La Germania non brilla, il Ghana nemmeno e dunque come primi passano i tedeschi che, forse, ne avrebbero anche fatto a meno. Passi come primo e rimani fregato. Eh sì, perchè il tabellone adesso prevedere un ottavo di lusso tra Inghilterra e Germania. Affascinante, non c’è che dire: dovessi azzardare un pronostico, proprio io che non ne azzecco mai uno, punterei sui tedeschi. Se non altro, hanno dimostrato di avere un gioco, cosa che gli inglesi ancora non hanno fatto. Forse lo fanno di proposito, per tenere un basso profilo, ma dubito.
Capello, comunque, è riuscito a centrare l’obiettivo minimo dopo aver sudato freddo, anche se i sudditi della regina si aspettano il colpo grosso. Sarà dura, ma un po’ faccio il tifo per loro. L’altro ottavo deciso oggi sarà quello tra Ghana e Stati Uniti: chi passerà, avrà davvero fatto qualcosa di storico. Oltreoceano stanno iniziando ad apprezzare questo sport bislacco che è amato ovunque, anche se per loro rimarrà, giustamente, soccer anzichè football. Donovan e soci sono una squadra fisica, cosa che si può decisamente dire anche dei ghanesi, unica squadra africana rimasta ancora in corsa. Nonostante evidenti limiti tecnici, possono sognare di entrare tra le migliori otto del mondo. In fondo, un intero continente farà un po’ il tifo per loro.
Ieri lo show si è visto più in panchina che in campo. Maradona, superbo giocatore, non avrà la stessa stoffa da allenatore, ma almeno è pittoresco. Una parola per tutti, una protesta continua, così improbabile con il completo da far quasi tenerezza. I suoi tifosi lo adorano, ci mancherebbe, lui lo sa e ci gioca un po’. Cosa ci ha detto il campo? Innanzitutto che la Corea del Sud è una squadra in grado di mettere in crisi chiunque,
soprattutto una formazione lenta e senza idee come la Grecia versione 2010. Certo, non che quella campione d’Europa nel 2004 esprimesse calcio-champagne, ma almeno era solida e si affidava alle capocciate di un Charisteas mai tornato su quei livelli. L’Argentina, dicevo. L’albiceleste ha un attacco atomico, ma a togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato Heinze, un difensore. Polveri bagnate che potevano portare ad un pareggio, se le punte nigeriane fossero state degne di questo nome. Comunque, rosa alla mano, l’Argentina è tra le favorite. Rosa alla mano lo sarebbe anche l’Inghilterra, soprattutto considerando l’allenatore. Che però ha a che fare con due problemi non da poco: il portiere ed un degno partner di Rooney. Heskey ha sempre segnato poco: come se l’Italia avesse portato, che ne so, Plasmati. Ok, non che la realtà sia molto diversa… Comunque, Heskey è uno che vorrei con me in una gara di tiro alla fune, ma se dovessi scegliere uno con cui fare coppia in attacco, mi sa che cercherei altrove. Per quanto riguarda l’annoso problema del portiere, l’Inghilterrà si trova a rimpiangere “Calamity” James. E non serve dire altro.
Io mi aspettavo un roba tipo Giubileo: un anno intero di festeggiamenti, tifosi ebbri di gioia per settimane, caroselli a non finire. Niente di tutto questo. In realtà, le celebrazioni sono state piuttosto sobrie per una squadra che non sollevava quella coppa da quarantacinque anni. La gioia per aver portato a casa quel trofeo così atteso, infatti, è stata subito smorzata dal clima di smobilitazione creatosi subito dopo. Raggiunto il massimo, insomma, è l’ora di guardare altrove. Mourinho, il vate che ha guidato l’Inter alla conquista dell’Europa, non ha fatto in tempo a prendere la medaglia che già annunciava l’addio al nerazzurro per accasarsi da Florentino Pere
z. Con lui andrà Maicon, a meno che il Manchester City non faccia un’offerta folle a lui e alla società. Difficile: quella maglietta bianca, o meglio blanca, ha un peso specifico non indifferente. Oggi il presidente Perez sarà a Milano, forse c’è già, forse sta già parlando con Moratti mentre sto scrivendo. C’è quella clausola di rescissione: 16 milioni che non intende pagare per intero. Lo spalleggia Mourinho, convinto che la gratitudine possa rosicchiare quella montagna di soldi. Ma Moratti non ci sta: in fondo, il tecnico portoghese gli ha un po’ rovinato la festa, è bene che paghi. I toni si stanno surriscaldando. In più, l’annuncio dato da Perez che dava l’affare come già fatto non ha certo facilitato le cose. Ad ogni modo, Josè da Setubal è stato lo spartiacque: da ora in poi, all’Inter, ci sarà un avanti Mou e un dopo Mou. Logico che, per ripartire, ci sia bisogno di un grandissimo. L’indiziato numero uno è Capello: gli mancherebbe solo l’Inter, in Italia. L’affare è possibile.
Rubo il titolo da non mi ricordo dove, ma era troppo bello. Alla fine ci si è seduto proprio lui sulla panchina del Manchester City, Roberto Mancini. Non che le voci su un suo possibile approdo alla Juventus fossero molto fondate, nonostante lui si fosse dichiarato tifoso bianconero in gioventù. In Inghilterra va a prendere qualcosa come 4,5 milioni di euro l’anno: un po’ troppo per poter essere il successore di Ferrara. D’altra parte dove altro poteva andare? Non c’erano altre panchine di prestigio libere. Questo è sicuramente un passo indietro per lu
i, almeno dal punto di vista professionale. Il City è sesto in Premier League, sogna la Champions League ma è molto più probabile che al massimo centri l’Europa League. La consacrazione europea di Mancini, insomma, avrà da aspettare parecchio. La squadra è tutto sommato buona, ma frutto, più che altro, di un mercato faraonico. Diciamo che i giocatori ci sarebbero, ma che manca la squadra. Così mi sembra più corretto. Per la serie: un attacco Robinho-Adebayor-Tevez ce l’hanno in pochi, in mezzo c’è la coppia Barry-Ireland, dietro sono stati presi Tourè e Lescott, tutta gente che in Premier può fare benissimo. Ma c’è qualcosa da rivedere: con 27 reti subite in 17 partite non si va lontano. Mancini era già transitato in quel campionato, ma fu una toccata e fuga con la maglia del Leicester prima di dare l’addio al calcio giocato. Adesso ci torna da allenatore: le panchine d’Oltremanica parlano sempre più italiano.
Un’epidemia. Peccato che i problemi al menisco non siano trasmissibili come l’influenza. Eppure alla Juve è un’ecatombe. Dopo Marchisio e Buffon, adesso si è fermato pure Iaquinta. Stamattina, infatti, è stato operato con successo: regolarizzazione del menisco esterno, asportazione della membrana sinoviale ipertrofica e microperforazioni cartilaginee a carico del ginocchio sinistro. Tante parole, in sostanza si tratta dell’ennesimo giocatore bianconero che per qualche tempo frequenterà l’infermeria. Ovviamente alla Juv
e non ci si ferma solo per menischi, ma ne succedono di cotte e di crude. Mal di schiena, malleoli, stiramenti, fastidi vari… E questo coinvolge sempre più spesso non usuali frequentatori di medici e massaggiatori come Zebina e Salihamidzic, ma anche insospettabili come Iaquinta. Non per mettere sempre in mezzo Vinovo, ma la cosa inizia davvero a puzzare. Se non altro per il fatto che non c’è più lo staff di Ranieri, possibile causa dei malanni bianconeri, eppure gli infortuni a catena non sembrano aver fine. Elkann dice che non firmerebbe nè per il secondo posto, nè per i quarti di Champions. Beh, sulla coppa non mi pronuncio, quello è un discorso a parte, perchè la Juve non l’ha vinta nemmeno a ranghi completi e fortissimi. Ma lo scudetto… l’Inter rispetto all’anno scorso è più forte, per sperare di superarla i bianconeri oltre al gioco devono trovare anche la forma fisica, ma finchè un terzo della rosa è ferma, seppur a rotazione, sarà molto difficile.
Duole dirlo, ma questa è davvero la vecchiaia. Calcisticamente parlando, ovviamente. E’ di ieri la notizia che Del Piero si è infortunato di nuovo: durante l’allenamento il capitano bianocnero ha avvertito un dolore alla coscia sinistra, ecografia veloce e responso di quello da far davvero girare le scatole. 40 giorni d
i stop: e pensare che la stagione di Del Piero era appena cominciata, visto che per ora ha giocato solamente una decina di minuti contro il Bologna. Due infortuni di media entità così, uno dopo l’altro, come un Cristiano Zanetti qualsiasi (grandissimo giocatore a cui voglio un gran bene, ma di cristallo). Brutto segno, davvero, ma d’altra parte il capitano bianconero a novembre compie 35 anni, l’età della pensione se di mestiere fai il calciatore. Insomma, i suoi tifosi faranno come qualche anno fa: aspetteranno di nuovo Godot. Ma Del Piero è in ottima compagnia: ancora fuori Sissoko e Cannavaro, si è fermato di nuovo anche Tiago. Dall’inizio della stagione alla Juventus ci sono già stati troppi problemi muscolari: niente senbra cambiato dall’anno scorso. Eppure è cambiato l’intero staff, ci sono preparatori atletici diversi con metodi, si suppone, diversi: la colpa, allora, potrebbe davvero essere del centro sportivo di Vinovo. Luogo ormai mitico, umidissimo, perennemente avvolto dalla nebbia, pericoloso per i muscoli dei giocatori. Capello non voleva far allenare la squadra lì: forse c’aveva visto giusto…
Stavolta nessuna telenovela, nessun muso lungo, nessuna indiscrezione, nessun dubbio. Del Piero aveva il contratto in scadenza tra un anno e gli è stato rinnovato fino al 2011, a quanto pare sulle cifre del vecchio accordo, cioè qualcosa in più di tre milioni di euro. Evidentemente in corso Ferraris hanno davvero un tesoretto niente male, perchè un rinnovo così facile per Del Piero non me lo ricordo. Ad ogni modo, no
n c’era nessun rischio che il capitano bianconero lasciasse la Juventus: a 35 anni ormai non può avere mercato, a meno che per mercato non si intenda gli Stati Uniti o gli Emirati Arabi. E non credo che Del Piero avrebbe avuto bisogno di fare quel tipo di esperienza. Bianconero a vita, dunque, fino al 2011 ma, secondo me, anche dopo. Credo che giocherà fino al 2012, giusto in tempo per giocare una stagione nel nuovo stadio. Per quanto sia un estimatore di Del Piero (sono un tifoso bianconero), l’ultima annata è stata in chiaroscuro: dopo un inizio sontuoso Alex è calato alla distanza, anche se ha chiuso comunque il campionato con 13 reti e la stagione con 21 realizzazione complessive. Sarebbe l’ora di pensare al suo erede: non credo possa essere Giovinco, può esserlo Diego nel numero di maglia ma è un tipo di giocatore diverso. La società quest’anno ha preferito investire in altri ruoli e ha scelto di non affiancare a Del Piero un giocatore dalle caratteristiche simili capace di metterlo in ombra. Ma tutto potrebbe cambiare tra un anno: 2010, l’anno di Cassano in bianconero?
Se quelle di ieri erano voci, oggi voglio parlare di un giocatore che, a quanto pare, in Inghilterra ci sta per andare sul serio. O meglio, ci sta per tornare: si tratta di Patrick Vieira. Sembra infatti cosa certa il suo trasferimento al Tottenham, rivale storico della società nella quale il franco-senegalese si è affermato come campione di caratura internazionale. Dopo gli inizi in Francia ed una fugace apparizione al Milan (dove viene bocciato, si dice, anche per la sua statura: troppo alto per il calcio degli anni ‘90 ma adattissimo per q
uello del 2000…), è giocando nei Gunners che Vieira da il meglio di sè, diventandone anche capitano. Lunghe leve, personalità, senso dell’inserimento, tecnica e potenza nell’Arsenal tutto palla a terra e in velocità disegnato da Wenger, capace di vincere tre Premier League e quattro FA Cup, ma nessun alloro europeo, anche se in Champions giocare ad Highbury era il peggio che ti poteva capitare. Ricordo l’estate del 2005, quando la Juventus lo acquistò per metterlo accanto ad Emerson: non so se all’epoca in Europa si trovava di meglio. Tuttavia l’ultimo grande colpo di Moggi vive una stagione in chiaroscuro, con un’ottima partenza, condita da gol decisivi, ma con una seconda parte in calo, soprattutto a causa della pubalgia. Il vero Vieira finisce con Calciopoli: acquistato dall’Inter, in tre anni non riesce a dare in pieno il suo contributo (non per colpa del club, sia chiaro), non va mai oltre le 20 presenze a campionato e in totale gioca solo 75 partite, tra i soliti problemi fisici e convocazioni in Nazionale tra le polemiche. A Londra lo cedettero perchè avevano in rampa di lancio Fabregas, a Torino perchè c’era la Serie B, all’Inter non lo rimpiangerà nessuno. Anzi, liberarsi del suo pesantissimo ingaggio non potrà che far sorridere Moratti.
Ieri ho detto di Kakà, oggi mi occupo di Ibrahimovic. Quando era alla Juve non mi entusiasmava, lo ammetto. Piacevolmente colpito dal numero delle reti realizzate nella prima stagione, 16, nella mia personale hit parade perse posizioni durante la seconda annata, in cui era partito bene, diventando indisponente via via che passavano i mesi (a digiuno di gol) e non arrivava un contratto più sostanzioso. Nei tre anni all’Int
er si è completato come calciatore, sviluppando un destro di potenza devastante, cosa che non aveva appena arrivato in Italia. Gol dopo gol, ha anche vinto la classifica cannonieri, prorpio lui che nelle sue corde, credo, abbia più l’assist della rete. Giocatore più decisivo del campionato, per lunghi tratti della stagione l’Inter si è identificata nello svedese, gli ha affidato palloni difficili che lui spesso ha trasformato in oro, ha fatto dimenticare le fughe di Adriano ed il rapido declino di Cruz e Crespo. Doveva ricevere cross da Mancini e Quaresma, ma forse è successo solo ad Appiano Gentile. Più spesso ha dovuto fare a sportellate in solitudine ed inventare gol impossibili. Certo, per sbagliarne di facili o per non farne mai in Europa, ma nessuno è perfetto. Per il non-gioco dell’Inter, Ibrahimovic è stato il terminale perfetto: palla lunga e vediamo cosa fa lo spilungone di Malmoe… con un gioco come quello espresso quest’anno ma senza di lui (che non si è mai infortunato, buon per Mourinho) non so l’Inter se avrebbe vinto il campionato. Forse la prossima stagione lo scopriremo.
Nemmeno il tempo di dire addio al MIlan e già in Blues. Ancelotti è ufficialmente il nuovo allenatore del Chelsea. D’altra parte studiava inglese da tempo. Nella sua prima intervista rilasciata alla tv del club inglese ha subito detto di voler vincere la Champions League. Tolto lo sfizio di conquistare la Premier League, da ormai tre anni è, in fondo, anche l’obiettivo mai celato di Abramovich e fallito con Mourinho alla guida del club. Per Ancelotti è un passo importante e difficile: sarà meno coccolato ch
e al Milan, ma in teoria, e credo anche in pratica, avrà a disposizione un budget maggiore per il mercato. In rossonero troppe volte si era visto recapitare qualche omaggio non gradito, basti pensare ai recenti Shevchenko e Ronaldinho… In ogni caso, per l’Abramovich con ambizioni europee, non ci poteva essere allenatore più adatto, considerando Ancelotti ne ha vinte quattro, due da giocatore e altrettante in panchina. Il suo successore al Milan è, come già si sapeva, Leonardo. Uomo di fiducia, moderatamente economico, ma digiuno di esperienza da allenatore, ha già detto di sentirsi più che altro un “gestore”, anche se per adesso ha gestito le pubbliche relazioni del Milan e non i giocatori. Una scelta che ricorda quella di Capello, hanno detto in molti. Solo per il fatto che entrambi non avevano mai allenato prima: senza niente togliere all’attuale C.T. dell’Inghilterra, ma vincere guidando quel Milan non era certo impossibile. Leonardo avrà un compito un po’ più impegnativo…
