Presidenti allenatori? No, registi…

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

A partire dal prossimo campionato, che inizierà tra poco, finalmente, e che vincerà di nuovo l’Inter, ma che non vedo l’ora cominci lo stesso, sarà la Lega Calcio a produrre in proprio le immagini delle partite. Non solo, saranno le varie squadre ad avere in mano la regia delle immagini televisive.Ovviamente per la diretta c’è poco da fare, tuttavia sul replay si può intervenire. Già mi immagino Berlusconi con la cornetta in mano, pronto a chiamare il regista ogni volta che vede i classici (ormai) striscioni della serie “Silvio scuci i soldi”. Oddio, forse starebbe davvero sempre al telefono, troppo, direi. Peccato, perchè potrebbe già farlo, avendo Mediaset. In generale, ogni campo potrebbe avere la sua regia caratteristica: magari Cellino odia gli sputi e non se ne vedrebbero più durante le partite casalinghe del cagliari, oppure Corioni vede come fumo negli occhi gli insulti all’arbitro ed allora a Brescia niente labiali da censura. Anche se già nella scorsa stagione alcuni telecronisti della serie B sono stati scelti direttamente dall’advisor della Lega, non succederà mai niente di tutto questo.Non ci sarà nemmeno una griglia “registica”, come si augurava qualcuno. Rimarrà il buon vecchio replay. Comunque, c’è chi la moviola la vorrebbe in campo, e c’è in rischio che non ce la facciano vedere nemmeno fuori…

Non è cambiato nulla

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Cambiano gli uomini, ma gli effetti sono sempre quelli. Il mercato della Juventus, adesso nelle mani di Marotta, presentato come autentico mago del mercato, somiglia pericolosamente a quello della premiata ditta Blanc-Secco. Quando la Juventus vuole comprare qualcuno, i prezzi si alzano a dismisura, quando invece la società intende vendere, lo fa per cifre irrisorie. Pepe, per il quale è solo stato pagato un “acconto”, è stato valutato una dozzina di milioni, lo stesso dicasi per Martinez. Bonucci addirittura quindici. Non parliamo poi dei possibili acquisti saltati: per Krasic la valutazione del Cska sfiorava i venti, per Dzeko non ne sarebbero bastati più di trenta. Quando arriva a vendere, invece, la Juve trova grandissime difficoltà: certo, gli ingaggi pesanti non aiutano, ma rimango convinto che dalle partenze poteva incassare di più. Poulsen se n’è appena andato al Liverpool per poco più di cinque milioni, Tiago se ne potrebbe andare all’incirca per la stessa cifra. Se a comprare fosse la Juventus, sono sicuro che la loro valutazione avrebbe sfiorato i dieci milioni. Lo stesso accadrà per Diego, che partirà, ormai è certo, e lo farà per una cifra irrisoria rispetto a quella suo acquisto: sei o sette milioni in meno, e non credo che nonostante un’annata sciagurata (per tutti, però), la valutazione di un 25enne possa scendere di così tanto.

Si può solo migliorare

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

In attesa che la Juventus vendendo Diego compia l’operazione in uscita più sbagliata degli ultimi undici anni, ovvero dai tempi di Henry sbolognato all’Arsenal, è già tempo di amichevoli internazionali. E importanti, anche, perchè ieri ha esordito la nuova Italia di Prandelli che, a dirla tutta, non è stata molot migliore dell’ultima di Lippi. Tuttavia, è bene chiarire che si tratta pur sempre di calcio agostano, ovvero di un calcio che non conta nulla. Tutte le squadre in preparazione, esordienti in quantità, nuovo tecnico: si può vincere 5-0 come perdere 1-0 contro la Costa d’Avorio. Di cose buone se ne sono viste poche, e quelle milgiori sono arrivate sui calci piazzati, escludendo un’incursione di Motta che arrivato in area di rigore ha poi colpito il palo. Amauri non ha segnato, ma questa non è una novità, c’era chi si aspettava qualcosa di più dalla coppia Cassano-Balotelli, che invece devono ancora affinare l’intesa. Mi ha fatto una buona impressione Sirigu: più di Marchetti, può essere lui il vice e l’erede di Buffon. Da notare come ci fosse un blocco juventino anche ieri sera: tre quarti di difesa erano bianconeri e l’altro, Molinaro, lo era fino ad un mese fa. Molinaro, tra l’altro, ieri sera non si è esibito nel pezzo forte del suo repertorio, ovvero il cross. Peccato. Comunque, in generale non credo che il 4-2-3-1 sia il modulo adatto a questa squadra, ma magari mi sbaglio.

Sarebbe un vero peccato

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Ecco, stavolta c’è da arrabbiarsi sul serio. Cioè, almeno io mi arrabbierò tantissimo se succederà. La Juventus, a quanto pare, starebbe per cedere Diego al Wolfsburg. Lo facesse per arrivare a Dzeko potrei anche chiudere un occhio, invece no, il centravanti bosniaco non sarebbe coinvolto nell’affare. Il brasiliano ceduto, dopo appena un anno disgraziato per tutti, per circa 18 milioni: dalla Germania ne offrono 15, la Juventus non ne vuole meno di 20. Una pessima mossa: Diego fu pagato 25 milioni appena un anno fa e credo ancora che sia un ottimo giocatore. Certo, per il 4-4-2 di Delneri è un po’ troppo centrocampista rispetto alla seconda punta che ci vorrebbe (ovvero un Del Piero con dieci anni in meno), ma in quel ruolo si potrebbe comunque adattare. L’alternativa sarebbe Iaquinta, forte ma non eccezionale nel gioco aereo, oppure accoppiare le due torri Amauri-Trezeguet, e qua addio varietà di soluzioni offensive, oppure affidare la maglia da tiutolare ancora a Del Piero, che ormai ha 36 anni. E’ uscito il nome di Giuseppe Rossi, che comunque non si muove per meno di 15 milioni: a quel punto mi tengo Diego, senza nessun dubbio. La Juventus sta mettendo da parte un tesoretto: con le cessioni di Camoranesi, Tiago, Poulsen e Grosso risparmierà sugli ingaggi ed incasserà una come minimo una dozzina di milioncini. Potrebbero bastare, ed invece no, serve anche la cessione di un talento come Diego, valutato poco più di Martinez, tra l’altro. Una sconfitta anche per lui: a 25 anni il conto in banca non soffrirà, ma ripartirà dal punto più basso tra tutte le squadre europee per le quali ha giocato. Ma forse, dietro alla cessione del brasiliano, c’è qualcosa: in realtà è un’astuta mossa per arrivare a Barzagli.

Uno su due

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Due grossi calibri dovevano lasciare l’Inter, ma sono ancora al loro posto, anche se le loro situazioni sono decisamente diverse. Maicon, a quanto pare, rimarrà nerazzurro anche la prossima stagione: l’assalto del Real Madrid al laterale brasiliano c’è stato, sì, ma non è stato così deciso come ci si aspettava. Una società che spende e spande a casaccio, si mette a contrattare sui 5 milioni quando da contrattare ci sarebbe ben poco: qua stiamo parlando di uno che la fascia se la mangia. Se offri 25 e l’Inter chiede 30, lo sforzo va fatto: è per altri che magari bisogna pensarci su. Per Maicon no: strano che Mourinho non si sia impuntato per averlo in squadra. Il mercato è ancora lungo, vero, però le parole di Moratti sono chiare: “Rimane all’Inter. È stato trattato da altre società, come altri giocatori. Lo considero forte, talmente forte che, forse, mi è concesso anche di non venderlo. Ho deciso di ritirarlo dal mercato”. Credo ritenga forte anche Balotelli, ma stavolta gli sembra il caso di vendere. Un presidente che a suo tempo si innamorò di Recoba coprendolo di soldi, non tratterrà il più forte giocatore italiano dei prossimi dieci anni. La trattativa è ancora in una fase di stallo, ma tra mezze dichiarazioni e feste d’addio, Balotelli è virtualmente in Inghilterra. Lo aspetta Vieira, felice del suo arrivo: “Non ho alcun dubbio sulle sue grandi qualità, è un giovane di talento ed un calciatore che ha un grande futuro. Balotelli è un po’ come Craig Bellamy o Carlos Tevez. Certi giocatori fanno del temperamento acceso il loro modo di comportarsi, ma la cosa più importante che un calciatore deve fare è dare tutto per il proprio club. E Balotelli lo fa”. Certo, se fosse stato il Milan avrebbe dato anche di più, ma pazienza.

Se questi sono bei segnali…

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Ancora Nazionale.Dopo che se n’era parlato per una stagione intera, quasi due, credevo che la convocazione di Amauri avrebbe fatto più scalpore una volta che fosse avvenuta. In realtà, la storia dell’oriundo in Italia è vecchia, e la nostra rappresentativa ha basato parte delle sue fortune anche su di loro. Tuttavia, quello che rende il caso-Amauri particolare è che il giocatore in questione viene da una stagione e mezzo semplicemente ridicole. Niente a che vedere con il Camoranesi naturalizzato da Trapattoni: correva l’anno 2003, e in Italia non c’era un giocatore in grado di saltare l’uomo sulla fascia come lui. A dire il vero, non c’è nemmeno adesso. In più, Camoranesi aveva 27 anni, Amauri ne ha già compiuti 30. Non è che ce l’abbia con le naturalizzazioni… anzi un po’ sì: quando sono “selvagge”, e non è il caso di Amauri, e quando sono ingiustificate, ed è il caso di Amauri, nel senso che ok, è cittadino italiano, ma non c’era necessità di farlo anche vestire d’azzurro. Ad ogni modo, comprensibile la soddisfazione del giocatore, che dal ritiro di Coverciano ha parlato della sua prima convocazione: “Io e Balotelli insieme siamo un gran bel segnale per tutto il Paese“. Per il Paese può darsi, per il nostro calcio mica tanto.

Adesso tutto è possibile

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E’ partito il nuovo corso della Nazionale targata Prandelli. Fatti fuori i rami secchi, ecco una ventata di novità, alcune davvero gustose. Innanzitutto, ecco finalmente convocati Cassano e Balotelli: l’inventore delle “cassanate” e il suo unico legittimo erede insieme, a braccetto, nell’Italia. Probabilmente titolari: insomma, un’entrata dalla porta principale. A questo punto, se tutto va come deve andare, l’Europeo del 2012 lo abbiamo già in tasca. Sempre che non ci si metta di mezzo Amauri, convocato senza un vero motivo da Prandelli. L’unico può essere quello che, in caso di annata da venti reti, ci faccia un pensierino il Brasile, ma qua, sinceramente, come condizione la vedo doppiamente impossibile. In mezzo al campo, sorta di staffetta tra i cagliaritani Cossu e Lazzari: il secondo ha dalla sua, se non altro, il fattore-età. Grosse novità ci sono anche dietro, con gli esordienti (almeno nelle convocazioni) Antonini, Astori, Lucchini e Molinaro. Roba da brividi: questi un tempo sarebbero stati come minimo seste/settime scelte nei loro rispettivi ruoli. Comunque, Astori è giovane e ci può stare, Antonini gioca sulla duttilità e sul fatto che forse anche Prandelli lo ha preso per uno che giocava in Primavera fino a due anni fa, Lucchini rappresenta un premio per la stagione della Sampdoria e Molinaro può godere, nonostante i suoi piedi osceni, del fatto che nell’Italia non si vede un terzino sinistro degno di questo nome dai tempi di Grosso versione 2006. Comunque, con Cassano e Balotelli niente ci è precluso, nonostante il fastidioso blocco juventino di nuovo che si fa nuovamente minaccioso all’orizzonte.

Un lampo nella pioggia

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Rimarrò sempre dell’opinione che se un portiere si fa infilare sul suo palo da una punizione calciata da 35 metri è sempre colpa sua. Se metti la barriera devi stare poi dall’altra parte della porta, sennò succede che fai il mezzo passo e uno come Del Piero ti frega. Ma d’altra parte stiamo parlando del portiere degli Shamrock Rovers, con tutto il rispetto possibile per la squadra irlandese. Onore agli avversari della Juventus, che hanno onorato una partita che oggettivamente aveva poco da dire, aiutati da un clima che ha fatto temere la sospensione della gara. Più pallanuoto che calcio nel primo tempo, quasi calcio nel secondo, dove effettivamente si è vista di più la differenza tra le due squadre. Bene Del Piero, decisivo, ancora fuori dal gioco Diego, che è e sarà sempre meno attaccante del capitano. Amauri ha lottato, ma stavolta non ha segnato: comunque è stato tra i migliori. Per quanto riguarda le fasce laterali, che saranno il vero ago della bilancia della stagione bianconera, sottotono Pepe, che sembra avere un bel cross, meglio Lanzafame, se non altro più volenteroso. Il suo problema è che non cerca mai il fondo, ma tende sempre ad accentrarsi. Come avrebbe fatto Giovinco, insomma, ceduto in prestito proprio al Parma, da dove arriva Lanzafame. Adesso per la Juventus c’è lo Sturm Graz: aumenta la difficoltà dell’impegno, meglio così.

Fa male. A lui e alla Fiorentina

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Ho sentito fare stock“. Eh sì, si sente davvero un brutto rumore quando si rompe un ginocchio. Io più che “stock” avrei detto “clock. Insomma, fatto sta che appena infortunatosi, Jovetic si era già reso conto che non sarebbe stata una cosa di poco conto. Lesione al legamento crociato anteriore e al legamento collaterale esterno del ginocchio. Diagnosi è impietosa. Per l’infortunio che il montenegrino ha patito martedì a San Piero a Sieve serve l’operazione e un periodo di riabilitazione di almeno sei mesi. Mi è capitato questo infortunio due volte e sinceramente non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico, se avessi un peggior nemico, ovviamente. Si opererà a Monaco, Jovetic, e per lui la stagione 2010/11 non esisterà, in pratica. Peccato per la Fiorentina, che perde uno die suoi giocatori migliori, peccato per lui: doveva e poteva essere l’anno della sua consacrazione, sarà una stagione di passaggio. Finora il suo talento l’ha mostrato a sprazzi, Jo-Jo. A 21 anni, era pronto a prendere in mano la squadra e a diventare grande, magari aumentando le reti segnate, magari mettendosi in mostra per attirare così le grandi d’Europa. Prima o poi ci arriverà, perchè è forte e dopo una prima annata di ambientamento ha dimostrato di non soffrire i grandi appuntamenti: in fondo, le cose migliori le ha fatte vedere in Champions League. In casa viola adesso circolano i nomi dei possibili sostituti: con Mutu fuori fino ad ottobre, Corvino deve inventarsi qualcosa. Tra tutti, l’unico che darebbe qualcosa in più alla Fiorentina sarebbe Giuseppe Rossi: se deve stare al Villareal, tanto vale che torni in Italia.

Se fossero così, i giovani…

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

Presidente del Settore Tecnico della Figc. Non male per uno che fino all’altroieri se ne stava rintanato nel suo buen retiro, lontano da tutti e da tutti. Dal suo addio al calcio, avvenuto nel 2004, Roberto Baggio non aveva voluto aver nulla a che fare con quello sport che lo ha reso così famoso. C’era stato un flirt con l’Inter, presumo, paradossalmente la squadra nella quale ha inciso meno in carriera (ma Moratti è capace di far diventare un simbolo dell’Inter anche Figo… niente di strano), ma nulla di più. Però Baggio è di tutti, è il campione più nazionalpopolare che l’Italia abbia mai avuto: logico che il suo posto sia in azzurro. “Sogno che il calcio italiano possa tornare ad avere talenti importantissimi. Ma occorre credere nei giovani perché sono il futuro, bisogna dare tutto quello che abbiamo dentro per farli crescere bene”. Questo ha detto al Tg1, e non gli si può dare torto. Non c’è nessuna formula magica: bisogna puntare sui giovani perchè i vecchi prima o poi smettono. Sta nella natura delle cose, anche in quella della vita. In realtà nel calcio si punta sui giovani, solo che non sempre questi giovani sono meglio degli “anziani” che hanno davanti. Se il talento c’è bene, sennò amen. Se fossero tutti come Baggio i giovani giocherebbero sempre in prima squadra.