Io non ce l’ho con il Napoli. Ma l’impressione è che, dopo la Roma, quella partenopea sia diventata la squadra di Stato. L’accesso agli ottavi di finale della Champions League viene definito un risultato storico, ma c’è qualcosa che non torna: il Napoli è alla prima partecipazione e, in generale, aveva preso parte solo due volte alla vecchia Coppa dei Campioni. Tra l’altro, agli ottavi c’era già arrivato, non nel 1987, quando u
scì ai sedicesimi per mano del Real Madrid, ma tre anni dopo, quando fu poi eliminato dallo Spartak Mosca. Quindi che cosa ci sarebbe di storico in tutto questo? Il Napoli ha il grande merito di aver raggiunto il secondo posto in un vero e proprio girone di ferro, ma cosa dovrebbero dire a Nicosia? Dando uno sguardo più ampio, questa è la Champions League che ha visto più eliminate di lusso: su tutte, le due squadre di Manchester. A me fa più impressione l’uscita dello United, che da quando seguo il calcio ho sempre visto andare avanti senza problemi. Questo sì che è un risultato storico, in negativo però. Il City è uno squadrone, ma ancora senz’anima e con ogni probabilità lo sceicco si consolerà con la Premier League. I giornali inglesi parlano di imbarazzo e vergogna, come se tutto ciò fosse fantascienza, ma io invece voglio sognare un po’ e provo a scorgerci una rinascita del calcio europeo, un calcio in cui tutte le realtà possono dire la loro, com’era un tempo. Quando il Malmoe arrivava in finale, per dire. Ecco come si può avere nostalgia di epoche mai vissute.
Luci al San Paolo. Grandissimo entusiasmo a Napoli, e non potrebbe essere altrimenti dopo la vittoria contro il Manchester City. La squadra guidata da Roberto Mancini è la favorita per la vittoria della Premier League ed è una corazzata costruita a suon di milioni per dominare prima in Inghilterra e poi in Europa negli anni a venire. Dzeko, Aguero, Balotelli, Nasri, Silva… a dirli tutti viene il mal di testa, figuriamoci a giocarsi con
tro. La squadra inglese si è però scontrata con gli uomini di Mazzarri e che, ora, vede la qualificazione agli ottavi di finale decisamente più lontana. Possibile, sia chiaro, ma a questo punto ciò che succederà dipenderà dal Napoli e non dal City. E anche un po’ dal Bayern Monaco, che potrebbe “decidere” chi portare avanti nella competizione continentale. Credo che preferisca fare fuori gli inglesi, ma come si sa alla fine sarà sempre il campo a decidere. Nella serata di coppa al San Paolo i protagonisti sono stati gli attaccanti: Cavani versione matador ne ha messi a segno due, confermandosi bello di notte, almeno in questa stagione. Per il Man City il gol l’ha fatto invece Balotelli, che questa volta ha anche quasi esultato. Si è mosso: se non fa notizia poco ci manca.
La Juve sta una vita dietro ad Aguero, quando capisce che non può prenderlo vira su Rossi, ma la trattativa diventa lunga tra bonus e quota fissa, nel frattempo ha già preso Lichtsteiner, ma per spendere quel milione in meno ha fatto passare un mese, c’è da prendere l’ala sinistra e Bastos verrebbe, ma prima convince e poi no, prima l’affare e fatto e poi non convince Conte. Vidal, invece, l’ha preso in un attimo. Ora, è vero che finchè non è ufficiale può accadere di tutto, ma è stato fin troppo facile. Ci deve essere sotto qualcosa. Ok,
andava in scadenza tra un anno e tutto sommato più di dieci milioni non sono mica pochi, però ha 24 anni ed è uno dei centrocampisti emergenti d’Europa. Poteva interessare a tanti club, messi meglio al momento, eppure andrà alla Juve. Che il bianconero stia riacquistando fascino? Magari non ne ha mai perso. Oppure Vidal non è così forte come la stampa italiana scrive. Da tifoso mi auguro di sì, perchè lì nel mezzo di bidoni ne sono passati fin troppi negli ultimi anni. Che poi, non è mica detto che Vidal sia uno che si possa integrare bene con Pirlo. Corre tanto, sì, sa fare un po’ di tutto, ma sa fare bene il mediano? Mi auguro di sì. Ma d’altra parte fare un acquisto peggiore dei precedenti è difficile. In fondo, costerà meno di Martinez. A questo punto salutiamo Felipe Melo (che avrei tenuto, ma non è mobile come Vidal e serve uno che corra anche per Pirlo) e Sissoko, che quando giocava mi faceva impazzire con quei tackle. Appunto, quando giocava.
Per il secondo anno consecutivo l’Inter trova nei quarti di finale di Champions League un avversario morbido dopo averne superato uno più ostico nel turno precedente. Poteva uscire qualsiasi nome dall’urna: Barcelona, Real Madrid, Manchester United, Chelsea… invece è saltato furoi lo Schalke 04, senza ombra di dubbio la più debole tra le otto squadre rimaste. E così, i nerazzurri possono già iniziare a guardare alla semifinale: certo,
nel calcio non si sa mai, ma è oggettivamente impensabile che in un doppio scontro i tedeschi possano far fuori l’Inter. Lo hanno fatto con il Valencia, ma la squadra di Leonardo è di tutt’altro spessore. Per il resto, il sorteggio pone un eventuale scontro con l’amato ex Mourinho solamente in un’eventuale finale, che dovrebbe vedere in ogni caso una spagnola in campo. da quella parte del tabellone, infatti, si prospetta una bollente semifinale tra Barcelona e Real Madrid. L’Inter, invece, in caso di passaggio del turno si scontrerà con una inglese, una tra Manchester United e Chelsea. Il percorso verso il bis di coppa, insomma, se nei quarti sembra agevole, dopo potrebbe diventare decisamente in salita, con una finale più impegnativa rispetta a quella dell’anno scorso. Nonostante questa sia una delle peggiori Champions League di sempre, come livello qualitativo.
Quanto ci si può mordere le mani per una partita di pallone? Non ne ho idea, ma sono sicuro che a Monaco adesso lo stanno facendo. Perchè partire da un 1-0 in trasferta ed uscire a causa di una sconfitta per 3-2 in casa non è cosa che si digerisce facilmente, anche se davanti avevi l’Inter, proprio la stessa squadra che meno di un anno prima ti aveva battuto in una finale secca per 2-0. L’Inter, già l’unica italiana r
imasta in corsa, se non altro per il fattore-calendario, è anche quella che ha fatto più strada. Adesso sono rimaste in otto, e tra le “pescabili” di Champions League c’è anche qualche bel materasso, diciamo così. Anche se nel calcio di sicuro c’è poco. Tornando all’incontro di ieri sera, forse i nerazzurri sono più competitivi dei bavaresi: lo dice la passata stagione, lo dice questa, che vede l’Inter ancora in corsa per lo scudetto e il Bayern Monaco attardato in Bundesliga. Ci sta, per carità. Però ci stava anche di chiudere prima il match dell’Allianz Arena, tra occasioni clamorose fallite e contropiedi sciupati. Ma questo è il calcio: oggi leggo di una pazza Inter: qualsiasi cosa faccia, è pazza. Eh vabbè, ma rimango convinto che ieri sera la squadra pazza, tra le due, sia stata quella tedesca.
L’Inter si prepara alla trasferta di Monaco consapevole che per vincere la battaglia dell’Allianz Arena servirà una grande prestazione da parte di tutti. I tedeschi partono con il vantaggio dell’1-0 in trasferta: a certi livelli, ribaltare il risultato ha i connotati dell’impresa. All’andata ha deciso Gomez, attaccante legnoso che in questa stagione sta segnando con continuità, per passare il turno l’Inter si
affida al suo goleador principe, Eto’o. Il Principe, quello vero, cioè Milito, sta vivendo la sua peggior stagione da quando è approdato in Europa e non ci sarà, ma d’altra parte è dallo scorso maggio, da quella finale proprio contro il Bayern Monaco, che è in pratica scomparso. Ribery e Robben: nessuno nel globo può schierare una coppia di esterni così. L’Inter dovrà stare attenta a contenerli, ma dovrà anche attaccare con decisione, se non vorrà fare la fine del Milan, incapace di segnare in 180 e più minuti contro il Tottenham. Non sarà facile e Leonardo lo sa. In un modo o nell’altro, l’esito della partita di stasera dirà molto sul resto della stagione e non è retorica: il Milan è fuori dalla Champions League e punterà tutto sul campionato. Con un’Inter ancora in corsa, al bivio le due squadre prenderebbero direzioni diverse. Tricolore per il Milan, tentativo di bis europeo per l’Inter.
Se si deve dare a Julio Cesar ciò che è di Julio Cesar, si può tranquillamente affermare che la vittoria del Bayern Monaco a San Siro è decisamente farina del suo sacco. Che sia meglio di Castellazzi non ci piove, ma non piove nemmeno sul fatto che ha perso un po’ di smalto rispetto a qualche tempo fa. Ci avrà riflettuto amaramente mentre passeggiava verso casa. Perdere a domicilio non è mai cosa buona in una coppa e
ribaltare il risultato in Baviera sarà difficile, ma non impossibile. Essenziale, ovviamente, sarà per l’Inter non subire gol, perchè dovrà vincere di due lunghezze per passare il turno senza passare dai calci di rigore. Ce la può fare: in fin dei conti ieri sera ha creato molto, ma non è riuscita a concretizzare. La strada verso Wembley non è in salita solo per i nerazzurri, ma per tutte le italiane impegnate in Champions League. Inter, Milan e Roma, tre sconfitte casalinghe su tre: per il nostro calcio non poteva andare peggio. In più, stasera il Napoli gioca in Spagna, ma mette in campo diverse seconde linee. Il rischio, in generale, è quello della disfatta. Tra l’altro, trattandosi di squadre anche in lotta per il campionato (tranne la Roma), sarà interessante vedere come reagiranno e distribuiranno le forze in caso di qualificazione o di mancato accesso ai quarti di finale. E comunque, se l’Inter dovesse uscire, i suoi tifosi non se ne faranno certo un cruccio. Tanto, hanno appena vinto Sanremo.
Una serata da anni Novanta quella di ieri sera per le due squadre italiane impegnate in Champions League: vittoria senza patemi per il Milan, successo in rimonta per la Roma contro un avversario blasonato come il Bayern Monaco. I rossoneri sono così già qualificati per gli ottavi di finale, che sono ormai ad un passo anche per i giallorossi. Ibrahimovic si conferma uomo in più di una squadra che fino agli ultimi giorni di mercato era la disperazioen dei suoi tifosi, mentre nella Roma Borriello si conferma attaccante di qualità: e pensare che anche lui è arri
vato a mercato quasi chiuso, dopo che Ranieri si era reso conto che la scommessa-Adriano non poteva dare frutti. Per un Totti che trova il gol solo su rigore, c’è poi un Menez che sta vivendo, forse, la stagione della definitiva esplosione: se non si trattasse di un caso umano, qua saremmo già davanti ad uno dei migliori giocatori d’Europa. Tornando al Milan, punta ad essere eletto come tale Ibrahimovic, a cui manca l’alloro internazionale per poter essere annoverato nell’elenco dei grandissimi del calcio moderno. In quanto a scudetti, infatti, può decisamente già dire la sua, e con il Milan potrebbe arricchire ulteriormente il suo palmares. Paradossalmente, però, i rossoneri potrebbero soffrire il doppio impegno, vista la rosa tutto sommato non eccelsa. In compenso, non dovranno andare a giocarsi il Mondiale per club, a differenza dei “cugini” interisti che stasera, contro il Twente, si giocano buona parte della stagione.
Dzeko sembra davvero forte, almeno dai soliti tre gol che si possono vedere nei vari servizi televisivi sul bomber bosniaco. 24 anni, da tre gioca nel Wolfsburg, dove ha vinto uno storico scudetto, ma è letteralmente esploso nelle ultime due stagioni. Gran fisico e piedi da non sottovalutare: insomma, un
armadio in grado di dare del “tu” al pallone. Merce rara, e che per questo la sua squadra attuale vorrebbe far pagare a caro prezzo. Lui ovviamente si è stancato di Wolfsburg e del Wolfsburg: quello che doveva fare lo ha fatto, meglio andare a cercare gloria e magari soldi altrove. Le concorrenti ormai le conosciamo bene: Manchester City, Juventus, Milan, Bayern Monaco. Per il suo prezzo, in realtà, le italiane sembrano tagliate fuori: dalla Germania chiedono 40 milioni, sembra. Cifra totale che si può permettere solo la squadra guidata da Mancini. Però, ammettiamolo, il City può non esercitare lo stesso fascino delle altre tre. Juve e Bayern Monaco potrebbero arrivare a Dzeko inserendo delle contropartite tecniche nell’operazione (Diego e Gomez), ma a Wolfsburg hanno detto di volere solo soldi: questo taglia fuori del tutto il Milan, la prima società che a suo tempo aveva messo gli occhi su Dzeko. Questa telenovela non si risolverà presto: ogni volta che esce una pretendente, il Wolfsburg alza il prezzo, il giocatore, poi, dichiara amore un po’ all’una, un po’ all’altra. Ieri ha detto di voler aspettare il Milan. Aspetta e spera, Edin…
Si è appena chiusa la stagione, almeno per le squadre di club, che già si pensa a chi mettere in sella l’anno prossimo. Giustamente, dico io, perchè non ha senso iniziare il mercato senza sapere chi sarà la guida tecnica. La Juve è a posto (si fa per dire) ed ha scelto Delneri: adesso sarà dura trovare interpreti adatti per il suo modulo. L’Inter, invece, sta salutando già con malinconia ed un pizzico di veleno l’uomo che l’ha
riportata in cima all’Europa, il tecnico che ha unito il gruppo con la sindrome dell’accerchiamento, quel Josè Mourinho che, ad appena 47 anni è già uno degli allenatori più vincenti di tutti i tempi e che proverà a rimpolpare il suo palmares con il Real Madrid, dove si aspettano subito la decima Coppa dei Campioni (o Champions League per i moderni, fate voi). Chi al suo posto? Credo davvero Benitez, che ha rifiutato la Juventus anche perchè sapeva di potersi accasare all’Inter. Difficile raggiungere Capello, improbabile Guardiola: il suo calcio mal si adatterebbe alla muscolarità nerazzurra. Tempo di scelte importanti anche al Milan, dove hanno deciso che per allenare basta anche aver fatto una tournée. Creato il precedente, l’erede di Leonardo sarà Allegri. Giovane, bravo, dovrà provare a vincere con una squadra che con ogni probabilità non sarà all’altezza. A Cagliari ha fatto bene, lo attende una prova importante al Milan, che ha forzato le eventuali resistenze di Cellino promettendo di lasciare Astori in Sardegna. Non ci voleva poi molto. Infine, ultima delle panchine bollenti, quella viola. La Fiorentina vedrà andar via Prandelli, che comunque non si muoverà da Firenze, dove si trova Coverciano. Diversi i nomi per la sua successione: io dico Marino.
