Luci al San Paolo. Grandissimo entusiasmo a Napoli, e non potrebbe essere altrimenti dopo la vittoria contro il Manchester City. La squadra guidata da Roberto Mancini è la favorita per la vittoria della Premier League ed è una corazzata costruita a suon di milioni per dominare prima in Inghilterra e poi in Europa negli anni a venire. Dzeko, Aguero, Balotelli, Nasri, Silva… a dirli tutti viene il mal di testa, figuriamoci a giocarsi con
tro. La squadra inglese si è però scontrata con gli uomini di Mazzarri e che, ora, vede la qualificazione agli ottavi di finale decisamente più lontana. Possibile, sia chiaro, ma a questo punto ciò che succederà dipenderà dal Napoli e non dal City. E anche un po’ dal Bayern Monaco, che potrebbe “decidere” chi portare avanti nella competizione continentale. Credo che preferisca fare fuori gli inglesi, ma come si sa alla fine sarà sempre il campo a decidere. Nella serata di coppa al San Paolo i protagonisti sono stati gli attaccanti: Cavani versione matador ne ha messi a segno due, confermandosi bello di notte, almeno in questa stagione. Per il Man City il gol l’ha fatto invece Balotelli, che questa volta ha anche quasi esultato. Si è mosso: se non fa notizia poco ci manca.
Stavolta niente SuperMario, niente Pazzini, niente di niente. E anche poco Uruguay, a dire il vero. Tuttavia, ai sudamericani è bastato quel gol ad inizio partita per vincere una partita dalla quale era lecito aspettarsi un po’ di più. Perché si trattava di un test importante per i ragazzi di Prandelli: non bisogna dimenticare che, ad oggi, l’Uruguay può essere considerata una delle Nazionali più forti del globo (e davanti non poteva co
ntare su diversi elementi di spicco). Ecco, questa Italia è sembrata intimorita ed incapace di reagire di fronte ad una squadra di livello e ben messa in campo. Contro la Polonia era bastato un ottimo Balotelli, contro certi avversari serve altro. Agli Europei manca ancora molto in termini di mesi, vero, ma di test ne sono rimasti pochi e gli uomini a disposizione sono questi, c’è poco da fare. Se la luce di Pirlo si spegne, l’Italia resta al buio, tanto per dire. Osvaldo sembra poca cosa e, nel complesso, la nostra Nazionale non dispone di fuoriclasse. Quelli ce l’hanno gli altri, non noi. Le cose cambiano, ma non è solo un male nostro, va detto: pensiamo alla Francia, alle prese con un ricambio generazionale pari al nostro. Le favorite sono altre ma, forse, per noi è meglio così. Partiamo a fari spenti e poi chissà, mai dire mai.
Leggo di una Nazionale di centravanti, senza fantasisti o comunque seconde punte, viste le forzate indisponibilità di Rossi e Cassano. Tra l’altro i due ci saranno in Polonia e Ucraina? Entrambi potrebbero farcela, starà poi a Prandelli decidere sulle loro convocazioni. Certo, se pensiamo che in pratica tutte le qualificazioni sono state fatte con loro due lassù, c’è da credere che il ct quei posti li terrà prenotati per loro fino all’ultimo. Tuttavia credo che quello che leggo in giro non sia del tutto vero, perché l’Italia ha com
unque una seconda punta di livello, sempre che ci sia con la testa. O almeno sono io che lo vedo così, più lontano dalla porta: mi sto riferendo a Balotelli. Ormai siamo arrivati alla resa dei conti: out Rossi e Cassano, Mario ha l’occasione per dimostrare davvero chi è. Arriverà agli Europei da quasi 22enne, giusto in tempo per decidere cosa essere: un clamoroso bluff o un grande campione. Ancora alla ricerca del primo gol azzurro, Balotelli i numero li ha, a volte lo frega la testa, ma con un fisico del genere e con i piedi raffinati che si ritrova dovrà prendersi la Nazionale sulla spalle, almeno negli ultimi trenta metri. Anche perché è impossibile che nel frattempo vengano fuori nuove soluzioni: gli uomini di Prandelli sono questi, con buona pace di Di Natale, suppongo.
Dopo i petardi in casa, l’incorreggibile Balotelli i botti li ha fatti anche in campo nella clamorosa vittoria del suo Manchester City nel derby contro lo United. Si tratta di un risultato storico, non c’è manita che regga, almeno nel calcio recente: c’è già la sensazione che si tratti di una sorta di passaggio di consegne tra il Man Utd, che ha dominato il calcio inglese degli ultimi venti anni, e il Man City, che si appresta a farlo, soprattutto grazie ad una dirigenza che larga di manica è dire poco. I romantici scuotono la testa di fro
nte a questi arricchiti che si permettono di rendere vincente una squadra che fino a poco tempo fa non lo era: ma se fossero tifosi del City direbbero lo stesso? Sia chiaro: la squadra guidata da Mancini non ha ancora vinto nulla, ma almeno adesso si tratta della più seria candidata alla conquista della Premier League. Il nostro campionato, invece, non ha veri padroni, ma di fuochi d’artificio se ne sono visti lo stesso. Mi riferisco a quello che è successo a Lecce. Padroni di casa avanti 3-0 nell’intervallo, poi il Milan si sveglia e ne fa quattro. Ok, c’è stata la scossa data da un Boateng monumentale, ma, modesto parere, certe squadre davvero non meritano di stare in Serie A. Con un risultato del genere devi solo fare catenaccio. Quando ci vuole ci vuole. Ma io non alleno, in fondo.
Io in Polonia ci sono già stato questa estate, la nostra Nazionale adesso è sicura di andarci l’anno prossimo in occasione dell’Europeo. O magari andrà solo in Ucraina, non si sa. Fatto sta che il biglietto è stato staccato: l’Italia si è qualificata per la manifestazione continentale in programma nel 2012. Si potrebbe dire che in queste due ultime partite è stato ottenuto il massimo risultato, sei punti, con il minimo sforzo, due reti. Sul risultato niente da dire, lo sforzo invece è stato notevole: con le Far Oer Cassano ha segnato
partendo in posizione sospetta (diciamo così) e i nostri avversari hanno colpito due legni. Con la Slovenia siamo passati nei minuti finali dopo una partita giocata a ritmi blandi. Sì, c’è la scusa della scarsa condizione, ma con avversari di questo calibro non basta come alibi. Prandelli vorrebbe far giocare l’Italia come la Spagna, ma noi non siamo la Spagna, e non lo saremo mai. Loro giocano ad un tocco, noi mai. E allora il nostro possesso palla diventa fine a sé stesso, non crea superiorità e rallenta il gioco. Poi torniamo in noi, crossiamo di più, ma in mezzo all’area abbiamo Rossi e Cassano, ed allora è tutto inutile. Ho l’impressione che tra i due uno sia di troppo: per me Cassano, ma siccome non sono due fenomeni, potrebbe anche essere Rossi. Forse è un caso o forse no, ma con Pazzini e Balotelli le cose sono andate un po’ meglio, con qualche chilo e centimetro in più. Poi, vabbè, agli Europei ci siamo andati. Ma era proprio difficile non riuscirci.
La Supercoppa è talmente sentita che sono arrivati a picchiarsi anche i tifosi cinesi di Milan e Inter. Cioè, a dire il vero è stato picchiato un tipo che con la maglia rossonera si era messo in mezzo ai tifosi sbagliati: mi permetto di ridere, anche se è politicamente scorretto. Ma mi fa ridere. Non farà ridere agli interisti, invece, la possibile partenza di Wesley Sneijder alla volta di Manchester, che per Balotelli e Tevez è proprio brutta ma che all’olandese potrebbe non fare c
osì schifo (come se Milano fosse bella, tra l’altro). Un giorno sembra partita l’offerta buona, quello dopo no, fatto sta che a Ferguson Sneijder piace e siccome ha perso il suo “figlioccio” Scholes lo vorrebbe sostituire con un giocatore all’altezza. Quello di Sneijder sembra essere il profilo giusto: è un giocatore fatto e finito di assoluto valore, e per caratteristiche tecniche e fisiche non si discosta molto da Scholes. Non bisogna infatti dimenticare che Sneijder non nasce trequartista: e per questo, infatti, potrebbe anche giocare da playmaker nel 3-4-3. E proprio qua nasce il dubbio che credo stia rodendo la dirigenza interista: se fosse davvero considerato un giocatore “fuori dagli schemi” di Gasperini lo avrebbero già impacchettato e spedito a Manchester. Ma lo è? Fatto sta che per certe cifre sarà difficile trattenerlo, Gasperini o non Gasperini.
Le cassanate sono storia, se è vero che il loro autore negli ultimi anni si è limitato ad insultare un anziano dandogli del vecchio (penso anche riconglionito). Adesso ci sono le balotellate che, bisogna dirlo, sono più innovative. Mi spiego: rimanendo fuori dal campo, non è niente di che farsi fare una multa per un rosso e abbandonare il ritiro. Lo hanno fatto tutti. Durante una partita, poi, fare le corna all’arbitro risulta curioso, ma più che altro perchè si tratta di un gesto vintage. Balotelli, invece, riesce ad avere una grandissima
inventiva: insulta tutto lo stadio alla fine di una semifinale di Champions League, si mette la maglia della squadra rivale (di cui è tifoso, ma questa non è una colpa), spara con la scacciacani in centro, fa i cori ad una tipa che si è fatta tutta Manchester e, ultima ma non ultima bravata, tira freccette ai giocatori delle giovanili. Genio. Non solo perchè come scusa ha recentemente usato la noia, ma perchè sono convinto che dietro a tutto questo ci sia una precisa strategia. Balotelli vuole andare al Milan e il Milan lo vorrebbe, ma non avrebbe mai potuto cambiare sponda passando direttamente dall’Inter ai rossoneri. Alla fine ci andrà, con somma gioia di Raiola, suo complice, che magari riuscirà a scambiarlo con Ibrahimovic, che ancora il Milan non ha iniziato a pagare. Fatto sta che Balotelli quella divisa che gli regalò Staffelli la vuole indossare in campo e lo farà di tutto per riuscirci, e non dovrà nemmeno rinunciare al miliardo come un Lucarelli qualsiasi. E poi dicono che i calciatori di oggi non sono più attaccati alla maglia.
Questa sì che è una Nazionale spettacolare, infarcita di talenti che saltano l’uomo e capaci di far svoltare le partite con i colpi tipici dei campioni. Che lezione di calcio che siamo andati a impartire a Belfast in casa di una delle selezioni nazionali più temibili del globo… Depurata quasi totalmente dagli juventini e da un allenatore perfido e anti
-italiano che ci ha fatto sbattere fuori dal Mondiale di proposito, la nostra Nazionale non può che presentarsi ai prossimi Europei da grande favorita, poche storie. Cassano è il miglior numero 10 che l’Italia abbia mai visto: finalmente maturo, il talento di Bari Vecchia ci ha già preso per mano ed ha iniziato a segnare e a sfornare assist come solo lui sa fare. Irrisi i difensori nordirlandesi, incapaci di frenarlo, solo sparring partner davanti al fantasista della Sampdoria. Facile umorismo a parte, si è visto un tiro in porta, che io ricordi, e poi altre due occasioni sprecate da Pazzini e Pepe. Poi nulla. Non che un pareggio in Irlanda del Nord sia da buttare via: in fondo, la Serbia, che sembra l’avversario più pericoloso, ne ha presi tre in casa dall’Estonia. Traducendo: in Polonia ed Ucraina ci dovremmo andare lo stesso, ma se questo è il nuovo corso dell’Italia di Prandelli, beh, non sarà molto diverso dal Lippi-bis. Con buona pace di chi fa le suonerie.
Fratello di Balotelli, con Lavezzi come idolo. Se buon sangue non mente e lo spirito di emulazione conta qualcosa, c’è il rischio che venga fuori un tamarro indolente e capriccioso. Enock Balotelli, fratello minore del più famoso Mario, volato in Inghilterra e già infortunato, sosterrà un provino con la Primavera del Napoli. “Il mio sogno è vestire la casacca del Napoli - ha detto il giovane virgulto - Spero di fare bene e di
convincere la società azzurra. Anche Mario mi ha parlato molto bene di Napoli dicendomi che sarebbe la città giusta per me“. Insomma, come dichiarazioni sono già quelle classiche: il suo sogno è giocare nel Napoli, ma per ora si è limitato al meno blasonato Carpenedolo e lo vorrebbe il Sorrento, si dice. Ma i partenopei avrebbero la precedenza, com’è giusto che sia.SuperMario fa il tifo per il fratellino, che appunto si chiama Enock e non Luigi (questa è pessima, lo so). Insomma, scherzi a parte, Balotelli senior a Manchester, di blu vestito (blu fiordaliso, consultando wikipedia), Balotelli junior a Napoli, con la casacca azzurra (che sarebbe più celeste, a dire il vero): il colore sarebbe simile, per il talento, ripassare più tardi. Se si somigliassero anche in questo, per in Napoli di sicuro non sarebbe male.
Quasi completa la rosa della Juventus, appunto: manca un difensore centrale ed il nome buono sembra essere quello di Bocchetti. Nel giro della Nazionale, arriverebbe a Torino per fare il terzo centrale dietro a Chiellini e Bonucci. In altri tempi, non ci sarebbe stato nulla di strano. Adesso, un po’ lo sembra, con questa Juventus derelitta. Ma il blasone e soprattutto il denaro fanno miracoli: sono comunque piccoli segnali di ripresa bianconeri. L’affare non è fatto, per carità, sono solo voci, a differenza di quello che riguarda
Ibrahimovic, vicino al Milan. Non è chiara l’eventuale forma di pagamento, che dovrebbe essere una sorta di opera di carità del Barcelona. Sinceramente non capisco tutta questa necessità di disfarsi dello svedese, che non ha fatto il fenomeno nel suo primo anno in Catalogna, ma che i suoi gol li ha fatti. E poi, appena un’estate fa fu strapagato e rischia di andarsene per un tozzo di pane (si fa per dire). Per il Milan sarebbe davvero un colpaccio: riuscire a inserire un top player in questi tempi di vacche magre sarebbe straordinario e darebbe un po’ di pepe ad un campionato che sembra già avere il marchio nerazzurro. L’Inter di benitez anche ieri sera ha dimostrato la sua forza: ha giocato a ritmo ridotto, ha sonnecchiato un po’, poi ha colpito più volte, facendo malissimo all’avversario. Ibrahimovic e il Milan, se non altro per la cabala: lo svedese vince lo scudetto da sette stagioni consecutive. Gli anti-interisti si aggrappano anche a questo.
