Il Napoli è al centro dell’attenzione, purtroppo non solo per motivi legati al mercato. Campagnaro, difensore dei partenopei, è rimasto coinvolto in un gravissimo incidente d’auto in Argentina. Tre morti e due sopravvissuti, tra cui lui, appunto. Ma torniamo al calcio: a Napoli sono in arrivo Criscito e Inler. Il primo torna a casa, il secondo anche, diciamo così, dopo il flirt con la Juventus. Non aveva esultato dopo la rete segnata al San Paolo, più che un indizio una prova del fatto che già all’epoca l’affare era fatto. Poi, vabbè, una sbandata per una Vecchia Signora magari c’è stata, ma giusto quella. Sono due acquisti che rinforzano una rosa tutto sommato limitata e non eccezionale dal punto di vista qualitativo: Criscito giocherà, presumo, al posto di Dossena, perchè ormai non credo nemmeno che si ricordi come si gioca da difensore in uno schieramento a tre. E pensare che la Juve, quattro anni fa, voleva edificare su di lui il reparto arretrato del futuro… Inler, appunto, poteva essere un tassello importante del nuovo centrocampo bianconero, lo sarà di quello del Napoli: meglio così, perchè oggettivamente l’ormai ex Udinese non mi sembra un giocatore da quasi venti milioni. Lì in mezzo la Juventus ha già buttato via troppi soldi: Almiron, Tiago, Poulsen, Sissoko, Felipe Melo (che per me è buono ma strapagato), non era il caso di rischiare grosso di nuovo.
La notizia era nell’aria da giorni, adesso manca solo la presentazione alla stampa: il nuovo allenatore della Roma è Luis Enrique. Sì, proprio lui, il jolly tuttofare di Real Madrid e Barcelona, grande giocatore che ai Mondiali del 1994 si prese una gomitata terrificante da Tassotti. Dal Barcelona B passa alla Roma, quella vera, di certo un bel salto, ma comunque meno impegnativo di quello del suo predecessore Guardiola. O
forse no: in fondo, l’attuale allentore del Barca ereditò una squadra più forte e non cambiò paese, e nemmeno città. Sono pochi gli spagnoli che hanno avuto successo in Italia, almeno tra i giocatori. Cosa porterà Luis Enrique a Roma? Di lui si sa tutto sommato poco, a parte il pittoresco fatto che alleni con gli occhiali da sole. L’unica cosa che dovrebbe essere sicura è il modulo: 4-3-3, visto che dalle parti della Masia giocano tutti così. La Roma ha gli uomini giusti? Di sicuro dovrebbe trovare meno spazio Totti: Luis Enrique avrà bisogno, presumo, di attaccanti più mobili. Se al Camp Nou Ibrahimovic fu un buco nell’acqua, la stessa sorte potrebbe toccare al capitano giallorosso, insomma. Potrebbe fare al caso suo Vucinic, sul quale le ultime voci di mercato vogliono la Juventus, passata da Tevez a Benzema, da Benzema ad Aguero, da Aguero a Sanchez e da Sanchez a Vucinic. Almeno adesso girano nomi realistici.
Bene. Apprendo da Tuttosport che oggi Marotta ha incontrato il procuratore di Giuseppe Rossi. Magari non è vero, magari l’ha incontrato per caso in strada e si sono presi un caffè. O, magari, cosa più verosimile, è il procuratore di Giuseppe Rossi ma anche di qualche altro scarsone alla Traorè, per esempio. Fatto sta che i nomi corrono e si rincorrono in questo mercato bianconero, mercato per adesso low cost, visto che sono arrivati Pirlo e Ziegler a costo zero. Tutto sommato, Pirlo non potrà far peggio di Aquilani e Ziegler di t
utti quelli che lo hanno preceduto sulla fascia sinistra. Ergo, per adesso va bene così. Ma adesso serve il colpo, quello vero, quello tipo Rossi, che ovviamente non sarà Rossi, perchè sta prendendo la via di Barcelona, che è appena un po’ meglio di quella di Torino. Peggio per lui. Comunque, serve un grosso colpo, uno che faccia fare il salto di qualità: ma dove? Le cose da fare sono tante: un’ala sinistra, ma anche un pezzo da novanta al centro dell’attacco. E non dimentichiamoci che la difesa è stata disastrosa in questa stagione. Intanto, sembra che stiano comprando Inler e non ne vedo tutta questa necessità, a meno che non arrivi ad un costo contenuto grazie a delle contropartite. Per la fascia c’è chi dice Ribery: mi accontenterei di Vargas o di Bastos, che sembrava già preso. E poi, Aguero: magari. Girava voce che la Juve avesse mandato un fax con l’offerta ufficiale all’Atletico Madrid: si erano sbagliati, volevano chiedere Arbeloa al Real, sicuro.
Tanto tuonò che poi alla fine non successe niente: Mazzarri rimarrà sulla panchina anche nella prossima stagione. Poi sarà esonerato alla prima crisi che la squadra affronterà. Si accettano scommesse: quando i matrimoni continuano per forza, poi si sciolgono di nuovo alla prima difficoltà. Perchè qualcosa si è incrinato, ed a Napoli più che un’incrinatura sembrava una frattura. Composta, diciamo così. La mia personale sensazione è che Mazzarri, conscio del fatto che meglio di così a Napoli non avrebbe mai potuto fare, volesse mollare all’apice, per magari andarsi a sedere sulla panchina della Juventus. Tanto, peggio di Ferrara, Zaccheroni e Delneri non avrebbe potuto fare. Allo stesso tempo, De Laurentiis ne ha approfittato mettendolo spalle al muro e facendo ricadere su di lui le colpe per una situazione poco chiara, contattando poi Gasperini, un allenatore che comunque, credo, sarebbe andato bene alla piazza. Il presidente viene dal mondo del cinema e si vede: sguardo fiero/truce in tribuna, non disdegna la sceneggiata, che c’è stata, anche se è durata poco. Adesso tutte le panchine “nobili” hanno un proprietario: eccetto quella della Roma. Sarebbe libero Ancelotti, ma pare si sia innamorato di Londra, e poi bisogna vedere cosa ne pensano gli americani del suo ingaggio. Occhio a Gasperini: sedotto e abbandonato dal Napoli, non lo vedrei male al posto di Montella. Comunque, sarebbe meglio di Pioli.
Deschamps, Ferrara, adesso Conte. Verrebbe da dire che ormai li abbiamo provati tutti, in attesa che Del Piero smetta di giocare e intraprenda la carriera di allenatore. Ogni volta che vedo una bandiera juventina guidare la squadra, mi si stringe il cuore e non riesco, sempre con il cuore, a dire “no”. Con Deschamps anche la testa diceva “sì”: c’era da fare un campionato di B con una rosa da medio-alta Serie A. In più, il francese aveva già un discreto curriculum. Con Ferrara, decisamente, non era così: in più, ven
iva da due anni in cui la Juventus aveva goduto di una guida esperta come Ranieri, e dopo un terzo ed un secondo posto mirava a confermarsi nel ruolo di grande. Sappiamo tutti com’è andata: più o meno come quest’anno. Adesso arriverà Conte, uno che ha fatto bene, sì, ma in B. Non è un integralista, a differenza di chi lo precede sulla panchina della Juventus, e questo non può che essere un bene. E poi, troppo oneroso Villas Boas, troppo complicata la trattativa con Mazzarri. E allora, Conte. A patto che arrivino interpreti all’altezza e compatibili con i suoi schemi. Servono fasce di livello: Ziegler non mi dispiace e con Bastos formerebbe una corsia di sinistra più che buona. A destra rimane Krasic, sperando che riposa un po’ d’estate, e poi chissà. La trattativa per Pirlo sembra cosa fatta: ecco, qua non mi entusiasmo, ma d’altra parte Aquilani non ha fatto fare nessun salto di qualità e Montolivo è una fotocopia dell’ex Roma e Liverpool. E allora, che si risparmi nel mezzo, per cercare di far arrivare un fuoriclasse là davanti. Ce n’è bisogno: lo dice la storia, una storia a strisce bianconere che non merita altre annate a vuoto.
Adesso l’impero dei Sensi è davvero finito. Thomas Richard DiBenedetto, di chiarissime origini italiane ma “born in Usa”, è ufficialmente il 21 ° presidente, il primo straniero, in quasi 84 anni di vita della Roma. La firma è arrivata nella notte italiana, in una sala panoramica dello studio legale Bingham, al 35 ° piano di un edificio di Federal Street, sulla baia di Boston. Insomma, un’americanata. In Italia si era visto a
nche di peggio, tipo Barton a Bari, a differenza che in quel caso l’affare non si era fatto. Stavolta, invece, nonostante qualche ritardo ed una trattativa estenuante, la proprietà straniera c’è, ed ha anche il portafogli gonfio. UniCredit finanzierà la prima campagna acquisti: è previsto un budget di circa quaranta milioni e considerate le cessioni in vista (una su tutte quella di Menez), il gruzzolo aumenterà. Non è poco e in Italia potrebbe fare la differenza, anche se il nuovo presidente tira subito il freno: «Davvero spero di vincere quanto il Milan di Berlusconi — ha detto DiBenedetto —, ma lui poteva spendere quanto voleva, io invece dovrò attenermi al fair play finanziario». Giusto, ma con quei soldi potrebbero arrivare tranquillamente tre acquisti d qualità, che, aggiunti alla rosa attuale, rinforzerebbero non poco la squadra. Il primo nome, ad esempio, è quello di Buffon. La nuova Roma punta in alto, gli spiccioli per farlo adesso li ha.
In attesa di sapere cosa ci regalerà la giornata di campionato, ci terrei a soffermarmi su una questione di calciomercato che mi sta particolarmente a cuore, ovvero il possibile addio di Buffon alla Juventus. Si parla tanto della Roma, adesso solo della Roma, direi, visto che il Manchester United, che saluterà Van der Saar, sembra orientato verso una soluzione più giovane e, magari, in questo momento più affidabile. Buffon sostituì l’olandese in bianconero, non lo farà di nuovo adesso. Potrebbe rimanere alla Juve, ma voci sempre
più insistenti lo vorrebbero in giallorosso, con dieci anni di ritardo. Eh sì, perchè nell’estate del suo approdo a Torino, anche la Roma neoscudettata lo voleva, ma poi scelse il ben più economico ma comunque promettente (anche se la sua carriera lo ha smentito) Pelizzoli. Non credo che al momento Buffon sia il portiere più forte del pianeta, non so nemmeno se valga la metà di quello che parò tutto in Germania, so però che nella tempesta di Calciopoli fu il primo a dire che non avrebbe abbandonato la nave. E per questo meriterebbe rispetto, se dopo cinque anni da quei giorni decidesse di andarsene. Tuttavia, non credo che il suo sostituto possa essere Storari, un onesto portiere, e per giunta di un anno più vecchio di lui. Con qualche acciaccio in meno, forse, ma se con Buffon stiamo parlando di uno dei primi cinque portieri della storia del calcio, con Storari al massimo si può parlare del miglior dodicesimo del campionato. Se se ne dovesse andare, preferirei vedere Buffon all’estero. Per non vederlo, appunto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, insomma. E poi, perchè dovrebbe andare nella capitale? Con tutto il rispetto, hai scelto la Juve, non te ne sei andato nemmeno in B, e poi la molli per la Roma?
Le cassanate sono storia, se è vero che il loro autore negli ultimi anni si è limitato ad insultare un anziano dandogli del vecchio (penso anche riconglionito). Adesso ci sono le balotellate che, bisogna dirlo, sono più innovative. Mi spiego: rimanendo fuori dal campo, non è niente di che farsi fare una multa per un rosso e abbandonare il ritiro. Lo hanno fatto tutti. Durante una partita, poi, fare le corna all’arbitro risulta curioso, ma più che altro perchè si tratta di un gesto vintage. Balotelli, invece, riesce ad avere una grandissima
inventiva: insulta tutto lo stadio alla fine di una semifinale di Champions League, si mette la maglia della squadra rivale (di cui è tifoso, ma questa non è una colpa), spara con la scacciacani in centro, fa i cori ad una tipa che si è fatta tutta Manchester e, ultima ma non ultima bravata, tira freccette ai giocatori delle giovanili. Genio. Non solo perchè come scusa ha recentemente usato la noia, ma perchè sono convinto che dietro a tutto questo ci sia una precisa strategia. Balotelli vuole andare al Milan e il Milan lo vorrebbe, ma non avrebbe mai potuto cambiare sponda passando direttamente dall’Inter ai rossoneri. Alla fine ci andrà, con somma gioia di Raiola, suo complice, che magari riuscirà a scambiarlo con Ibrahimovic, che ancora il Milan non ha iniziato a pagare. Fatto sta che Balotelli quella divisa che gli regalò Staffelli la vuole indossare in campo e lo farà di tutto per riuscirci, e non dovrà nemmeno rinunciare al miliardo come un Lucarelli qualsiasi. E poi dicono che i calciatori di oggi non sono più attaccati alla maglia.
I tre punti servivano come l’aria alla Juventus, che a Cagliari, pur soffrendo, ha centrato la vittoria. Complessivamente i bianconeri non hanno giocato malissimo, ma hanno palesato le solite amnesie difensive e per buona parte del secondo tempo hanno sofferto la dinamicità di Cossu, al quale il lento Sorensen concedeva sempre il cross. Classico gol a difesa ferma, con un Chiellini ancora colpevole, e un altro “quasi gol” del Cagliari, sempre su azione di calcio piazzato. La rete non è stata annullata, visto che l’arbitro ha
fischiato per una trattenuta appena è stato calciato il pallone, questo va detto. Fatto sta che un giocatore avversario era stato libero, ancora una volta, di battere Buffon di testa da pochi metri, come Migliaccio in settimana. Almeno ieri la Juve ha fatto tre gol e a realizzarli sono stati due acquisti del mercato di gennaio, Matri e Toni. Due gol dell’ex, insomma. L’ex punta del Cagliari non è un centravanti classico, si muove molto e di conseguenza non sempre è lucido davanti alla porta. Tuttavia, anche ieri ha sbagliato la prima occasione nitida dopo pochi minuti e lì non poteva essere stanco: più freddezza davanti alla porta, questo serve da parte di Matri. La prima occasione va concretizzata: non si sa mai che non ne ricapitassero altre… Quanto a Toni, il suo gol è stato una sopresa, sia per la dinamica, sia pe ril fatto che in quel momento la Juve non aveva in campo nessun uomo di fascia. Delneri non mi aveva convinto con i suoi cambi, ma forse sono costretto a dargli un po’ di ragione. Ma solo un po’. Tra l’altro, assist di Barzagli: il difensore acquistato a gennaio è stato, tra Palermo e Cagliari, il più positivo della retroguardia bianconera. Bene così.
Fino a poco tempo fa Genova sembrava un’isola felice nel panorama calcistico italiano: poche pressioni, tifoserie appassionate e risultati soddisfacenti avevano creavato un ambiente ideale. Sulla sponda genoana Gasperini, diventato Gasperson, sembrava un monarca illuminato capace di far girare i suoi sudditi al massimo. e così, con il marchio di fabbrica della difesa a tre, tanta corsa e spirito di sacrificio, la squadra si ritrovava nel reparto avanzato centravanti alla miglior stagione in carriera. Sul fronte sampdoriano, invece, Cassano si era ritrovato ed aveva messo la testa a posto, Pazzini giocava da Nazionale ed una squadra fatta da onesti mestieranti del pallone
riusciva ad arrivare in Champions League. Sembrano passati secoli. Sono trascorsi pochi mesi, invece, e tutto è cambiato. Gasperini non c’è più e Preziosi, dopo averlo allontanato, sembra essere peggiorato: già ad ogni sessione di calciomercato gli interventi che apportava alla rosa erano pesanti, adesso sta esagerando. Ha rivoltato la squadra come un calzino, tra arrivi e partenze la sua bulimia calcistica non fa bene al suo Genoa. In rossoblu, negli ultimi tempi, è passata più gente che alla stazione. La Sampdoria, invece, nel giro di una finestra di mercato ha salutato Cassano e sta per fare lo stesso con Pazzini. Il posto dei due sarà preso da Maccarone e Macheda e non sembra esattamente la stessa cosa. Abbandonata subito la Champions League, Garrone pare aver gettato la spugna. Insomma, sotto la Lanterna i giocattoli (Preziosi e anche no) sembrano essersi rotti.
