Fatto Secco

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Intervista passata sotto silenzio ma interessantissima quella ad Alessio Secco apparsa su La Stampa. In pratica, l’ex direttore sportivo della Juventus avrebbe concluso grandi operazioni in entrata, poi andate in fumo per colpe non sue, e non avrebbe mai fallito in quelle andate poi in porto. A suo dire, la società bianconera aveva preso Mascherano a gennaio del 2007: in pratica, quando il centrocampista argentino giocava (poco) nel West Ham, prima del suo trasferimento al Liverpool. Grande, grandissimo colpo per la B, ed anche per la A, pensando ai due presi l’estate seguente: Tiago-Almiron, la coppia meno vista insieme nella storia del calcio. Insomma, Mascherano non sarebbe arrivato perchè la proprietà del suo cartellino era un mix di società e privati e questo andava contro al codice etico juventino, mentre per lo stesso codice etico vanno benissimo, per dire, Andrade. Secco aveva poi chiuso per Cassano, ma per qualcuno non era maturato. E Poulsen? I soldi per Xabi Alonso c’erano, fu proprio una scelta, non una necessità. Bene, ma anche qua Secco scarica la responsabilità sul fatto che le decisione fu collegiale. Per lui, anche la gestione di Calciopoli poteva essere stata migliore. Ma anche qua ovviamente non ha colpe. Insomma, Secco avrebbe fatto grandissimi acquisti, però poi qualcun altro ha sempre messo i bastoni tra le ruote. Aveva anche preso Gianpaolo prima che la società scegliesse Ferrara… Un grandissimo dirigente, allora, peccato che non contasse nulla e che non abbia mai fatto contare abbastanza la sua parola. Secco si è lamentato del fatto che dopo un rapporto di tredici anni è stato allontanato senza nemmeno un “grazie”. Si, appunto, ma “grazie” di cosa? Prima addetto stampa, poi team manager, poi direttore sportivo: mi sa che è lui a doverlo dire.

Sono da Juve?

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Oggi inizia le due giorni dei quarti di finale, ma voglio parlare un po’ della mia squadra, cioè la Juventus. Reduce dalla peggior stagione di sempre, l’annata nera è stata “coronata” dalla tripletta dell’Inter. Insomma, peggio di così il nuovo corso non potrà andare. Per questo i tanti tifosi bianconeri sparsi per l’Italia si aspettano molto dalla nuova dirigenza, soprattutto da Marotta, arrivato come salvatore della patria e riconosciuto all’unanimità come uno degli uomini più bravi a muoversi sul mercato. Ci voleva, dopo anni di acquisti sbagliati, tra inutilità di certi elementi e quotazioni gonfiate di altri. Non c’è il budget di altre società, vero, però finora sembra davvero un mercato da… Sampdoria. Onesti pedatori che prenderanno il posto di onesti pedatori un po’ più vecchi di loro. Ma forse, è proprio questo che serve: tanta corsa, pochi fronzoli. Però sono le quotazioni a far storcere la bocca, almeno la mia. Vada per Motta, che rimpiazzerà i vetusti/sempre rotti/inaffidabili Grygera e Zebina. Ma valutare Bonucci 15,5 milioni mi sembra un’esagerazione, ma visto che è uno die pochi centrali giovani italiani… Il reparto degli esterni si è arricchito di gente come Pepe, Lanzafame e Martinez. L’ex Udinese corre tanto, ma non mi dà l’idea di essere uno con grandi colpi. E sarà pagato una dozzina di milioni, Lanzafame non ha incantato a Parma, ma già era della Juve e partirà dalla panchina, l’uruguaiano ha la stessa quotazione di Pepe: troppo alta per un giocatore che ha fatto bene, sì, ma Catania. Ma se la dirigenza spende tanto, vuol dire che i soldi li ha. La cosa che mi lascia più perplesso, però, è il fatto che sono tutti esterni abituati a giocare “alti”, mentre Delneri dovrebbe avere come schema di base il 4-4-2…

Pepe sì, Krasic forse

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In attesa dell’inizio del Mondiale, uno sguardo al calciomercato. La squadra che si sta muovendo di più (e giustamente dico io, visto che ne ha più bisogno) è la Juventus. Il nuovo corso è partito dall’alto e il mercato si sta indirizzando di conseguenza. Dalla rosa della scorsa stagione, pensata in tutto e per tutto per il rombo, ad un gruppo di giocatori adatti al 4-4-2 di Delneri. Non sarà facile. Intanto la Juve ha preso Pepe: fino a qualche tempo fa ero dubbioso su questo giocatore, anche per la sua presenza in Nazionale. Però, effettivamente il nuovo esterno bianconero viene da due buone stagioni, non salta l’uomo come Camoranesi, vero, ma anche l’oriundo quando arrivò alla Juventus non era certo un top player: doveva fare la panchina a Zambrotta… L’altro esterno dovrebbe essere Krasic. Entrambi sono destri, ma questo sembra essere un dettaglio. Il serbo ricorderà ai nostalgici un altro biondo che ha scritto la storia recente della società bianconera: Nedved. In effetti la somiglianza c’è, la corsa, a quanto pare, anche. Krasic, però, ha meno gol nei piedi, ma non si può certo pretendere tutto. L’affare, però, non è ancora andato in porto, visto che adesso sembra ci sia la concorrenza di qualche club inglese e della solita Inter, tutte squadre con maggiore disponibilità economica. Però, insomma, la Juve si sta muovendo. Di esterni per costruire un 4-4-2 di livello ne mancano ancora un bel po’, però. Qualcuno partirà: sarebbe un peccato se a farlo fosse Diego, ideale per essere la classica seconda punta di Delneri. Beh, comunque ci sarebbe anche da pensare alla prima. Dzeko costa troppo, meglio volare più basso e tenere un po’ di soldi per il resto. E comunque io prenderei Schelotto del Cesena.

Un pensiero, in ritardo

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Faccio mea culpa. Ieri era l’anniversario di un evento triste, la finale dell’Heysel. Quel 29 maggio del 1985, per una partita di calcio, persero la vita degli uomini, delle donne, dei bambini. Mariti, mogli, padri, figli. Senza un motivo. Senza nessuna colpa. Avevo due anni, è giusto che ricordi quel giorno chi c’era, chi l’ha vissuto davvero, ma un pensiero, seppur in ritardo, è doveroso. Mi sono fatto una vera “cultura” ieri, montando macchie su quel giorno. In più, ieri pomeriggio mi sono guardato su youtube l’intera puntata de La storia siamo noi dedicata all’Heysel. Davvero toccante, la consiglio a tutti. Se ne sono dette tante su quella partita, opinione comune è che non si dovesse giocare. Personalmente credo che invece sia stato meglio farlo, magari però annullando l’esito dell’incontro e non assegnando la coppa. Motivi di ordine pubblico: cosa sarebbe successo con i tifosi dispersi in giro per Bruxelles? Meglio non saperlo. Già erano state sbagliate le scelta della sede e l’organizzazione, con reti da pollaio tra gli inglesi e il purtroppo famoso settore Z. Allo stadio le notizie erano confuse, anche i tifosi, forse ancora inconsapevoli, esultarono per la vittoria. L’errore più grande fu festeggiare al ritorno in Italia. L’odio e la stupidità umana non hanno limiti, comunque: a Torino, durante la commemorazione della tragedia, alcuni pseudotifosi hanno lanciato delle bombe carta. Applausi, davvero.

Senza contratto? Vorrei vedere…

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Quattro anni fa Cannavaro disputava un Mondiale perfetto e con lui lo facevano anche gli altri compagni di spedizione. Materazzi, Grosso, Buffon, Pirlo, Gattuso e compagnia: un mese da 10 e lode culminato nella notte di Berlino con quella coppa alzata al cielo. A fine anno Cannavaro si aggiudicò anche il Pallone d’Oro. All’epoca, già 33enne, non era certo di primo pelo, ma veniva da due ottime stagioni alla Juventus ed era uno dei migliori difensori del pianeta. Adesso, quattro anni dopo, da capitano e recordman di presenze azzurre, sta per iniziare il suo quarto Mondiale da disoccupato. La Juve, infatti, ha fatto scadere l’opzione per il rinnovo del suo contratto annuale stipulato, appunto nell’estate del 2009. Ammetto l’errore: appena un anno fa avevao approvato l’acquisto di Cannavaro. Contratto pesante vero, ma tutto sommato era un arrivo a costo zero: poteva dare esperienza ad una squadra che ne aveva bisogno e lo ritenevo, almeno per una stagione, almeno presentabile. Invece non lo è stato, e con lui, è bene dirlo, tutta la squadra. Nientye più Juve per lui: c’è da rifondare e il nuovo corso passa esattamente dalla potatura dei rami secchi (e vecchi). Lui sogna il suo Napoli, ma De Laurentiiis non lo aveva voluto nemmeno l’anno scorso, figuriamoci adesso… lo terrei, al limite, alla Juve, ma come quarta scelta, magari con un ingaggio super ridotto. Tanto, non credo che Cannavaro patirebbe la fame.

Da Bogliasco con amore

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La nuova Juventus non ci comporta da Agnelli…no e si dimostra subito aggressiva provando a mordere il biscione: il club bianconero ha chiesto ufficialmente la revoca dello scudetto 2006, assegnato all’Inter dopo Calciopoli. Netta dunque la rottura col recente passato: il mansueto Cobolli Gigli sembra davvero preistoria. Gli antichi romani se ne stavano buoni grazie alla formula magica “panem et circenses”: questa sembra la classica mossa per accaparrarsi il favore dei tifosi, delusi da un’annata che è andata al di là di ogni più nefasta previsione. Sarebbe un po’ il “circenses”: inutile, utile per scaldare le folle. Ma c’è un po’ di sostanza? C’è un po’ di “panem”? La questione-allenatore è ancora in alto mare: Benitez tentennza, Prandelli sarebbe il successore di Lippi. Il nome nuovo è Delneri, soluzione che non mi entusiasma, per così dire. Ma comunque sembra del “panem” ci sia, visto che dal Cda è uscito il nome del nuovo direttore generale: sarà Marotta, uno che fa le nozze con i fichi secchi e che alla Juve le potrà fare con vivande più assortite. Con lui arriverà a Torino anche Paratici, attualmente capo degli osservatori blucerchiato. Servirà: perchè non è tanto un male comprare un bidone, ma lo è pagarlo caro. Non si capisce come mai fara anche il ds, ma questo è un altro discorso. Il contabile Blanc tornerà a fare il suo lavoro, Bettega, invece, tornerà a casa. Probabilmente insieme a Secco, però ognuno nella sua.

Per lo scudetto ripassare domenica

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Poteva decidersi tutto in questo turno ed invece per l’obiettivo più sostanzioso bisognerà aspettare fino a domenica prossima. L’Inter è stata a lungo Campione d’Italia, ha accarezzato il suo diciottesimo titolo, ha anche un po’ sudato freddo, poi alla fine, una volta incassati i tre punti, se n’è fatta una ragione: se lo andrà a prendere di nuovo a Siena, ospite di una squadra fiera, ma ormai retrocessa. Con la finale di Champions League in programma il sabato successivo, se dovesse servire qualche sforzo supplementare ci sarà comunque modo di recuperare. La Roma, al contrario, sembrava essersi arresa, imbrigliata dal miglior Cagliari degli ultimi mesi. Sotto di un gol, ha rialzato fieramente la testa ed ha abbattuto il nemico grazie ai colpi dell’uomo più criticato (dagli altri) ed amato (dai tifosi giallorossi), cioè il suo capitano Totti. Era però anche la domenica di Palermo-Sampdoria: c’era in gioco la Champions League, ed anche in questo caso si scoprirà tutto domenica prossima. 1-1 di rigore, come si suol dire, con firme eccellenti come quelle dei rispettivi cannonieri Miccoli e Pazzini. I doriani, un po’ come l’Inter, avevano accarezzato il sogno di chiudere in Sicilia la pratica, ma non è andata così. Missione compiuta invece per il Napoli, che in un colpo solo si aggiudica il sesto posto e manda l’Atalanta in B: adesso per i bergamaschi c’è anche la condanna della matematica. Merito, il piazzamento definitivo dei partenopei, anche della contemporanea ennesima sconfitta della Juventus, che mestamente si arrende al Parma in una partita non male sul campo, ma pessima sugli spalti: da censura i disordini tra le tifoserie. Peccato: quella che è stata l’ultima apparizione bianconera in casa di Trezeguet meritava di più. Senza considerare che forse anche Buffon potrebbe aver dato l’addio ai suoi tifosi… Se se ne andrà dall’Italia, comunque, lo farà alla Scala del calcio: domenica c’è Milan-Juventus. Scudetti e coppe in quantità ma, con uno scudetto da assegnare, anche una partita che non conterà nulla.

Valzer, chi balla?

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Il valzer delle panchine è decisamente iniziato. Partecipa ovviamente Leonardo, che se ne andrà alla fine del campionato, abbandonando il Milan per tornare in Brasile, lasciando il posto ad un ex milanista, come da tradizione: dovrebbe essere Galli, anche se la suggestione chiamata Van Basten è forte. Lascerà il suo posto anche Zaccheroni, già conscio del suo futuro al momento di accettare la panchina della Juventus: per la sua successione è ancora in pole position Benitez, anche se nelle ultime ore ci sono stati sviluppi in senso negativo. L’allenatore spagnolo, infatti, avrebbe chiesto una decina di giorni per decidere e la dirigenza bianconera non avrebbe gradito. Come soluzione Rafa sarebbe il top, l’alternativa si chiama Prandelli, anche se per lui c’è già un tappeto rosso che porta dritto alla panchina azzurra. Quindi la scelta juventina si complica, e non di poco: dopo un anno tremendo, serve una risposta forte. Che si può chiamare solamente Benitez o Prandelli. Valzer di panchine, dicevo: partecipa anche Guidolin che, dopo questa buona stagione alla guida del Parma con ogni probabilità andrà, o meglio tornerà, a Udine. Non lo farà, però, alle dipendenze di Pozzo, che, a quanto pare, dopo ben 23 anni di presidenza lascerà la società friulana per acquisire il pacchetto di maggioranza dell’Espanyol. D’altra parte la famiglia Pozzo da sempre ha interessi dalle parti di Barcelona. In Friuli si chiude un’epoca. Ah, a proposito di valzer, ballerà anche Mourinho? Magari sì, però al ritmo di… merengue.

Non torna a casa Lippi

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Marcello Lippi smentisce tutti sul so futuro post-Mondiale: per lui niente Juventus e, soprattutto, non è lui che fin dall’estate decide per conto di altri.“Non sono un burattinaio. Sembra che dietro tutto quello che succede alla Juve ci sia la mia ombra. Non è così. Ferrara? Quando mi hanno chiesto cosa ne pensavo ho detto che per me era predisposto a fare l’allenatore. Aveva personalità, carisma, idee chiare e conosceva l’ambiente”. Quindi solo consigliere. Ha dato anche il suo parere positivo su Cannavaro e Grosso ma qua, in fin dei conti, non gli si può imputare molto: sono due suoi uomini, che parere doveva dare? E anche se in declino, sono arrivati per un tozzo di pane (con i prezzi che corrono…). Perchè sconsigliare certi acquisti? In più saranno tra i convocati per il Mondiale, meglio vederli impiegati in Italia e alla Juve… Dove però non andrà dopo il Mondiale:”Quello che farò non lo so. Io ho detto un miliardo di volte che non tornerò alla Juventus né a fare l’allenatore né il direttore tecnico”. Io non ci credo per niente: tutti gli indizi portano a lui, e magari vorrei che ci tornasse come allenatore, altro che direttore tecnico. Chissà, forse ha cambiato idea, per la serie “col cavolo (per così dire) che torno alla Juve”. Di sicuro ci sarà di nuovo Bettega. Dubito che cambierà qualcosa.

Juve in ginocchio

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Un’epidemia. Peccato che i problemi al menisco non siano trasmissibili come l’influenza. Eppure alla Juve è un’ecatombe. Dopo Marchisio e Buffon, adesso si è fermato pure Iaquinta. Stamattina, infatti, è stato operato con successo: regolarizzazione del menisco esterno, asportazione della membrana sinoviale ipertrofica e microperforazioni cartilaginee a carico del ginocchio sinistro. Tante parole, in sostanza si tratta dell’ennesimo giocatore bianconero che per qualche tempo frequenterà l’infermeria. Ovviamente alla Juve non ci si ferma solo per menischi, ma ne succedono di cotte e di crude. Mal di schiena, malleoli, stiramenti, fastidi vari… E questo coinvolge sempre più spesso non usuali frequentatori di medici e massaggiatori come Zebina e Salihamidzic, ma anche insospettabili come Iaquinta. Non per mettere sempre in mezzo Vinovo, ma la cosa inizia davvero a puzzare. Se non altro per il fatto che non c’è più lo staff di Ranieri, possibile causa dei malanni bianconeri, eppure gli infortuni a catena non sembrano aver fine. Elkann dice che non firmerebbe nè per il secondo posto, nè per i quarti di Champions. Beh, sulla coppa non mi pronuncio, quello è un discorso a parte, perchè la Juve non l’ha vinta nemmeno a ranghi completi e fortissimi. Ma lo scudetto… l’Inter rispetto all’anno scorso è più forte, per sperare di superarla i bianconeri oltre al gioco devono trovare anche la forma fisica, ma finchè un terzo della rosa è ferma, seppur a rotazione, sarà molto difficile.