In attesa dei botti

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Il punto raccolto da Milan e Juventus diventa meno misero dopo la domenica di campionato, perchè del gruppo di testa vince solo l’Inter, che però, va detto, è forse l’unica possibile rivale dei rossoneri. Lo fa a fatica, nonostante lo scarto di tre reti rifilato al Parma: il calcio non è scienza esatta e spesso sono gli episodi ad indirizzare le partite in una direzione piuttosto che in un’altra. E’ successo al Meazza, dove i nerazzurri segnano due gol in due minuti grazie a deviazioni di difensori, e il Parma, invece, prende due pali. Fatto sta che i tre punti se li prende l’Inter, che così ne rosicchia due al Milan. E’ un campionato strano, già si sapeva, ma giornata dopo giornata se ne ha la conferma: tutti possono perdere con tutti, ed anche malamente. Brutte infatti le sconfitte di Napoli e Roma, rispettivamente contro Udinese e Palermo. Davanti si è trovato un super-Di Natale, vero, ma il Napoli, ad occhio, non è ancora pronto per correre per la Champions League, a meno che il presidente De Laurentiis non intervenga sul mercato, magari per dare un’aggiustatina al reparto arretrato. Ha promesso tre colpi, uno per reparto: vediamo se saranno colpi seri o se sparerà a salve. La Roma, invece, ha senza dubbio una rosa più competitiva, ma alterna ancora ottime prestazioni a prove sconcertanti. Gennaio si avvicina: come ho già scritto, il mercato inciderà molto su questo campionato. Non vedo l’ora che inizi.

Raccolto misero

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Milan e Juventus non possono essere certo soddisfatte del loro sabato di campionato, perchè rispetto a quanto hanno fatto, alla fine sono riuscite a portare a casa appena un punto a testa. Come avevo scritto ieri, partivano favorite, ma non sarebbero statiu incontri facili. E così è stato. A Genova il Milan ha tenuto il pallino del gioco per l’intero match, non riuscendo però a chiuderlo dopo aver trovato il vantaggio allo scadere del primo tempo. A proposito, bella azione, ma l’assist di Ibrahimovic è smorzato da un difensore, che lo rende perfetto per Robinho: un segnale che davvero questo potrebbe essere l’anno dei rossoneri. Insomma, possesso palla a favore, belle combinazioni, poi una distrazione e il tocco in porta di Pazzini: ed è 1-1. Lo stesso risultato è arrivato a Torino, ma in vantaggio è andata la Fiorentina dopo una manciata di minuti, ma lo ha fatto casualmente, grazie ad una sciagurata deviazione di Motta (sciagurato poi in ogni sua azione, a dire il vero) su un cross teso di Vargas. Da lì in poi, la partita l’ha sempre fatta la Juventus, con meno qualità del Milan, vero, ma le occasioni sono arrivate. A differenza delle giocate degli impalpabili Del Piero, Quagliarella, Krasic e Aquilani, tutti in giornata-no. E così ci ha pensato il ruvido Pepe ad inventare una parabola sulla quale il fino a lì ottimo ha compiuto un brutto errore. I bianconeri potevano vincere, ma visto che il gol del pareggio non arrivava, anche un punto alla fine va bene. Il Milan può lottare per lo scudetto, e forse potrà farlo anche la Juve, a patto che a gennaio arrivi un centravanti. Ma non uno come Maxi Lopez, per dire.

Allenatori protagonisti

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Un sabato da leoni: il Milan che va a far visita alla Sampdoria e la Juventus che aspetta a Torino la Fiorentina. Sulla carta, rossoneri e bianconeri partono favoriti, ma non dovrebbero essere due partite scontate. La Sampdoria, infatti, è una squadra che non segna molto, specialmente dopo l’allontanamento di Cassano, ma che concede anche poco. La Fiorentina, poi, contro la Juventus trova sempre stimoli particolari e non potrebbe essere altrimenti, vista la rivalità, sentita tra l’altro molto più in Toscana che in Piemonte. In settimana Allegri e Delneri hanno vestito i panni dei grandi intrattenitori: il primo se l’è presa con Mourinho, il secondo è di nuovo tornato a parlare di scudetto. Per quanto riguarda Allegri, mi sembra stranon che Mourinho non lo abbia ancora insultato, ma forse è troppo impegnato a dare del perdente a Wenger. Poi tochherà anche al tecnico del Milan, sicuro. Delneri, invece, dopo aver parlato di scudetto e poi aver detto che la Juventus non era pronta, adesso ci ripensa e dice che è un obiettivo reale, ma che è meglio pensare agli obiettivi a breve termine, ovvero partita per partita. Ma che si decidesse, una volta per tutte. Prima sì, poi no, poi sì di nuovo. Altra possibile interpretazione: sta dicendo da luglio le stesse cose, ma siccome nessuno le capisce, si va con la libera interpretazione.

Come ai vecchi tempi

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Una serata da anni Novanta quella di ieri sera per le due squadre italiane impegnate in Champions League: vittoria senza patemi per il Milan, successo in rimonta per la Roma contro un avversario blasonato come il Bayern Monaco. I rossoneri sono così già qualificati per gli ottavi di finale, che sono ormai ad un passo anche per i giallorossi. Ibrahimovic si conferma uomo in più di una squadra che fino agli ultimi giorni di mercato era la disperazioen dei suoi tifosi, mentre nella Roma Borriello si conferma attaccante di qualità: e pensare che anche lui è arrivato a mercato quasi chiuso, dopo che Ranieri si era reso conto che la scommessa-Adriano non poteva dare frutti. Per un Totti che trova il gol solo su rigore, c’è poi un Menez che sta vivendo, forse, la stagione della definitiva esplosione: se non si trattasse di un caso umano, qua saremmo già davanti ad uno dei migliori giocatori d’Europa. Tornando al Milan, punta ad essere eletto come tale Ibrahimovic, a cui manca l’alloro internazionale per poter essere annoverato nell’elenco dei grandissimi del calcio moderno. In quanto a scudetti, infatti, può decisamente già dire la sua, e con il Milan potrebbe arricchire ulteriormente il suo palmares. Paradossalmente, però, i rossoneri potrebbero soffrire il doppio impegno, vista la rosa tutto sommato non eccelsa. In compenso, non dovranno andare a giocarsi il Mondiale per club, a differenza dei “cugini” interisti che stasera, contro il Twente, si giocano buona parte della stagione.

Segnali

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Due vittorie, quelle di Milan e Juventus, davvero importanti, perchè tutt’altro che scontate, ma non solo: è il modo in cui sono arrivate che lascia ben sperare. Il Milan non ha certo fatto la sua miglior partita, ma trovare il vantaggio grazie ad una giocata individuale allo scadere del primo tempo se non altro è un segnale. E’ un segnale innanzitutto del fatto che hai chi può fare certe giocate, ma anche del fatto che questo potrebbe essere l’anno in cui gira tutto nel verso giusto. Allo stesso modo, e lo sto scrivendo a caldo, la vittoria della Juventus a Genova credo (e lo spero, da tifoso) sarà una grandissima iniezione di fiducia i bianconeri. Andare a Marassi e vincere  personalmente mi ha sempre dato grande soddisfazione, perchè quando giochi lì hai la netta sensazione di essere finito nella tana del lupo. Stadio favoloso, tifoseria vero dodicesimo uomo in campo: ecco, andarci e tornare con tre punti non è mai cosa da poco. Il fatto è che la Juve ha davvero convinto: sì, i gol sono arrivati anche per colpa di Eduardo e il Genoa ha colpito due traverse, ma i bianconeri hanno sempre trasmesso sicurezza. Grande possesso palla, giocate individuali, difesa sempre pronta a respingere gli attacchi avversari: peccato che, per poter seriamente lottare per il campionato, manchi un centravanti vero. A proposito, d’estate girava il nome di Dzeko, poi la società, anche per ragioni economiche, virò su Krasic. Bravi.

Il mercato peserà

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Vista la valanga di infortuni, con ogni probabilità il mercato di gennaio influirà molto sull’esito finale del campionato. L’Inter, che praticamente in estate non ha investito un euro e che ha fatto la scelta di far partire Balotelli per Manchester, certamente sarà tra le protagoniste. Anche perchè dovrà porre rimedio al flagello degli infortuni. Lo stesso potrebbe accadere al Milan, soprattutto se la dirigenza avrà iniziato a scorgere il traguado-scudetto più vicino: serve un’altra punta, e magari anche un innesto dietro, perchè dopo Nesta e Thiago Silva non è che le alternative siano di grande livello. Si è fatto male Inzaghi, vero, ma tutto sommato stiamo parlando della quinta punta in organico. Il vero problema è Pato, ventenne già alle prese con muscoli di seta. Da archiviare sotto “fantamercato” le voci su Benzema, più probabile l’arrivo a Milanello di Matri, attaccante che tra l’altro Allegri conosce bene e gradirebbe molto. Insomma, Berlusconi in estate si è affidato ai prestiti del Genoa e poi si è “frugato” nel portafoglio, come si dice dalle mie parti: lo farà di nuovo a inizio 2011. Forse non competitiva per lo scudetto è poi la Juventus, ed anche lei soffre per i continui infortuni e per il fatto di essere scoperta in certi ruoli: manca, ad esempio, un’ala sinistra. Ma credo che il reparto dove debba operare sia quello avanzato: per adesso molto bene Quagliarella, ok Del Piero ed anche Iaquinta, tutto sommato. Ma Amauri, oggettivamente, non è presentabile. Oggi gira il nome di Adebayor: non so se è il genere di punta che serve ai bianconeri, ma oggettivamente sarebbe un salto di qualità.

Puro Inzaghi

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Confesso, non sono mai stato un estimatore di Inzaghi, e non lo divento certo adesso. Negli ultimi quindici anni trovo ci siano stati attaccanti più completi ed ugualmente efficaci, ma questo non vuol dire che l’attaccante del Milan non meriti un posto nella storia del calcio. Fin da quando giocava nella Juventus ho imparato ad apprezzarne l’istinto del gol, quel fiuto che lo portava a capire dove sarebbe andata a finire ogni palla vagante. Al tempo stesso, però, l’ho odiato calcisticamente diverse volte, perchè c’erano partite in cui, prima di metterne dentro uno, di palloni fuori o in bocca al portiere ne piazzava tre o quattro. Fatto sta che, nonostante tutto questo, con la doppietta di ieri sera rifilata al Real Madrid, Inzaghi ha raggiunto la cifra record di 70 reti in Europa. Tra l’altro, un sunto perfetto del suo repertorio, con gol di rapina e seconda realizzazione viziata da fuorigioco.  Nella stessa serata ha anche superato come realizzazioni in rossonero un certo Van Basten, uno che per eleganza era esattamente agli antipodi rispetto a lui. Comunque, 124 gol per l’olandese, una in più per Pippo. Ci ha messo quasi 10 anni per arrivare a questa cifra, e forse proprio in questo va dato merito ad Inzaghi, al suo non volersi arrendere mai, anche quando tormentato da infortuni, per intere stagioni era riuscito a mettere piede in campo pochissime volte, segnando col contagocce. Onore a SuperPippo, allora, o Real Pippo, fate voi. Non starebbe sul mio personale podio ( Crespo, Trezeguet, Van Nistelrooy, giusto per fare dei nomi in ordine sparso) degli attaccanti che ho visto dalla fine degli anni Novanta in poi, ma presumo che un milanista non lo cambierebbe con nessuno di loro. E, in fondo, farebbe pure bene.

Martedì (giallorosso)nero

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La storia sono loro, per carità, ma il Real Madrid visto ieri sera sembra aver tutte le carte in regola per vincere anche in un futuro prossimo, cosa su cui il Milan sta ancora lavorando. Rose alla mano, Allegri ha tutte le attenuanti del caso: se dei rossoneri pre-Ibra si parlava come di una squadra allo sbando e senza speranza, non può essere certo solo l’inserimento dello svedese a cambiare tutto. In particolare in Europa, dove il gigante di Malmoe non si è mai trovato a suo agio come nei campionati nazionali. Il Real Madrid è, come al solito, un’accozzaglia di campioni o presunti tali a cui però Mourinho per adesso sembra essere riuscito a dare un’identità ma, soprattutto, quello spirito di sacrificio necessario per vincere. Su questo deve lavorare Allegri: a Cagliari aveva fatto bene coniugando gioco e corsa, non è detto che riesca a ripetersi in rossonero. Per un Milan che torna con le ossa rotte da Madrid, c’è una Roma che per non ha nemmeno dovuto allontanarsi da casa per farsi del male. Durissima infatti la sconfitta patita a domicilio dal Basilea, non esattamente una corazzata abituata a mietere vittime in Europa. Ranieri ha molto lavoro da fare: inutile nasconderlo elogiando i suoi giocatori: nonostante un Borriello in stato di grazia la Roma zoppica e alterna buone partite a prestazioni sconcertanti. E c’è chi già parla di dimissioni. Rimboccarsi le maniche e ripartire alla svelta, questa è l’unica ricetta per guarire. Ma se l’anno scorso c’era quasi stato il miracolo, stavolta la strada sembra ancora più in salita.

La storia sono loro

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Da quando la Champions League è diventata quella che è, è frequentata ogni stagione dalle stesse squadre, in pratica. Per questo, la sfida che stasera vede opposti il Milan e il Real Madrid ha perso un po’ di appeal, quello dell’evento raro tra le due squadre che hanno scritto la storia di questa competizione. I campioni non mancheranno, come sempre: si sfideranno in campo, in panchina, invece, per adesso non c’è storia. Da una parte lo Special One, quello che ha vinto tutto e che vorrebbe continuare a farlo a Madrid, dall’altra un Normal One che per ora non ha alzato al cielo nessun trofeo. Logico che non ci sia da far nessun paragone: l’ha detto un po’ stizzito Mourinho, l’ha pacatamente ammesso anche Allegri. Alla sua età, ovvero 42 anni, il portoghese aveva già portato a casa tre campionati (due con il Porto ed uno con il Chelsea), una Champions League e una Coppa Uefa. Allegri vorrebbe imitarlo, non c’è dubbio: la sua squadra ha il blasone e forse l’organico per mettere in bacheca qualcosa, sta al tecnico toscano dimostrare di poter reggere la pressione di una piazza così esigente. Tanto per alleggerire la sua situazione, il Milan ha sì tradizione ed una sala trofei piuttosto farcita, ma il club più titolato al mondo, tanto per rimanere a stasera, è proprio il Real Madrid. Perchè esistono anche i campionati e le coppe non vanno solo contate, ma anche pesate. Ma non ditelo a Galliani.

Ci vuole il rombo

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Il Milan non può e non deve affidarsi al “solito” Ibrahimovic e ai lanci lunghi verso lo svedese se vuole vincere qualcosa. Così parlò Seedorf. Ieri sera i rossoneri hanno trovato una via alternativa per mettere sotto il Parma, ovvero la soluzione da lontano di PIrlo. Come per dire: se non riusciamo ad arrivare in porta, ci proviamo da lontano, i tiratori non ci mancano. Bene, perchè per adesso il Milan era stato Ibra e poco altro, salvo nella bella vittoria sul Lecce all’esordio. E’ una squadra che giustamente sfrutta il talento dello svedese, capace di far reparto da solo ma che, trattandosi comunque di un essere umano è disinnescabile, in qualche modo. Per questo dovrebbe ingegnarsi, e credo che Allegri ci stia lavorando su, per trovare altre vie che portino al gol. A questo Milan manca terribilmente Pato, quello vero, uno dei più forti della sua generazione, scintillante all’esordio in campionato. Il suo rientro in pianta stabile, però potrebbe, o almeno ritengo dovrebbe, portare ad un cambio di modulo: il brasiliano è sì veloce, ma non è un’ala e sarebbe uno spreco tenerlo lontano dalla porta. Centrocampo a rombo, lui e Ibra davanti: credo che sotto sotto Allegri ci stia pensando e penso che dovrebbe finire per giocare così, con buona pace di Ronaldinho e del discontinuo e per ora fuori forma Robinho. Pirlo qualche metro avanti o magari Boateng guastatore a ridosso delle punte, così lo farei giocare il Milan. Insomma, io, di quattro tenori, ne farei esibire due per volta.