa era il Napoli a far paura, adesso tocca al Bologna fare vittime illustri. Grazie alla vittoria di ieri, gli emiliani sono ad un passo dalla parte sinistra della classifica. Praticamente salvo. Si restringe, dunque, la lotta per non retrocedere: ad occhio e croce,  sono coinvolte in sei, dal Catania in giù.

Già tempo di verdetti

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Modalità juventino on: da tifoso bianconero toscano, vincere a Firenze mi dà sempre una soddisfazione particolare. In più, se a segnare sono due acquisti discussi come Diego e Grosso, allora i motivi per festeggiare sono anche di più. La Juventus ha ancora problemi di tenuta: gioca a sprazzi, soffre troppo, si fa chiudere dietro, ha amnesie preoccupanti, però la Champions League rimane lì, alla portata. Tanto per avere soldi per fare mercato, mica per vincerla l’anno prossimo, eh: quello non succedeva nemmeno quando la Juve era una squadra seria… Bene Diego (non era in fuorigioco, meno male), ok anche Candeva, un assist e tante buone idee in mezzo a un po’ di confusione, da censura la coppia De Ceglie-Manninger, duo comico sulla rete di Marchionni. A proposito della Fiorentina, la cosa certa è che se i viola vorranno partecipare alla Champions League l’anno prossimo, dovranno vincerla questa stagione. In serata la partita che potrebbe aver consegnato un’altra fetta di tricolore all’Inter, ovvero quel biscotto involontario tra Roma e Milan: due squadre a cui manca qualcosa per essere davvero competitive. Delle punte decenti, probabilmente. Huntelaar si è mangiato un gol clamoroso, lo stesso ha fatto Ronaldinho, la Roma, invece, nonostante tanta buona volontà, lassù si è fatta vedere poco. A questo punto sta all’Inter allungare di nuovo e spengere ogni residua speranza.

Del doman non v’è certezza

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Ma davvero, ma che bel campionato che sta diventando questa Serie A. Ok, lo spettacolo ancora latita per larghi tratti, però almeno non c’è una fine già scritta a più di dieci giornate dalla fine. Per adesso, solo un verdetto sembra inappellabile, ovvero quello che vede il Siena in B. Per il resto, la situaizone è piuttosto fluida: le partite di ieri, ad esempio, hanno rilanciato in grande stile il Catania e fatto rientrare nei ranghi il Bari, fino a pochi turni fa una delle realtà più belle del campionato ma che all’ombra dell’Etna ha preso quattro dolorosissimi schiaffoni. Il Catania mette fieno nella cascina della salvezza? Anche la Lazio fa qualcosa, anche se le rimane l’amaro in bocca per il gol preso nel finale ad opera di Keirrison. Siviglia fa un gol che se lo fa Totti se ne parla un mese, i biancocelesti sognano tre punti d’oro, poi il brasiliano che aveva dimenticato come si segna trova il guizzo. Un punto a testa che non fa felice nessuno, ma tant’è. Romani ancora contestati ed invischiati ancora di più nella melma della zona-B. Il campionato è imprevedibile: una squadra come la Fiorentina è decima ed agganciabile pure dal Chievo. Davanti corrono Sampdoria, Palermo e Cagliari e dietro, insieme alla Lazio, arranca anche l’Udinese.

Lassù sono tutti più vicini

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Pochi turni fa la classifica odierna sarebbe sembrata fantascienza ed invece è tutto vero. Ok, l’Inter è ancora lassù da sola, di punti di vantaggio ce ne sono ma il campionato può essere considerato ufficialmente riaperto. I nerazzurri non vincono più e a forza di pareggi si sono fatti avvicinare dalle inseguitrici. Gongola la Roma, seconda e con velleità da scudetto pienamente legittime: superato all’Olimpico il Catania, l’Inter è a 5 punti. Se il Milan dovesse vincere la partita che deve recuperare, però, al secondo posto salirebbero i rossoneri, che dunque sono virtualmente a -4 dai cugini nerazzurri. La corsa al quarto posto, nel frattempo, si infiamma: la Juventus di Zaccheroni adesso riesce a vincere partite che un mese fa avrebbe perso, il Napoli sembra in leggera flessione ma è lì a un punto dai bianconeri, che ora sono quarti, il Palermo è in grande spolvero, la Sampdoria è una squadra tosta in grado di mettere in difficoltà chiunque, il Cagliari è una sorpresa che non smette di stupire e il Genoa è sempre in grado di vincere e giocare bene, soprattutto in casa. Un po’ più attardata la Fiorentina, che ha superato il Livorno con qualche patema dopo la beffa subita a Monaco. Insomma, il campionato è più vivo che mai. Nel frattempo, scorrendo la classifica, ecco la crisi profonda di due squadre non abituate ad avere l’acqua alla gola: la Lazio e l’Udinese, che prova a correre ai ripari richiamando in panchina Marino, esonerato poco tempo fa.

Torna a casa Paolucci

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Alla fine, niente Crespo in bianconero. Invece dell’attempato (massimo rispetto per lui, eh) argentino arriva un prodotto del vivaio bianconero, che ormai da ex promessa si sta trasformando in un mediocre giocatore di Serie A dal minutaggio trascurabile. No, non è Lanzafame, bensì Paolucci. 24 anni, ha sempre giocato nella massima serie, non è mai andato in doppia cifra, ma tra Ascoli e Catania ha fatto due buone annate, mentre tra Udinese, Atalanta e Siena ne ha persa almeno una e mezza. Nota positiva il fatto che la dirigenza non l’ha pagato 3,5 milioni come sembrava che dovesse fare, visto che è arrivato in prestito, rimanendo in comproprietà tra Siena e Juventus. Sul sito ufficiale dei bianconeri (quelli di Torino) ecco come viene presentato il nuovo semiacquisto: “Punta potente e tecnica, dotato di buona velocità e di un ottimo fiuto del gol finora da professionista ha collezionato settantanove presenze, realizzando quindici reti. Paolucci già oggi si allenerà con i nuovi compagni e sarà già a disposizione per la trasferta di Verona”. Insomma numeri importanti. Ironia a parte, di soldi immagino non ce ne siano molti, i dirigenti non è che siano delle volpi e magari servirà contante per un centrocampista. Sempre che la Juve non faccia tornare a casa qualcun’altro buon prospetto proveniente dal settore giovanile. Ma credo che Milanetto ormai sia tutto del Genoa.

Juve, discesa senza fine

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Ormai non mi arrabbio nemmeno più. Se una stagione è destinata ad andare male, c’è poco da fare. Non c’è davvero nulla che vada in questa Juventus: dirigenza, allenatore e il suo staff, giocatori. Nulla. A questo punto rivaluto la stagione 98/99, quella dell’infortunio di Del Piero, della fine del ciclo di Lippi, dell’arrivo di Esnaider. Dal punto di vista prettamente tecnico-tattico, mai visto la Juve giocare così male. Che poi anche usare il termine “giocare” può risultare improprio, dato che di solito non si vedono tre passaggi di fila. I problemi sono atletici, perchè tutti corrono più dei bianconeri, ma soprattutto di testa: pensiamo a Felipe Melo, semplicemente imbarazzante. C’è chi critica Ferrara per averlo tolto dopo trenta minuti. Ecco, io credo che sia stata l’unica cosa giusta che ha fatto. Si è reso conto di aver sbagliato a metterlo in campo ed ha rimediato all’errore. Anche se, a dire il vero, sarebbe stato da togliere anche Tiago: era un cadavere (anche più del solito) ed aveva pure causato scioccamente il rigore. Cannavaro è un ex difensore che solo in coppia con Chiellini talvolta riesce a risultare affidabile, Grosso passeggia e non crossa, pensare ad Amauri ai Mondiali è uno scempio e Del Piero, duole dirlo, probabilmente è finito. Almeno Caceres ci mette la voglia di fare qualcosa, così come Marchisio, che però aveva perso la testa ed andava espulso per quell’intervento a forbice e ovviamente Salihamidzic, che ci mette sempre il cuore. Sono cose fritte e rifritte lo so. Vogliamo dare attenuanti? In minima parte il campo, che ha azzerato le differenza tecniche tra le due squadre. Sempre che ce ne siano.