Il derby non finisce mai: adesso Adriano potrebbe essere squalificato per il gol di mano al Milan. Non si tratta di voci, ma di un’ipotesi fonadata. Entro le 12, come previsto dalla normativa, il sostituto procuratore addetto Stefano Palazzi ha inviato al giudice sportivo Gianpaolo Tosel la segnalazione sull’azione che ha portato al gol di mano siglato dall’Imperatore. Domani il giudice deciderà se applicare la norma che sanziona gol di mano e simulazioni recentemente introdotta dal codice sportivo della Figc. Il fatto è c
he un precedente c’è, ed è quello di Gilardino, che in Palermo-Fiorentina segnò di mano e rimediò due turni di squalifica, poichè l’arbitro Morganti specificò di non aver visto come Gilardino aveva battuto Amelia. Allora la volontarietà del mani del Gila era conclamata, adesso va stabilita. Ecco, non credo che Adriano dovrebbe essere squalificato, al limite farei stare a casa arbitro e guardalinee. Il gol di mano di Gilardino a Palermo era palesemente volontario, stavolta mi sembra che il nerazzurro si sia semplicemente tirato il pallone sul braccio. Ne è venuta fuori una deviazione decisiva ed il gol del vantaggio. Mica poco. Insomma, quantomeno, se Adriano prenderà la squalifica, si metterà fine alle polemiche: la rete era irregolare, perchè c’è chi dice di sì, c’è chi dice di no. Paradossalmente, si arriverebbe questo certificando la volontarietà di Adriano (”sfortunatissimo” con la prova tv, tra l’altro) con conseguente squalifica. Beh, come ho già detto, credo che invece non l’abbia fatto apposta, ma che, volontarietà o no, se c’è un vantaggio acquisito, serva l’annullamento del gol. Chiederò che cambino il regolamento. Chissà che gli avrebbero fatto al Pibe…
Qualcosa è cambiato, come nel titolo di un celebre film? Non esattamente, anzi, per la lotta scudetto è rimasto tutto come prima. L’Inter riesce a superare la Sampdoria grazie ad un gol di Adriano (che si tratti per lui dell’ennesimo ritorno?) in una partita senza le stelle più luminose: mancavano sia Ibrahimovic che Cassano. Mourinho si arrabbia, viene espulso, ma almeno ricaccia la Juventus a -3. I bianconeri, infatti, nell’anticipo avevano battuto 1-0 la Fiorentina, ma non senza polemiche. Un rigore non concesso e una rete ann
ullata per un fuorigioco inesistente: i viola hanno di che recriminare. Il Milan, poi, è andato a vincere a Bologna dopo lo svantaggio iniziale: Seedorf, doppio Kakà, ma soprattutto Beckham, alla prima segnatura in Serie A. Forse il suo potrebbe essere davvero un buon acquisto e non un’americanata. Nel frattempo, dietro, si fa sempre più interessante la lotta per il quarto posto. La Roma bastona il Napoli a domicilio e lo aggancia, il Genoa raccoglie solo un punto in casa contro il Catania, come già detto la Fiorentina esce sconfitta da Torino, la Lazio crolla all’Olimpico sotto i colpi di uno scatenato Cagliari, e nel frattempo, da dietro, spinge il Palermo. Mi ripeterò, ma questo è un gran bel campionato. Tirata d’orecchie però per Andrea Della Valle: non mi sono piaciute le sue telefonate alle trasmissioni sportive sabato sera. Ha detto che si sente umiliato, che è ora di farla finita e che vuole farsi sentire ai piani alti. Subito dopo, però, ha ammesso di credere nella buona fede degli arbitri. tuttavia, in parole povere, ha parlato di persecuzione nei confronti della Fiorentina. Credo sia meglio essere chiari: stava palesemente parlando di un piano anti-viola. Peccato per questa uscita, è un po’ come tirare il sasso e ritrarre la mano. Ovviamente quando Gilardino segnò di mano a Palermo non si lamentò nessuno: se i Della Valle ci tengono così tanto a moralizzare il calcio, forse farebbero meglio a evitare certe allusioni. In più, se la Fiorentina non ha ancora vinto una partita contro le ”grandi” forse i motivi sono altri.
Nell’anticipo serale di sabato ho ammirato un talento non comune: Pato. Questo ragazzo non ha nemmeno venti anni, ma gioca da veterano. Rapidissimo, sempre in movimento, attacca gli spazi come pochi e, giocando da solo davanti, ha tenuto in apprensione un’intera difesa, segnando, tra l’altro, una rete meravigliosa. C’è poco da dire, il Milan un anno fa lo ha pagato profumat
amente, ma l’investimento, adesso, pare più che giustificato. Pato ha davanti una carriera luminosa, e la spenderà sui palcoscenici più prestigiosi d’Europa e del Mondo. Ha segnato una ventina di gol in un anno solare, niente male per un tipo che ha da poco l’età da patente. E’ una prima punta, o almeno adesso gioca in quel ruolo, a occhio e croce, se avesse accanto una punta vera e potesse partire da lontano, sarebbe ancora più devastante. E’, senza dubbio, l’89 più forte del mondo, niente a che vedere con il suo coetaneo Jovetic, troppo timido e spaesato. Forse sarà stato San Siro, forse la responsabilità di dover sostituire Mutu, fatto sta che se vuoi far carriera e lottare per grandi obiettivi, devi essere capace di fare a spallate. Il montenegrino, per tutto questo, è ancora acerbo, Pato no. E per una dozzina di anni, salvo clamorose sorprese, sarà tra i migliori del mondo.
Il Milan continua a fare spese, il che, a dire il vero, dovrebbe far preoccupare i tifosi rossoneri: quando si opera pesantemente sul mercato di riparazione, significa che le cose non stanno andando benissimo. Thiago Silva sarà disponibile per la prossima stagione, Beckham se ne dovrebbe andare tra un paio di mesi. E’ da poco arrivato a Milano Felipe Mattioni, l’ultimo erede di Cafu, stavolta
legittimo, a quanto dicono in Brasile. E, a fargli compagnia ci penserà, nel nuovo scacchiere difensivo di Ancelotti, Agger. L’ex laterale del Gremio pareva essere vicinissimo alla Juventus, che però ha temporeggiato, forse spaventata dalle richieste della società brasiliana. Così il difensore ha preso la via di Milanello per circa sei milioni di euro (è il prezo per il suo riscatto, arriverà infatti in prestito), evidentemente troppi per la società bianconera, che punterà su Motta. O forse a Torino ancora si ricordano come andò con l’ultimo terzino brasiliano, Athirson… Su Mattioni e sul danese punta forte invece il Milan, anche nell’ottica di un ringiovanimento della squadra ed in particolare della difesa. Quella schierata contro la Roma aveva due particolarità: innanzitutto era formata da quattro potenziali terzini sinistri, Zambrotta, Maldini, Favalli, Jankulovski, ma soprattutto l’età media dell’intero reparto era di 34,5 anni. Il Milan a fine anno dovrà decidere cosa fare: se puntare ancora su Nesta o se ormai arrendersi davanti all’inevitabile declino di un ex fenomeno. Avrà Thiago Silva, al quale potrebbe, in caso di forfatit di Nesta, affiancarvi Kaladze. Agger sarà titolare? Oppure, come si dice, il Milan proverà anche l’assalto a Mexes? Intanto, con Mattioni, ha già messo un ventenne in fascia destra. Sarà davvero l’erede di Cafu? Se lo fosse anche solo a metà, sarebbe già qualcosa.
L’affare più importante di questo calciomercato invernale, escluso l’hollywoodiano arrivo di Beckham al Milan, è stato il passaggio di Pazzini alla Sampdoria. Trasferimento che, immagino, abbia soddisfatto la Fiorentina al di là delle più rosee previsioni: voleva dieci milioni per l’attaccante, ne ha ottenuti la quasi totalità, nove, più un sostituto ideale, cioè Bonazzoli, entrato nell’affare come parziale contropartita tecnica. Ideale perchè meno ingombrante di Pazzini, pronto a giocare quando c’è da far rifiatare Gilardino, ma soprattutto pronto a scaldare la panchina. Insomma, all’improvviso si è chiusa la storia tra l’attaccante toscano e la Fiorentina, durata quattro stagioni esatte, visto che arrivò in viola nel gennaio del 2005
, reduce da un promettente inizio di carriera nell’Atalanta. Eppure in tutti questi anni non ha mai fatto il salto di qualità, infatti non è mai andato in doppia cifra: è vero, ha giocato da titolare solo una stagione, quella del dopo Toni, cioè l’anno scorso, in cui però ha segnato solo 9 reti in 31 presenze. Troppo pochi per tenere quel posto ed infatti, nell’estate scorsa, a Firenze è sbarcato Gilardino, reduce da un anno di vacche magre a Milano, ma bomber da 20 e più reti (senza rigori) a campionato se schierato da titolare. Infatti, in un girone, l’ex rossonero è già a 12 gol: i numeri non mentono. Pazzini, vicino ai 25 anni, deve decidere cosa fare da grande, se diventare un bomber vero o se rimanere una punta da mettere negli ultimi venti minuti, almeno in una grande squadra. La Sampdoria, ora come ora, è la sua dimesione ideale, potrà giocare titolare con al fianco un formidabile uomo-assist come Cassano (già entusiasta del suo nuovo partner), e magari dimostrerà il suo valore. Quello su cui, a Firenze, avrebbe scommesso chiunque. Adesso con la cessione di Pazzini, è sempre più palese: non c’è nessun Progetto.
Uno dei motivi che mi spingono ad apprezzare Mourinho, oltre al fatto di farsi dare nove milioni l’anno da Moratti, è che nelle interviste non è mai banale. Perchè eravamo arrivati al punto in cui c’erano certe domande da fare e certe risposte da dare. Si è sempre a disposizione del mister, siamo contenti dei nostri gol ma conta di più l’interesse della squadra, ogni gara è decisa da episodi, ma soprattutto nessuna partita è facile. Il bello è che, adesso, se lo sentirò dire o lo leggerò, mi irriterò di meno. Perchè, in fondo, è così. Raramente una giornata di campionato regala una certezza come è accaduto tra sabato e ieri. In Serie A, mai dire mai. L’Inter in casa non brill
a, arranca, va sotto, riacciuffa il pareggio, è a un centimetro dal precipizio e poi si salva. Il tutto contro il Cagliari. La Juventus, in casa contro il Siena, ha bisogno di una punizione del solito Del Piero per piegare un Siena a tratti da applausi. La Fiorentina ospita il Lecce mai vincente lontano dal salento: difesa dei viola a centrocampo, giallorossi a nozze, due gol in fotocopia e tre punti in saccoccia. Allora è vero, non ci sono partite facili. Un’altra frase che prima si diceva spesso era “La Serie A è il campionato più bello del mondo“. Non so se è così, ma potrebbe anche esserlo: per la Champions League sgomitano in cinque. Milan, Napoli, Genoa, Fiorentina e Lazio sono racchiuse in quattro punti e da qui alla fine potrebbe rientrare anche la Roma. Insomma, le sorprese non mancano, le distanze sono brevi, tutti possono perdere con tutti, il capocannoniere stesso è inaspettato: Di Vaio, uomo di punta in una squadra abbonata al pareggio. E’ esploso definitivamente Floccari, c’è un ritrovato Miccoli, senza scomodare Gilardino, Pato si sta consacrando, Ibrahimovic non sbaglia una partita, Amauri è più decisivo che mai, Del Piero sta attraversando una seconda giovinezza, Milito è un principe, ma del gol. Ogni partita è difficile. Bene, è così. La Serie A è il campionato più bello del mondo? Perchè no…
David Beckham ha passato la notte di San Silvestro a Dubai, nella sua villa di Palm Jumeirah, ma il suo atteso ospite, Tom Cruise, non si è presentato, forse poco attratto dal coprifuoco imposto dall’emiro Mohammed Al Maktoum: tutti i locali dovevano chiudere alle 3. Comunque, la curiosità verso lo Spice Boy non riguarda solo il suo cenone (probabilmente senza zampone e lenticchie), ma anche quello che potrà da
re in campo. Beckham si dovrebbe inserire velocemente nel gruppo rossonero, visto che altrettanto velocemente se ne dovrà andare, invece a detta di alcuni compagni “è timidissimo, silenzioso, riservato, educato. Anche per chi come Emerson lo aveva già conosciuto, è una sorpresa. Si muove con molta discrezione, ride alle battute, ma insomma è davvero uno dei più chiusi con i quali abbiamo avuto che fare in questi anni” Se non altro dimostra di apprezzare molto la cucina di Oscar, il cuoco emiliano al seguito ventennale della squadra, così come la magrissima Victoria apprezza i ristoranti milanesi, tanto da aver già messo su un paio di chiletti. Per quanto riguarda gli allenamenti e il lavoro sul campo, Beckham sembra un po’ in affanno: per recuperare dagli esercizi, infatti, impiega più degli altri. Evidentemente la Major League, come preparazione fisica, non è il massimo. Ma i piedi rimangono buoni ed infatti l’inglese si è dilettato con precisi lanci e cross: peccato che nel Milan, al momento, non ci sia nessun attaccante che abbia nel gioco aereo la sua specialità.
“Beckham vuole allenarsi e giocare con il Milan, verrà 4 mesi in prestito“. La frase, detta dall’amministratore delegato rossonero Galliani, 5 anni fa avrebbe fatto tutto un altro effetto. Shevchenko – Ronaldinho – Kakà – Beckham – Seedorf – Inzaghi, il meglio che il mercato potesse offrire nel 2003. Invece siamo nel 2008 e lo Spice Boy è solamente, ormai, il più mediatico dei giocatori in circolazione. L’affare è, soprattutto, una questione di immagine e questo non è un mistero: lo sponsor tecnico del Milan, l’Adidas, ha tra i suoi principali testimonial proprio Beckham, che a 33 anni, dopo una gloriosa carriera nel Manchester Utd e nel Real Madrid, e dopo una non esaltante esperienza statunitense nei Los Angeles Galaxy, giocherà la seconda parte della stagione 2008/09 nel Milan. L’arrivo di Beckham, dunque, porterà spons
or, attenzione internazionale e, di conseguenza, soldi. Un dettaglio, quest’ultimo, che in via Turati non si trascura minimamente: “Il calcio di oggi - precisa Galliani - non è soltanto tecnica e tattica. E’ anche stadi pieni, audience e sponsor. Nessuno può vantare i 65mila spettatori che abbiamo avuto noi domenica. Gli stadi si riempiono solo con le star mondiali e Beckham ha chiesto ospitalità al Milan e non a un altro club”. Insomma, l’ad rossonero ha candidamente dichiarato che il Milan ospiterà Beckham per qualche mese, ma più che altro per ragioni economiche e di immagine. Galliani ha chiesto ed ottenuto un prestito gratuito di 4 mesi, fino a fine aprile, quando ripartirà il campionato statunitense. Tuttavia l’ad dichiara di credere anche dal punto di vista tecnico nell’inglese: “Con Ronaldinho, Kakà e Beckham anche per pochi mesi potrebbe essere un Milan stellare. La nostra squadra è ultracompetitiva e resterà così com’è, ma lui è qualcosa di diverso e di intrigante. Il Milan non fa la raccolta delle figurine, il Milan è invece molto orgoglioso della politica che sta facendo. Siamo l’unico club in controtendenza: la gente va allo stadio a vedere il Milan“. Ancelotti si è subito dimostrato entusiasta nei confronti di questa novità, proprio lui che già deve far fronte ad una sovrabbondanza di punte e mezze punte che storicamente non gradisce (rifiutò Baggio al Parma e costrinse Zola ad emigrare in Inghilterra) L’affare Beckham ricorda molto da vicino l’arrivo di Ronaldo e, prima ancora di Rivaldo, due ex grandissimi giocatori, che però sul campo non hanno lasciato il segno. Andatelo a dire al cassiere di San Siro…
