Raccolto misero

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Milan e Juventus non possono essere certo soddisfatte del loro sabato di campionato, perchè rispetto a quanto hanno fatto, alla fine sono riuscite a portare a casa appena un punto a testa. Come avevo scritto ieri, partivano favorite, ma non sarebbero statiu incontri facili. E così è stato. A Genova il Milan ha tenuto il pallino del gioco per l’intero match, non riuscendo però a chiuderlo dopo aver trovato il vantaggio allo scadere del primo tempo. A proposito, bella azione, ma l’assist di Ibrahimovic è smorzato da un difensore, che lo rende perfetto per Robinho: un segnale che davvero questo potrebbe essere l’anno dei rossoneri. Insomma, possesso palla a favore, belle combinazioni, poi una distrazione e il tocco in porta di Pazzini: ed è 1-1. Lo stesso risultato è arrivato a Torino, ma in vantaggio è andata la Fiorentina dopo una manciata di minuti, ma lo ha fatto casualmente, grazie ad una sciagurata deviazione di Motta (sciagurato poi in ogni sua azione, a dire il vero) su un cross teso di Vargas. Da lì in poi, la partita l’ha sempre fatta la Juventus, con meno qualità del Milan, vero, ma le occasioni sono arrivate. A differenza delle giocate degli impalpabili Del Piero, Quagliarella, Krasic e Aquilani, tutti in giornata-no. E così ci ha pensato il ruvido Pepe ad inventare una parabola sulla quale il fino a lì ottimo ha compiuto un brutto errore. I bianconeri potevano vincere, ma visto che il gol del pareggio non arrivava, anche un punto alla fine va bene. Il Milan può lottare per lo scudetto, e forse potrà farlo anche la Juve, a patto che a gennaio arrivi un centravanti. Ma non uno come Maxi Lopez, per dire.

Allenatori protagonisti

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Un sabato da leoni: il Milan che va a far visita alla Sampdoria e la Juventus che aspetta a Torino la Fiorentina. Sulla carta, rossoneri e bianconeri partono favoriti, ma non dovrebbero essere due partite scontate. La Sampdoria, infatti, è una squadra che non segna molto, specialmente dopo l’allontanamento di Cassano, ma che concede anche poco. La Fiorentina, poi, contro la Juventus trova sempre stimoli particolari e non potrebbe essere altrimenti, vista la rivalità, sentita tra l’altro molto più in Toscana che in Piemonte. In settimana Allegri e Delneri hanno vestito i panni dei grandi intrattenitori: il primo se l’è presa con Mourinho, il secondo è di nuovo tornato a parlare di scudetto. Per quanto riguarda Allegri, mi sembra stranon che Mourinho non lo abbia ancora insultato, ma forse è troppo impegnato a dare del perdente a Wenger. Poi tochherà anche al tecnico del Milan, sicuro. Delneri, invece, dopo aver parlato di scudetto e poi aver detto che la Juventus non era pronta, adesso ci ripensa e dice che è un obiettivo reale, ma che è meglio pensare agli obiettivi a breve termine, ovvero partita per partita. Ma che si decidesse, una volta per tutte. Prima sì, poi no, poi sì di nuovo. Altra possibile interpretazione: sta dicendo da luglio le stesse cose, ma siccome nessuno le capisce, si va con la libera interpretazione.

Il calcio non ha perso

Filed under: Nazionale, Pallonate by: Matteo Innocenti

Perchè quello che è successo ieri sera a Genova c’entra come me con la fisica nucleare, tutto qua. Assalto al pullman della Serbia, reti tagliate, vetrate rotte, bengala in campo, minacce, insulti, bandiere bruciate ed infine botte alla polizia come se piovesse. C’era una partita di calcio in mezzo a tutto questo o, meglio, ci sarebbe dovuta essere, ma i serbi arrivati a Marassi sono tutt’altro che tifosi di calcio. Basta poco per capirlo: la loro Nazionale adesso va verso il 3-0 a tavolino e a pesanti sanzioni. Peccato per Stankovic e soci, perchè pagheranno loro e tutti i tifosi per nefandezze compiuti da degli imbecilli che hanno in testa solo la violenza. Mi correggo: non si tratta di imbecilli, ma di veri e propri criminali, magari paramilitari provenienti dalle frange più oltranziste del nazionalismo serbo. C’è chi li definisce ultras: io preferisco cerebrolesi. La situazione, poi, poteva essere gestita meglio: innanzitutto facendo adeguati controlli al’entrata ma, si sa, siamo pur sempre in Italia. Poi, il tira e molla dell’Uefa, ridicolo. Come pensavano di poter giocare e per quali motivi di ordine pubblico hanno rimandato la decisione così a lungo? Serviva l’arbitro per capire che non era il caso di giocare? Peccato, perchè così facendo è stata data questa soddisfazione a quel branco di delinquenti, ma non si poteva fare altrimenti. O forse sì: almeno una bella spruzzata con gli idranti ci stava tutta. I giocatori serbi potevano poi evitare certi gesti sotto il settore ospiti. Mentre sto scrivendo a Genova ci sono scontri fuori dallo stadio: dieci i feriti, per ora. Uno è un carabiniere: per lui trauma cranico. Non è bello da dire, ma a questo punto spero che gli altri siano tutti serbi. E che non si tratti di qualche graffio.

La Serbia non deve farci paura

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Viviano, Zambrotta, Bonucci, Chiellini, Criscito, Mauri, Palombo, Pirlo, Marchisio, Cassano, Pazzini. Ecco la formazione che stasera affronterà la Serbia: l’ha resa nota il ct Prandelli ieri sera. Dunque, in avanti spazio alla coppia titolare della  Sampdoria, scelta giusta a mio modesto parere: quando hai convocato due che si trovano così bene, tanto vale schierarli insieme. Pazzini ha le polveri bagnate e dopo le reti in coppa fatica a trovare la via della porta, al punto che tra i due il bomber sembra Cassano, ma la scelta di Prandelli è condivisibile. Per il resto, vedremo un centrocampo a rombo, con Mauri schierato dietro le punte: il laziale ha iniziato benissimo la stagione, ma speriamo si tratti di un esperimento e nulla più, con tutto il rispetto per il giocatore in questione. Dietro, in dubbio Bonucci: potrebbe sostituirlo all’ultimo momento Gastaldello, che così potrebbe essere schierato titolare nello stadio “di casa”. Personalmente sono rimasto deluso dalla Nazionale vista a Belfast: ecco, stasera, davanti ad un avversario sicuramente più temibile (nonostante il 3-1 subito a domicilio dall’Estonia), vorrei vedere una squadra diversa, più cattiva negli ultimi metri. Di fuoriclasse non se ne vedono, di giovani all’altezza, come ha detto Prandelli, nemmeno. Mettiamoci almeno un po’ di rabbia agonistica e mettiamo un’ipoteca sulla qualificazione. Forza, siamo pur sempre l’Italia.

Ora sì che prima no

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Questa sì che è una Nazionale spettacolare, infarcita di talenti che saltano l’uomo e capaci di far svoltare le partite con i colpi tipici dei campioni. Che lezione di calcio che siamo andati a impartire a Belfast in casa di una delle selezioni nazionali più temibili del globo… Depurata quasi totalmente dagli juventini e da un allenatore perfido e anti-italiano che ci ha fatto sbattere fuori dal Mondiale di proposito, la nostra Nazionale non può che presentarsi ai prossimi Europei da grande favorita, poche storie. Cassano è il miglior numero 10 che l’Italia abbia mai visto: finalmente maturo, il talento di Bari Vecchia ci ha già preso per mano ed ha iniziato a segnare e a sfornare assist come solo lui sa fare. Irrisi i difensori nordirlandesi, incapaci di frenarlo, solo sparring partner davanti al fantasista della Sampdoria. Facile umorismo a parte, si è visto un tiro in porta, che io ricordi, e poi altre due occasioni sprecate da Pazzini e Pepe. Poi nulla. Non che un pareggio in Irlanda del Nord sia da buttare via: in fondo, la Serbia, che sembra l’avversario più pericoloso, ne ha presi tre in casa dall’Estonia. Traducendo: in Polonia ed Ucraina ci dovremmo andare lo stesso, ma se questo è il nuovo corso dell’Italia di Prandelli, beh, non sarà molto diverso dal Lippi-bis. Con buona pace di chi fa le suonerie.

Da Nobel per la pace

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Francesco Totti e Antonio Cassano potrebbero tornare a giocare insieme. Non nella Roma o in qualche squadra di club, bensì con l’azzurro della Nazionale. Lo ha detto il ct Cesare Prandelli, spiegando che “sarebbe un bel segnale per i bambini” e che “direbbe loro che nel calcio esiste l’amicizia e l’entusiasmo”. Si vocifera ci sia già la data dell’atteso duetto: il 17 novembre, nell’amichevole che l’Italia disputerà contro la Romania in Austria. Non saprei come descrivere questa idea. Vediamo… Buffonata? Sinceramente, non vedo il motivo per cui Prandelli debba chiamare Totti per fargli giocare una partita con Cassano: non c’è nessun segnale per bambini in tutto questo. E nemmeno tutta questa amicizia, visto che i due si considerano “ex amici”. Se hanno litigato, che si vadano a prendere un caffè insieme, o che si mandino un’email chiarificatrice, tanto Totti come si naviga dovrebbe saperlo, no? Non c’è motivo per organizzare questa pagliacciata. Come se non bastasse, si tratta di due giocatori che in passato hanno fatto cose che sono tutt’altro che da imitare da parte dei più piccoli. Per far vedere che nel calcio c’è amicizia, ha detto Prandelli, ma anche entusiasmo: sì, entusiasmo di stare sempre male quando c’era da andare in Moldavia o di tornare in azzurro giusto per un Mondiale. A cosa servirebbe questa partita? A mostrare che nel calcio, soprattutto, c’è tanta ipocrisia.

Buona stampa

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Ci sta che di calcio io ci capisca poco, per carità. Tuttavia continuo ad avere qualche caposaldo: uno di essi riguarda Antonio Cassano o, meglio, il fatto che si tratta di un giocatore sopravvalutato. All’alba della sua carriera, quando si fece beffe della difesa dell’Inter, era un 17enne pieno di talento. Oggi, passati undici anni, è un 28enne con lo stesso talento, ma con meno anni di carriera in cui sfruttarlo. Non sto dicendo che Cassano non sia un ottimo giocatore, tutt’altro: è l’atteggiamento di chi lo vuole ergere a salvatore della patria che mi è incomprensibile. Queste riflessioni nascono dopo aver visto la puntata di Premium Football Club di ieri sera: per sua stessa ammissione, Cassano ha buttato via intere annate, quelle di Madrid, ma anche l’ultimo periodo romano. Non era un terrorista, ma un giocatore poco affidabile, questo sì. Per ritrovarsi, si è vestito di blucerchiato, smettendo di lottare per certi obiettivi e trovando un ambiente dove essere coccolato e mai messo in discussione. Quando questo è successo, Cassano stava per accettare la corte della Fiorentina, per dire. Ancora oggi si parla tanto della sua maturazione, come se a 28 anni e dopo più di due lustri in A questa fosse una conquista, mentre la vedo piuttosto come un demerito: Cassano è forte, sì, ma per quanto mi riguarda l’unico fuoriclasse che potrebbe ridare nuovo slancio alla nostra Nazionale è Balotelli, uno che, sia chiaro, ha tutto per ripercorrere gli errori del talento di Bari Vecchia, a cui si è perdonato tutto. Cassano ha sempre goduto di ottima stampa e non capisco perchè ha avuto sempre questa fiducia incondizionata. Forse perchè è andato al Real Madrid ma non ha mai vestito le maglie di Juventus, Milan o Inter. E non credo sia un caso.

Passione infinita

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Sì, confermo. Sarà dura per tutti ma, in particolare, lo sarà per la mia Juventus. Se il buongiorno si vede dal mattino, anche questa stagione sarà una sofferenza continua per i tifosi bianconeri. Due partite con una sconfitta a Bari ed un sofferto pareggio casalingo contro la Sampdoria. E qualcosa mi diche che la prossima trasferta a Udine porterà solo sventura: l’Alexis sanchez visto contro l’Inter farà venire dei grandi mal di testa ai difensori juventini, me lo sento. Mettiamoci anche il “quasi-ex” di Natale ed il gioco, anzi la frittata, è fatta.  Comunque, magari mi sbaglio. Tuttavia se Atene piange, Sparta non ride: la Fiorentina ha perso a Lecce, seppur con i solite recriminazioni arbitrali (a proposito, per pareggiare contro la Samp la Juve ha avuto bisogno di due reti in fuorigioco), il Napoli si è fatto mettere sotto gran parte della partita contro il Bari, il Palermo è caduto a Brescia ed anche una buona squadra come il Genoa ne ha presi tre in casa dal Chievo, rimasto da solo in testa alla classifica. Per non parlare delle sconfitte del sabato sera patite da Roma e Milan. Dunque, si prospetta un campionato in cui ci sarà da soffrire per tutti ed io, da tifoso della Juventus, almeno parto avvantaggiato, perchè mi sono allenato in tal senso per tutto il 2009/10: ma questa nostra Via Crucis, davvero, sembra non finire mai.

Avanti così

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

Non poteva andare altrimenti. Oppure sì: ricordiamo ancora con affetto la trasferta durante le qualificazioni a Euro 2008, quando decise una doppietta di Inzaghi che, almeno in quella occasione, non esultò come un ossesso. 2-1 con qualche patema, quella volta. Poi un già più rassicurante 3-1 a Modena: fatto sta che un gol da questi dilettanti lo avevamo sempre preso. Vedendo la partita (dallo stadio, addirittura) non capisco come sia stato possibile: i giocatori delle Far Oer non hanno mai tirato in porta e non potrebbe essere altrimenti, per una Nazionale che rappresenta uno stato con 50.000 abitanti e 87.000 pecore. Comunque, non voglio fare lo schizzinoso, non sia mai: una vittoria per 5-0 è sempre un bel segnale. Soprattutto se si riesce ad andare a rete con ben cinque giocatori diversi, ed in tutti i modi: da calcio d’angolo, in mischia, su punizione, con un tiro da fuori. Bene così: l’Italia di Prandelli, almeno nelle partite ufficiali, è partita davvero bene e questi sei punti racciolti finora si riveleranno utilissimi in futuro. Unica nota negativa della mia serata allo stadio è il fatto che, seppru partito con anticipo, sono riuscito ad entrare a partita già iniziata, appena in tempo per gustarmi l’invasione di campo del solito noto. Non ero mai stato al “Franchi”: sembra che per vedere una partita ci si debba inventare parcheggi fantasiosi e che si debba arrivare almeno un’ora prima, visto che per un’intera curva era stato aperto solo un cancello. “E poi la gente non va allo stadio”, questo ho pensato nella lunghissima fila a serpentone che mi stava lentamente conducendo in curva Ferrovia.

Ricominciamo

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Oggi è il grande giorno della Sampdoria: i blucerchiati provano a riallacciare quella storia d’amore breve ma intensa con la Coppa dei Campioni che durò appena una stagione e che finì, bruscamente, con quel destro di Koeman in un giorno di maggio a Wembley nel 1992. All’epoca, gli attuali gemelli del gol doriani, Cassano e Pazzini, andavano ancora alle elementari. Quelli veri, Mancini e Vialli, costituivano la coppia d’attacco più affiatata della loro generazione e la loro intesa andava ben al di là del rettangolo del gioco. Ma tutta quella Sampdoria era infarcita di ottimi giocatori, ed era il culmine di quello che davvero si può definire un “progetto”: se negli anni Ottanta il Napoli ebbe bisogno di un certo Maradona per raggiungere il Paradiso calcistico e il Verona interpretò la stagione perfetta nella stagione del sorteggio arbitrale integrale, nello stesso periodo a Genova il presidente Mantovani costruiva la sua squadra nel tempo, aggiudicandosi prima una manciata di Coppe Italia e poi la (ahimè) defunta Coppa delle Coppe. Nel 1991, poi, arrivò lo storico primo e finora unico scudetto blucerchiato . Altri tempi, altra squadra, davvero. Soprattutto perchè dopo la qualificazione ai preliminari di Champions League l’attuale presidente Garrone non ha investito sul mercato, confermando per intero la rosa dell’anno scorso, cambiando solo la guida tecnica. La Sampdoria non parte da favorita, ma nemmeno da sconfitta annunciata: il doppio scontro con il Werder Brema è indecifrabile, adesso ancora di più vista la cessione di Ozil al Real Madrid. Due squadre operaie che si contendono l’accesso alla competizione europea più prestigiosa: per Cassano e Pazzini l’occasione per avvicinarsi al mito dei gemelli del gol, quelli veri. E chissà che, una volta conquistati i gironi, Garrone non decida di rinforzare la rosa, per avvicinarsi al Presidente, quello con la “P” maiuscola…