Per me il rigore su De Rossi c’era. Dunque, errori arbitrali alla mano, possiamo recriminare qualcosa. Ma d’altra parte la terna, anzi quaterna arbitrale arrivava dal terzo mondo del calcio. Eh vabbè, inconvenienti che ci possono stare e che, in ogni caso, non giustificano il pareggio contro la Nuova Zelanda, anche lei arrivata direttamente dal terzo mondo, sempre calcistico. Non sono nemmeno tutti professionisti gli All Whites, eppure non siamo stati capaci di andare oltre il pareggio. Andando ovviamente in svantaggio, in quella che
sembra poter diventare una brutta abitudine. Il nostro Mondiale è già a rischio: non sono mai stato ottimista sulle nostre possibilità, ma che fossimo così molli non lo pensavo davvero. Non c’è nessuno che salta l’uomo, non c’è nessun fuoriclasse, si sapeva, ok. Ma che nessuno corresse e/o avesse un barlume di idea andava oltre ogni nefasta previsione. Lippi ha le idee confuse, anche se dice di no: vero, il compito dell’allenatore consiste nel variare modulo e uomini, ma se fai tre cambi dopo nemmeno un’ora e cambi schema ogni venti minuti, allora qualcosa c’è che non va. Il calcio è una ruota che gira: quattro anni fa girò dalla nostra parte e tutti giocarono il miglior torneo della loro vita. Stavolta vincerà qualcun altro. Magari l’Olanda, visto che potrebbe avere un ottavo decisamente abbordabile. Sempre se passiamo noi.
Il vero melting pot non va ricercato nelle strade di Brooklyn, ma, forse, nella formazione della Germania vista ieri sera. L’integrazione è lì: di tedeschi come quelli di un tempo, di quelli alti e biondi, di quelli che vengono in vacanza in italia con ai piedi orripilanti calzini bianchi e sandali, ce ne saranno un paio, forse. Per il resto, tanti figli di immigrati, o naturalizzati. E la miscela funziona benissimo, a quanto pare. Il campo ha detto la sua: la Germania non sarà la favorita di questo Mondiale, però gioca un calcio piacevolissimo, con grande
velocità e ottime combinazioni. Podolski e Klose, polacchi, Cacau, brasiliano da anni in Germania, e poi Muller, cognome tedesco al 100%, cognome che riporta la memoria dei tifosi teutonici ad antichi fasti. La sintesi della “novelle vague” tedesca è in questi nomi. La società da quelle parti è sicuramente più multietnica che da noi, o semplicemente c’è più integrazione, chissà. Noi ci siamo limitati all’oriundo Camoranesi: ci poteva essere Balotelli, ma come sappiamo tutti i Mondiali li sta vedendo in tv. Le altre partite di ieri sono state tutt’altro che memorabili e ci lasciano una certezza: che ci sono portieri scarsi in giro per il mondo. Senza tirare in ballo il pallone. Sono scarsi e basta. Infine, uno sguardo alla B: torna in A il Brescia, peccato per il Torino, e lo dico da juventino. Giocare un derby fa sempre piacere.
Davvero uno spettacolo osceno quello offerto dalla Nazionale ieri sera. Che non fossimo una grande squadra si sapeva, bastava scorrere i nomi dei 23 selezionati per la spedizione sudafricana, ma che il Messico potesse prenderci a bastonate, questo davvero no. Vero, si trattava di una partita amichevole: come il calcio d’agosto, va preso con le molle. Quando il risultato conterà qualcosa, forse, le cose miglioreranno. Fatto sta che i rapidissimi messicani ci hanno davvero fatto neri. E non stiamo parlando di fenomeni, almeno per ora. In futuro, magari… Avevamo di fronte una nazionale infarcita di ex campioni del Mondo under 17. Era il 2005, fate i conti: tanti ‘88 e ‘89 di qualità. Invece, nell’Italia, è mancato il ricambio generazionale. Qualche ‘83 (ma De Rossi è l’unico che fa la differenza), un paio di ‘84 (e Chiellini non c’era). Poi? Dove sono gli ‘85? Gli ‘86 e ‘87, poi, sono pochi e con presenze che si contano sulle dita di una mano. Il nostro calcio non ha prodotto niente da Germania 2006, canto del cigno di una generazione che poteva anche raccogliere di più: la selezione del 2002, per dire, era di altissimo livello. E anche con un Balotelli in più sarebbe cambiato poco. I problemi partono da dietro: non credo sia un buon segno schierare al centro della difesa un giocatore classe ‘73 che se ne andrà a Dubai dopo il Mondiale ed accanto a lui un ‘87 con un campionato di A alle spalle. Poi magari lo vinciamo di nuovo, eh, ma mi sembra fantacalcio.
Lo smarrimento dopo un’impresa del genere è più che comprensibile. Di tutti, intendo. Giocatori, dirigenti, anche tifosi. Per la serie “e adesso cosa faremo?”, i sostenitori dell’Inter sono consapevoli che un’annata così non tornerà più o
che, se lo farà, sarà qualcosa di già vissuto, e di sicuro meno atteso. Mourinho ha compiuto la sua personale missione. Veni, vidi, vici. Due anni, tutti i trofeo possibili immaginabili messi in bacheca. Si sa che ripetersi è più difficile che vincere, ma meglio farlo altrove. Josè è già a Madrid, sfinito dal calcio italiano. Meglio di così, all’Inter, davvero non poteva fare. Anche Milito, il giocatore che segna quando più conta, è già corteggiato dal Real Madrid: il balletto del sì - no - forse - anzi rimango ha conivolto anche il Principe, già troppo attaccato a quella maglia, però, da potersela davvero sfilare. Potrebbe invece seguire Mourinho il superbo Maicon, il miglior terzino destro del pianeta. Clamorosamente, poi, non chiude le porte ad un clamoroso ritorno nemmeno Sneijder, l’uomo in più, quello che con le sue geometrie tante volte ha innescato la furia delle punte nerazzurre. Tornare in Spagna da trionfatore dopo un anno di esilio, che soddisfazione. Per ora, però, è solo fantacalcio. Rimarrà all’Inter almeno Balotelli. I suoi compagni, ha detto Raiola, non lo picchiano più.
Nessuna novità, diceva Lippi. E invece qualcosa di interessante è successo. Niente Miccoli (che si è anche fatto male, tanto per zittire ogni polemica), Cassano (che tanto tra poco si sposa) e Balotelli (che è giovane e farà i tre Mondiali successivi). No, la novità è un po’ più piccola. No, nemmeno Totti o Toni. Lippi ha fatto fuori Legrottaglie per far posto ad una punta in più, quel Giuseppe Rossi reduce da una stagione non
esattamente esaltante in Spagna, di sicuro la peggiore da quando gioca nel Villareal. Il ct si porterà in Sudafrica gente più duttile, tra i difensori, ma anche tra i centrocampisti: un Palombo qualsiasi, per dire, può fare tranquillamente le veci di Legrottaglie. Per il resto, i nomi sono purtroppo quelli: sembra davvero una delle Nazionali più “ordinarie” di sempre, e non partrà certo tra le favorite. Quelle sono ben altre: su tutte la Spagna, ma occhio anche all’Inghilterra e alla Francia. Ovviamente temibili le sudamericane: leggetevi il reparto avanzato che potrà schierare Maradona e immaginatevi il Cannavaro versione 2010… certo, lasciare a casa Cambiasso non è una grande mossa, ed anche per il Brasile Dunga ci ha messo del suo. Tornando a Legrottaglie, ha già detto che Dio lo aiuterà a superare anche questa prova. E, comunque, io sono sicuro che una bestemmia l’ha tirata.
Meno male che era ormai un trofeo minore. La Coppa Italia è la coppa nazionale più sfigata e meno considerata di tutte, ma ha vissuto una finale ad altissima tensione. Che adesso, però, sembra scendere per lasciare spazio all’amarezza. Tra le cose elencate ieri mancava la bellissima esultanza di Chivu, campione di
eleganza. Ma torniamo alla querelle Totti-Balotelli: intanto analizziamo la posizione di Supermario, malmenato e, a quanto pare, insultato pesantemente: “Sì sì, mi ha detto negro di m…“. Così dice la punta nerazzurra ed il fatto è che, secondo la sua versione, non si sarebbe meritato questi insulti da Totti, visto che gli avrebbe solo detto: “Basta con i calci, non fare il bambino e giochiamo a pallone. Questo è quello che gli ho detto. Nulla di più. E’ stato lui a fare il resto…“. Però, magnanimo, il buon Mario dice anche di perdonare Totti, se il capitano giallorosso ammette di essere contro il razzismo. Come potrebbe avere dell’astio nei confronti del romanista, dopo che ha svelato la sua triste condizione: “E’ vero, ho sbagliato: ma la cosa brutta è che al gol di Parma tutti ti chiamano, passano tre giorni e ti ritrovi solo con gli amici di sempre“. Poverino, davvero.
Dopo aver fallito l’appuntamento estivo con il primo trofeo stagionale, ovvero la Supercoppa andata alla Lazio, l’Inter si aggiudica la Coppa Italia superando la Roma con un gol del solito Milito. Già domenica, poi, la possibilità di bissare con lo scudetto, in caso di vittoria e di un contemporaneo passo falso dei giallorossi contro il Cagliari. Poi, ovviamente, il grande appuntamento del 22 maggio. Tornando indietro, ieri sera si è vista almeno una cosa bellissima, la rete di Milito, ma tante brutte: Materazzi che simula botte tremende non ricevute (un uomo di quella stazza per rotolarsi a terra in quel modo dovrebbe veramente aver preso.
.. una testata da Zidane), provocazioni continue, spintarelle, mezze risse, ma, soprattutto, l’espulsione di Totti per quel calcione a Balotelli. Dico la verità: adesso inizio a fare anche un po’ il tifo per il povero Mario. Come ha detto il capitano della Roma, “sul campo non si riescono sempre ad ignorare offese così pesanti, alcune personali e altre dirette ad infangare una città ed un intero popolo. Soprattutto poi quando questi continui e costanti insulti provengono sempre dalla stessa persona, che fa della provocazione sistematica il suo biglietto da visita”, ma cosa vuol dire rincorrere Balotelli per tirargli un calcio da dietro in quel modo? E’ assurdo, vergognoso. Le provocazioni sono fatte per quello, per dare fastidio, bisogna anche essere bravi a sopportare e, magari, rispondere con i fatti. Ma c’è chi cade dalle nuvole: in Rai, ad esempio, si sono dichiarati stupiti perchè “un campione della caratura e della correttezza di Totti” aveva fatto quel gesto (o giù di lì). Giusto, perchè lo sputo a Poulsen o lo schiaffo a Colonnese li aveva tirati qualcun’altro.
In effetti, nessuna sorpresa. Tra vecchie glorie in declino, giocatori modesti, fantasisti fatti fuori, oriundi non chiamati, tra i convocati per lo stage alla Borghesiana c’è chi ci si aspettava ci fosse e manca chi non aveva nessuna speranza. Tranne De Rossi, impegnato nella finale di Coppa Italia: tra i romanisti non penso
che Lippi chiamerà per il Mondiale nè Totti nè Toni. De Sanctis-Sirigu: il ballottaggio per il terzo portiere è questo e io virerei sul sardo. In difesa vedo pericolante Bocchetti, in netto calo. In realtà vedo “male” tutti gli juventini tranne Chiellini, ma sto parlando in chiave-convocazione. Il ballottaggio per la fascia destra tra Maggio e Cassani, poi, potrebbe sorridere al palermitano, più difensivo. Nove centrocampisti chiamati, più De Rossi certo. Quanti ne “farà fuori” Lippi? In teoria tre: la logica dice 3 portieri, 8 difensori, 7 centrocampisti e 5 punte. In ogni caso, via Candreva, che ha buoni numeri ma che alla Juve non gioca, e credo anche Cossu. A rischio anche Pepe (anche se lascerei in Italia Camoranesi): non credo che Lippi si voglia privare di Palombo. Forse questo potrebbe giovare a Maggio, in grado di coprire tutta la fascia. E in attacco? Ballottaggio Borriello-Quagliarella: non ha fatto una grande stagione, ma porterei il napoletano. Una certezza, almeno: al Mondiale non ci sarà Amauri. Meno male.
Tra gite a Gardaland e malori, Balotelli fa comunque parte di una delle due squadre che si contenderanno la Champions League il 22 maggio a Madrid. Sì, ma la sensazione è che la sua esperienza all’Inter sia agli sgoccioli, come conferma il suo procuratore Raiola: “Così sicuramente non si va avanti - ha detto -. Così Mario non resta un altro anno all’Inter, lo posso garantire. Le sue scuse erano sincere ma qualcuno in società non ha capito, volutamente. Oggi la società è l’allenatore, nel senso che sono sulla stessa linea“. Lo scon
tro tra il bizzoso talento nerazzurro e Mourinho è ormai totale ed aperto. Tra i due, ho l’impressione che Moratti non avrebbe dubbi su chi buttare giù dalla torre: il tecnico portoghese ha raggiunto alla guida della squadra la finale e potrebbe vincere tutto, Balotelli potrebbe non mettere mai la testa a posto. “Sta aspettando di giocare con l’Inter fino alla fine del campionato, con la speranza di giocare anche nella finale di Champions - spiega Raiola -. Mario non ce l’ha nè con i tifosi nè con la squadra. Oggi Mourinho e la società sono uniti, e lo trovo logico. Ma se si fa una politica di risultati, io devo difendere gli interessi del mio assistito. Io discuto con la società, poi non so se la societa’ si fa guidare da Mourinho, dipende da Moratti“. Cosa avrà voluto dire? Balotelli vuole andare via dall’Inter e farà di tutto per riuscirci. Magari sarà più facile di quanto pensa: non avrà nemmeno bisogno del mal di pancia alla Ibrahimovic. Ah, guarda caso un’altro assistito di Raiola. Lo svedese, tra l’altro, “non ha rimpianti di essere andato a Barcellona“. Ce l’ha Laporta per averlo comprato.
Ma come si può rovinare la festa a tutti in questo modo? Certo, fosse per il resto della ciurma, l’ammutinato Balotelli non avrebbe avuto motivo di esprimere il suo disagio. Eppure il buon Mario non perde occasione per far parlare (male) di sè. Non voglio star qua a far processi, anche perchè credo che Balotelli stia diventando indifendibile: da quando il calcio esiste sono stati fischiati migliaia di giocatori, in pochi reagiscono sistematicamente come lui. Il sospetto, ormai più che fondato, è che lo faccia di proposito: se ne vuole andare dall’Inter, tutto qua. Mettersi contro tutto e tutti faciliterebbe il trasferimento, e credo che anche Raiola ci stia mettendo del suo: ha appena accusato Materazzi, che bel
clima. Peccato per l’Inter, che sembra perderà un talento grandissimo, peccato per Balotelli, che invece di zittire tutti a suon di gol se ne andrà tra i fischi, peccato per il campionato italiano, che vedrà andar via un bel giocatore. Questo perchè spero che almeno Moratti non lo venda al Milan: sarebbe troppo anche per lui. A volte lo hanno fischiato perchè nero e italiano, altre lo hanno fatto solo perchè i tifosi hanno il diritto di farlo. Martedì non aveva senso dare del figlio di buona donna a tutti: bastava un dito sulle labbra, come fanno tutti. Invece no, lui vuole esagerare, ma questo è un cane che si morde la coda: ti fischiano, rispondi così, ti fischieranno ancora di più. La cosa brutta è che almeno Adriano beveva e si è rovinato così, lui lo fa da sobrio. Dicono lo voglia il Barcelona, adesso: comunque vada, andrà all’estero. E l’Inter lo venderà, senza guadagnarci cifre esorbitanti: in fondo, fuori dall’Italia, Balotelli è una riserva ventenne dell’Inter con la testa calda. Per l’Inter, oltre al danno, la beffa.
