Non ho visto la partita dell’Inter, però il risultato del primo tempo lo sapevo: 2-2. Prendere due reti in casa non è cosa buona, però ero convinto che i nerazzurri ne avrebbero fatti un altro paio, mettendo così in cassaforte la qualificazione. Quando poi ad un mio amico è arrivato un sms ed ho sentito dire “5-2″, mi sono ritenuto un grande intenditore di calcio. Quando ho capito che più che un 5-2 era un 2-5, ho capito che si può essere sì intenditori di calcio, ma che quando questo sport ti vuole sorprendere ci può riuscire
benissimo. L’Inter, la squadra campione d’Europa in carica, è praticamente già stata eliminata dallo Schalke 04, modestissima squadra tedesca che naviga nella bassa Bundesliga. Servirebbe una vittoria con quattro gol di scarto a Gelsenkirchen: un po’ troppi per ritenere la cosa fattibile. Più che altro per quello che si è visto ieri sera, o almeno per quello che ho capito dagli highlights: l’Inter ha una difesa di burro. Dopo essere stata demolita dall’attacco milanista, ieri sera è stata umiliata da quello tedesco che, va detto, ha nel solo Raul l’unico grande giocatore. Ok, il colpo del k.o. l’ha dato lo sciagurato Ranocchia e da lì in poi i nerazzurri hanno mollato, ma azioni come quella del quinto gol non si vedono nemmeno nelle partite tra scapoli e ammogliati. Non so se il problema dell’Inter era Benitez. Mettiamo che lo fosse. Ecco, ho come l’impressione che Leonardo non sia stata la soluzione migliore.
Oh, finalmente rieccoci, dopo un girone, alla partita più importante. Almeno del mio campionato. Ovviamente sto parlando di Juventus-Inter: più di un semplice incontro di calcio, più o meno uno scontro tra ideologie, una sorta di guerra santa del pallone. Un girone fa la partita di Milano dette fiducia ai bianconeri, che avevano iniziato maluccio il campionato e che riuscirono ad uscire indenni dal Meazza. Adesso potrebbe accadere la stessa cosa: per adesso il 2011 della Juve è stato deludente, una vittoria contro i rivali storici darebbe, oltre a tre punti pesanti, una spinta al morale non indifferente. Non c’è niente in palio, anche
quest’anno il Derby d’Italia non decide nulla: le due squadre che scenderanno in campo corrono per obiettivi diversi ed appena due mesi fa questo non era scontato. Poi la Juve è scoppiata e l’Inter ha mandato via Benitez. Entrambe le squadre hanno avuto problemi a causa dei numerosi infortuni: adesso le infermerie si sono svuotate e i tecnici possono lavorare al meglio delle loro possibilità. Leonardo, tra l’altro, ha uno spogliatoio che lo segue, a differenza di ciò che era successo con Benitez. Delneri, invece, anche con mezza squadra fuori non si è mai smosso dal suo 4-4-2, anche quando non aveva uomini adatti. Chissà che non si inventi qualcosa adesso: intanto mette in campo il doppio centravanti. Basterà questo per fare male all’Inter? Chissà, tra poco più di un giorno lo scopriremo. Come dite? Da adesso a Juve-Inter ci sono altre nove partite di campionato? Questo lo dite voi.
Questo mercato di gennaio non fa che intristirmi. Vedere l’Inter che si porta a casa Pazzini è stato un colpo al cuore: non che il mio conterraneo sia un fenomeno, però tra i possibili attacacnti accostati alla Juventus era quello che mi piaceva di più. Pazienza. Qua il divario con le prime aumenterà sempre di più, facciamocene una ragione. Però basta parlare di Juve: parliamo di Inter. Giusto prendere Pazzini: dietro Eto’o e Milito (che era da vendere in estate) non c’era nessuno. Ma, piuttosto, mettetevi nei panni di Beni
tez. Ok, vi starebbero un po’ larghi, ma mettetevici lo stesso. Davvero, preso in giro da Moratti, che lo ha ben stipendiato, va detto, ma che non gli ha comprato nessuno e che invece lo fa adesso con Leonardo. Voglio dire, avere Pazzini e Ranocchia in più non sarebbe stato certo male per Benitez, a cui è toccato anche dover dare minuti ad un Coutinho oggettivamente impresentabile, ancora, per il nostro calcio. Nei panni di Benitez, o nelle sue scarpe, come dicono a Liverpool, ci si sentirebbe un po’ presi per i fondelli: i soldi c’erano, ma il capo non li voleva scucire. Noi bianconeri, invece, siamo tranquilli: con Branescu, Sorensen, Magnusson e Piazon nel 2020 vinciamo tutto. E poi, ora che l’Inter ci ha fregato Pazzini, ripiegheremo su Rooney. Pazienza.
C’era un tempo in cui comparivano allenatori che rivoluzionavano il calcio. Ma ormai, nel 2011, tutto è stato fatto e la categoria, con ogni probabilità si è estinta. Rimangono quelli che migliorano le loro squadre, quelli che svolgono il compitino e quelli che peggiorano le cose. Ecco, Benitez nella sua esperienza interista è appartenuto al terzo gruppo. Non c’è dubbio che Moratti lo abbia spinto in quella direzione, ma anche lo spagnolo non è esente da colpe. Se ne farà una ragione, immagino, o forse se l’è già fatta. Sarebbe bastato
rimanere nel limbo del compitino, ma non c’è riuscito. Sarebbe bastato proseguire il lavoro di Mourinho ma lo spogliatoio non l’ha mai seguito, cosa che non sta accadendo con il suo successore Leonardo. Da quando c’è lui i nerazzurri non hanno sbagliato un colpo: ad impressionare positivamente è soprattutto la quantità di reti segnate. Dopo le reti del centrocampo, ieri sera sono andati a segno i terminali offensivi Eto’o e Milito, che nell’ultimo periodo latitavano. Per ora, Leonardo si può collocare nel gruppo intermedio. Il tempo dirà se la ripresa dell’Inter è dovuta a lui o al semplice fatto che alla nave che stava andando alla deriva bastava cambiare il timoniere. Il Milan non è irraggiungibile, soprattutto considerando le due partite da recuperare: sei punti un po’ più che virtuali. Insomma, se l’Inter si ricompatta sul serio, mantenere la testa non sarà facile per chi adesso comanda la classifica. L’anti- Milan, insomma, sono già i nerazzurri. E chissà che, presto, non diventi il Milan l’anti-Inter.
Nel calcio, come nella vita, gli anni passano, ma la logica dice di fare bilanci e previsioni parlando di stagioni. Questo mi porterebbe a sollevare una polemica inutile in quanto inascoltata sull’assegnazione del Pallone d’Oro (adesso Pallone d’Oro Fifa), che andrebbe consegnato a luglio invece che a dicembre o gennaio. Ma vabbè, andiamo oltre. Del 2010 che sta finendo si è detto tutto: è stato magico per l’Inter, che ha vinto quasi tutto e che adesso può anche passare una stagione di transizione, è stato disastroso per la Nazionale a causa della pessima figura fatta dalla spedizione azzurra in Sudafrica. Piuttosto, che cosa ci aspetta nel
2011? Ecco, devo dire che stavolta sono proprio curioso. Il calcio non è una scienza esatta: per dire, a fine 2009, chi avrebbe scommesso un centesimo sulla Roma scudettata? Ok, non è successo, ma non è che ci sia mancato molto. La sensazione è che questo potrebbe davvero essere l’anno in cui finirà Calciopoli. Nel senso che il dominio nazionale dell’Inter potrebbe finire. Ma il tricolore ora come ora sembra destinato a rimanere a Milano. Ma stanno correndo per obiettivi ambiziosi le sorprendenti Lazio e Napoli, oltre alla ritrovata Juventus. Tutto sommato, poi, non escluderei nemmeno la Roma ed ovviamente nemmeno l’Inter, specie se dovesse azzeccare un altro paio di acquisti. I nerazzurri hanno già fatto arrivare Ranocchia, il Milan ha preso Cassano, ma perderà Ronaldinho e dunque il saldo è sostanzialmente in pareggio, la Juve si muoverà, lo stesso faranno Napoli e Lazio, perchè, si sa, l’appetito vien mangiando. Il mercato influirà molto su quello che accadrà nella prima metà del 2011. Stavolta sono proprio curioso di sapere come andrà a finire. In attesa che riprenda il campionato, rimpiangendo di non aver partite durante il Boxing Day, a tutti i calciofili i miei auguri di buon anno.
A parte che Zenga è stato appena esonerato dall’Al-Nasr e quindi io continuo a crederci, ma sembra proprio che il prossimo allenatore dell’Inter sarà Leonardo. Proprio lui, ex giocatore, dirigente e poi allenatore del Milan. Una bandiera postuma, nel senso che sul campo non lo era stata, ma che da dietro una scrivania o girando il mondo aveva fatto tanto per la causa rossonera, mettendoci del suo negli affari che avevano
portato in Italia Kakà, Pato e Thiago Silva. Benitez dunque non ha mangiato il panettone per appena due giorni. Per la sua linea non è detto che sia un male, ma tanto rimedierà in Spagna o a Liverpool, dove lo aspettano con trepidazione. A Milano no, lì proprio non ci può più stare: colpa di un feeling mai nato con l’ambiente interista. Hanno sbagliato tutti, ha sbagliato lui di sicuro, ma ha sbagliato anche Moratti. Pessima la gestione dell’esonero, discutibile la scelta che dovrebbe portare Leonardo sulla panchina nerazzurra. Il brasiliano non si sentiva un allenatore, o forser non si sentiva tale con Berlusconi alle spalle. Fatto sta che nel suo unico anno da tecnico ha fatto benino, non benissimo: otto sconfitte in campionato, percorsi tutt’altro che esaltanti nelle coppe. Sa parlare sei lingue ed è un signore. Buon per lui e per i suoi amici, ma questo non vuol dire che sia un grande allenatore e che sia in grado di risollevare la stagione dell’Inter.
C’era un tempo in cui Inter e Milan si scambiavano giocatori per amabili motivi economici. Le plusvalenze fioccavano e di ragioni tecniche non ce n’erano, anche se qualche volta capitava che una squadra (il Milan) rifilasse il pacco all’altra (l’Inter). Gli anni passano, le abitudini cambiano, almeno a livello di prima squadra. Sotto, qualcosa si muove ancora. Fatto sta che oggi le due società sembrano scambiarsi i giocatori, solo che prima li fanno passare per altri lidi. Sembrerebbe proprio così, se sono vere le ultime voci che vorrebbero i
nerazzurri interessati a Kakà, dopo che in estate il Milan aveva fatto rientrare in Italia Ibrahimovic dopo il non troppo felice passaggio al Barcelona. Fantamercato? Chissà. Dopo il sempre più probabile ingaggio come allenatore di Leonardo tutto è possibile. L’affare sull’asse Milano-Madrid, infatti, sarebbe stato avviato su suo input. Lui, brasiliano, vorrebbe, si dice, allenare Kakà, che non ha avuto a disposizione nell’unico anno trascorso sulla panchina del Milan. La chiave per mandare in porto la trattativa c’è, l’Inter ce l’ha in casa e si chiama Maicon. Mi trovo d’accordo con San Tommaso: se non vedo non credo. Nè per Leonardo, finchè non è ufficiale, nè per Kakà. L’uomo che affacciato alla finestra giurava eterno amore al Milan sventolando e baciando la maglia a favore di tifoso (e telecamera), proprio lui. Che tristezza se si vestisse davvero di nerazzurro. So che si tratta di cose completamente diverse, ma era meglio quando a cambiare casacca erano Helveg, Domoraud, Brncic, Domoraud, Simic e Coco.
E allora, a questo punto, è giusto che se ne vada. Anche se sotto sotto sta aspettando di essere allontanato. Dietro allo sfogo di Rafa Benitez si nascondono (si fa per dire) mesi e mesi di disagio ed, evidentemente, di incomprensioni. Quando fu scelto dall’Inter accettò, oltre al lauto stipendio di Moratti, anche l’eredità pesantissima di Mourinho, l’uomo capace di tenere in mano lo spogliatoio e di far correre i campioni come dei gregari qualsiasi. Questo lo sapeva: forse, però, non si
immaginava l’anomalo immobilismo sul mercato estivo. I continui infortuni stanno sì condizionando la resa dell’Inter, ma questo accade perchè la rosa è esattamente quella dell’anno scorso, ma con Balotelli in meno. Una stagione in più nelle gambe si fa sempre sentire, figuriamoci con i tanti ultratrentenni che attualmente vestono di nerazzurro. Benitez l’ha detto: desidera nuovi innesti, quelli che non sono arrivati in estate. Probabile, però, che se li goda qualcun’altro. Secondo le ultime voci sarebbe Spalletti, pronto a rientrare dalla sua fortunata campagna di Russia. In ogni caso, se non adesso, il divorzio ci sarà a fine stagione e sancirà la fine di un rapporto nato male e proseguito peggio. I panni sporchi si lavano in casa, Benitez ha deciso invece di fare la lavandaia in mondovisione. Poteva evitare, così come Materazzi poteva fare a meno di scaricarlo e di dire che quello che quello che farà non riguarda i giocatori. Anche se, in fondo, è esattamente la verità: Benitez è già un ex.
Nessuna sorpresa nella semifinale del Mondiale per club che vedeva l’Inter opposta al Seongnam. Con tutto il rispetto per i campioni d’Asia, non poteva andare altrimenti: già con la squadra vista nelle ultime settimane i nerazzurri sarebbero stati nettamente superiori, figuriamoci con i campo i grossi calibri, tornati per l’occasione. 3-0 senza discussione e con diverse buone indicazioni, soprattutto dal rientro di Milito, autore
di un assist sontuoso e di una rete più che meritata. Può essere lui l’uomo a cui si affiderà l’Inter da gennaio in poi per provare a centrare la rincorsa al Milan e allo scudetto? Se saprà tornare quello dell’anno scorso senza dubbio. Di sicuro dovrebbe decentrarsi un po’ Eto’o, che finora ha agito da centravanti puro (qual è, tra l’altro), oppure Benitez o chi per lui dovrà cambiare modulo per poter sfruttare al massimo l’istinto dei due attaccanti in questione. Per l’Inter adesso c’è il Mazembe, sopresa di questa manifestazione: ok, il calcio è uno degli sport più imprevedibili che ci siano, ma questo trofeo sembra a portata di mano. Al di là del valore della manifestazione, se non altro sarà stato utile per far tornare in forma gli elementi che ultimamente sono stati fuori per motivi fisici. A proposito, tanto per non cambiare abitudini, si è fatto male Sneijder: in questo 2010 è davvero passato dalle stelle alle stalle.
Io l’ho sempre detto che nel calcio le cose cambiano ma che quelle migliori sono quelle di una volta. Prima c’era l’Intercontinentale, con le immagini sfuocate, le trombettine in sottofondo, la partita di mattina. Andando ancora indietro, c’era lo scontro andata e ritorno con la sudamericana di turno: se in Europa le cose andavano tutto sommato in modo civile, al di là dell’oceano le partite si trasformavano spesso e volentieri in corride. Era un altro calcio: più cattivo, sporco, ma di sicuro non più brutto di adesso. Perchè il Mondiale per Club, figlio (o figliastro) dell’Intercontinentale, appare tremendamente ridicolo, seppur concettualmente far
partecipare tutti i campioni continentali non faccia una grinza. Far giocare anche un rappresentante del paese ospitante è grottesco, ma tant’è. Il fatto è che per com’era concepita, la Coppa Intercontinentale aveva un fascino unico e metteva di fronte due pianeti calcistici, i più forti. Adesso è un calderone ed assomiglia davvero alla Coppa dell’Amicizia. Onore al Mazembe, comunque, che ha superato l’Internacional: bi-campioni d’africa, i congolesi non saranno degli sprovveduti e il loro approdo alla finale è legittimo, ci mancherebbe. E la società si chiama Tout Puissant Mazembe, ovvero Onnipotente Mazembe, che fa molto Grande Mazinga e che dunque può anche mettere addosso un po’ di timore. Però l’Intercontinentale era tutta un’altra cosa. Eh vabbè, io sono tra coloro che rivorrebbero indietro Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa, come in un 1990 qualsiasi. Ma mi sa che non sono il solo.
