Guardate l’azione che ha portato al primo gol della Juventus ieri sera a San Siro: Padoin lanciato in profondità, rimpallo per Borriello che conclude a rete, tap-in vincente di Caceres. Come dire: il mercato della Juventus sta già portando i suoi frutti ed è un anno in cui gira tutto bene. In realtà credo che il mercato abbia portato qualcosa solo con Caceres (al di là dei due gol di ieri), mentre Borriel
lo e Padoin avranno un ruolo da comprimari. Che sia un’ottima annata lo dicono i freddi numeri, soprattutto quello “0″ alla voce sconfitte, che ha portato alla testa del campionato e ad un passo dalla finale di Coppa Italia. Questa Juventus potrebbe davvero tornare a vincere, ormai è inutile nasconderlo. Contro il Milan non ha fatto una partita eccezionale, ma ha comunque giocato e corso più degli avversari, un po’ più compassati, un po’ meno affamati. Doveva (poteva) essere la serata di Del Piero, è stata quella di Caceres, non è decisamente stata quella di Ibrahimovic, uno grande e grosso che con le big diventa piccolo piccolo. A proposito: gli hanno dato tre giornate di squalifica, il Milan farà ricorso affinché diventino due. Il Giudice sportivo aveva fatto un favore, perché rifiutarlo?
Tevez cerca di dare il buon esempio in tempi di crisi e si taglia lo stipendio. D’altra parte lo fa per approdare in Italia dove, si sa, la crisi c’è, e di brutto. L’affare si farà, mancano i dettagli. Tevez è di fatto un giocatore del Milan, che sostituisce così Cassano con un giocatore che a mio avviso gli è superiore, anche se non stiamo parlando di un fuoriclasse.
Il Milan l’uomo in grado di spostare gli equilibri ce l’ha già e si chiama Ibrahimovic. Ma Tevez darà il suo contributo: se non altro arriverà a Milano ben riposato. Lider maximo nei primi Manchester City degli sceicchi, aveva incantato nei primi due anni, poi qualcosa si è rotto. Prima voleva tornare in Argentina, poi ci ha ripensato, alla fine è finito fuori squadra anche perché Mancini poteva fare a meno di lui. Ad Allegri invece farà molto comodo, sempre che non ricada nel solito vizietto di spaccare lo spogliatoio (e magari anche qualcos’altro). Quello del Milan è l’ambiente giusto per redimersi, si sa. Cassano si era calmato, Robinho balla e canta, sì, ma solo con Pato e Boateng. Ronaldinho si annoiava così tanto che se n’è tornato in Brasile. Insomma, tranne clamorose soprese Tevez se ne starà buono e darà il suo contributo. Con lui, pochi discorsi, il Milan è tornato in pole per lo scudetto, stavolta senza discussioni. In attacco fa davvero paura. E non è una battuta, anche se lo sembra.
Siamo arrivati al punto da vedere una sconfitta di misura contro il Barcellona come un risultato di cui essere soddisfatti. Facendo una sintesi mi pare che le cose stiano esattamente così. E non mi piace, non mi piace nemmeno se sono juventino e non milanista. Non mi piace, essenzialmente, perché anche Messi e compagni, nonostante i campionati e le coppe vinte, hanno due gambe e due braccia come tutti gli altri. Di “marziani” in campo ce n’era uno, proprio lui, e mettiamoci anche Xavi. Intendo giocatori che saranno ricordati per sempre
come grandissimi nella storia del calcio. Tutti gli altri erano ottimi o buoni giocatori, che però hanno avuto ieri sera, e di solito ce l’hanno sempre, la capacità di trovarsi ad occhi chiusi. Servono i piedi, vero, ma a quei livelli non dovrebbe essere quello il problema. Serve sicurezza nei propri mezzi, serve tanta corsa e coordinazione tra i reparti. Cose che non sono innate, a differenza del talento: ci si lavora su nel tempo. Il gioco del Barcellona si basa su un dato di fatto e su una regola da rispettare. Finchè hanno palla loro gli altri non segnano. Questa la certezza. La regola invece, dice di passare la palla se si è pressati e di guadagnare metri se invece non lo si è. Se ci pensate sono cose in grado di fare anche gli essere umani. Detto ciò, per battere la squadra di Guardiola non è necessario rispondere con la stessa moneta. Si può anche giocare di rimessa, facendo le barricate o alzando la palla. Ma lo si deve fare bene, in blocco. Ecco perché una sconfitta contro il Barcellona deve rimanere pur sempre una sconfitta.
Uno dei motivi per cui il calcio è lo sport più popolare del mondo credo risieda nella sua imprevedibilità. In una sfida tra una squadra Nba ed una del nostro campionato non ci sarebbe mai sfida, ed ovviamente mi riferisco al basket. Invece nel calcio può succedere di tutto, sia a livello di squadra che di singoli. In particolare mi riferisco alla tripletta messa a segno da Nocerino ieri sera. Premetto una cosa: non si tratta di
un ruvido mediano con i piedi alla Gattuso, tutt’altro. L’ho visto giocare per un anno intero nella Juventus e ancora non mi capacito di come lo si possa essere inserito nell’affare che portò Amauri a Torino. Lui si definisce un interno di centrocampo: continuo più a vederlo come un mastino, ma capace di dare del “tu” al pallone. Però tre reti sono un evento raro per una punta, figuriamoci pe runo come lui. Ed invece, come a voler imitare Boateng, contro il Parma il buon Nocerino ha messo la palla in rete ben tre volte. Come se un onesto cestista da quattro o cinque punti nelle mani trovasse la partita perfetta e mettesse a segno, boh, diciamo quaranta punti. Non succede mai. Nel calcio invece può accadere. I love this game.
Dopo i petardi in casa, l’incorreggibile Balotelli i botti li ha fatti anche in campo nella clamorosa vittoria del suo Manchester City nel derby contro lo United. Si tratta di un risultato storico, non c’è manita che regga, almeno nel calcio recente: c’è già la sensazione che si tratti di una sorta di passaggio di consegne tra il Man Utd, che ha dominato il calcio inglese degli ultimi venti anni, e il Man City, che si appresta a farlo, soprattutto grazie ad una dirigenza che larga di manica è dire poco. I romantici scuotono la testa di fro
nte a questi arricchiti che si permettono di rendere vincente una squadra che fino a poco tempo fa non lo era: ma se fossero tifosi del City direbbero lo stesso? Sia chiaro: la squadra guidata da Mancini non ha ancora vinto nulla, ma almeno adesso si tratta della più seria candidata alla conquista della Premier League. Il nostro campionato, invece, non ha veri padroni, ma di fuochi d’artificio se ne sono visti lo stesso. Mi riferisco a quello che è successo a Lecce. Padroni di casa avanti 3-0 nell’intervallo, poi il Milan si sveglia e ne fa quattro. Ok, c’è stata la scossa data da un Boateng monumentale, ma, modesto parere, certe squadre davvero non meritano di stare in Serie A. Con un risultato del genere devi solo fare catenaccio. Quando ci vuole ci vuole. Ma io non alleno, in fondo.
Sta con la figlia del capo, ma non gioca perchè è raccomandato. Pato gioca titolare nel Milan dal giorno in cui ha compiuto diciotto anni (salvo infortuni) perchè è forte. Molto forte. E, soprattutto, perchè non se la fa addosso nelle partite che contano. Ieri sera ha deciso il derby che dovrebbe aver deciso la stagione. Decisivo nella partita decisiva, appunto: non è da tutti. Il collegamento non può non venire automatico, l’associazione
di pensiero porta inevitabilmente a Ibrahimovic, assente nel derby. Forte con i deboli, debole con i forti: Pato, invece, è sempre lo stesso. Peccato sia cagionevole di salute. Nonostante questo, la sua media-gol è eccezionale, e non dimentichiamo che ha poco più di ventuno anni. A trenta, Ibrahimovic fa il bello e il cattivo tempo con Lecce e Cesena, forse. Tra l’altro, il Milan gioca anche meglio senza di lui, quando non è suo “ostaggio”, quando non si aggrappa a lui e alle sue invenzioni rinunciando a prendere iniziative. Certo, lo svedese non è solo gol fatti, cosa che ha smesso di fare nel 2010, ma è anche assist e porta via almeno un paio di uomini in marcatura. Però il Milan, questo Milan che vincerà un campionato strano e senza aver mai impressionato davvero, sembra poter fare a meno di lui. Il calcio italiano, invece, potrebbe benissimo fare a meno di Cassano: tragicomica la sua prestazione ieri sera. Un caso umano.
Qunado se ne andò a Barcelona, Ibrahimovic lo fece perchè là si giocava il calcio del futuro. Sono quasi passati due anni, ma lui in non riesce a giocare nemmeno in quello del presente, almeno in Europa. Lo svedese è sempre stato allergico al palcoscenico continentale: preferisce fare collezione di scudetti. Grande con i piccoli e piccolo contro i grandi, Ibra è sempre stato così e non era verosimile che cambiasse adesso che va per i trenta. Certo, il Milan ha altri giocatori in grado di risolvere una partita, uno su tutti Pato, che
non ha trovato la porta ma che almeno ieri sera si è sbattuto facendo molto lavoro sporco. Ibra no, è rimasto fermo come un palo, a lamentarsi di continuo per ogni pallone che a lui non arrivava. Senza chiedersi, a quanto pare, perchè non glielo passavano. Non so se il Tottenham ha meritato la qualificazione. Di sicuro c’è che tra andata e ritorno la porta del Milan l’ha vista da lontano e che sono stati i rossoneri a creare di più. Ma senza segnare: è bastato un contropiede e tanta organizzazione difensiva a far passare gli inglesi. Abbiamo vinto così per decenni, non vedo perchè l’Italia dovrebbe sentirsi “derubata” dalla vittoria del Tottenham nel doppio scontro.
Mentre l’Inter è a giocarsi il titolo mondiale nella calda Abu Dhabi, il resto d’Italia gioca per la gloria interna. Scongiurato lo sciopero dei calciatori, oggi sono tre gli anticipi in programma: Palermo-Parma, Udinese-Fiorentina e Genoa-Napoli. Il Milan capolista gioca domani all’ora di pranzo contro il Bologna messo in mora, mentre il match clou del turno è senza dubbio quello che vede opposte Juventus e Lazio. Oggi Palermo-Parma vedrà la sfida tra due argentini appartenenti a diverse generazioni ma che stanno mettendo la
loro firma su questo campionato, cioè Pastore e Crespo, mentre Udinese-Fiorentina è un incontro tra due squadre partite in maniera disastrosa che ora stanno risalendo la classifica: punti alla mano, si tratta di uno scontro diretto. La partita serale tra Genoa e Napoli vede opposte due squadre dalle tifoserie gemellate che nel 2007 andarono in A a braccetto. In campo uno dei più grandi bomber del decennio che sta finendo , Toni, e uno che con ogni probabilità caratterizzerà il prossimo, ovvero Cavani. Sfida tra cannonieri anche in Bologna-Milan: Di Vaio contro Ibrahimovic, due che creano dipendenza alle rispettive squadre. I rossoblu, nonostante i noti problemi societari, stanno facendo bene, i rossoneri, invece, vogliono continuare ad aumentare il distacco sulle rivali, in particolare sull’Inter, sfruttando anche il Mondiale per club. Davvero interessante la partita di domani sera, infine: due squadre che fanno del gruppo la loro fortuna, Juventus e Lazio, si scontrano per capire davvero dove possono arrivare.
Il punto raccolto da Milan e Juventus diventa meno misero dopo la domenica di campionato, perchè del gruppo di testa vince solo l’Inter, che però, va detto, è forse l’unica possibile rivale dei rossoneri. Lo fa a fatica, nonostante lo scarto di tre reti rifilato al Parma: il calcio non è scienza esatta e spesso sono gli episodi ad indirizzare le partite in una direzione piuttosto che in un’altra. E’ successo al Meazza, dove i
nerazzurri segnano due gol in due minuti grazie a deviazioni di difensori, e il Parma, invece, prende due pali. Fatto sta che i tre punti se li prende l’Inter, che così ne rosicchia due al Milan. E’ un campionato strano, già si sapeva, ma giornata dopo giornata se ne ha la conferma: tutti possono perdere con tutti, ed anche malamente. Brutte infatti le sconfitte di Napoli e Roma, rispettivamente contro Udinese e Palermo. Davanti si è trovato un super-Di Natale, vero, ma il Napoli, ad occhio, non è ancora pronto per correre per la Champions League, a meno che il presidente De Laurentiis non intervenga sul mercato, magari per dare un’aggiustatina al reparto arretrato. Ha promesso tre colpi, uno per reparto: vediamo se saranno colpi seri o se sparerà a salve. La Roma, invece, ha senza dubbio una rosa più competitiva, ma alterna ancora ottime prestazioni a prove sconcertanti. Gennaio si avvicina: come ho già scritto, il mercato inciderà molto su questo campionato. Non vedo l’ora che inizi.
Milan e Juventus non possono essere certo soddisfatte del loro sabato di campionato, perchè rispetto a quanto hanno fatto, alla fine sono riuscite a portare a casa appena un punto a testa. Come avevo scritto ieri, partivano favorite, ma non sarebbero statiu incontri facili. E così è stato. A Genova il Milan ha tenuto il pallino del gioco per l’intero match, non riuscendo però a chiuderlo dopo aver trovato il vantaggio allo scadere del primo tempo. A proposito, bella azione, ma l’assist di Ibrahimovic è smorzato da un difensore,
che lo rende perfetto per Robinho: un segnale che davvero questo potrebbe essere l’anno dei rossoneri. Insomma, possesso palla a favore, belle combinazioni, poi una distrazione e il tocco in porta di Pazzini: ed è 1-1. Lo stesso risultato è arrivato a Torino, ma in vantaggio è andata la Fiorentina dopo una manciata di minuti, ma lo ha fatto casualmente, grazie ad una sciagurata deviazione di Motta (sciagurato poi in ogni sua azione, a dire il vero) su un cross teso di Vargas. Da lì in poi, la partita l’ha sempre fatta la Juventus, con meno qualità del Milan, vero, ma le occasioni sono arrivate. A differenza delle giocate degli impalpabili Del Piero, Quagliarella, Krasic e Aquilani, tutti in giornata-no. E così ci ha pensato il ruvido Pepe ad inventare una parabola sulla quale il fino a lì ottimo ha compiuto un brutto errore. I bianconeri potevano vincere, ma visto che il gol del pareggio non arrivava, anche un punto alla fine va bene. Il Milan può lottare per lo scudetto, e forse potrà farlo anche la Juve, a patto che a gennaio arrivi un centravanti. Ma non uno come Maxi Lopez, per dire.
