Deciditi, una volta per tutte!

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Dzeko sembra davvero forte, almeno dai soliti tre gol che si possono vedere nei vari servizi televisivi sul bomber bosniaco. 24 anni, da tre gioca nel Wolfsburg, dove ha vinto uno storico scudetto, ma è letteralmente esploso nelle ultime due stagioni. Gran fisico e piedi da non sottovalutare: insomma, un armadio in grado di dare del “tu” al pallone. Merce rara, e che per questo la sua squadra attuale vorrebbe far pagare a caro prezzo. Lui ovviamente si è stancato di Wolfsburg e del Wolfsburg: quello che doveva fare lo ha fatto, meglio andare a cercare gloria e magari soldi altrove. Le concorrenti ormai le conosciamo bene: Manchester City, Juventus, Milan, Bayern Monaco. Per il suo prezzo, in realtà, le italiane sembrano tagliate fuori: dalla Germania chiedono 40 milioni, sembra. Cifra totale che si può permettere solo la squadra guidata da Mancini. Però, ammettiamolo, il City può non esercitare lo stesso fascino delle altre tre. Juve e Bayern Monaco potrebbero arrivare a Dzeko inserendo delle contropartite tecniche nell’operazione (Diego e Gomez), ma a Wolfsburg hanno detto di volere solo soldi: questo taglia fuori del tutto il Milan, la prima società che a suo tempo aveva messo gli occhi su Dzeko. Questa telenovela non si risolverà presto: ogni volta che esce una pretendente, il Wolfsburg alza il prezzo, il giocatore, poi, dichiara amore un po’ all’una, un po’ all’altra. Ieri ha detto di voler aspettare il Milan. Aspetta e spera, Edin…

Tecnico che vieni, tecnico che vai

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Si è appena chiusa la stagione, almeno per le squadre di club, che già si pensa a chi mettere in sella l’anno prossimo. Giustamente, dico io, perchè non ha senso iniziare il mercato senza sapere chi sarà la guida tecnica. La Juve è a posto (si fa per dire) ed ha scelto Delneri: adesso sarà dura trovare interpreti adatti per il suo modulo. L’Inter, invece, sta salutando già con malinconia ed un pizzico di veleno l’uomo che l’ha riportata in cima all’Europa, il tecnico che ha unito il gruppo con la sindrome dell’accerchiamento, quel Josè Mourinho che, ad appena 47 anni è già uno degli allenatori più vincenti di tutti i tempi e che proverà a rimpolpare il suo palmares con il Real Madrid, dove si aspettano subito la decima Coppa dei Campioni (o Champions League per i moderni, fate voi). Chi al suo posto? Credo davvero Benitez, che ha rifiutato la Juventus anche perchè sapeva di potersi accasare all’Inter. Difficile raggiungere Capello, improbabile Guardiola: il suo calcio mal si adatterebbe alla muscolarità nerazzurra. Tempo di scelte importanti anche al Milan, dove hanno deciso che per allenare basta anche aver fatto una tournée. Creato il precedente, l’erede di Leonardo sarà Allegri. Giovane, bravo, dovrà provare a vincere con una squadra che con ogni probabilità non sarà all’altezza. A Cagliari ha fatto bene, lo attende una prova importante al Milan, che ha forzato le eventuali resistenze di Cellino promettendo di lasciare Astori in Sardegna. Non ci voleva poi molto. Infine, ultima delle panchine bollenti, quella viola. La Fiorentina vedrà andar via Prandelli, che comunque non si muoverà da Firenze, dove si trova Coverciano. Diversi i nomi per la sua successione: io dico Marino.

La Coppa del Principe

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Se c’è un giocatore che merita di essere il simbolo di questa straordinaria annata nerazzurra è Milito. Il Principe che ha reso l’Inter regina d’Europa. Sneijder e le sue geometrie sono state importanti, così come l’abnegazione di Zanetti, il lavoro in copertura di Eto’o, le sgroppate di Maicon o la cerniera difensiva formata da Samuel e Lucio. Ma Milito ha impresso il suo marchio anche sulla finale dopo aver segnato e corso per tutta la stagione. Come giocatore è straordinario, perchè completo. E’ da 8 in tutto, direi. Segna come faceva Ibrahimovic, ma in una partita corre come lo svedese in un girone. L’Inter ha completato il tris con la carta più pesante, quella coppa attesa da quasi mezzo secolo. Da tifoso juventino, confesso che ho visto la partita fino al primo gol: quell’azione ha dimostrato che il Bayern Monaco non aveva nessuna possibilità, il secondo gol ha confermato la mia impressione. Non si può perdere un uomo in quel modo, soprattutto se quell’uomo si chiama Diego Milito. A voler trovare il pelo nell’uovo, ho come l’impressione che qualche decisione arbitrale favorevole abbia spianato la strada all’Inter: contro Chelsea e Barcelona, certo, ma anche ieri sera c’era un fallo di mano di Maicon sullo 0-0. Ed era piuttosto evidente. Anche se dopo aver visto “Kill the referee” capisco molto meglio le difficoltà dei direttori di gara. Ad ogni modo, i nerazzurri hanno fatto fuori dalla competizione i campioni di Inghilterra, Spagna e Germania: non sarà un caso. Da juventino, si chiude l’anno calcisticamente peggiore della mia vita, e non poteva che terminare così. Nemmeno la vittoria del Mondiale (fantascienza) potrà tirarmi su. Farò finta che il 22 maggio 2010 non sia mai esistito.

A un passo dal sogno

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Stasera l’Inter può scrivere la storia, sua e del calcio italiano. Nessuno, dalle nostre parti, ha mai portato a casa la tripletta Campionato-Coppa Italia-Champions League. Quella che fino a pochi anni fa poteva essere definita pura fantascienza potrebbe tramutarsi tra poche ore in realtà. Tabellone alla mano, L’Inter meriterebbe il trofeo in palio stasera molto più del Bayern Monaco: ha fatto fuori i campioni d’Inghilterra e di Spagna. I bavaresi, invece, hanno avuto un percorso più facile, ed hanno superato l’ostacolo-Fiorentina come tutti sappiamo, oltre ad aver superato il turno contro il Manchester United dopo essere stati messi sotto per circa 150 dei 180 minuti totali. Certo, anche l’Inter ha avuto qualche episodio favorevole, ma il furto con scasso ai viola grida ancora vendetta. Eppure Van Gaal si vanta di vincere facendo bel gioco. Mourinho, da par suo, si limita a vincere, ed è una cosa che oggettivamente gli viene piuttosto bene. L’ultima coppa, la più ambita, prima di prendere l’aereo per Madrid, oppure, visto che il destino ha voluto così, rimanerci direttamente. Quello di stasera può essere il suo nuovo, mitico, stadio. Dovrà riportarci la coppa con le grandi orecchie, e non sarà una missone impossibile, dopo averla conquistata con una squadra che definire outsider è un eufemismo e con una, forse, che non la portava a casa da quasi mezzo secolo e non vedeva una finale da 38 anni. La tv era in bianco e nero e la coppa sembrava ancora un vaso per fiori. Nel frattempo, l’hanno alzata al cielo in tanti: Nottingham Forest, Psv, Steaua Bucarest, Aston Villa, Stella Rossa. L’Inter mai. Stasera ha la sua grande occasione.

L’Inter fa 18, ora il Bayern

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Per dirla alla Materazzi, non è successo, ma se succedeva… Roma campione d’Italia sì, ma solo per un po’. Inter tricolore per la diciottesima volta: superato nell’albo d’oro il Milan, che rimane comunque la prima squadra di Milano. Non me ne vogliano gli interisti, ma è così. Senza considerare che, oggettivamente, tra scudetto in segreteria e quello senza rivali non ne considererei cinque consecutivi. Senza farne una colpa ai nerazzurri, eh, ma mi sembra un dato di fatto. Il potere interista nasce dall’assenza delle rivali, spazzate via da Calciopoli o da gestioni dissennate, semplicemente. Bastava acquistare meglio per poter rivaleggiare con la corazzata di Mourinho: d’altra parte, le fortune di questa stagione sono nate nel momento in cui l’estate scorsa lo svedese col mal di pancia prese la via di Barcelona facendo arrivare ad Appiano Gentile uno che corre come un negro per guadagnare come un bianco (segnando nel frattempo) insieme ad una barcata di soldi investiti intelligentemente. Non vorrei sbilanciarmi, ma già da ora pronostico un altro scudetto interista nel 2011. La Roma è stato un piacevole episodio, ma non ci sono i soldi, a Torino ne hanno però ribaltare tutto e vincere al primo colpo sembra difficile, sull’altra sponda di Milano il capo non ha più voglia (e ne ha diritto) di spendere. Ne ha sempre Moratti, e ne potrebbe avere ancora di più se sabato l’Inter completerà la tripletta. D’altra parte, l’appetito vien mangiando.

Non c’eravamo tanto amati

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Tra gite a Gardaland e malori, Balotelli fa comunque parte di una delle due squadre che si contenderanno la Champions League il 22 maggio a Madrid. Sì, ma la sensazione è che la sua esperienza all’Inter sia agli sgoccioli, come conferma il suo procuratore Raiola: “Così sicuramente non si va avanti - ha detto -. Così Mario non resta un altro anno all’Inter, lo posso garantire. Le sue scuse erano sincere ma qualcuno in società non ha capito, volutamente. Oggi la società è l’allenatore, nel senso che sono sulla stessa linea“. Lo scontro tra il bizzoso talento nerazzurro e Mourinho è ormai totale ed aperto. Tra i due, ho l’impressione che Moratti non avrebbe dubbi su chi buttare giù dalla torre: il tecnico portoghese ha raggiunto alla guida della squadra la finale e potrebbe vincere tutto, Balotelli potrebbe non mettere mai la testa a posto. “Sta aspettando di giocare con l’Inter fino alla fine del campionato, con la speranza di giocare anche nella finale di Champions - spiega Raiola -. Mario non ce l’ha nè con i tifosi nè con la squadra Oggi Mourinho e la società sono uniti, e lo trovo logico. Ma se si fa una politica di risultati, io devo difendere gli interessi del mio assistito. Io discuto con la società, poi non so se la societa’ si fa guidare da Mourinho, dipende da Moratti“. Cosa avrà voluto dire? Balotelli vuole andare via dall’Inter e farà di tutto per riuscirci. Magari sarà più facile di quanto pensa: non avrà nemmeno bisogno del mal di pancia alla Ibrahimovic. Ah, guarda caso un’altro assistito di Raiola. Lo svedese, tra l’altro, “non ha rimpianti di essere andato a Barcellona“. Ce l’ha Laporta per averlo comprato.

Di corsa a Madrid

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L’Inter ha meritato di la finale, perchè ha giocato come doveva, e lo ha fatto per 180 minuti. Aggressiva all’andata, arroccata dietro al ritorno. Non definirei i nerazzurri “eroi”, però, come sta facendo tutta la stampa. Gli eroi sono ben altri e vanno cercati al di fuori dello sport. Se proprio si deve nel calcio, allora riserviamo certi termini ad una squadra di Conference che sbatte fuori il Manchester United dalla FA Cup. L’Inter è una squadra costruita per vincere e per farlo Moratti ha speso milioni su milioni, nessuna impresa epica se ha conquistato la finale di Champions League. In fondo, il Barcelona è composto da 11 uomini, di cui qualcuno non fenomenale: Keita, Milito, Pedro, Busquets sono giocatori normali. Erano due superpotenze, ha vinto l’Inter. Che ha meritato, ripeto, perchè il Barcelona ha battuto il record mondiale di possesso palla, credo, ma nel calcio l’obiettivo è fare gol. Se ci fosse la regola “100 passaggi = una rete” i catalani sarebbero andati in finale per distacco. Ed invece no, l’1-0 non è bastato, anche per colpa del risultato dell’andata, viziato, non me ne vogliano gli interisti, da una dubbia decisione arbitrale. Se il gol di Piquè fa pari con quello di Milito, il Barcelona potrebbe recriminare per il fallo su Dani Alves: con il 3-2 all’andata adesso in finale ci sarebbero i blaugrana. In ogni caso, dovevano cercare di più la porta e non l’hanno fatto. In più, acquistando Ibrahimovic dando Eto’o e cash all’Inter hanno involontariamente aiutato i loro avversari: eccezionale il camerunense in sacrificio sulla fascia, nullo e irritante lo svedese. Complimenti agli interisti, anche se non capisco i caroselli e certe scene di tripudio: ok, il peggio sembra passato, ma la finale va sempre giocata. Però, forse,  trentotto anni senza una partita del genere possono essere una giustificazione.

Bayern, tutto liscio come l’Olic

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Bayern Monaco prima finalista: se il blasone e la rosa la rendono una degna rivale della squadra che verrà fuori dallo scontro tra Barcelona e Inter, rimane qualche dubbio su come i bavaresi siano arrivati al Bernabeu. Innanzitutto lo scippo alla Fiorentina, poi il quarto dominato dal Manchester United. Però la finale vedrà in campo il Bayern Monaco, squadra tosta, i cui undici titolari possono dare fastidio a tutti, anche senza aiuti arbitrali clamorosi. Se stanno bene, nessuno ha una coppia d’ali come i bavaresi: Ribery e Robben in giornata farebbero venire il mal di testa a chiunque, tanto per dire. Peccato che il francese la finale la guarderà da spettatore per una sua sciocchezza. Ma anche il resto è di spessore: certo, la vincente di Barcelona-Inter andrebbe in finale da favorita. Sapremo stasera chi sarà l’avversario del Bayern Monaco. Se poi un onesto mestierante dell’area di rigore come Olic fa il fenomeno… Ora come ora, direi al 70%  i nerazzurri. Fare due reti senza subirne non è impossibile se ti chiami Barcelona, ma se davani hai questa Inter carichissima forse diventa un po’ più complicato. L’ambiente si sta scaldando e adesso ci mancava solo la pentolata dei tifosi blaugrana fuori dall’albergo degli interisti, cose davvero di un calcio d’altri tempi. A dimostrazione che tutto il mondo è paese ma alcuni posti sono pure peggio, i poliziotti, evidentemente con la maglietta di Messi sotto la divisa, non sono intervenuti subito, ma hanno a lungo aspettato rimanendo in attesa di ordini.

Il fattore Robben

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Il bello del calcio, ma vallo a dire ai tifosi che ieri sera riempivano l’Old Trafford. Il teatro dei sogni, sì, ma per il Bayern Monaco. Nell’arco dei 180 minuti direi che gli inglesi avrebbero meritato di passare il turno, eppure ci sono riusciti i bavaresi, mai domi e tenaci fino all’ultimo, di tipico temperamento teutonico, anche se di tedeschi in campo ce n’erano il giusto. Fatto sta che l’altra semifinale sarà Bayern Monaco-Lione. Niente di scandaloso, per carità, però vedere nemmeno un’inglese tra le prima quattro fa un certo effetto. Forse positivo per il calcio italiano: dopo tanto piangerci addosso, scopriamo che possiamo far meglio di chi idolatriamo troppo spesso. Il Manchester United si sta giocando l’ennesima Premier League, vero, ma se guardiamo la squadra schierata da Ferguson, beh, mi sembra una buona squadra o poco più. Tolto quel fenomeno di Rooney e la coppia dei centrali di difesa, ci sono onesti mestieranti, talenti cui fa difetto la costanza, giovani forti ma senza esperienza, pallidi sostituti dei talenti che furono. Nulla di scandaloso se è passato il Bayern Monaco: se gli undici titolari stanno bene, i bavaresi fanno paura, sul serio. Chi, in Europa, può schierare una coppia di ali come Ribery e Robben? Nessuno. Se il francese sembra l’ombra di sè stesso, in Champions League sta facendo faville l’olandese. L’ho già detto, ma amo ripetermi: se questo sta bene, è devastante come Cristiano Ronaldo.

Chi si accontenta… godrà?

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Tra le vittorie di misura, quella per 1-0 è la migliore. Nelle partite di coppa, ovviamente. L’Inter può dunque ritenersi soddisfatta per aver superato il Cska Mosca con tale punteggio? La risposta è “nì”: i nerazzurri avrebbero anche meritato di più, visto che hanno prodotto molto ma concretizzato poco. Dopo la zampata di Eto’o, stavolta a decidere è stato Milito, a suo agio anche in Europa dopo le scorpacciate di gol che si sta facendo in campionato. Il Cska Mosca è una buona squadra, si difende bene, corre, però, oggettivamente, ma è sembrato mancare di incisività in attacco: strano, perchè la sua media-gol in Champions League era elevatissima. Con una rete in Russia, l’Inter sarebbe a cavallo, ma si sa, da quelle parti non è mai facile, anche se stavolta non ci dovrebbe essere la neve. Andare a giocare d’inverno a Mosca è un conto, andarci ad aprile è decisamente diverso: il pronostico, insomma, dice nerazzurro. L’Inter guarda già lontano, immagino: nell’altro quarto di finale di ieri, 2-2 tra Arsenal e Barcelona, ed anche qua il pronostico è sostanzialmente rispettato, visto che si sta andando verso una semifinale tra l’Inter e i catalani… di nuovo contro, dopo le due sfide della fase a gironi.