La prima Juve brutta

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Uscire da Roma con un punto non dovrebbe mai lasciare l’amaro in bocca. Eppure non può essere altrimenti, perché quella che la Juventus ha affrontato ieri sera era una squadra a cui mancavano molti elementi: buona parte della difesa e anche a centrocampo c’erano assenze importanti. Ma la Roma ha fatto esattamente la partita che doveva fare: ha corso per tutti i novanta minuti ed ha marcato Pirlo a uomo. Ne ha risentito la precisione nei passaggi, ma questo è successo anche alla Juventus, che si è subito fatta prendere il centrocampo e praticamente non l’ha mai riconquistato. La squadra di Conte si è allora affidata sistematicamente ai lanci lunghi, senza risultati di rilievo. Il risultato finale è stato un pareggio, ma entrambe le squadre in campo potevano vincere. Se è vero che la Roma è passata subito in vantaggio per un incredibile regalo di Vidal, è anche vero che dopo il pareggio poteva subito tornare in vantaggio se Totti non avesse fallito il rigore. Allo stesso modo, la Juventus non è stata bella, ma tutto sommato ha avuto più occasioni ed alla fine ha segnato in una delle meno limpide. Conte dice che non bisogna festeggiare per un pareggio e credo stia dicendo la cosa giusta: la Roma di ieri sera era, uomini alla mano, una squadra da bassa classifica. Ma ci ha messo un grande cuore, va detto.

Un punto, forse tre

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In classifica la Juventus ha guadagnato un punto. Sotto sotto, però, se ne sente anche qualcuno in più, perché il pareggio di Napoli, per come è arrivato, vale quasi come una vittoria. Certo, bisogna ammettere che l’arbitro un piccolo aiuto l’ha dato: Lichtsteiner poteva essere espulso, ad esempio. Ma il carattere c’è, su questo non ci piove. Dodici partite, zero sconfitte e dieci punti raccolti nelle sfide con Milan, Inter, Lazio e Napoli. Non c’è nessuna fuga per adesso, perché tutto sommato, anche se la Juventus è imbattuta ha comunque pareggiato cinque volte, ma i segnali sono confortanti e il fatto di non avere impegni di coppa il suo peso ce l’ha, eccome. E poi, per adesso la rosa di Conte non ha subito infortuni significativi. La squalifica di Marchisio ha portato al ritorno del 4-2-4 abiurato dopo una manciata di partite, segno che l’allenatore non reputa Pazienza un ricambio adeguato. Per questo, dal mercato dovrà arrivare un centrocampista dinamico in grado di fare un po’ tutto: di dare il cambio a Marchisio e Vidal, ma anche a Pirlo. Non farebbe male anche un difensore centrale, visto che con Bonucci c’è sempre il rischio di sbandare un po’ dietro. Per il resto, Conte può essere ottimista: l’amalgama c’è e non serve andare a comprarlo. Il carattere pure e sono sicuro che in questo ci sta mettendo del suo.

Aspettando Krasic

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La Juventus è ancora in testa (sempre in coabitazione con l’Udinese), ma ha comunque dei problemi da risolvere. Uno su tutti, quello più palese, è rappresentato da Milos Krasic: dov’è finito quel cavallo della scorsa stagione? O almeno quello visto nella prima metà del campionato 2010/11, quello che buttava la palla avanti, girava intorno all’avversario per riprenderla e creava la superiorità numerica? Che fosse umorale (eufemismo) e che per rendere dovesse essere fisicamente al 100% si sapeva e l’ho sempre sostenuto. Il fatto è che adesso il serbo è un vero e proprio corpo estraneo. E mi dispiace, perché credo che, tra gli esterni della rosa bianconera sia l’unico davvero in grado di fare la differenza. Ma, va detto, non è dotato di grande intelligenza tattica e la partita con il Chievo ne è stata una chiara dimostrazione, semmai ce ne fosse stato bisogno. Sbaglia sempre la posizione del corpo quando entra in possesso del pallone. In più, si accentra, ma così non trova gli spazi in cui esaltarsi. Credo non gli giovi il modulo che Conte sta usando al momento e che, tutto sommato, Krasic debba essere impiegato solo nel 4-2-4 (che poi sarebbe un 4-4-2). Ma il tecnico bianconero si sta confermando integralista, sì, ma del 4-3-3. Che dà più protezione a Pirlo, ma che da un altro punto di vista complica la vita agli uomini di fascia ed all’unica punta, sempre troppo sola. La Juventus non gioca male, ma fatica terribilmente a trovare la porta. Potrebbe essere lo stesso sufficiente per un campionato di vertice, ma basta dare uno sguardo in panchina ed in tribuna per capire come, contro certi avversari, sarebbe meglio osare un po’ di più. E, magari, così anche Krasic ritroverebbe sé stesso.

La Juve c’è. E ci sarà

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E così, dopo cinque giornate la Juventus è in testa. E si può ritenere una delle candidate allo scudetto, mi sbilancio. Lo è per demeriti altrui o per meriti propri. I demeriti sono della concorrenza milanese, ovviamente. L’Inter sta vivendo un inizio di stagione che definire travagliato è un eufemismo, il Milan, complici tanti infortuni, non sembra per ora in grado di ripetere il campionato 2010/11. I meriti bianconeri, invece, sono riassunti in una classifica che la vede in testa: niente di eccezionale in termini di punti, che con il calendario agevole (anche grazie alla prima giornata rimandata: trasferta insidiosa a Udine) potevano anche essere di più. Ma dopo due settimi posti un po’ di entusiasmo ci sta, ma con un occhio al passato. Con Ferrara la Juve era partita a mille all’ora, per poi sfaldarsi alle prime difficoltà, con Delneri era stata tra le prime fino a Natale per poi mettere insieme un intero girone di ritorno da incubo. Il Napoli, a detta di tutti, è da scudetto. Con tutto il rispetto per i partenopei, allora, non vedo perché non debba esserlo anche la Juventus, che non ha nemmeno gli impegni di coppa. La rosa è ampia e di qualità in certi reparti, ma ha delle lacune in altri. Ma questo vale per tutti: la difesa del Napoli in quanto a nomi non è di alto livello, il Milan ha un centrocampo di portatori d’acqua, l’Inter ha perso Eto’o davanti e per il resto si affida a gente come Obi e Nagatomo. La quota scudetto sarà bassa. Ci possono arrivare in tanti.

Per me il bicchiere è mezzo vuoto

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In giro leggo e vedo commenti positivi dopo il pareggio interno della Juventus. Vero, un punto ottenuto giocando un tempo in inferiorità numerica non è da buttare, ma forse l’ottimismo arriva in seguito ad uno sguardo alla classifica. La Juventus è lassù, non da sola, ma è in vetta. Imbattuta dopo tre giornate, con sei reti fatte e due subite, di cui una a risultato ampiamente acquisito. Della partita con il Bologna c’è da salvare il carattere mostrato e la voglia di tenere comunque il pallino del gioco, ma continua a vedere due punti persi invece di uno guadagnato. Considerato il calendario, infatti, i nove punti in classifica erano decisamente alla portata. E poco conta come era messa la squadra l’anno passato: sì, probabilmente la Juve della stagione scorsa il match contro il Bologna l’avrebbe perso, ma c’entra poco. La Juve di quest’anno l’avrebbe vinto se non fossero state commesse due o tre sciocchezze. La prima di Vucinic, che si è fatto buttare fuori per un fallo a 70 metri dalla sua porta, la seconda di De Ceglie, che ha regalato una palla gol da una situazione innocua (queste cose le poteva fare anche Ziegler) da cui è nato l’angolo del pareggio arrivato grazie all’approssimativa marcatura di Chiellini su Portanova, ecco la terza. Questo per quanto riguarda quelli che sono scesi in campo. Per il resto, Vidal sembra già essere un tuttofare da mettere sul finire di gara, Quagliarella uno da tenere solo in panchina, così come Elia, che almeno nel frattempo trova il tempo di twittare. Sono troppo critico? Forse. Ma vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Si sa.

Tanta Juve, finalmente

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Tanta attesa è stata ripagata: la Juventus ha esordito alla grande in campionato superando in scioltezza il Parma. Un 4-1 che poteva essere un 4-0: e anche se quel golletto su rigore ad un minuto dalla fine fa storcere un po’ il naso pr aver sporcato un risultato rotondo e perfetto, i tifosi juventini possono essere contenti. Era difficile immaginare un esordio migliore: il Parma non ha mai tirato in porta (nemmeno fuori, a dire il vero), la Juve ha fatto la partita dal primo al novantesimo, con un grande possesso palla e diverse giocate di livello. Certo, si dirà, l’avversario non era granché. Ed infatti non c’è da stappare lo spumante, ma si può essere ottimisti, quello sì. Il mercato non ha portato un grande difensore centrale, è vero, ma sono arrivati, rimanendo ai goleasor odierni, un Vidal tuttofare ed un terzino come Lichtsteiner, uno che la fascia la ara senza sosta. A proposito, le famose fasce: bene Pepe, con la ciliegina del gol, male Giaccherini, forse emozionato o forse solo scarso, chissà. Continuo comunque a vedere titolare Krasic sulla destra, sempre che sia in forma, ed uno tra Elia e Estigarribia sulla sinistra. Devono assimilare gli schemi, lo faranno presto: Conte è un martello che picchia forte. La favola dell’allenatore integralista è già finita, come quella dei terzini bloccati: guardatevi il taglio di Lichtsteiner sul gol. Perfetto, come il lancio di Pirlo, che ha imbeccato poi anche Marchisio per una rete sontuosa. Quando si corre (e lo si fa non a vuoto) viene tutto più facile, cè poco da fare. E poi, è bene sottolineare certe cose come ha fatto Conte nel post-gara: l’arbitro ha sbagliato due volte (rigore e gol annullato) penalizzando la Juve. Ricordatevene in futuro, mi raccomando, quando accadrà il contrario.

Forza Capitano

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Vederlo in tv, con il sottopancia “Allenatore Juventus”, mi ha fatto uno strano effetto. Positivo, ma strano. Ma adesso Conte è ufficialmente il nuovo tecnico e la società può iniziare a programmare il suo futuro. Di questo ho già parlato e non voglio dilungarmi sulla sequela di nomi apparsi sui giornali: qualcuno arriverà, e arriverà anche un campione, magari, ma quello più avanti. Voglio tornare a Conte: la sua juventinità non basterà, non è bastata a Ferrara, non servirà a lui. Dovranno arrivare i risultati, perchè il popolo bianconero ne ha bisogno, sfiancato da due anni di cocenti delusioni. Conte sa come si vince e sa cosa sognifica portare quella maglia, disonorata ultimamente troppe volte. Appena riuscirà a calarsi nel suo nuovo ruolo, appena riuscirà a scrollarsi di dosso l’emozione di ieri, sono sicuro farà ottime cose. Su Delneri sono stato sempre pessimista, e i fatti mi hanno dato ragione. Con Conte spero e credo che le cose andranno in maniera diversa e non tanto per lui, ma per il mercato che la dirigenza farà: certo, Delneri non si è rivelato un abile stratega, ma la campagna acquisti era stata fatta male e un po’ a casaccio. Tutti i nomi che vedo girare adesso, invece, sono piuttosto funzionali al modulo di Conte che, ironia della sorte, è quello di Delneri. Forza Capitano.

Salta ancora con noi

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In attesa di sapere cosa ci regalerà la giornata di campionato, ci terrei a soffermarmi su una questione di calciomercato che mi sta particolarmente a cuore, ovvero il possibile addio di Buffon alla Juventus. Si parla tanto della Roma, adesso solo della Roma, direi, visto che il Manchester United, che saluterà Van der Saar, sembra orientato verso una soluzione più giovane e, magari, in questo momento più affidabile. Buffon sostituì l’olandese in bianconero, non lo farà di nuovo adesso. Potrebbe rimanere alla Juve, ma voci sempre più insistenti lo vorrebbero in giallorosso, con dieci anni di ritardo. Eh sì, perchè nell’estate del suo approdo a Torino, anche la Roma neoscudettata lo voleva, ma poi scelse il ben più economico ma comunque promettente (anche se la sua carriera lo ha smentito) Pelizzoli. Non credo che al momento Buffon sia il portiere più forte del pianeta, non so nemmeno se valga la metà di quello che parò tutto in Germania, so però che nella tempesta di Calciopoli fu il primo a dire che non avrebbe abbandonato la nave. E per questo meriterebbe rispetto, se dopo cinque anni da quei giorni decidesse di andarsene. Tuttavia, non credo che il suo sostituto possa essere Storari, un onesto portiere, e per giunta di un anno più vecchio di lui. Con qualche acciaccio in meno, forse, ma se con Buffon stiamo parlando di uno dei primi cinque portieri della storia del calcio, con Storari al massimo si può parlare del miglior dodicesimo del campionato. Se se ne dovesse andare, preferirei vedere Buffon all’estero. Per non vederlo, appunto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, insomma. E poi, perchè dovrebbe andare nella capitale? Con tutto il rispetto, hai scelto la Juve, non te ne sei andato nemmeno in B, e poi la molli per la Roma?

Qualcuno faccia qualcosa!

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Inter, Juventus e Milan: le tre grandi (almeno secondo i trofei in bacheca) del nosro calcio tra ieri e oggi non riescono ad andare oltre tre pareggi rispettivamente contro Brescia, Cesena e Bari. Le milanesi grandi lo sono anche di fatto. La Juve, invece, rappresenta solamente il ricordo sbiadito di una grande squadra. Partiamo dal primo incontro in ordine cronologico: Eto’o fa, Cordoba disfa, e meno male che Caracciolo non sa battere i rigori. Leonardo sta lavorando bene, ma subisce ancora troppe reti. L’impressione è che il trend, considerate le poche partite a disposizione, non cambierà. Tuttavia, il tricolore potrebbe rimanere ancora sulle maglie nerazzurre, visto lo stop interno del Milan contro il Bari. Nel classico testacoda, è successo l’impensabile: Bari in vantaggio, Milan che pareggia proprio contro il barese doc Cassano. Con un derby da giocare, tutto può succedere. Può succedere invece davvero poco alla Juventus, ormai vittima di un’involuzione da cui non riesce ad uscire. Delneri non se ne andrà e fa bene: a 60 anni è arrivato su una delle panchine più prestigiose del pianeta, normale che ci voglia rimanere finchè glielo concedono. Ma ormai è palese il fatto che debba essere allontanato. In campo ci vanno i giocatori, ma visto che non si può cambiare un’intera rosa a stagione in corso, che si intervenga sulla guida, almeno. Motta si è fatto cacciare ingenuamente, ma Delneri ha la capacità di non indovinare mai un cambio. In più, continua a dichiararsi soddisfatto di come gioca la squadra. Ieri sera, addirittura, ha parlato di una squadra spigliata, mi pare, e di una buona difesa, perchè contro aveva Bogdani, un “attaccante difficile”, sì, ma per la squadra che lo schiera, aggiungo io. Avanti così. Ma, in fondo, un punto in uno scontro diretto in trasferta non è da buttare.

La partita del girone

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Oh, finalmente rieccoci, dopo un girone, alla partita più importante. Almeno del mio campionato. Ovviamente sto parlando di Juventus-Inter: più di un semplice incontro di calcio, più o meno uno scontro tra ideologie, una sorta di guerra santa del pallone. Un girone fa la partita di Milano dette fiducia ai bianconeri, che avevano iniziato maluccio il campionato e che riuscirono ad uscire indenni dal Meazza. Adesso potrebbe accadere la stessa cosa: per adesso il 2011 della Juve è stato deludente, una vittoria contro i rivali storici darebbe, oltre a tre punti pesanti, una spinta al morale non indifferente. Non c’è niente in palio, anche quest’anno il Derby d’Italia non decide nulla: le due squadre che scenderanno in campo corrono per obiettivi diversi ed appena due mesi fa questo non era scontato. Poi la Juve è scoppiata e l’Inter ha mandato via Benitez. Entrambe le squadre hanno avuto problemi a causa dei numerosi infortuni: adesso le infermerie si sono svuotate e i tecnici possono lavorare al meglio delle loro possibilità. Leonardo, tra l’altro, ha uno spogliatoio che lo segue, a differenza di ciò che era successo con Benitez. Delneri, invece, anche con mezza squadra fuori non si è mai smosso dal suo 4-4-2, anche quando non aveva uomini adatti. Chissà che non si inventi qualcosa adesso: intanto mette in campo il doppio centravanti. Basterà questo per fare male all’Inter? Chissà, tra poco più di un giorno lo scopriremo. Come dite? Da adesso a Juve-Inter ci sono altre nove partite di campionato? Questo lo dite voi.