L’Inter ha meritato di la finale, perchè ha giocato come doveva, e lo ha fatto per 180 minuti. Aggressiva all’andata, arroccata dietro al ritorno. Non definirei i nerazzurri “eroi”, però, come sta facendo tutta la stampa. Gli eroi sono ben altri e vanno cercati al di fuori dello sport. Se proprio si deve nel calcio, allora riserviamo certi termini ad una squadra di Conference che sbatte fuori il Manchester United dalla FA Cup. L’Inter è una squadra costruita per vincere e per farlo Moratti ha speso milioni su milioni, nessuna impresa epica se ha conquistato la finale di Champions League. In fondo, il Barcelona è composto da 11 uomini, di cui qualcuno non fenomenale: Keita, Milito, Pedro, Busquets sono giocatori normali. Erano due superpotenze, ha vinto l’Inter. Che ha meritato, ripeto, perchè il Barcelona ha battuto il record mondiale di
possesso palla, credo, ma nel calcio l’obiettivo è fare gol. Se ci fosse la regola “100 passaggi = una rete” i catalani sarebbero andati in finale per distacco. Ed invece no, l’1-0 non è bastato, anche per colpa del risultato dell’andata, viziato, non me ne vogliano gli interisti, da una dubbia decisione arbitrale. Se il gol di Piquè fa pari con quello di Milito, il Barcelona potrebbe recriminare per il fallo su Dani Alves: con il 3-2 all’andata adesso in finale ci sarebbero i blaugrana. In ogni caso, dovevano cercare di più la porta e non l’hanno fatto. In più, acquistando Ibrahimovic dando Eto’o e cash all’Inter hanno involontariamente aiutato i loro avversari: eccezionale il camerunense in sacrificio sulla fascia, nullo e irritante lo svedese. Complimenti agli interisti, anche se non capisco i caroselli e certe scene di tripudio: ok, il peggio sembra passato, ma la finale va sempre giocata. Però, forse, trentotto anni senza una partita del genere possono essere una giustificazione.
Partiamo dal “basso”: l’Udinese risorge e supera il Cagliari guadagnando così punti importanti in ottica salvezza. I friulani, d’altra parte, hanno una rosa di buon livello e non stanno certo disputando un campionato decente. Tuttavia si salveranno, anche perchè hanno dalla loro il bomber della Serie A, quel Di Natale che segna come non ha mai fatto prima. Il Cagliari rimane là, ma ha perso l’occasione della vita, quella dell’aggancio alla Juventus e alla quarta piazza. Veloci a Firenze: i padroni di casa, stranament
e, possono recriminare per un rigore solare non concesso. Erano andati in vantaggio, ma il Milan è riuscito a rimontare e a rendere davvero, a questo punto, il campionato incerto. Peccato per i viola, che rimangono così lontani dalla zona Champions. Però, certo, la Fiorentina e gli arbitri sembrano non amarsi. Eccoci, infine, al match clou del giorno. L’Inter ha superato il Chelsea: il 2-1, tuttavia, lascia discrete speranze agli inglesi, cui basterà vincere 1-0 a Stamford Bridge per raggiungere i quarti di finale. I londinesi sono una squadra tosta, non spettacolare, ma che può segnare in ogni momento. L’Inter dovrò far tesoro del vantaggio acquisito al Meazza, impresa difficile, ma non impossibile. Io l’ho sempre detto: i nerazzurri non giocano bene, ma per loro questo potrebbe essere l’anno buono per un trionfo europeo che manca dai tempi della tv in bianco e nero. Vedremo…
L’Inter temeva pesanti squalifiche e puntualmente sono arrivate. Il giudice sportivo c’è andato giù pesante: tre giornate a Mourinho “per avere contestato ripetutamente l’operato arbitrale con atteggiamenti plateali, in particolare mimando le manette“. Due a Cambiasso, punito “per aver cercato di colpire un avversario con un
pugno” e a Muntari “per aver pronunciato frasi ingiuriose ai danni dell’arbitro”. Per la prossima partita, poi, l’Inter dovrà ovviamente fare anche a meno di Samuel e Cordoba, espulsi durante il match contro la Sampdoria. Tutto questo gran casino per una partita, ripeto, arbitrata in maniera perfetta da l direttore di gara Tagliavento. E’ vero che il regolamento è elastico per sua stessa natura (ogni arbitro e ogni partita sono diverse), ma non ammonire ed espellere in certi casi è difficile. Moratti fa finta di cascare dalle nuvole e dice che non se lo aspettava, Moratti si stupisce e dichiara che il suo gesto è stato mal interpretato. Sì, certo. Ad ogni modo, la società nerazzurra intende fare qualcosa: “L’F.C. Internazionale comunica che proporrà ricorso avverso le sanzioni inflitte oggi dal Giudice Sportivo nei confronti dell’allenatore José Mourinho e dei calciatori Esteban Cambiasso e Sulley Muntari”. Peccato, sarebbe stata l’occasione giusta per chiedere scusa ed invece, così, l’Inter peggiorerà solo la situazione. Boh.
Se il trofeo Tim ha portato una ventata di ottimismo in casa bianconera, all’Inter di sicuro stanno ridendo meno. Non tanto per il risultato sportivo, quanto per l’infortunio riportato da Cambiasso proprio durante la sfida tra i nerazzurri e la Juve. Il mediano argentino è stato sottoposto agli accertamenti medici da cui è risultata una lesione del menisco esterno del ginocchio destro. Niente di particolarmente grave, sia chiaro, ma uno stop di almeno un mese e mezzo è da mettere in conto: l’Inter non avrà dunque a disposizione uno dei suoi uomini chiave in questo inizio di campionato. A centrocampo, però, al di là dell’infortunio di Cambiasso, s
ta per arrivare qualcuno, e non si tratterà propriamente di un suo sostituto. L’affare-Sneijder sembra sia quasi in porto: nonostante l’Aston Villa, è l’Inter, comprensibilmente, ad essere in vantaggio. Il Real Madrid vorrebbe una ventina di milioni, Moratti sogna un prestito con diritto di riscatto: l’accordo pare sarà trovato a mezzo, con una sorta di prestito particolarmente oneroso. D’altra parte l’Inter di contante ne ha grazie al Barcelona, e Sneijder è, effettivamente, uno dei pochi giocatori di valore disponibili per quel ruolo di vertice alto, senza considerare che potrebbe anche giocare da interno, non essendo, in fin dei conti, un trequartista classico. Ma nella rosa dell’Inter sarà quanto di più vicino al numero 10… anche se, considerando le voci dei giorni passati, avrei puntato tutto su Gourcuff, capace, nella stagione appena passata, di incantare a Bordeaux con, guarda caso, movenze esattamente zidaniane. E lo dico a costo di risultare blasfemo. Ma è probabile che i girondini, dopo averlo riscattato dal Milan, abbiano chiesto più di 30 milioni.
Questa sembra essere l’estate dei grandi addii, per quanto riguarda la Serie A. Dopo monumenti come Nedved e Maldini, è partito Kakà e sta per farlo Ibrahimovic. Il nostro campionato, ormai, attrae come la Bundesliga, se non meno. L’ultimo grande affare è quello che riguarda lo svedese, in procinto di accasarsi al Barcelona: siamo davvero alla stretta finale, al punto che l’ultimo ostacolo è Eto’o, che dall’Inter vorrebbe un ingaggio da 10 milioni l’anno. Incredibilmente, Ibrahimovic è già a posto, sotto quel punto di vista. Dico incredibilm
ente perchè in nerazzurro prende(va) una dozzina di milioni, cosa che non credo potrà fare al Barcelona, perchè là nemmeno Messi si avvicina a certe cifre, almeno finora. Oggettivamente, credo che l’affare lo farà l’Inter: Eto’o è, molto probabilmente, il centravanti più forte del mondo, o quantomeno è sul podio. L’unica controindicazione è che entrerebbe in competizione con Milito: un vero peccato tenere in panchina uno dei due, ma volendo il camerunense può partire da lontano, adattandosi anche come seconda punta. A Milano arriverà anche Hleb, più uomo di fascia che trequartista da rombo di centrocampo a dire il vero, ma soprattutto una vagonata di soldi, reinvestibili, se Mourinho chiederà e Moratti vorrà, in un altro elemento di spessore, magari Cassano. L’attacco, nonostante la cessione di Ibrahimovic, sarebbe atomico. L’Inter 2009/10 si presenterebbe molto più forte di quella che ha affrontato la stagione appena trascorsa: detto dell’attacco, a centrocampo Motta e Hleb offrirebbero maggiori soluzioni e la difesa si è rafforzata con Lucio. Pronta per vincere la Champions League? Non si sa, di sicuro non ci è riuscita pur avendo Ibrahimovic in rosa. Chissà che non ci riesca senza.
“Moratti ha provato a farmi la formazione, ma non c’è riuscito”. Moratti, colpito e affondato. Mancini, da un anno senza panchina e in procinto di iniziare la sua seconda stagione da disoccupato di lusso, non le manda certo a dire al suo ex presidente. Che però lo sta ancora profumatamente stipendiando, sia chiaro. Per le sue scottanti rivelazioni Mancini sceglie tra l’altro una testata di prestigio, l’Avvenire: dalle sue pagine il tecnico attacca i dirigenti del calcio moderno: “A volte penso che Mantovani non sia mai esistito. Un uomo troppo grande per essere vero. Oggi i presidenti non
stanno mai zitti, fanno interviste ogni tre giorni. Per dire cosa?. Creano solo confusione. Quella su Berlusconi che ora può fare la formazione a Leonardo può essere solo una battuta, ma io posso parlare di Moratti: qualche volta ha provato a farmi la formazione, magari spingendo per mandare in campo qualche giocatore che gli stava più a cuore. Ma non c’è riuscito, anche perché penso che non sia giusto che un presidente interferisca sulle scelte tecniche. Questo è uno dei mali peggiori del nostro calcio”. Non male, come bordate. Su Berlusconi e sulle sue interferenze, specialemente nei confronti di Ancelotti l’aziendalista si è molto parlato, ed è un dato di fatto che molto spesso spingesse per giocare con due punte anzichè con una. Di Moratti sono sempre stati palesi alcuni sue infatuazioni, come quella per Recoba, che lo portò anche ad acquistare in preda ad un raptus di follia Pacheco, e credo che, almeno per l’uruguaiano, qualche volta abbia messo una buona parola. Con Mancini ci ha provato, con Mourinho, invece, lo ha subito spedito al Panionios. Ad ogni modo, bravo Mancini che “smaschera” questo malcostume, però peccato, poteva dirlo quando sedeva sulla panchina dell’Inter…
E così l’Inter ha acquisito la matematica certezza del suo scudetto senza nemmeno aspettare di scendere in ampo. Troppo arrendevole, troppo morbido e svagato il Milan visto a Udine ieri sera. Non che ci fossero dubbi sul tricolore, ma a questo punto torna fortemente in discussione anche il secondo posto, nel caso la Juventus riesca a vincere contro l’Atalanta. L’Inter ha conquistato così il suo 17° titolo (o titulo?), raggiungendo i cugini-rivali del Milan. La stagione è dunque da considerarsi più che postiva, nonostante la precoce eliminazione dalla Champions League. Tuttavia io sono uno di quei vecchi romantici del calcio che continuano a vedere la conquista del tricolore come ad una grande conquista. Per vincere un campionato bisogna dimostrarsi più forti, compatti e continui degli altri. Per vincere in Europa, invece, serve anche una discreta dose di fortuna. L’Inter è stata la più forte, è sempre stata davanti, c’è poco da fare. l’unica attenuante per le rivali può essere quella degli infortuni, ma anche rimepire meno l’infermeria può essere considerato un merito. A proposito di meriti, questo è davvero lo scudetto di Ibrahimovic, mai così decisivo, mai così goleador. Quante volte ha trascinato al sua squadra lontano dalle secche di un match senza squilli? Quante volte si è inventato reti dal niente? Altro grandissimo protagonista è stato Julio Cesar: in questa stagione nessuno è stato così prodigioso. E poi altri due giocatori che reputo fenomenali: Maicon, il migliore terzino destro del pianeta, e Cambiasso, eccezionale uomo d’ordine. L’Inter, dunque, una squadra con questi quattro fuoriclasse assoluti, diversi giocatori di grande caratura (Samuel, Cordoba, Stankovic), un paio di fenomeni in potenza (Balotelli e Santon), qualche onesto pedatore (come Muntari e Maxwell) e altri elementi da rottamare (Cruz, Crespo, Figo, Vieira) o già rottamati (Adriano), messi in campo da quel Mourinho che non si è rivelati così speciale, ma che tuttavia ha saputo continuare il lavoro del suo predecessore. Anche questo è un merito. Il prossimo anno, però, dovrà davvero vincere la Champions League. Nel frattempo, buoni festeggiamenti.
Come molti avranno già visto, ieri sera, a più riprese, Ibrahimovic ha rivolto gesti non esattamente da gran signore alla curva dei tifosi interisti. Questo perchè, dall’inizio della partita, dallo stadio e forse da quel settore in particolare “piovevano” fischi rivolti alla squadra e probabilmente anche a lui in particolare. Che, è bene dirlo, ha poi deciso la gara con un gran gol ed un assist perfetto per Muntari. Ringraziando nelle interviste finali i tifosi per averlo stimolato. Naturalmente questo potrebbe essere l’effetto del famoso mal di pancia:
Ibrahimovic sarebbe sempre più attratto dal Real Madrid. Come esperienza di vita non la metto in discussione, visto che dopo 5 anni in Italia e 5 scudetti si può avere voglia di cambiare, ma per cercare di vincere ora come ora il Real non mi pare la destinazione ideale (ieri sera ha perso 2-6 in casa contro il Barcelona). Ma in questa storia chi ha ragione? Difficile decidere. Il pubblico può fischiare, paga e ne ha diritto. Però non è sia una novità il brutto gioco espresso dall’Inter, in più, perchè criticare Ibrahimovic, che ha segnato più di 20 reti in campionato (ok, solo in campionato…)? Questo, più degli altri due, è stato il suo scudetto, mai è stato decisivo come quest’anno. Però è anche bene dire che un giocatore che prende 12 milioni l’anno - anche grazie a quei tifosi, tra l’altro - sarebbe meglio che sopportasse queste critiche. E un conto è mettere il dito indice sulla bocca, un altro è lasciarsi andare a certi gesti più volgari. Poi, magari, depresso e frustrato, una volta a casa, potrebbe dare un’occhiata all’estratto conto per tirarsi su di morale.
Il ricco Manchester City, dopo Buffon, ha messo gli occhi su Esteban Cambiasso. Per il centrocampista argentino sarebbe pronta un’offerta da 4,5 milioni l’anno e per l’Inter da 18 milioni per il suo cartellino. Intanto complimenti ai dirigenti del club inglese, perchè almeno dimostrano di capirci qualcosa di calcio: Cambiasso è il giocatore che da qualche anno sta reggendo il centrocampo dell’Inter ed è un mediano che in ogni squadra giocherebbe titolare. Però credo che l’offerta non sia così irrinunciabile, nè per
lui, nè per l’Inter: 18 milioni sono una discreta cifra, e comunque ci sarebbe da sostituire l’argentino con qualcuno di pari livello, un Fabregas ad esempio, e reinvestendo più o meno quella cifra non c’è modo di portarlo a Milano. L’ingaggio poi? Credo che 4,5 milioni Cambiasso li percepisca già in nerazzurro, quindi non dovrebbe essere difficile resistere alle lusinghe d’oltremanica. Non parliamo poi delle ambizioni: adesso gioca nella squadra che domina la Serie A e il Manchester City vivacchia nella parte destra della classifica della Premier League. E ho l’impressione che continuerà a farlo per un bel po’ di tempo ancora: gli arabi hanno i petroldollari, ma si ritrovano in mano una squadra mediocre, cosa che, per esempio, non era capitata ad Abramovich quando acquistò il Chelsea: i blues erano una squadra competitiva, non attrezzata per lo scudetto, ma comunque di vertice e frequentava già i salotti europei. I primi acquisti, poi, non furono roboanti e mediatici, come Robinho, ad esempio, ma furono di buon livello e con un minimo di senno, anche se alcuni delusero, come Veron. Insomma, la strada verso il successo, per i cugini non più poveri del Manchester United, è ancora lunga.
