Gallese vecchio fa buon brodo

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Ma che dico buono, lo fa ottimo! Passano gli anni, ed ormai i decenni, ma vecchia Ryan Giggs è ancora decisivo. Spesso di abusa dei termini “campione” e “fuoriclasse”: ecco, il gallese campione lo è di sicuro, da fuoriclasse lo sono la sua longevità e la sua carriera. Perchè siamo di fronte ad uno dei giocatori più vincenti della storia del calcio, di uno che ha marchiato a fuoco quella della squadra per cui gioca da sempre. E scusate se stiamo parlando “solo” del Manchester United. Da quando seguo questo sport, Giggs c’è sempre stato, sempre vestito di rosso. Dalle prime partite con Pallister ai cross per Hernandez, insomma. Debuttò in prima squadra all’epoca in cui i Red Devils si stavano apprestando a dominare il calcio inglese e a dire di nuovo la loro in Europa. A tal proposito, non può che riempirmi di orgoglio ed anche un po’ di nostalgia il fatto che a metà anni Novanta Ferguson individuò nella mia Juventus l’esempio da seguire, ma questa è un’altra storia. Giggs faceva parte di quella nidiata di ottimi giocatori (Scholes, Beckham, i fratelli Neville e, perchè no, Butt) che rese di nuovo grande lo United. Ed è ancora lì, in campo. Un po’ meno all’ala rispetto ai tempi d’oro, ma la differenza la fa ancora. Un vero peccato che non abbia mai avuto l’occasione di competere a grandi livelli con il Galles, esattamente come capitò a suo tempo ad un altro fenomeno dello United, Best. Ma lo decise lui, quando disse di no all’Inghilterra. Anche in questo sta la sua grandezza. Giocatore epocale, c’è poco da fare.

Milan quasi fuori

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Il Milan inciampa sul terreno che di solito gli è più congeniale, ovvero quello europeo. Rossoneri in palla ma poco concreti, Manchester United spietato. Sintesi sommaria ma direi sufficiente della partita. Il Milan non sarà più quello di qualche partita fa, ma non avrebbe assolutamente meritato la sconfitta. Per passare ai rossoneri servirà una vittoria con due gol di scarto, eventualità già difficile in ogni sfida europea, figuriamoci all’Old Trafford. La differenza tra il Milan e lo United sta nelle amnesie che hanno colto la difesa schierata da Leonardo: a volte te le puoi permettere, ma non se l’avversario ha come centravanti Rooney, soprattutto il Rooney 2009/2010. Un giocatore che non vive più all’ombra di Cristiano Ronaldo e che, dopo anni in cui correva, si sbatteva e segnava sì, ma con cifre da buona punta, in questa stagione tiene medie da fuoriclasse assoluto. Dei campi da calcio e non dei banconi dei pub, come il fisico suggerirebbe. Questo inglese grassoccio è, ora come ora, uno dei migliori giocatori del pianeta, non sarà bello da vedere, ma la butta dentro come pochi. Dida lo sa e anche la difesa rossonera dovrà tenerlo a memoria, se il Milan vorrà provare a ribaltare il risultato al ritorno.

Il Milan va all-in

Filed under: Champions League, Serie A by: Matteo Innocenti

Il Milan si gioca tutto nelle prossime due partite: stasera è impegnata nell’anticipo (ancora più anticipo del solito) contro l’Udinese. Forse servirà a poco anche una vittoria, giusto per provare a superare la Roma e a mettere un po’ di paura ad un’Inter che pare ormai troppo lontana e sicura di mantenere lo scudetto cucito sulle maglie. Poi, martedì, i rossoneri sono impegnati nella supersfida di Champions League contro il Manchester United. Il Diavolo contro i Diavoli Rossi: difficile che dopo l’andata qualcuno sia sicuro di rimanere all’inferno. Ad ogni modo, in campionato gioca stasera, così da avere un giorno in più di riposo rispetto ai canonici tre: che sia nelle ventiquattro ore mancanti il segreto del successo italiano?. Basterà questo a fare una bella figura con il Manchester? Chissà. Nel frattempo sarebbe importante fare punti con l’Udinese. Dicono che giocherà Huntelaar e che probabilmente farà qualche minuto Pato. Una buona notizia, soprattutto in vista della Champions. Spazio poi a Mancini: Beckham si riposerà in vista della sfida alla sua ex squadra, mentre Ronaldinho sembra intoccabile, nonostante il calo di forma e di giocate accusato nelle ultime partite. L’Udinese non disputando il campionato che si aspettava ed arranca nei bassifondi della classifica, sull’orlo del baratro. A Milano non va per essere la vittima sacrificale: chissà che il pensiero stupendo europeo del Milan non le dia una mano…

Accolto a braccia aperte

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«Non ho capito proprio perché l’abbiamo preso . E’ un altro trequartista quando a noi magari serve qualcuno che finalizza il gioco. È fermo da due anni, non sono stato d’accordo con il suo acquisto e l’ho detto anche a Galliani». Boom. Mancini sarà contentissimo: è appena arrivato al Milan e Berlusconi ha già detto che non condivide il suo acquisto. Però l’ha voluto fortissimamente Leonardo e magari non solo perchè è brasiliano. Mancini non è esattamente una pippa, anche se negli ultimi due anni non lo ha certo dimostrato. Prima almeno una mezza stagione a ritmo ridotto alla Roma, poi un 2008/09 all’Inter nelle vesti di bidone di lusso a braccetto con Quaresma ed il rapido naufragio del sogno Mourinhiano del 4-3-3, fino a quest’anno, in cui il campo lo ha visto col binocolo. Ora avrà occasione di vederlo, spera, più spesso quel terreno di gioco, visto che cambia casacca, ma non città e stadio. Negli scambi tra Inter e Milan i rossoneri di solito ci guadagnano: stavolta ad Appiano Gentile non è arrivato nessuno, ma dalle parti di Milanello sperano che la regola continui a valere. Se in forma, Mancini è un ottimo giocatori con diversi gol nei piedi e fascia sulla trequarti è il suo habitat naturale. Quelle zone sono cruciali per il gioco di Leonardo, che in effetti non aveva a disposizione grandi alternative. Berlusconi avrebbe preferito un finalizzatore: Huntelaar si sta dimostrando un tipo da Eredivisie e Borriello non ha sul Premier l’appeal che di solito esercita su modelle e showgirl. Ma per il ruolo di centravanti il Milan si sta comunque muovendo: per l’estate è pronto un nuovo assalto a Dzeko.

Mercato frizzante

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Continuano i botti di inizio anno. Alcuni sono affari importanti, altri potrebbero essere, più che Palloni di Maradona, dei miniciccioli. Già accasati felicemente Suazo, Floccari e Chevanton, rispettivamente al Genoa, alla Lazio e all’Atalanta, da ieri Pandev è ufficialmente un giocatore dell’Inter, o, meglio, lo è di nuovo. Una bella soddisfazione per il macedone tornare dove era cresciuto, ma credo che soprattutto sia motivo di felicità tornare a giocare dopo mesi passati fuori rosa e ricominciare a farlo nella squadra che sta dominando il campionato. Anche se è tutto da vedere quanto campo vedrà l’ex laziale: Eto’o sarà impegnato in Coppa d’Africa, il suo Camerun dovrebbe andare piuttosto avanti, ma a febbraio sarà di nuovo disponibile. Lui, Milito, Balotelli e appunto Pandev. Lassù la concorrenza sembra davvero spietata per il macedone. Comunque, male che vada, andrà a prendere un discreto stipendio. Siamo tutti sicuri che non si lamenterà. Si muovono solo le punte? No, è già tornato Beckham e il Napoli ha aggiustato la fascia sinistra con Dossena. Ora Mazzarri ha davvero una rosa completa, vediamo cosa tirerà fuori… Nel frattempo, continuano i corteggiamenti per Molinaro, che pareva destinato all’Atletico Madrid e che, invece, andrà allo Stoccarda. Campionato più rude la Bundesliga rispetto alla Liga. Per lui, forse, meglio così.

Anno nuovo, vita nuova

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Questione di ore. Mancano solo i dettagli e poi due attaccanti che stanno trovando poco spazio partiranno alla ricerca di maggior impiego e fortuna. Sto parlando di Suazo, che approderà al Genoa, e di Floccari, che sarà ceduto in prestrito proprio dai rossoblu alla Lazio. A rivelarlo è il presidente dei genovesi, Preziosi. Ha anche aggiunto che da questo giro di affari ci guadagneranno tutti, ed è vero. Innanzitutto i giocatori, che hanno avuto un passato simile, ma anche le loro due nuove squadre: entrambi i calciatopri coinvolti hanno fatto la gavetta, Suazo passando ben quattro anni in B nel Cagliari, Floccari girovagando per l’Italia nelle serie minori, con fortune alterne. Tutti e due sono stati, seppur in maniera diversa, sopravvalutati:l’honduregno scatenò una contesa tra Inter e Milan nell’estate del 2007, per poi non essere mai titolare tra i nerazzurri e deludere anche al benfica, per Floccari durante il calciomercato si erano fatti nomi di club importantissimi dopo che aveva segnato nell’Atalanta una dozzina di reti in campionato, poi era finito al Genoa. Ora potranno cambiare aria: Suazo, per il quale si era fatto avanti anche il Livorno (sarebbe stato uno spreco), va in una squadra che potrebbe esaltare le sue capacità, Floccari trova una piazza importante che ha bisogno del suo spirito di sacrificio per tirarsi su.

Welcome back, Mr Beckham

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I grandi ritorni continuano. Dopo Bettega, ecco anche Beckham, che per il secondo anno di fila si presenta a Milanello dopo le vacanze natalizie, si spera non appesantito dalle festività natalizie. La passata stagione l’affare fece tutto sommato scalpore, stavolta non so nemmeno se si sia guadagnato una prima pagina: lo sapevano già tutti. Essenzialmente, al Milan non serve Beckham e, a dire il vero, non gli serviva nemmeno nel 2009, anche se poi giocò bene, segnò un paio di reti e si rivelò utile e disponibile al sacrificio. Tutte cose ben note, ma che spesso passano in secondo piano rispetto al fatto che lui è quello belloccio con il pacco in bella vista sui cartelloni di Armani. Tuttavia Galliani avrà fatto i suoi conti: averlo in squadra costerà alla società, si dice, “appena” un milione di euro, mentre dagli sponsor e dalla vendita delle magliette arriveranno molti più soldi. Però c’è da farlo giocare, particolare non trascurabile, anche perchè è l’anno del Mondiale e Beckham, nonostante sia un senatore dell’Inghilterra, non ha certo il posto assicurato. Nel modulo ormai denominato 4-2-fantasia (orrore) non so dove potrebbe trovare posto il buon David. Chi gioca largo ha caratteristiche diverse nda quelle dell’inglese, ma sicuramente Leonardo saprà inventarsi (nomen omen?) qualcosa.

Il passaggio del testimone

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Nemmeno il tempo di dire addio al MIlan e già in Blues. Ancelotti è ufficialmente il nuovo allenatore del Chelsea. D’altra parte studiava inglese da tempo. Nella sua prima intervista rilasciata alla tv del club inglese ha subito detto di voler vincere la Champions League. Tolto lo sfizio di conquistare la Premier League, da ormai tre anni è, in fondo, anche l’obiettivo mai celato di Abramovich e fallito con Mourinho alla guida del club. Per Ancelotti è un passo importante e difficile: sarà meno coccolato che al Milan, ma in teoria, e credo anche in pratica, avrà a disposizione un budget maggiore per il mercato. In rossonero troppe volte si era visto recapitare qualche omaggio non gradito, basti pensare ai recenti Shevchenko e Ronaldinho… In ogni caso, per l’Abramovich con ambizioni europee, non ci poteva essere allenatore più adatto, considerando Ancelotti ne ha vinte quattro, due da giocatore e altrettante in panchina. Il suo successore al Milan è, come già si sapeva, Leonardo. Uomo di fiducia, moderatamente economico, ma digiuno di esperienza da allenatore, ha già detto di sentirsi più che altro un “gestore”, anche se per adesso ha gestito le pubbliche relazioni del Milan e non i giocatori. Una scelta che ricorda quella di Capello, hanno detto in molti. Solo per il fatto che entrambi non avevano mai allenato prima: senza niente togliere all’attuale C.T. dell’Inghilterra, ma vincere guidando quel Milan non era certo impossibile. Leonardo avrà un compito un po’ più impegnativo…

Milan Crack

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Da altre parti del mondo si fanno meno ritiri, si fanno allenamenti più leggeri, etc etc, mentre da noi bisogna spremere i muscoli, perchè pare che così si ottengano buoni risultati, ma più che altro i giocatori tendono a farsi male, invece di arrivare in fondo alla Champions. A tal proposito, una clamorosa notizia filtra da Milanello. Il fondatore e responsabile di MilanLab, Jean Pierre Meersseman, sfinito da polemiche, pressioni interne e critiche esterne, vorrebbe lasciare l’incarico. Peccato, perchè aveva fatto un sacco di cose buone in questi anni. Sì, per le altre squadre. La società preme perché resti al suo posto. In fondo Milan Lab è stato dal 2002 uno dei fiori all’occhiello della società rossonera, insieme al fatto di essere la squadra più titolata al mondo (cosa, peraltro, largamente opinabile). A questo punto a Braida e Galliani non rimane altro che affrontare questa spinosa situazione. Fossi in loro, lo lascerei andare e chiuderei tutto, magari a doppia mandata. Quest’anno dalla parti di Milanello è stata un’ecatombe, così come a Vinovo e Trigoria. Insomma, il Milan, per avere gli stesi numerosi infortuni di Juventus e Roma, non ha certo bisogno di un laboratorio speciale. Ecco cosa dice la pagina ufficiale: L’obiettivo di Milan Lab è ottimizzare i risultati della squadra attraverso una metodologia volta a migliorare le prestazioni degli atleti, a prevedere il rischio di infortuni, e quindi a supportare il processo decisionale dello staff tecnico e del management del Club nella gestione delle risorse umane. La metodologia di MilanLab è finalizzata alla tutelare il benessere psicofisico del singolo calciatore. L’integrità psicofisica dei campioni è il patrimonio più prezioso di una società di calcio. Da ciò dipende il rendimento sul campo della squadra, e quindi il successo sportivo ed economico della Società. Si, è ora di chiudere tutto.

Rifondazione Milanista

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Questo, per il Milan, doveva essere l’anno del riscatto. Senza Champions l’obiettivo primario era la conquista del tricolore, magari contornata da un dignitoso cammino in Uefa. Invece, a una dozzina di partite dalla fine del campionato, la capolista Inter veleggia lontana dalle insidie del Diavolo. Adesso, a ragione, si parla di rifondazione. Perchè, inutile girarci intorno, il solito ritornello siamo-la-squadra-più-titolata-al-mondo, già di per sè discutibile, ha finito per stancare. Non si può vivere di ricordi, soprattutto nel calcio, dove in poche settimane può succedere qualsiasi cosa. Innanzitutto, mi pare giunto alla fine il ciclo di Ancelotti, aziendalista fino in fondo e incapace di opporsi ai voleri di Berlusconi e di Galliani. Voleva solidità dietro, gli hanno preso Ronaldinho. Gli hanno riportato a casa il figliol prodigo ma quantomai arrugginito Shevchenko. Tempo fa gli rifilarono persino l’usurato e imbolsito Ronaldo. Il Milan ai milanisti e allora..a chi? Rijkaard? Van Basten? Donadoni? Chissà. Si sente dire in giro che il prossimo allenatore sarà Leonardo. Wow, la rifondazione parte bene. Ma andiamo per reparti in difesa avrà spazio Thiago Silva, Nesta ormai ha la schiena di un 70enne, forse i rossoneri potrebbero provare con Agger. Almeno se ne andrà Senderos, francamente improponibile. A centrocampo in crisi Seedorf (inconcepibile questo fatto ai miei occhi), potrebbe tornare Gourcuff, ma quanta voglia ne avrebbe il talento ora al Bordeaux? Nonostante tanta pubblicità, mi auguro un veloce ritorno di Beckham a Los Angeles: non avrebbe futuro. Anche se, in mezzo all’area, potrebbe esserci una bella punta fisica, oltre al povero Pato, troppo avvezzo ormai a starnazzare da solo. Adebayor? Forse. Di sicuro non Borriello, che ha vissuto un anno nerissimo, e non Inzaghi, più che bollito, e Shevchenko (trattasi di ex giocatore). Auguri, Milan.