L’Inghilterra agli inglesi

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La notizia è fresca e decisamente importante: Fabio Capello non è più l’allenatore dell’Inghilterra. Al suo posto dovrebbe andare Harry Redknapp, come si augura Rooney. Alla base del clamoroso divorzio tra Capello e la F.A. è stata la questione Terry, a cui la federazione aveva tolto la fascia di capitano per dei presunti insulti razzisti a Anton Ferdinand. Il tecnico italiano si era lamentato in un’intervista, sono seguite alcune frizioni e le sue dimissioni, subito accettate. Capello non era mai entrato davvero nel cuore degli inglesi, adesso non li guiderà più. Si tratta di un vincente, ma su quella panchina aveva sempre stentato un po’. Insomma: il divorzio è indolore, ma fa senza dubbio scalpore. Redknapp, dunque. Uno che non ha vinto niente (o quasi) in carriera, ma che è inglese come pochi altri. In più, ha nel suo DNA quel West Ham che nel ‘66 vinse il Mondiale (secondo i suoi tifosi): chissà che non porti bene. Ovviamente le dimissioni di Capello non si fermano Oltremanica, ma avranno effetto anche da noi. Moratti lo ha sempre stimato, lo ha visto sedersi sulle panchine di Milan, Roma e Juventus ma mai su quella nerazzurra. Non poteva succedere dopo Calciopoli, potrebbe accadere dalla prossima estate in poi. Ranieri non durerà oltre questo campionato e Capello è un sergente di ferro dal curriculum prestigioso, un po’ come il sempre rimpianto Mourinho. Capello è l’uomo giusto per tornare a vincere, ma Moratti dovrà riaprire il portafogli: non è esattamente quel tipo di tecnico che si vede recapitare Jonathan, Castaignos e Zarate e non dice nulla.

Lascia o raddoppia?

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Nelle foto dei miei ultimi tre interventi c’è Ibrahimovic. Ultimamente ho scritto su di lui e non è detto che lo farò ancora in futuro, o almeno in un futuro lontano. Perchè stavolta il suo mal di pancia potrebbe essere bello tosto. Il gigante svedese è stufo della vita da calciatore: non sente più il sacro fuoco del pallone e vorrebbe più tempo per la vita “vera”, quella che esiste al di fuori del lavoro, quella con i figli e gli affetti. I calciatori sono esseri umani e spesso di questo ci si dimentica. Ibra ha un conto in banca che la maggior parte degli esseri umani gli invidia, ma ne ha già abbastanza del mondo che lo ha reso famoso e di quel lavoro che lui è riuscito a fare davvero e che milioni di bambini hanno sognato per poi diventare qualcos’altro e non calciatori. Vorrebbe lasciare da top player, Zlatan. Non manca molto all’addio alle scene: una manciata di anni. Sarebbero stati pochi comunque, visto che stiamo parlando di un trentenne, saranno meno del previsto, a quanto pare. A meno che dietro l’ennesimo mal di pancia non ci sia un tentativo di chiedere l’ennesimo ritocco di ingaggio. Voglio essere un po’ romantico e credere che non sia così. E che, all’annuncio dell’addio al calcio, direbbe di no anche ad un Anzhi per un’operazione Eto’o-bis. Posto che non c’è nulla di male nell’andare in Daghestan quando in carriera si è fatto tutto quel che si poteva. Gli manca la Champions League, vero, ma magari se n’è fatto una ragione: non sarà mai un bello di notte, e anche in una vittoria continentale non inciderebbe il suo marchio a fuoco. E allora, meglio salutare prima. Ah, sull’argomento consiglio il bellissimo il pezzo di Garlando sulla Gazzetta di oggi…

Capro gaspiatorio

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Adesso vedremo se la colpa era davvero di Gasperini. Certo, il tecnico appena esonerato dall’incarico di allenatore del’Inter ci ha messo del suo con alcune scelte discutibili, però non credo che sia lui l’unico colpevole. La società lo ha scelto dopo aver incassato alcuni rifiuti: insomma, più un ripiego che una scelta. Normale, dunque, che l’esonero gli sia stato comunicato a cuor leggero, dopo una manciata di partite dai risultati imbarazzanti. Ma non aveva uomini adatti al suo modulo, aveva una squadra privata della sua stella più luminosa, quell’Eto’o volato in Russia e, soprattutto, lo spogliatoio non lo ha mai seguito. Non che per vincere serva amore tra giocatori e tecnico, anzi. Ma qua pare proprio che la squadra remasse contro. Era accaduto lo stesso con Benitez, segno che l’ambiente non è sanissimo. Bastò un Leonardo qualsiasi a rendere di nuovo l’Inter una squadra da scudetto. Più un asilo che un club di vertice, in pratica. Ma di nuovi Mourinho all’orizzonte non se ne vedono, si mettano l’animo in pace all’Inter: ci sarebbe Capello, ma per ora è blindato. Ci sarebbe Guardiola, il vero grande sogno per il 2012. Già, ma con questi uomini riuscirebbe a fare quello che sta facendo con il Barcellona? Non credo. E allora, vale la pena mettere l’Inter nelle mani di un traghettatore (Baresi, Figo o addirittura Baggio) oppure sarebbe meglio affidarsi ad un tecnico rodato su cui magari fare affidamento anche nella prossima stagione? Tra poco sapremo la scelta della società… Nel frattempo, sembra di essere di nuovo nel 1999.

Cotto e mangiato

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Il Milan ha sempre avuto un rapporto importante con l’Olanda. Certo, è stata una relazione altalenante, con alti e bassi: durante l’epopea sacchiana arrivavarono fenomeni, ma negli anni a venire dalle parti di Milanello sono capitati anche dei bidoni doc. Da tempo in rossonero gioca Seedorf, la cui importanza forse non è mai stata capita fino in fondo, e da poco se n’è andato Huntelaar, forse non adatto al nostro calcio ma capace di andare a segno con una certa regolarità altrove. In questo mercato di riparazione il Milan ha piazzato due acquisti “oranje”. Uno, Emanuelson, se l’è andato a prendere proprio nei Paesi Bassi, visto che giocava nell’Ajax. Per l’altro, Van Bommel, è bastato arrivare in Baviera. Con Cassano, i ritocchini invernali toccano così quota tre. Se il barese può essere un valore aggiunto o se comunque il suo acquisto fa pari con l’addio di Ronaldinho, come si possono valutare gli ultimi due arrivi? Intanto bisogna precisare che si tratta di affari a costo contenuto: più che altro, sulle casse peseranno gli ingaggi. Emanuelson è atteso all’esplosione da anni: non l’ha mai fatto, probabilmente non lo farà mai. Gioca meglio come esterno alto per sua stessa ammissione e non vede nella difesa la sua vocazione. Potrebbe avere difficoltà nel nostro campionato, ma visto che le alternive si chiamano Zambrotta e Antonini, la sensazione è che come terzino sinistro giocherà con costanza, almeno. Capitolo Van Bommel: il Milan nelle ultime partite ha schierato a centrocampo giovinastri e giocatori fuori ruolo, quindi l’ex capitano del Bayern Monaco farà sicuramente comodo. Se non altro non subirà la pressione di San Siro e quella della stampa. Non è di primo pelo, così come diversi suoi nuovi compagni di reparto, ma come soluzione “pret a jouer” ci può stare tutta.

Non si erano tanto amati

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E allora, a questo punto, è giusto che se ne vada. Anche se sotto sotto sta aspettando di essere allontanato. Dietro allo sfogo di Rafa Benitez si nascondono (si fa per dire) mesi e mesi di disagio ed, evidentemente, di incomprensioni. Quando fu scelto dall’Inter accettò, oltre al lauto stipendio di Moratti, anche l’eredità pesantissima di Mourinho, l’uomo capace di tenere in mano lo spogliatoio e di far correre i campioni come dei gregari qualsiasi. Questo lo sapeva: forse, però, non si immaginava l’anomalo immobilismo sul mercato estivo. I continui infortuni stanno sì condizionando la resa dell’Inter, ma questo accade perchè la rosa è esattamente quella dell’anno scorso, ma con Balotelli in meno. Una stagione in più nelle gambe si fa sempre sentire, figuriamoci con i tanti ultratrentenni che attualmente vestono di nerazzurro. Benitez l’ha detto: desidera nuovi innesti, quelli che non sono arrivati in estate. Probabile, però, che se li goda qualcun’altro. Secondo le ultime voci sarebbe Spalletti, pronto a rientrare dalla sua fortunata campagna di Russia. In ogni caso, se non adesso, il divorzio ci sarà a fine stagione e sancirà la fine di un rapporto nato male e proseguito peggio. I panni sporchi si lavano in casa, Benitez ha deciso invece di fare la lavandaia in mondovisione. Poteva evitare, così come Materazzi poteva fare a meno di scaricarlo e di dire che quello che quello che farà non riguarda i giocatori. Anche se, in fondo, è esattamente la verità: Benitez è già un ex.

Non c’è più con la testa

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Nel post di due giorni fa c’è la prova evidente che io di calcio capisco poco, ma, come diceva qualcuno, francamente me ne infischio e vado avanti. Benitez, a quanto pare, adesso rischia sul serio. Capello, Spalletti, Trapattoni. Simeone, Leonardo, Rijkaard, Zenga: i nomi del suo successore già si sprecano. Tra traghettatori o meno, il tecnico spagnolo sembra avere comunque i giorni contati. Deciderà molto il turno di Champions League, ma a questo punto il fatidico panettone Benitez potrebbe mangiarlo, sì, ma da disoccupato, seppur di lusso. Lo spagnolo non è Mourinho: non è quel sergente di ferro in grado di far correre tutti i campioni come i più umili dei gregari, e sembra aver perso lo spogliatoio. L’Inter, dopo anni di dominio quasi incontrastato, all’improvviso si trova attardata in classifica, a -9 dalla vetta. Come ho già scritto, Benitez avrà sì le sue colpe, ma nel rendimento modesto dell’Inter non possono non contare gli infortuni in serie. In campo ci vanno i giocatori, ma quando si chiamano Coutinho, Biabiany, Obi e Alibec, allora ogni avversario diventa duro da superare. In più, a Verona ha trovato un palo a porta vuota in apertura di partita e un Sorrentino versione Buffon 2006. All’infermeria piena adesso si aggiungerà anche la squalifica di Eto’o, unico uomo in più di questa Inter.  Gambe molli, gioco che non c’è, marcature approssimative e tanta paura di sbagliare con la palla tra i piedi: il futuro prossimo dell’Inter sembra sempre più nero, altro che nerazzurro.

Cominciamo bene

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Quando si dice che la salute è tutto. Alla Juventus cambiano i giocatori, cambia la dirigenza, ma da quel punto di vista è sempre la stessa musica. Musica decisamente pessima: si sono già infortunati Manninger e Iaquinta. Se quello del portiere austriaco, destinato ad essere secondo e poi terzo con Buffon (operatosi per non farsi male mai più), è uno stop che non preoccupa, lo fa decisamente di più quello dell’attaccante, perchè dopo un anno passato in infermeria ha ricominciato la stagione allo stesso modo. Un infortunio di Iaquinta non dovrebbe essere grave per una squadra come la Juve, se fosse una Juve vera: ma questa è ancora in costruzione e non è detto che in avanti arrivi qualcuno. Questa squadra è destinata a fare (purtroppo) grande affidamento su Iaquinta e non è un buon segno in generale, se parte rotto è ancora peggio. Nei primi giorni di ritiro si era fatto male anche Del Piero, ma è stata una cosa da poco. Si trovava a Pinzolo. Iaquinta, invece, ha avvertito il riacutizzarsi di un problema patito al Mondiale mentre si allenava a Vinovo: l’ennesimo indizio che Capello, quando lì non voleva stare, forse non aveva tutti i torti. Chi ben comincia è a metà dell’opera: ecco, per questa Juve l’inizio è già in leggera salita.

Orrori arbitrali

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Certe cose te le puoi aspettare quando a decidere le tue sorti è un arbitro guatemalteco, oppure Ovrebo. Non quando a dirigere la gara hai Rosetti & Co. Ed invece Ayroldi, stavolta, ha toppato clamorosamente: tra Tevez e la porta non c’era proprio nessuno. Non un giocatore, figuriamoci due. Fuorigioco clamorosamente solare e altrettanto clamorosamente non visto. Interminabili quei momenti di attesa, e quel conciliabolo, prima che Rosetti si avviasse verso centrocampo. Ok, probabilmente il Messico non avrebbe retto alla forza d’urto dell’Argentina, però questo non c’entra. Questo quarto di finale è stato deciso, in parte, da un grave errore arbitrale. Anche l’altra squadra che ha passato il turno e che guarda caso si troverà di fronte l’Argentina, cioè la Germania, ha goduto di una svista altrettanto clamorosa: il tiro di Lampard era dentro, ma era dentro di un bel pezzo. Per la serie “corsi e ricorsi storici”… Sarebbe stato il 2-2, e qua, davvero, sospetto che avremmo assistito ad un’altra partita, se non altro per il fattore psicologico a favore dell’Inghilterra. Invece nulla e nel finale la Germania addirittura dilaga in contropiede. Inglesi fermi, sulle gambe, è il tramonto di una generazione che sembrava promettere tanto e che non ha vinto nulla. Lampard, Terry, Gerrard, Cole (entrambi), Ferdinand, Carragher e perchè no, anche Barry e Carrick. Oltre a Owen, quello che doveva essere il più forte e che invece si è perso per primo. Chi di loro andrà al prossimo Mondiale, lo farà da “vecchietto”. E’ rimasto solo Rooney, dietro di lui il diluvio.

Questo è forte

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Uno su due non è male. Parlo del mio pronostico… Dunque, una tra Uruguay e Ghana andrà in semifinale: se succedesse agli africani sarebbe qualcosa di storico, se ci riuscisse la Celeste sarebbe lo stesso un’impresa, visto che i giorni di gloria uruguayano sono, diciamo così, piuttosto datati. Quel francobollo di terra incastrato tra Argentina e Brasile ha prodotto negli anni tantissimi buoni giocatori, ma le vere vittorie risalgono al bianco e nero, ai tempi del Maracanazo. Guarda caso, in semifinale, se ci arrivasse, l’Uruguay potrebbe incrociare il Brasile, che con ogni probabilità, però, dovrebbe prima superare l’Olanda, una nazionale che sarebbe anche ora lo vincesse, il Mondiale. Comunque, oggi non tocca a loro. Oggi è il giorno della sfida più importante degli ottavi, quella tra Inghilterra e Germania. Il calcio è uno sport che si gioca in undici contro undici e dove alla fine vincono i tedeschi, almeno secondo Lineker, uno che farebbe comodo a Capello lassù in coppia con Rooney. Comunque vada, il Mondiale perderà una dele sue protagoniste storiche”. Stasera, poi, altra esibizione dell’Argentina, squadra infarcita di campioni e dall’attacco mostruoso. Sulla sua strada c’è il Messico, formazione in grado di creare qualche problema, vista la velocità dei suoi giocatori. Il Mondiale entra sempre più nel vivo, e noi siamo già fuori. Tristezza. Ah ultima cosa: complimenti a chi non ha comprato Suarez prima che iniziasse Sudafrica 2010.

Ottavo di lusso

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La Germania non brilla, il Ghana nemmeno e dunque come primi passano i tedeschi che, forse, ne avrebbero anche fatto a meno. Passi come primo e rimani fregato. Eh sì, perchè il tabellone adesso prevedere un ottavo di lusso tra Inghilterra e Germania. Affascinante, non c’è che dire: dovessi azzardare un pronostico, proprio io che non ne azzecco mai uno, punterei sui tedeschi. Se non altro, hanno dimostrato di avere un gioco, cosa che gli inglesi ancora non hanno fatto. Forse lo fanno di proposito, per tenere un basso profilo, ma dubito. Capello, comunque, è riuscito a centrare l’obiettivo minimo dopo aver sudato freddo, anche se i sudditi della regina si aspettano il colpo grosso. Sarà dura, ma un po’ faccio il tifo per loro. L’altro ottavo deciso oggi sarà quello tra Ghana e Stati Uniti: chi passerà, avrà davvero fatto qualcosa di storico. Oltreoceano stanno iniziando ad apprezzare questo sport bislacco che è amato ovunque, anche se per loro rimarrà, giustamente, soccer anzichè football. Donovan e soci sono una squadra fisica, cosa che si può decisamente dire anche dei ghanesi, unica squadra africana rimasta ancora in corsa. Nonostante evidenti limiti tecnici, possono sognare di entrare tra le migliori otto del mondo. In fondo, un intero continente farà un po’ il tifo per loro.