Non me ne vogliano le squadre impegnate in questa domenica di campionato, ma il grosso era stato fatto di sabato. Tre anticipi con in campo tutte le più serie candidate alla vittoria finale: mi perdoni l’Udinese, ma non credo ce la possa fare. Le altre, invece, ce la possono fare ancora tutte. Anche l’Inter che adesso ha tre
squadre dietro e sedici davanti? Non lo so, a dire il vero. Come rosa direi di sì, ma come squadra mi viene da rispondere il contrario. Ieri sera ha giocato con buon ritmo ed intensità una ventina di minuti, ma in vantaggio poi è passata la Juventus, che poi dal 2-1 ha sostanzialmente controllato il match divorandosi le occasioni per chiuderlo. Ranieri ha molto su cui lavorare e il tempo, checché ne dica, inizia a stringere. Bene, benissimo invece la Juve: più squadra, capace di soffrire e di giocare di rimessa quando serviva, anche se fatica ancora troppo nel trovare la rete. I tre punti raccolti a Milano in classifica risultano solo tre, ma in realtà valgono almeno il doppio. Come quelli che porta via il Milan da Roma: belli i giallorossi, concreti i rossoneri. Che sembrano aver svoltato dopo l’indecente primo tempo di Lecce: chissà se non si fosse scatenato Boateng… Ma con i se e i ma non si va da nessuna parte. Nemmeno con la prestazione offerta dal Napoli a Catania, però. I partenopei iniziano a soffrire il doppio impegno. Adesso ci sono il Bayern Monaco e la Juventus: due partite che diranno molto sul reale potenziale del Napoli, ma non solo sul suo.
Dopo i petardi in casa, l’incorreggibile Balotelli i botti li ha fatti anche in campo nella clamorosa vittoria del suo Manchester City nel derby contro lo United. Si tratta di un risultato storico, non c’è manita che regga, almeno nel calcio recente: c’è già la sensazione che si tratti di una sorta di passaggio di consegne tra il Man Utd, che ha dominato il calcio inglese degli ultimi venti anni, e il Man City, che si appresta a farlo, soprattutto grazie ad una dirigenza che larga di manica è dire poco. I romantici scuotono la testa di fro
nte a questi arricchiti che si permettono di rendere vincente una squadra che fino a poco tempo fa non lo era: ma se fossero tifosi del City direbbero lo stesso? Sia chiaro: la squadra guidata da Mancini non ha ancora vinto nulla, ma almeno adesso si tratta della più seria candidata alla conquista della Premier League. Il nostro campionato, invece, non ha veri padroni, ma di fuochi d’artificio se ne sono visti lo stesso. Mi riferisco a quello che è successo a Lecce. Padroni di casa avanti 3-0 nell’intervallo, poi il Milan si sveglia e ne fa quattro. Ok, c’è stata la scossa data da un Boateng monumentale, ma, modesto parere, certe squadre davvero non meritano di stare in Serie A. Con un risultato del genere devi solo fare catenaccio. Quando ci vuole ci vuole. Ma io non alleno, in fondo.
Premetto: la Juventus, per me, può giocare per lo scudetto. Lo dico, anzi lo ripeto, perché quest’anno la concorrenza sembra tutt’altro che irresistibile. Ma i bianconeri stanno iniziando a perdere troppi punti e a soffrire di “pareggite”. Il calendario, Milan a parte (ma prima o poi le big le devi incontrare), era favorevole e adesso la Juventus ha davanti una manciata di partite che potrebbero davvero dire la verità sul suo valore. Nel 2-2 interno contro il Genoa c’è qualcosa da salvare, ma si è anche trattato del primo vero incontro in cui
i bianconeri hanno subito l’avversario, che dava la sensazione di poter segnare ad ogni contropiede concesso. Quello che adesso mi sembra il principale limite della Juve è l’essere troppo umorale: è capace di esaltarsi in certe occasioni, ma anche di deprimersi facilmente. In certi giocatori in particolare, e mi vengono in mente Krasic e Vucinic. Il 4-2-4 di Conte (che poi è un 4-4-2, si badi bene) permette più soluzioni offensive, ma allo stesso tempo facilita agli avversari la presa del centrocampo. E il Genoa in quel reparto giocava a 5… Se invece la Juve gioca con una sola punta diventa prevedibile davanti e fatica ad essere pericolosa. Conte passava per integralista, adesso rischia di diventare un eterno indeciso: con la scusa della duttilità alla fine c’è il rischio di non riuscire a dare alla squadra una sua vera identità. In una cosa la Juve pare perseguire, però: nel non voler mai buttare via la palla, e pazienza se il palleggio è fine a sé stesso o se viene fatto in zone del campo in cui sarebbe meglio evitarlo. O da Chiellini, che sale più di un terzino vero e che ormai difende peggio di un Bonucci qualsiasi. Ziegler faceva davvero così schifo? Non lo sapremo mai.
Quattro sconfitte in sei partite, un allenatore già saltato e il suo sostituto che non riesce a far cambiare passo alla squadra. Sembra il cammino di un club che deve lottare per salvarsi (e che non sarebbe in media per farlo, se la quota è sempre a 40 punti) ed invece è l’inizio di campionato dell’Inter. Via Gasperini, dentro Ranieri: un rivoluzionario per un reazionario, ma la musica è sempre la stessa: i nerazzurri arrancano, soffrono con tutti gli avversari e riescono a perdere con chiunque. Se è vero che in testa non si viaggia a
mille all’ora, è anche vero che, di questo passo l’Inter rischia di rimanere troppo indietro per poi poter sognare la rimonta, una volta acquisito un passo regolare. Sempre che arrivi, perché questa squadra sembra davvero pazza, come vuole la famosa canzoncina cantata da Zanetti e compagni. Fatto sta che pare di essere tornati agli anni più bui della gestione morattiana, a una decina di anni fa o giù di lì. E, se gli orfani di Mourinho non si contano nemmeno, adesso iniziano a venire fuori anche quelli di Benitez, presumo. Mentre scrivo sono in campo anche Milan e Napoli: i rossoneri devono provare a rialzare la testa dopo la batosta di Torino e il Napoli, invece, proverà a dimostrare ancora una volta di poter essere in corsa per quel triangolino di stoffa cucito per ora sul petto del Milan. Se le cose all’Inter non cambiano, i nerazzurri dovranno invece iniziare a pensare al 2013…
E così, dopo cinque giornate la Juventus è in testa. E si può ritenere una delle candidate allo scudetto, mi sbilancio. Lo è per demeriti altrui o per meriti propri. I demeriti sono della concorrenza milanese, ovviamente. L’Inter sta vivendo un inizio di stagione che definire travagliato è un eufemismo, il Milan, complici tanti infortuni, non sembra per ora in grado di ripetere il campionato 2010/11. I meriti bianconeri, invece, sono riassunti in una classifica che la vede in testa: niente di eccezionale in termini di punti, che con
il calendario agevole (anche grazie alla prima giornata rimandata: trasferta insidiosa a Udine) potevano anche essere di più. Ma dopo due settimi posti un po’ di entusiasmo ci sta, ma con un occhio al passato. Con Ferrara la Juve era partita a mille all’ora, per poi sfaldarsi alle prime difficoltà, con Delneri era stata tra le prime fino a Natale per poi mettere insieme un intero girone di ritorno da incubo. Il Napoli, a detta di tutti, è da scudetto. Con tutto il rispetto per i partenopei, allora, non vedo perché non debba esserlo anche la Juventus, che non ha nemmeno gli impegni di coppa. La rosa è ampia e di qualità in certi reparti, ma ha delle lacune in altri. Ma questo vale per tutti: la difesa del Napoli in quanto a nomi non è di alto livello, il Milan ha un centrocampo di portatori d’acqua, l’Inter ha perso Eto’o davanti e per il resto si affida a gente come Obi e Nagatomo. La quota scudetto sarà bassa. Ci possono arrivare in tanti.
Fossimo stati nel 2005 e se al posto del Napoli ci fosse stata la Juventus non so cosa sarebbe successo. Pensieri stupendi a parte, l’arbitro di ieri sera, Rocchi, è stato inadeguato, è vero, con la complicità di un guardalinee che, da pochi metri di distanza, ha avuto la stessa impressione dell’arbitro, ovvero che il fallo di Obi su Maggio fosse in area. Non ci piove. Ha sbagliato in quell’occasione, ha sbagliato anche prima, sul primo giallo dato all’interista per un intevento che più pulito non si poteva. In più, Campagnaro era dentro l’area nel momento in cui Hamsik
ha tirato il rigore. Insomma, a fine primo tempo l’Inter si è ritrovata con un uomo ed un gol in meno dell’avversario, e tutto per demeriti non suoi. Vero, verissimo. Però c’è anche da dire che non è la prima volta che un arbitro sbaglia e questo, tutto sommato, non giustifica tutto il resto, cioè la sconcertante chiusura di Nagatomo su Maggio (complice anche uno Julio Cesar versione ultimo Dida milanista) e il goffo tentativo di Maicon di mettere in fuorigioco Hamsik. Questo per dire che l’arbitro ci ha messo del suo, ma l’ha fatto anche l’Inter. E poi c’è questo Napoli, grande con le grandi, per ora normale con le piccole e piccolo se fa troppo turnover. Potrebbe davvero essere l’anno buono, questo. Una crescita graduale che potrebbe portare i partenopei lassù dove non erano mai arrivati nè prima nè dopo dell’era maradoniana. Meno male che De Laurentiis prima e dopo i turni di Champions League non voleva big match…
In giro leggo e vedo commenti positivi dopo il pareggio interno della Juventus. Vero, un punto ottenuto giocando un tempo in inferiorità numerica non è da buttare, ma forse l’ottimismo arriva in seguito ad uno sguardo alla classifica. La Juventus è lassù, non da sola, ma è in vetta. Imbattuta dopo tre giornate, con sei reti fatte e due subite, di cui una a risultato ampiamente acquisito. Della partita con il Bologna c’è da salvare
il carattere mostrato e la voglia di tenere comunque il pallino del gioco, ma continua a vedere due punti persi invece di uno guadagnato. Considerato il calendario, infatti, i nove punti in classifica erano decisamente alla portata. E poco conta come era messa la squadra l’anno passato: sì, probabilmente la Juve della stagione scorsa il match contro il Bologna l’avrebbe perso, ma c’entra poco. La Juve di quest’anno l’avrebbe vinto se non fossero state commesse due o tre sciocchezze. La prima di Vucinic, che si è fatto buttare fuori per un fallo a 70 metri dalla sua porta, la seconda di De Ceglie, che ha regalato una palla gol da una situazione innocua (queste cose le poteva fare anche Ziegler) da cui è nato l’angolo del pareggio arrivato grazie all’approssimativa marcatura di Chiellini su Portanova, ecco la terza. Questo per quanto riguarda quelli che sono scesi in campo. Per il resto, Vidal sembra già essere un tuttofare da mettere sul finire di gara, Quagliarella uno da tenere solo in panchina, così come Elia, che almeno nel frattempo trova il tempo di twittare. Sono troppo critico? Forse. Ma vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Si sa.
Adesso vedremo se la colpa era davvero di Gasperini. Certo, il tecnico appena esonerato dall’incarico di allenatore del’Inter ci ha messo del suo con alcune scelte discutibili, però non credo che sia lui l’unico colpevole. La società lo ha scelto dopo aver incassato alcuni rifiuti: insomma, più un ripiego che una scelta. Normale, dunque, che l’esonero gli sia stato comunicato a cuor leggero, dopo una manciata di partite dai risultati imbarazzanti. Ma non aveva uomini adatti al suo modulo, aveva una squadra privata della sua stella più luminosa, quell’Eto’o volato in Russia e, soprattutto, lo spogliatoio non lo ha mai seguito. Non che per
vincere serva amore tra giocatori e tecnico, anzi. Ma qua pare proprio che la squadra remasse contro. Era accaduto lo stesso con Benitez, segno che l’ambiente non è sanissimo. Bastò un Leonardo qualsiasi a rendere di nuovo l’Inter una squadra da scudetto. Più un asilo che un club di vertice, in pratica. Ma di nuovi Mourinho all’orizzonte non se ne vedono, si mettano l’animo in pace all’Inter: ci sarebbe Capello, ma per ora è blindato. Ci sarebbe Guardiola, il vero grande sogno per il 2012. Già, ma con questi uomini riuscirebbe a fare quello che sta facendo con il Barcellona? Non credo. E allora, vale la pena mettere l’Inter nelle mani di un traghettatore (Baresi, Figo o addirittura Baggio) oppure sarebbe meglio affidarsi ad un tecnico rodato su cui magari fare affidamento anche nella prossima stagione? Tra poco sapremo la scelta della società… Nel frattempo, sembra di essere di nuovo nel 1999.
Come già scritto, Inter e Roma sono due cantieri. Come poteva finire un incontro tra le due? Con un pareggio, esatto. E allora, dopo due giornate di campionato hanno messo insieme un paio di punti. Arrivano a tre con quello del Milan. Tre, come le reti messe a segno da Cavani proprio contro i rossoneri. L’attaccante uruguaiano è chiamato alla stagione della conferma da bomber da venti e passa gol a campionato e sta
rispondendo alla grande. In attacco il Napoli è lui, o almeno è lui l’uomo che finalizza il grande lavoro dei compagni: lo ha dimostrato a Manchester, lo ha ripetuto, anzi lo ha urlato ieri sera. E Napoli, come l’anno scorso, sogna. Fa bene, perchè la concorrenza non è irresistibile e, soprattutto, è battibile. In più Mazzarri è un tecnico in grado di far giocare al meglio gli uomini a sua disposizione: chissà che questo non sia l’anno buono… Sperano che non sia così i tifosi della ritrovata Juventus. Ritrovata, sì, ma contro avversari di bassa classifica, va detto. Fatto sta che in due partite non si ricordano tiri nella porta di Buffon, e non è poco, soprattutto se si guarda alla passata stagione. Ma la strada è lunga, lunghissima. Tra poco si gioca di nuovo, a presto.
Ad esaltare una squadra che alla prima uscita ha funzionato alla perfezione non si fa un torto a nessuno. Per fare processi, invece, ci sarà tempo. Eppure, ci sono due grandi (o presunte tali) che hanno steccato all’esordio in campionato. Ovviamente sto parlando dell’Inter e della Roma. Per ora entrambe assomigliano più a dei cantieri da “lavori in corso” che a delle squadre. L’Inter non è ancora l’Inter di Gasperini ed a distanza di più di un anno è ancora orfana di Mourinho. Il nuovo tecnico non è stato esattamente la prima
scelta e i giocatori non sembrano quelli più adatti al suo stile di gioco e l’impressione è che il tormentone sulla posizione di Sneijder durerà a lungo, o almeno finchè ci sarà Gasperini in panchina. Fermo restando che una coppia centrale composta dall’olandese e da Cambiasso non mi risulta essere un’eresia, ma è un mio parere. E poi, diciamolo con sincerità: Forlan e Zarate non fanno Eto’o. Il discorso per la Roma è simile: Luis Enrique non è a Barcellona e, soprattutto, i giocatori giallorossi non sono quelli blaugrana. Anche qua l’equivoco tattico è di casa e se Totti è già un problema, lo sono anche Osvaldo e Borriello lontano dall’area di rigore. Oddio, Osvaldo è pur sempre quello che ha fatto 8 gol in 46 partite in A, quindi potrebbe esserlo anche in area. Detto ciò, il campionato sarà lungo, lunghissimo e ci sarà tempo per mettere le cose a posto, magari rivedendo qualcosa. Alla prossima.
