Tornando sull’intervento precedente, mentre a Liverpool stanno già pregustando investimenti pesanti sul mercato, in questi giorni di pausa per la Nazionale anche per i nostri club continuano le voci di acquisti e cessioni. Dalla Spagna è rimbalzata la notizia, proprio oggi, che il Milan stia pensando di riportare a casa un vecchio amore mai dimenticato, quel Kakà che doveva essere uno dei fiori all’occhiello dei Galacticos e che
invece adesso, invece di essere trattato come uno degli “Zidanes”, è considerato alla stregua di un Pavon qualsiasi. Anche peggio, forse: Mourinho non lo vede e quando rientrerà dall’infortunio le cose non dovrebbero cambiare. I problemi per Kakà non sono solo tattici: il brasiliano ha difficoltà fisiche, di quelle che però non se ne vanno andando sotto i ferri. Ecco, sempre che Galliani stia covando l’affare, proprio qua starebbe la fregatura: il Kakà che tornerebbe a Milanello non sarebbe quello da Pallone d’Oro ma la sua controfigura. Qualcuno potrebbe far notare che potrebbe essere comunque meglio di Ronaldinho: l’attuale numero 80 (oscenità) rossonero rimane un giocoliere ma anche lui, rispetto al giocatore che incantava l’Europa è proprio tutt’altra cosa. Berlusconi lo considera il più forte di tutti i tempi: vuole vivere fino a 150 anni, ma già a 74 le memoria lo deve aver abbandonato. Insomma, il cambio Kakà-Ronaldinho ci starebbe pure, tutto sommato. E la formula del possibile affare stuzzica, perchè sarebbe quella usata per Ibrahimovic, anche se mi sembra strano che i polli li trovi tutti il Milan.
Il Milan non può e non deve affidarsi al “solito” Ibrahimovic e ai lanci lunghi verso lo svedese se vuole vincere qualcosa. Così parlò Seedorf. Ieri sera i rossoneri hanno trovato una via alternativa per mettere sotto il Parma, ovvero la soluzione da lontano di PIrlo. Come per dire: se non riusciamo ad arrivare in porta, ci proviamo da lontano, i tiratori non ci mancano. Bene, perchè per adesso il Milan era stato Ibra e poco altro, salvo nella bella vittoria sul Lecce all’esordio. E’ una squadra che giustamente sfrutta il talento dello svedese, capace di far reparto da solo ma che,
trattandosi comunque di un essere umano è disinnescabile, in qualche modo. Per questo dovrebbe ingegnarsi, e credo che Allegri ci stia lavorando su, per trovare altre vie che portino al gol. A questo Milan manca terribilmente Pato, quello vero, uno dei più forti della sua generazione, scintillante all’esordio in campionato. Il suo rientro in pianta stabile, però potrebbe, o almeno ritengo dovrebbe, portare ad un cambio di modulo: il brasiliano è sì veloce, ma non è un’ala e sarebbe uno spreco tenerlo lontano dalla porta. Centrocampo a rombo, lui e Ibra davanti: credo che sotto sotto Allegri ci stia pensando e penso che dovrebbe finire per giocare così, con buona pace di Ronaldinho e del discontinuo e per ora fuori forma Robinho. Pirlo qualche metro avanti o magari Boateng guastatore a ridosso delle punte, così lo farei giocare il Milan. Insomma, io, di quattro tenori, ne farei esibire due per volta.
Siamo partiti proprio bene, sì. Gli errori arbitrali hanno già fatto scattare le prime polemiche e i presidenti ci vanno giù pesantemente: è di oggi lo sfogo di Zamparini, che ha definito l’Inter “la nuova Juventus”. A parte il fatto che da tifoso bianconero mi sento offeso, tutto questo deve far riflettere. C’è stata Calciopoli? Il mondo del pallone non doveva essere pulito? Ed invece no, si è sempre pronti a piangere quando il direttore di gara sbaglia contro di noi, ma non si dice nulla se lo fa a favore. Zamparini parla di quattro rigori ma,
forse, ce ne poteva stare uno. Forse. Pozzo, patron dell’Udinese, ha accusato l’arbitro per non aver ravvisato il fallo di Chiellini su Sanchez ad inizio gara. Fallo solare, in effett, con un rosso che avrebbe potuto indirizzare la gara su ben altri binari. Però poi ha parlato anche della gara contro l’Inter, dimenticandosi di un rigore nettissimo non fischiato ad Eto’o. E poi, la Fiorentina: è bastato piangere un po’ dopo due partite ed ecco un rigore regalato contro la Lazio. In questo caso nessun Della Valle che abbia protestato, mi pare. Ma forse, la Serie A ha semplicemente gli arbitri che si merita: squadre mediocri o comunque non ancora in forma, direttori di gara nelle stesse condizioni. Oppure di sinistra.
Il segreto di Pulcinella: non è che Leonardo abbia lasciato la panchina del Milan perchè sedotto da sirene brasiliane o perchè si vedeva meglio con altre vesti più “dirigenziali”. No, lo ha fatto per “ragioni di incompatibilità di carattere e di stile con Berlusconi“. Insomma, la grande famiglia rossonera, quella in cui tutti si vogliono bene, forse non è quella che il padrone di casa vuole dipingere. D’altra parte a Berlusconi piace fare la formazione e si è sempre sentito un allenatore mancato: non a caso, sta già provando a farla anche ad Allegri, che già alla prima conferenza stampa era passato, per così dire, in secondo piano. Ed era
quella della sua presentazione. Leonardo intanto si guarda in giro: con la squadra che aveva ha raccolto il massimo. A differenza di Ferrara, anche lui messo sulla panchina di una grande a digiuno di esperienza di allenatore, almeno non ha fatto disastri e sogna di poter lavorare in Inghilterra. E all’Inter? Leonardo ha chiosato con il più classico dei “mai dire mai”: prima Inter e Milan si scambiavano brocchi (anche Brocchi, e comunque l’Inter ogni tanto ci metteva dentro uno forte), poi i rossoneri si sono dedicati a vecchie bandiere finite, fino all’approdo di Ibrahimovic al Milan di Ibrahimovic, uno che può fare la differenza. L’Inter potrebbe un giorno vendicarsi con Leonardo e chissà, dicono, che prima ancora non lo faccia con Kakà, proprio per gentile concessione di un ex, Mourinho, che invece al Milan non ci andrà mai, essendo troppo innamorato, ha detto, della famiglia Moratti. Ma vuoi mettere con quella Berlusconi?
Con la coppia Chris Killen-Darren O’Dea, che si sono baciati in un casinò di Glasgow (ah, che luogo romantico…), mi viene in mente un’altra coppia che fece furore qualche tempo fa. E sto parlando di giocatori di tutt’altro livello: Ibrahimovic e Piquè. Scherzi a parte, un pensiero sullo svedese: ha fatto un buonissimo esordio in Champions League, con una doppietta ai modesti, è vero, francesi dell’Auxerre, che comunque
avevano fatto fuori lo Zenit di Spalletti nel turno preliminare. Dovrebbe essere la normalità per un giocatore del calibro di Ibra, ma invece lui, di solito, in Champions League si ritrova con le polveri bagnate. A differenza di un tipetto che l’anno scorso giocava con lui a Barcelona, uno che di nome fa Lionel. Proprio Messi martedì ha steso da solo il Panathinaikos, ma in effetti l’argentino rispetto allo svedese rappresenta lo step superiore. In più, non gli fa difetto l’umiltà. Ora, non che io sia contro la spavalderia tipica di un Cristiano Ronaldo: se fossi nelle sue condizioni, mi sa che mi gaserei un po’ anche io. Ma rispondere in quel modo ad Arrigo Sacchi, uno che ha fatto la storia del calcio ed in particolare del club con il quale Ibrahimovic sta giocando, davvero non ci stava. Come il peggiore dei bulletti di periferia (cosa che in effetti è), il nasone di Malmoe ha invitato l’ex ct a dire le cose in faccia, e di persona, frase che suonava un po’ minacciosa e certamente inappropriata: senza offendere nessuno, Sacchi aveva solamente espresso il suo parere su Ibrahimovic e siccome adesso fa l’opinionista, beh, non poteva certo fare altrimenti. Altro che applausi, solo fischi per Ibra.
La vittoria per 2-1 dell’Inter contro l’Udinese sembrava un successo striminzito di cui non andare troppo soddisfatti ed invece Rafa Benitez starà gongolando pensando alla partita di ieri e ai punti messi in cascina, visti i risultati ottenuti dalle rivali in serata. Tonfo del Milan a Cesena, dopo l’esordio spettacolare contro il Lecce (probabilmente la peggior squadra della Serie A, si badi bene), crollo della Roma a Cagliari. I
giallorossi, che in Sardegna oltre alla partita hanno perso proprio la testa, dopo due incontri hanno appena un punto, mentre il Cesena in questi due primi turni ha prima bloccato i giallorossi all’Olimpico e poi dato una dura lezione al Milan al Manuzzi. L’Inter ha faticato contro una gran bella Udinese, rapida e capace di mettere in crisi i nerazzurri, ma un po’ troppo ingenua. Incredibile, infatti, il fallo di mano che ha di fatto consegnato la vittoria alla squadra guidata da Benitez. Sembra un campionato in cui tutti possono soffrire con tutti: per dire, mentre scrivo, il Palermo ne sta prendendo tre a Brescia. Insomma, come campionato questo appena iniziato dà l’impressione di poterci riservare diverse sorprese e, forse, anche una squadra come la Juventus potrebbe fare la sua porca figura.
Da qualche parte ho letto che questo è il Milan più forte degli ultimi 15 anni. Considerando che quello dello scudetto di Zaccheroni era ben poca cosa e che le formazioni con cui Ancelotti ha vinto erano tutt’altro che trascendentali, può anche essere la verità. Eppure, prima degli ultimi giorni di mercato, il Milan era considerata una squadra in disarmo, una sorta di succursale del Genoa. Poi, il solito stucchevole teatrino: dopo aver pianto miseria per un’intera estate, Galliani vola in pompa magna a Barcelona già sicuro di
cocludere l’affare, ma crea la lunga attesa e torna a casa con Ibrahimovic. Il Presidente ha voluto così, dirà: serviva un grande acquisto. Come da Milan, presentazione in pompa magna a San Siro: d’altra parte al formula “panem et circenses” vale da più di due millenni, anche se qua, a dire il vero, c’erano solo i secondi. La moderazione non è contemplata e chissà che non ci siano presto nuove elezioni. Fatto sta che la premiata ditta Silvio-Adriano non si ferma qua e porta a Milano un altro giocoliere, quel Robinho così fumoso ma a tratti devastante, uno che non fa della continuità esattamente il suo piatto forte. Con questi due acquisti, il Milan passa da squadra derelitta a unica e vera anti-Inter: certo, la difesa scricchiolerà ancora, visto che le fasce sono sconsolanti e Nesta è un 34enne con gli acciacchi di un pensionato. Il centrocampo potrebbe reggere e davanti giocheranno in tre, a dirla tutta. Ma l’aver messo accanto a Pato e al miglior giocatore mai esistito due come Robinho e, soprattutto, Ibrahimovic non può che rilanciare le ambizioni rossonere. Chissà chi giocherà là davanti… l’unica certezza è che, almeno su azione, il Milan non farà mai gol di testa.
“Non si può cominciare la stagione con soli 12 giocatori, ce ne vogliono 18-20″ : Allegri ha lanciato l’allarme. Per costruire una squadra, in effetti, l’allenatore dovrebbe averla tutta a disposizione e non di lavorare con qualche titolare e tantissimi ragazzi della Primavera. Sono sicuro che però se sedesse Berlusconi in panchina non si lamenterebbe, e vincerebbe lo stesso tutto. Scherzi a parte, nonostante la “moria” di
titolari, nelle amichevoli disputate a Londra il Milan ha fatto vedere buone cose contro avversari di livello, e si è tutto sommato comportato bene. Dal punto di vista del gioco, sì, ma anche da quello disciplinare, che non è poco in questa estate in cui le amichevoli spesso e volentieri si trasformano in risse. Dopo i fattacci di Cagliari-Bastia e Catania-Iraklis, un’altra partita è finita malissimo. Al termine di Brescia -Larissa, infatti, si è scatenata una vera e propria caccia all’uomo a cui hanno partecipato anche alcuni tifosi. Sarà il caldo che dà alla testa, forse. Oppure manca davvero cultura sportiva, certo è che tutto questo non è esattamente normale. Comunque sia, tra rose dimezzate, infinite tournée in giro per il mondo e risse selvagge, il calcio d’agosto non è più quello di una volta. Poco male, tra meno di un mese si fa sul serio.
Il Milan non è che si stia muovendo molto sul mercato: sono arrivati Yepes, Amelia e Papastathopoulos. Troppo poco per poter solo sperare di accorciare le distanze dall’Inter. La sensazione è che il divario sia destinato ad aumentare ulteriormente: l’unica speranza è che Allegri riesca a far giocare la squadra come vuole e che i vecchi tirino furoi l’orgoglio e nascondano gli acciacchi. In attesa di sapere cosa ci sarà nel futuro di Gattuso, chi ha più anni di lui rinnova il contratto. Zambrotta, Abbiati e Oddo, per esempio. Ma non
è un male: lo pensavo inizialmente, ma in realtà almeno i due difensori hanno spalmato su più anni il totale dell’ingaggio che sarebbe rimasto. Dunque, il loro stipendio inciderà meno sul bilancio e, contemporaneamente, se qualche squadra li volesse potrebbe avvicinarsi più facilmente all’ingaggio che percepiranno. Questo non vuol dire però che il Milan abbia più soldi per comprare qualcuno, o almeno qualcuno in grado di far fare il salto di qualità. Di cessioni fruttuose all’orizzonte non se ne vedono: Gattuso si potrebbe svincolare, Huntelaar non esercita grande appeal in giro (d’altra parte il calcio non ha memoria), Thiago Silva dietro è l’unico affidabile e sarebbe meglio tenerselo stretto. Rimarrà Ronaldinho, almeno fino al termine della stagione: il Milan poteva incassare qualcosa dalla sua cessione, liberarsi di un ingaggio sontuoso e di un giocatore che ha fatto discretamente ma che è lontano parente, più cicciottello, anche, del funambolo che vinse il Pallone d’Oro. Insomma, tra tanti che restano, Ronaldinho rimane. E forse rinnoverà fino al 2014. Una stupenda notizia per i tifosi del Milan: stiamo parlando del miglior giocatore mai esistito.
Due conferenze stampa ieri, due autentici one-man-show. Berlusconi ha letteralmente oscurato il nuovo allenatore del Milan Allegri: in pratica, ha parlato solo lui. Non è mancato ovviamente il solito ritornello della squadra più titolata al mondo, come se i titoli e le coppe nazionali non contassero… ma vabbè, ci manca solo il badge apposito. La sparata più grossa, però, l’ha fatta parlando di Ronaldinho, che ha definito “il giocatore più forte mai esistito”. Non della storia del Milan, o della sua presidenza, che già sarebbe grave. Della storia del calcio! Con buona pace dei vari Pelè, Maradona, Cruyff, Di Stefano, Platini, Eusebio, Puskas,
Van Basten… e di tutti gli altri. Ha poi lasciato intendere che si è già consultato con Allegri sulla futura posizione in campo di Ronaldinho: traducendo, anche questa volta la formazione la vorrà fare lui. L’altro show di giornata è stato quello di Totti, che qualche cosa buona l’ha detta. Ha risposto alla Lega così: “Non rispondo a gente che non canta nemmeno l’inno nazionale”. Ci ha messo dentro l’invidia, come se fosse obbligatorio essere invidiosi della romanità, ma vabbè. A proposito di inno, è tornato sulla mancata convocazione da parte di Lippi per il Mondiale. Esclusione sacrosanta, a mio avviso, nonostante lui avesse dato la sua disponibilità. E se chiamasse Prandelli? “Lo saluterei volentieri e basta. Se ero vecchio l’anno scorso figuriamoci quest’anno…”. Al Mondiale ci sarebbe andato, ma le prossime saranno qualificazioni agli europei…
