Napoli che manca ancora i tre punti e che, nonostante una partita volenterosa, deve ringraziare il guardalinee: il gol di Di Natale era regolare. Deve invece ringraziare Buffon la Juventus, che ieri sera ha sì vinto 2-0 contro il Livorno, ma che ha sofferto e concesso diverse palle gol ai toscani in una partita dalle tante emozioni. I bianconeri, con moli assenti, hanno sofferto la maggior freschezza del Livorno, ma sono comunque riusciti a blindare il rislutato dopo appena trenta minuti: ancora in rete Iaquinta, in gran
forma, e sigillo di Marchisio. In entrambi i casi assist di Camoranesi, scostante e a volte irritante, ma in grado di creare occasioni da gol, a differenza di Giovinco, impalpabile. Eppure il fantasista dovrebbe dare tutto finchè ha la possibilità, finchè Diego è fuori. E invece no, si è nascosto a lungo, ha ricevuto palla sempre in zone non pericolose per il Livorno, non ha praticamente mai saltato l’uomo. Certo, il campo pesante non ha giocato a suo favore, ma viene comunque il dubbio che, per la Juve, valga la pena giocare col rombo solo con Diego in campo. Sennò, accademico 4-4-2 o tridente puro. Detto di Buffon, da almeno 8 in pagella (non un buon segno per la Juve, ma avere il miglior portiere del mondo a disposizione è un merito), e di Giovinco, applausi per Marchisio,giocatore strepitoso. Per il resto, i bianconeri escono da questo impegno, affrontato in emergenza, con quattro vittorie su quattro ed un solo gol subito in campionato. Palla alle rivali.
Spettacolo. Prima un poderoso colpo di testa in tuffo, poi un tiro al volo in anticipo sul primo palo. Due reti davvero di pregevole fattura, come vuole il gergo calcistico, peccato che Kaladze le abbia realizzate nella sua porta. Gli autogol spettacolari non sono rari, è difficile però vedere una doppietta del genere. Peccato per la Georgia, che si era ben difesa e che si era affacciata dalle parti di Buffon con buona volontà (anche se con scarsa fortu
na), e buon per l’Italia che Kaladze abbia trovato la sua serata più nera. E pensare che, in una squadra giovanissima, il difensore del Milan è il capitano e il giocatore più rappresentativo… Gli azzurri, in difficoltà, ormai sono a 360 minuti senza gol (fatti da italiani, logico): la situazione inizia ad essere preoccupante e non è mascherata dal risultato di Tbilisi. Certo, la formazione non aiutava, con Camoranesi totalmente fuori ruolo, con Pirlo troppo lento e un attacco fuori forma e con scarsa intesa. Non so se serva Cassano, Amauri o chi altro, ho però la sensazione che, arrivati a nove mesi dal Mondiale, Lippi non abbia ancora idea di come mettere in campo l’Italia. Di sicuro il 4-4-2, tra tutte le opzioni, mi sembra quella meno percorribile, considerati gli uomini a disposizione, dico, più che altro per la mancanza di esterni sinistri di centrocampo. Ad ogni modo, il Sudafrica è ancora lontano e, salvo soprese, la qualificazione è al sicuro. Per i numeri ci sarà tempo.
Lippi sembra essere in grande spolvero. Dopo aver, seppur involontariamente, suscitato le ire di Mourinho, adesso è lui di proposito a cercare la provocazione: “Di noi non frega niente a nessuno. In settimana si è parlato di Cassano, di Mourinho, di tutto, ma non di come giochiamo e della gara con la Georgia di sabato. A me questo non sta bene, anche perché la partita contro la Georgia e quella di mercoledì contro la Bulgaria a Torino potrebbero già darci praticamente il visto per i Mondiali in Sudafrica”. In effetti, certi incontri, seppur importanti (visto ch
e ogni vittoria vale comunque tre punti), non sono certo in grado di suscitare l’entusiasmo e la curiosità degli addetti ai lavori. Comprensibile che, dopo ogni convocazione, torni il tormentone-Cassano, soprattutto considerando chi c’è in azzurro. Però diamo uno sguardo all’Italia che verrà:in difesa spazio a Criscito, protagonista di un esaltante inizio di stagione, centrocampo a 4 con Camoranesi, Pirlo, Palombo e Marchionni, in attacco in duo Rossi-Iaquinta. Cassano a parte, che sarebbe impiegabile al posto di Rossi, quello che non mi convince è il centrocampo: il linea, con due esterni destri, di cui uno andrà per forza fuori ruolo. Probabilmente, visti gli uomini a disposizione, sarebbe stato più opportuno un rombo, il tridente o, al limite, alzare Criscito sulla linea di centrocampo, visto che al Genoa, più o meno, sta giocando in quel modo. Certo, gli avversari non sono tra i più ostici, quindi tutto lascia pensare che, con ogni formazione, tutto andrà liscio. Ma forse questa volta per Lippi è un bene che nessuno parli di tattica…
Dopo le belle prestazioni in terre andaluse, la Juventus subisce la prima sconfitta stagionale e lo fa in maniera roboante. Quattro i gol subiti a Salerno dal Villareal, in cui è riuscito a resuscitare anche Pires. Unico zuccherino la rete di Amauri. Ferrara l’ha però presa bene: “Accettiamo il risultato, non abbiamo giocato bene come è nelle nostre possibilità, questo schiaffo ci farà bene - ha detto - Dobbiamo lavorare
con serietà e serenità come abbiamo fatto finora. Siamo una squadra di altissimo livello e il nostro lavoro non deve essere pregiudicato da questa sconfitta. Bisogna continuare a crederci come abbiamo fatto fino a oggi”. Devo dire che sottoscrivo. OK, il campionato inizia tra due settimane, ma si tratta pur sempre di calcio d’agosto, quindi va preso con le molle. Certo, le indicazioni non sono positive, ma a preoccupare, più di chi chi c’era, è chi è ancora fermo ai box. Diego continua ad avere problemi e, più di Melo, dovrebbe essere lui l’uomo del definitivo salto di qualità bianconero. Invece, almeno per il momento, quei due tocchi di suola e il gol di sinistro al Seongnam rimangono i suoi unici acuti. In più, alla Juve continua a mancare un altro elemento fondamentale: Sissoko, che continua a trascinarsi da febbraio i soliti problemi al piede. Insomma, i problemi, più che in campo, sono in infermeria. Esattamente come l’anno scorso. Questo sì che non è un buon segnale.
Allora era vero che la Juventus avrebbe fatto un altro grosso investimento: il prossimo acquisto è infatti Felipe Melo, in arrivo dalla Fiorentina che incassa 20 milioni in contanti e Marchionni, valutato 5. In totale, il valore del centrocampista brasiliano stabilito dalla clausola rescissoria: 25 milioni. Un’enormità per la Fiorentina, che appena un anno fa lo aveva prelevato dall’Almeria per poco più di 8, ma anche per la Juventus, che adesso dovrà fare il resto del suo mercato a costo zero. Sempre che ci sia un resto del mercato: a questo punto l’unico innesto potrebbe ess
ere un terziono sinistro, l’unica strada percorribile sarebbe Grosso, se il Lione, dissanguato dall’affare Lisandro Lopez (24 milioni) lo svincolerà pur di liberarsi dell’ingaggio. Dopo aver sedotto D’Agostino, la Juve ha scelto di comprare pagandolo molto di più Felipe Melo: evidentemente i dirigenti bianconeri hanno ritenuto 25 milioni per lui una cifra congrua e 20 per l’udinese no. Il che ci può stare: Melo è titolare nel Brasile, D’Agostino ha esordito con l’Italia in un’amichevole. Il secondo è però un regista puro, cosa che non è il primo, anche se è indubbiamente più dotato tecnicamente di qualsiasi altro mediano sulla piazza. Un po’ meno qualità, insomma, ma più forza fisica e credo ne servirà, per reggere Diego più due punte. Forse, con Melo, la Juve potrà anche azzardare un Camoranesi nel rombo, ma fossi in Ferrara partirei con Sissoko-Melo-Marchisio. In ogni caso, il brasiliano stuzzica interessanti variazioni sul tema, con la possibilità di giocare anche con il 4-2-3-1, con lui in coppia con Sissoko davanti alla difesa: una diga niente male. La Juve ha quindi imparato dai propri errori: spendere di più per spendere meno. Inutile comprare mezzi giocatori come Poulsen (che tuttavia non credo sia la signorina che si è vista), Almiron e Tiago, meglio fare un acquisto pesante ed essere a posto sul serio. Quei soldi potevano essere spesi in modo diverso? Sì, magari in un centrale come Mexes, ma ho l’impressione che per ordini dall’alto (leggasi Lippi) certe cose non si possano fare. Ad ogni modo, adesso la Juve ha davvero un centrocampo coi fiocchi.
Io sono, nel calcio, una persona molto legata alle tradizioni. Da tifoso bianconero, ancora adesso guardo con malcelato sdegno al nuovo logo della Juventus e a inserti e numeri gialli. Per esempio, ma potrei continuare con la gioia per la maglia di riserva rosa, l’apprezzamento per le maglie celebrative come quella granata dell’Arsenal, Milan e Inter del centenario… Ma le divise che ha l’Italia in questa Confederations Cu
p quanto sono brutte? Che poi non sono brutte nemmeno le magliette, in realtà. E’ il colore dei pantaloncini e dei calzettoni che proprio è inguardabile. Ma, detto questo, qualche riflessione sulla partita: Rossi va fatto giocare. E’ uno che salta l’uomo, ha un gran tiro ed è funzionale al modulo che ormai Lippi ha scelto. Iaquinta sempre prezioso, ma meglio all’ala destra anzichè a sinistra: si è fatto preferire a Camoranesi, fuori forma come sempre quest’anno, ma a valori assoluti schiererei sempre l’oriundo. A centrocampo bene così, bene anche Montolivo, ma ipotizzare il contemporaneo impiego di Pirlo, De Rossi e del viola sarebbe troppa grazia: Gattuso servirà. In difesa a tratti si è ballato perchè paradossalmente la coppia Legrottaglie-Chiellini non è sembrata particolarmente affiatata, ma si è visto un discreto Grosso, quasi in versione Germania 2006. Le indicazioni, insomma, sono buone, adesso c’è l’Egitto, che ieri ha messo paura al Brasile.
Sia chiaro: i risultati non erano da esonero. In due anni, i primi in A dopo il purgatorio della B, Ranieri ha tenuto la Juventus costantemente in zona Champions League e quest’anno, in Europa, nella fase a gironi i bianconeri si sono anche tolti lo sfizio di battere due volte il Real Madrid. Però aveva perso lo spogliatoio, e lo spogliatoio non lo riprendi in un’estate comprando tre giocatori al posto di tre che magari sono stufi di te. Non è il risultato, perchè è normale arrivare terzi, ci sta. Anche quart
i al limite, la stagione l’hanno fallita il Milan e la Roma, mica la Juve. Però è come si arriva a certi risultati. La squadra ha mollato, non c’è da tempo. Recentemente, le uniche partite decenti si sono viste contro Inter e Milan, quando era impossible non trovare stimoli. Per il resto, atteggiamento da scapoli contro ammogliati, fuorigioco a centrocampo, gambe molli e troppe scene isteriche in campo. E poi formazioni sbagliate e sostituzioni mai azzeccate. Senza considerare la miriade di infortuni e gli errori fatti in sede di mercato. Società complice, certo, ma questo non scagiona il tecnico. Che i dirigenti non siano il top, è chiaro. Chissà che non ci sia anche ai piani alti un rimpasto. Nel frattempo, ecco una svolta più in basso. Le colpe non sono tutte di Ranieri, anzi, ma visto che non si possono cambiare una decina di giocatori in una volta… Inoltre era nell’aria, si sapeva, meglio così. La Juve deve vincere assolutamente le ultime due partite, la Fiorentina è lì, minacciosa. Due turni per Ferrara, ma l’impressione è che più che altro fosse necessario togliere Ranieri dal suo posto. La nuova era comincia, insomma, prima del previsto. In attesa di Spalletti.
E così, dopo Cannavaro, la Juventus ha messo a segno il primo grande acquisto del prossimo calciomercato: Diego. Manca solo l’ufficialità, ma anche Cobolli Gigli ha ammesso l’affare. Le cifre sono importanti: 25 milioni al Werder Brema, 3,5 all’anno al giocatore per cinque stagioni. Diego è giovane, ha 24 anni, ha già una discreta esperienza internazionale e ha fatto bene in Bundesliga, campionato dal quale la Serie A ha sempre attinto con ottimi risultati. E’ brasiliano, brevilineo ma non “leggerino”, e il suo acquisto costringerà la Juve ad un cambio di modulo: si tratta di un trequartista
classico, anche se in Italia potrebbe giocare seconda punta, un po’ come accadde a Kakà. Al di là di chi sarà sulla panchina ianconera la prossima stagione, il modulo ideale per esaltare le sue caratteristiche è il 4-3-1-2. Con Diego libero di svariare sul fronte offensivo, alle sue spalle dovranno agire dei ruvidi centrocampisti, elemento di cui la Juve abbonda. Difficile rivedere il 4-4-2, ma visto l’addio certo di Nedved e quello probabile di Camoranesi, tanto valeva cambiare direttamente modulo. Altri colpi? Servirebbero un terzino sinistro in grado, oltre a difendere, di fare cross per le punte, soprattutto adesso che verosimilmente non ci sarà più un centrocampista di fascia sinistra, e una punta in sostituzione di Trezeguet, dato per partente. Torniamo ai numeri di questa operazione: 25 milioni sono tanti, in fondo Diego ha fatto bene al Werder Brema, ma non si può ancora considerare un top-player. Certo, il prezzo si è alzato, perchè si è messo di mezzo anche il Bayern Monaco. In più Secco e Blanc, inutile nasconderlo, non sono dei grandi uomini mercato. Però, in tempi recenti, alla Juve si sono visti affari peggiori, e, dopo le prestazioni di Coppa Uefa, il prezzo ci può stare.
Antonio Caliendo: “Stiamo parlando di un campione d’Europa e del Mondo. Trezeguet è un grande professionista, ha dimostrato grande affetto verso i tifosi e verso la maglia, tanto da rifiutare in passato offerte prestigiose. Non ha mai parlato a vanvera e si è sempre allenato con grande impegno, facendosi trovare pronto anche per giocare cinque minuti, malgrado queste situazioni lo abbiano sempre c
olpito. Il Chelsea? Non sono stato interpellato, tocca alla Juve“. Sergio Fortunato: “Non vedo problemi tra Camoranesi e Ranieri: un momento di nervosismo può capitare. Camo ha un contratto fino al 2011 e non ha mai avuto problemi con un allenatore, è sceso in serie B con la Juve e ha giocato un ottimo campionato. Dopo otto anni (sarebbero 7 n.d.a.) di militanza merita rispetto. Ieri ha giocato in una posizione che non è la sua, nel secondo tempo col ritorno al 4-4-2 avrebbe potuto essere utilizzato nel suo ruolo da esterno destro“. Parlano i procuratori, i malesseri vengono fuori a mezzo stampa. Sensazioni? Trezeguet ha più mercato, Camoranesi potrebbe anche rimanere. Ranieri, invece, se ne andrà a fine stagione, anche perchè ormai ha gran parte dello spogliatoio contro. Il problema non è arrivare terzi ( a patto che la Juve ci riesca), è come i bianconeri ci sono arrivati, cioè crollando a fine stagione, mollando anche la Coppa Italia, incassando troppe reti da chiunque e dando una perenne sensazione di sbandamento difensivo. I troppi infortuni e i soldi buttati durante il calciolmercato? Anche lì Ranieri è oggettivamente “complice”. La carenza di bel gioco è il male minore, insomma. Non che la dirigenza sia esente da colpe, sia chiaro. Ma ai piani alti, a quanto pare, il restyling è previsto per il 2010.
Non è stata una due giorni all’insegna dei buoni sentimenti, mettiamola così. Sabato sera i gestacci di Ibrahimovic alla curva, ieri altri episodi roventi. Se la cura per il suo mal di pancia dello svedese si dovrebbe chiamere Real Madrid, la medicina per la crisi della Juve ancora non c’è. Adesso saltano pure i nervi: nell’intervallo della partita con il Lecce, sul punteggio di 1-0 per i salentini, Ranieri toglie Del Piero e Camorane
si. L’italo-argentino non la prende bene e la situazione si surriscalda al punto che Buffon rientra subito in campo senza aspettare il resto della squadra. Per la cronaca, nonostante la rimonta e due reti di Nedved, la Juve si fa pareggiare al 93°, uscendo tra i fischi. Ranieri finirà la stagione in bianconero, ma non dovrebbe andare oltre. Nervi tesi, tesissimi anche a Genova per il derby: il Genoa finisce in nove, la Samp in dieci. I rossoblu finiscono anche con tre punti, frutto della serata magica del “principe Milito”, ieri sera autoincoronatosi re. Genoa oggettivamente più bello e più forte. Tuttavia, davanti ai rossoblu in classifica c’è ancora la Fiorentina, che al Franchi supera a fatica un Torino tenace ma come sempre poco efficace sotto porta. La Roma, dietro, è ormai lontanissima: contestata dai tifosi, non va oltre lo 0-0 interno con il Chievo. Con il Palermo ad un punto, non è sicura nemmeno dell’Uefa, mentre Genoa e Fiorentina possono ancora provare a superare la Juve, che nel prossimo turno gioca a San Siro contro il Milan, che anche ieri ha raccolto tre punti a Catania, allungando a +4 sui bianconeri. In chiave salvezza, infine, giochi apertissimi e classifica più corta dopo la vitale vittoria della Reggina a Bologna e il punto conquistato dal Lecce con la Juve.
