In effetti la musica non è cambiata nemmeno questa volta e la Fiorentina non ha brillato nemmeno a Siena. In una rievocazione della Battaglia di Montaperti viola e bianconeri hanno collezionato cartellini gialli, ma di gol nemmeno l’ombra. Nell’altro anticipo non è cambiato niente nemmeno per il Milan, capace di dominare le piccole con il minimo sforzo. Ancora Ibra, ancora Nocerino decisivo nell’azione che ha portato al vantaggio.
In attesa di Udinese-Juventus, i rossoneri tornano così in testa e, chissà, potrebbero andare in vacanza al prmo posto. Rimangono loro i favoriti e non c’è bisogno di farne mistero: la loro forza consiste esattamente nel fatto che hanno perso e perderanno pochissimi punti con le piccole, mentre la Juventus per avere ragione delle avversarie deve generalmente faticare molto. Diciamo pure troppo: più o meno i bianconeri fanno un gol ogni dieci azioni. Alla lunga questo potrebbe pesare, soprattutto se calasse la condizione fisica, finora eccellente. Non c’è un’apriscatole come Ibrahimovic nella Juventus e non penso proprio arriverà dal mercato. Il Milan vince, dunque, anche senza Cassano, che si è reso protagonista in negativo aggredendo una troupe che aveva appena finito di girare un servizio in quel di Genova. L’attaccante rossonero una calmata potrebbe anche darsela, se non altro per la salute.
Tevez cerca di dare il buon esempio in tempi di crisi e si taglia lo stipendio. D’altra parte lo fa per approdare in Italia dove, si sa, la crisi c’è, e di brutto. L’affare si farà, mancano i dettagli. Tevez è di fatto un giocatore del Milan, che sostituisce così Cassano con un giocatore che a mio avviso gli è superiore, anche se non stiamo parlando di un fuoriclasse.
Il Milan l’uomo in grado di spostare gli equilibri ce l’ha già e si chiama Ibrahimovic. Ma Tevez darà il suo contributo: se non altro arriverà a Milano ben riposato. Lider maximo nei primi Manchester City degli sceicchi, aveva incantato nei primi due anni, poi qualcosa si è rotto. Prima voleva tornare in Argentina, poi ci ha ripensato, alla fine è finito fuori squadra anche perché Mancini poteva fare a meno di lui. Ad Allegri invece farà molto comodo, sempre che non ricada nel solito vizietto di spaccare lo spogliatoio (e magari anche qualcos’altro). Quello del Milan è l’ambiente giusto per redimersi, si sa. Cassano si era calmato, Robinho balla e canta, sì, ma solo con Pato e Boateng. Ronaldinho si annoiava così tanto che se n’è tornato in Brasile. Insomma, tranne clamorose soprese Tevez se ne starà buono e darà il suo contributo. Con lui, pochi discorsi, il Milan è tornato in pole per lo scudetto, stavolta senza discussioni. In attacco fa davvero paura. E non è una battuta, anche se lo sembra.
Leggo di una Nazionale di centravanti, senza fantasisti o comunque seconde punte, viste le forzate indisponibilità di Rossi e Cassano. Tra l’altro i due ci saranno in Polonia e Ucraina? Entrambi potrebbero farcela, starà poi a Prandelli decidere sulle loro convocazioni. Certo, se pensiamo che in pratica tutte le qualificazioni sono state fatte con loro due lassù, c’è da credere che il ct quei posti li terrà prenotati per loro fino all’ultimo. Tuttavia credo che quello che leggo in giro non sia del tutto vero, perché l’Italia ha com
unque una seconda punta di livello, sempre che ci sia con la testa. O almeno sono io che lo vedo così, più lontano dalla porta: mi sto riferendo a Balotelli. Ormai siamo arrivati alla resa dei conti: out Rossi e Cassano, Mario ha l’occasione per dimostrare davvero chi è. Arriverà agli Europei da quasi 22enne, giusto in tempo per decidere cosa essere: un clamoroso bluff o un grande campione. Ancora alla ricerca del primo gol azzurro, Balotelli i numero li ha, a volte lo frega la testa, ma con un fisico del genere e con i piedi raffinati che si ritrova dovrà prendersi la Nazionale sulla spalle, almeno negli ultimi trenta metri. Anche perché è impossibile che nel frattempo vengano fuori nuove soluzioni: gli uomini di Prandelli sono questi, con buona pace di Di Natale, suppongo.
Niente big match per la Juventus a Napoli. Con la squadra di Mazzarri un po’ affaticata dopo la trasferta di Monaco in Champions League presumo che nessuno, da quelle parti, ne sia particolarmente dispiaciuto. Ma mettiamo da parte la dietrologia, anche se mi piace, e nemmeno poco. Niente partita nemmeno per l’Inter, che dunque non può far altro che rimanere ancorata al fondo classifica. Lassù, invece, continuano a
d andare a passo spedito Milan, Lazio e Udinese, grazie alle vittorie ottenute rispettivamente contro Catania, Parma e Siena. Già, il Milan, la squadra che a detta di quasi tutti rimane la grande favorita per lo scudetto. Anche senza Cassano, evidentemente. Inutile ricordare quello che è capitato all’attaccante rossonero, lo sanno tutti. E gli siamo vicini: vero, sarebbe stato meglio rompersi una gamba. Ma il Milan una punta l’avrebbe presa comunque: le ultime voci vogliono Maxi Lopez in arrivo a Milanello, ma rimangono in corsa anche Amauri (a Torino ci sperano, e nemmeno poco), e forse anche Quagliarella (e sarebbe un gravissimo errore da parte della Juventus). Gira anche il nome di Drogba, in declino ma senza dubbio buono per una mezza stagione. Ma la voce più assurda non è per gennaio, bensì per l’estate prossima: Del Piero dirà addio alla Juve (o meglio glielo faranno dire) e potrebbe accasarsi al Milan. Impossibile che accada. Ma d’altra parte vedere il Capitano con un’altra maglia sarà assurdo comunque.
Non che per aver ragione del Viktoria Plzen servisse per forza Ibrahimovic, ma è fuor di dubbio che il Milan si sia giovato del suo ritorno, e che il gigante svedese sarà molto utile ad una squadra che ha vissuto un inizio di stagione travagliato. Il rigore procurato non mi è sembrato così solare, ma l’azione del secondo gol spiega bene l’importanza che Ibrahimovic ha in una squadra come il Milan: ottimo il movimento di Cassano e il tocco del barese a scavalcare il portiere avversario, ma la maggior parte del merito è stata sua. Adesso per il Milan c’è un esame da superare per dimostrare di essere la squadra da battere in Italia, cioè la trasferta contro la Juventus di domenica sera. L’aria d’Europa ha fatto però bene a tutte le italiane. Il Napoli ha chiuso in fretta la pratica Villarreal, ma ha perso Cavani per il match contro l’Inter, almeno così pare. E considerando che non sarà più l’Inter di Gasperini non è un problema di poco conto: a proposito, ormai i nerazzurri sembrano tornati ad essere una squadra vera, testimone ne sono anche i tre punti raccolti a Mosca contro il Cska, in una trasferta che poteva essere insidiosa.
Io in Polonia ci sono già stato questa estate, la nostra Nazionale adesso è sicura di andarci l’anno prossimo in occasione dell’Europeo. O magari andrà solo in Ucraina, non si sa. Fatto sta che il biglietto è stato staccato: l’Italia si è qualificata per la manifestazione continentale in programma nel 2012. Si potrebbe dire che in queste due ultime partite è stato ottenuto il massimo risultato, sei punti, con il minimo sforzo, due reti. Sul risultato niente da dire, lo sforzo invece è stato notevole: con le Far Oer Cassano ha segnato
partendo in posizione sospetta (diciamo così) e i nostri avversari hanno colpito due legni. Con la Slovenia siamo passati nei minuti finali dopo una partita giocata a ritmi blandi. Sì, c’è la scusa della scarsa condizione, ma con avversari di questo calibro non basta come alibi. Prandelli vorrebbe far giocare l’Italia come la Spagna, ma noi non siamo la Spagna, e non lo saremo mai. Loro giocano ad un tocco, noi mai. E allora il nostro possesso palla diventa fine a sé stesso, non crea superiorità e rallenta il gioco. Poi torniamo in noi, crossiamo di più, ma in mezzo all’area abbiamo Rossi e Cassano, ed allora è tutto inutile. Ho l’impressione che tra i due uno sia di troppo: per me Cassano, ma siccome non sono due fenomeni, potrebbe anche essere Rossi. Forse è un caso o forse no, ma con Pazzini e Balotelli le cose sono andate un po’ meglio, con qualche chilo e centimetro in più. Poi, vabbè, agli Europei ci siamo andati. Ma era proprio difficile non riuscirci.
Sta con la figlia del capo, ma non gioca perchè è raccomandato. Pato gioca titolare nel Milan dal giorno in cui ha compiuto diciotto anni (salvo infortuni) perchè è forte. Molto forte. E, soprattutto, perchè non se la fa addosso nelle partite che contano. Ieri sera ha deciso il derby che dovrebbe aver deciso la stagione. Decisivo nella partita decisiva, appunto: non è da tutti. Il collegamento non può non venire automatico, l’associazione
di pensiero porta inevitabilmente a Ibrahimovic, assente nel derby. Forte con i deboli, debole con i forti: Pato, invece, è sempre lo stesso. Peccato sia cagionevole di salute. Nonostante questo, la sua media-gol è eccezionale, e non dimentichiamo che ha poco più di ventuno anni. A trenta, Ibrahimovic fa il bello e il cattivo tempo con Lecce e Cesena, forse. Tra l’altro, il Milan gioca anche meglio senza di lui, quando non è suo “ostaggio”, quando non si aggrappa a lui e alle sue invenzioni rinunciando a prendere iniziative. Certo, lo svedese non è solo gol fatti, cosa che ha smesso di fare nel 2010, ma è anche assist e porta via almeno un paio di uomini in marcatura. Però il Milan, questo Milan che vincerà un campionato strano e senza aver mai impressionato davvero, sembra poter fare a meno di lui. Il calcio italiano, invece, potrebbe benissimo fare a meno di Cassano: tragicomica la sua prestazione ieri sera. Un caso umano.
Italia sempre più saldamente in testa nel girone di qualificazione ad Euro 2012. L’ostacolo rappresentato dalla Slovenia non era dei più difficili da superare e la pratica è stata archiviata in modo positivo grazie ad una rete di Thiago Motta. Proprio il suo impiego mi aveva fatto storcere il naso, non tanto per il fatto c
he sia un “oriundo”, un “naturalizzato”, fate voi. Ma proprio per la collocazione in campo: Aquilani, Montolivo, Mauri e poi lui, che mediano non è, messo a fare il mediano. Poteva mancare il filtro e credo che questo tipo di soluzione sia attuabile solo con squadre di modesto valore come la Slovenia, con tutto il rispetto per la Slovenia e per la campagna di stampa che in settimana l’ha presentata come una squadra fortissima ed agguerritissima. Non lo era. Ma non lo siamo nemmeno noi: ci sono buoni giocatori, ma se pensiamo alla gente che vestiva l’azzurro fino a pochi anni fa il confronto non mette certo allegria. Credevo in Balotelli, ma mi sa che mi sono sbagliato, non credo da anni in Cassano, che invece continua a godere di un credito illimitato. Non è un fuoriclasse, se ne facciano una ragione un po’ tutti. Forse è ciò che di meglio abbiamo oggi, ma non ne sarei così sicuro. A proposito, chissà perchè Prandelli ha schierato lui invece di Rossi, il nostro attaccante più in forma…
Ieri sera l’Inter ha vinto il campionato. Mancano un paio di mesi alla fine della stagione, ma sarei pronto a scommetterci: tra poche ore il vantaggio del Milan sui nerazzurri dovrebbe essere ulteriormente diminuito. La strada verso lo scudetto per la squadra di Leonardo appare sempre meno in salita, per non dire in discesa. C’è quel derby da giocare, derby lungo, visto che è già partito da tempo, da quando giocatori, dirigenti e allenatori hanno cerchiato di rosso la data sul calendario. L’impressione è che se prima di ieri l’Inter doveva vincerlo, adesso potrebbe essere sufficiente non perderlo. Questo perchè il Milan appare in flessione
evidente, mentre chi insegue appare più in palla, nonostante abbia ancora impegni in Europa, ma non proibitivi. La squadra che ha perso ieri sera a Palermo non ha dato l’impressione di essere da scudetto: una volta subito il gol, non c’è stata reazione, non c’è stata quella rabbia che bisognerebbe mettere in campo in queste occasioni . Sebbene Ibrahimovic non trovi la porta su azione da molto tempo, il Milan dipende ancora troppo da lui, e questo non è un bene. Pato ha corso tanto ma a vuoto e Cassano in novanta minuti più recupero non ha saltato l’uomo una volta. Così i rossoneri non possono che rallentare e nel frattempo, dagli specchietti vede già chi ha in mente il sorpasso.
Inter, Juventus e Milan: le tre grandi (almeno secondo i trofei in bacheca) del nosro calcio tra ieri e oggi non riescono ad andare oltre tre pareggi rispettivamente contro Brescia, Cesena e Bari. Le milanesi grandi lo sono anche di fatto. La Juve, invece, rappresenta solamente il ricordo sbiadito di una grande squadra. Partiamo dal primo incontro in ordine cronologico: Eto’o fa, Cordoba disfa, e meno male che Caracciolo non sa battere i rigori. Leonardo sta lavorando bene, ma subisce ancora troppe reti. L’impressione è che il trend,
considerate le poche partite a disposizione, non cambierà. Tuttavia, il tricolore potrebbe rimanere ancora sulle maglie nerazzurre, visto lo stop interno del Milan contro il Bari. Nel classico testacoda, è successo l’impensabile: Bari in vantaggio, Milan che pareggia proprio contro il barese doc Cassano. Con un derby da giocare, tutto può succedere. Può succedere invece davvero poco alla Juventus, ormai vittima di un’involuzione da cui non riesce ad uscire. Delneri non se ne andrà e fa bene: a 60 anni è arrivato su una delle panchine più prestigiose del pianeta, normale che ci voglia rimanere finchè glielo concedono. Ma ormai è palese il fatto che debba essere allontanato. In campo ci vanno i giocatori, ma visto che non si può cambiare un’intera rosa a stagione in corso, che si intervenga sulla guida, almeno. Motta si è fatto cacciare ingenuamente, ma Delneri ha la capacità di non indovinare mai un cambio. In più, continua a dichiararsi soddisfatto di come gioca la squadra. Ieri sera, addirittura, ha parlato di una squadra spigliata, mi pare, e di una buona difesa, perchè contro aveva Bogdani, un “attaccante difficile”, sì, ma per la squadra che lo schiera, aggiungo io. Avanti così. Ma, in fondo, un punto in uno scontro diretto in trasferta non è da buttare.
