Tempo di vestiti nuovi in casa romanista. Ieri nei vari Roma Store della capitale, i giocatori hanno posato come modelli per presentare a stampa e tifosi le nuove divise. Totti, Menez, Brighi e Casseti erano in in centro città, a Piazza Colonna; Vucinic, Fabio Simplicio e Andreolli decisamente più fuori, a Centocelle; Adriano, Julio Sergio, Riise e Rosi sulla via Appia. Vabbè, la prima maglia è in pratica uguale a quella
dell’anno scorso: in fondo, la Roma ha la maglia rossa con i bordi gialli, non è che si possa fare grandi voli con la fantasia. La seconda è presentabile, la terza è una maglia da calcetto. Io sono per le cose buone di una volta, almeno nel calcio: ho come l’impressione che per cercare sempre la novità, si stia rovinando quello che c’è di più sacro nel pallone, ovvero la maglia. Oltre al pallone stesso, Jabulani docet. Le maglie della Juve fanno storcere il naso, ad esempio, perchè sono decenti solo se viste da lontano, con quelle zigrinature. In più, quest’anno calzoncini e calzettoni saranno neri, scelta che mi riporta ad anni belli e zidaneschi, ma li preferirei bianchi. Oscena la divisa di riserva, così come quella dell’Inter, con il biscione, buona per andare a ballare nei posti tamarri. Spiacevole, tornando alla Juve, l’uso dei numeri gialli, così come erano davvero brutti quelli dorati al Milan, e alla Fiorentina, soprattutto. Bianco su viola, non sarebbe più semplice? Comunque, le nuove maglie sono in generale sempre più brutte, con la pancia di Adriano sotto ancora di più.
Me ne rendo conto solo adesso, ed in realtà mi sembra strano. Come quando incontri una persona per la prima volta e ti dà la sensazione di conoscerla da sempre. Non che abbia mai provato questa sensazione, ma tant’è, era solo per dire. Sto parlando del Cesena: spulciando su wikipedia, ho scoperto che mancava dalla massima Serie (eh sì, è stato promosso in A, per chi non lo sapesse) dal 1991. Ergo, in pratica io il Cesena
l’ho sempre visto in B, o peggio. Eppure mi sembra di conoscerlo bene, sarà per i colori sociali “amici”, o per il fatto che la romagna è un feudo juventino e che la mia squadra ha disputato diverse amichevoli al “Manuzzi”, stadio-gioiellino dove ho visto la Juventus in trasferta l’anno della B con un 2-2 sofferto. Ah, ecco forse il motivo di tanta simpatia per il Cesena: le riproduzioni degli album Panini dal 1961 in poi, che una quindicina di anni fa L’Unità dava in allegato: con dieci stagioni in A tra il 1973 e il 1991, i romagnoli erano una presenza piuttosto frequente. Raggiunserò anche la Coppa Uefa, nel 1976, ma furono subito eliminati dal Magdeburgo. Ah, che calcio che mi sono perso. Celebrato degnamente questo ritorno in A, il campionato di Serie B, è bene dirlo, l’ha vinto il Lecce. Molto bene, sono contento anche in questo caso: i derby pugliese col Bari è sempre motivo di grande interesse. Perfetto, ora datemi il Toro.
Per dirla alla Materazzi, non è successo, ma se succedeva… Roma campione d’Italia sì, ma solo per un po’. Inter tricolore per la diciottesima volta: superato nell’albo d’oro il Milan, che rimane comunque la prima squadra di Milano. Non me ne vogliano gli interisti, ma è così. Senza considerare che, oggettivamente, tra scudetto in segreteria e quello senza rivali non ne considererei cinque consecutivi. Senza farne una colpa ai nerazzurri, eh, ma mi sembra un dato di fatto. Il potere interista nasce dall’assenza delle rivali, spazzate via
da Calciopoli o da gestioni dissennate, semplicemente. Bastava acquistare meglio per poter rivaleggiare con la corazzata di Mourinho: d’altra parte, le fortune di questa stagione sono nate nel momento in cui l’estate scorsa lo svedese col mal di pancia prese la via di Barcelona facendo arrivare ad Appiano Gentile uno che corre come un negro per guadagnare come un bianco (segnando nel frattempo) insieme ad una barcata di soldi investiti intelligentemente. Non vorrei sbilanciarmi, ma già da ora pronostico un altro scudetto interista nel 2011. La Roma è stato un piacevole episodio, ma non ci sono i soldi, a Torino ne hanno però ribaltare tutto e vincere al primo colpo sembra difficile, sull’altra sponda di Milano il capo non ha più voglia (e ne ha diritto) di spendere. Ne ha sempre Moratti, e ne potrebbe avere ancora di più se sabato l’Inter completerà la tripletta. D’altra parte, l’appetito vien mangiando.
Un campionato che sembrava già scritto e che invece si risolverà oggi, all’ultima giornata. Trentotto partite per decidere il vincitore. La favorita c’è, in virtù dei punti di vantaggio e della rosa più forte. Ovviamente è l’Inter, che con ogni probabilità si aggiudicherà il suo quinto scudetto di fila. La Roma ha quasi compiuto l’impresa, era passata in t
esta, poi non ce l’ha fatta a tenerla. L’ha condannata Pazzini, l’uomo che ha deciso tutto. Sia chiaro: mancano ancora novanta minuti e tutto può ancora accadere, ma il match point è, per così dire, troppo comodo per sbagliarlo. Il calcio è imprevedibile, si sa, ma il Siena può essere solo uno sparring partner e, nonostante le recenti polemiche sull’asse Oriali-Mezzaroma, il campionato in tasca sarà l’aperitivo per la sfida di Champions League. In più, non è assolutamente detto che la Roma sbanchi il Bentegodi: il Chievo ha dato del filo da torcere all’Inter giusto domenica. In ogni caso, onore ai giallorossi: chi l’avrebbe detto nove mesi fa? Una squadra allo sbando, presa per mano da un tecnico che mai in carriera si era trovato così in alto, e che ha sognato il suo quarto alloro. Il resto delle partite non conteranno niente, e due le hanno fatte giocare ieri per motivi di ordine pubblico. Inter e Roma. Comunque vada, per loro due è stata una stagione da applausi.
Poteva decidersi tutto in questo turno ed invece per l’obiettivo più sostanzioso bisognerà aspettare fino a domenica prossima. L’Inter è stata a lungo Campione d’Italia, ha accarezzato il suo diciottesimo titolo, ha anche un po’ sudato freddo, poi alla fine, una volta incassati i tre punti, se n’è fatta una ragione: se lo andrà a prendere di nuovo a Siena, ospite di una squadra fiera, ma ormai retrocessa. Con la finale di Champions League in programma il sabato successivo, se dovesse servire qualche sforzo supplementare ci sarà comunque modo di recuperare. La Roma, al contrario, sembrava essersi arresa, imbrigliata dal miglior Cagliari degli ultimi mesi. Sotto di un gol, ha rialzato fieramente la testa ed ha abbattuto il nemico grazie ai colpi dell’uomo più criticato (dagli altri) ed amato (dai tifosi giallorossi), cioè il suo capitano Totti. Era però anche la domenica di Paler
mo-Sampdoria: c’era in gioco la Champions League, ed anche in questo caso si scoprirà tutto domenica prossima. 1-1 di rigore, come si suol dire, con firme eccellenti come quelle dei rispettivi cannonieri Miccoli e Pazzini. I doriani, un po’ come l’Inter, avevano accarezzato il sogno di chiudere in Sicilia la pratica, ma non è andata così. Missione compiuta invece per il Napoli, che in un colpo solo si aggiudica il sesto posto e manda l’Atalanta in B: adesso per i bergamaschi c’è anche la condanna della matematica. Merito, il piazzamento definitivo dei partenopei, anche della contemporanea ennesima sconfitta della Juventus, che mestamente si arrende al Parma in una partita non male sul campo, ma pessima sugli spalti: da censura i disordini tra le tifoserie. Peccato: quella che è stata l’ultima apparizione bianconera in casa di Trezeguet meritava di più. Senza considerare che forse anche Buffon potrebbe aver dato l’addio ai suoi tifosi… Se se ne andrà dall’Italia, comunque, lo farà alla Scala del calcio: domenica c’è Milan-Juventus. Scudetti e coppe in quantità ma, con uno scudetto da assegnare, anche una partita che non conterà nulla.
Uno dei campionati più incerti (su tutti gli obiettivi) degli ultimi anni potrebbe trovare tutte le risposte domani, alla penultima giornata. Finalmente tutta in contemporanea, come una volta. L’Inter ha l’occasione per aggiudicarsi il quinto tricolore di fila, tra scudetti assegnati a tavolino, senza concorrenza ed altri vinti normalmente. Tanto per cambiare, è di ieri l’ennesima polemica sull’asse Milano-Roma: insomma, Mourin
ho e Ranieri non si stanno molto simpatici. Ma non potrebbe essere altrimenti. L’Inter, insomma, potrebbe mettere in cascina il secondo “titulo” della stagione, in attesa di giocarsi il pezzo forte il 22 maggio. Per la zona Champions League, il destino ha voluto che ci fosse lo scontro decisivo sul rettilineo finale: tra Palermo e Sampdoria sarà battaglia. I siciliani hanno dalla loro il fattore campo, i blucerchiati, invece, possono contare sul vantaggio della classifica. Sfida nella sfida, quella della fantasia pugliese tra il salentino Miccoli e il barese Cassano. Difficile che si decida già oggi la corsa per il sesto posto, mentre potrebbe arrivare il verdetto riguardante l’ultima delle retrocesse: già in B le toscane Livorno e Siena, con ogni probabilità scenderà nella serie cadetta anche l’Atalanta. Peccato, davvero, perchè quella bergamasca è una formazione che vorrei sempre vedere in A. E non me ne vogliano i numerosi bresciani che leggono questo blog.
Allora, vediamo un po’… il campionato è stato falsato? No, credo proprio di no. L’Inter è forte ed avrebbe potuto vincere lo stesso contro la Lazio. Diciamo che comunque sarebbero tutte supposizioni. Certo, l’ambiente era un po’ strano, però otto anni fa tutto andò contro ogni pronostico. Ok, là ci fu chi si “ribellò”, come Poborsky, ma anche Muslera c’ha messo del suo. Ricevere minacce dalla curva certamente non è stato
uno stimolo verso l’impegno per i giocatori della Lazio: bastava far giocare le partite in contemporanea. Adesso tutti insieme vengono disputati solo gli incontri degli ultimi due turni: che senso ha? Nessuno, ma da ora in poi sarà sempre peggio. Certo, magari la Lazio avrebbe perso comunque, anche con la vittoria dell’Atalanta, ma certe situazioni andrebbero evitate. Non arriverei a definire la possibile vittoria tricolore dell’Inter “una vergogna”, come ha fatto la Sensi: la Roma il campionato l’ha buttato via con la Sampdoria, tutto qua. Anzi, aveva fatto anche troppo arrivando fino al primo posto. Tuttavia, in generale, non c’è niente di anormale nel “gufare” contro gli acerrimi rivali: chi è tifoso può capire. Il 22 maggio, ad esempio, non tiferò certo Inter. In più, basta lamentarsi della nostrà mentalità: tutto il mondo è paese, anche a Liverpool tifavano un po’ Chelsea. Il Manchester United non vincerà la Premier League un po’ anche grazie all’assist di Gerrard per Drogba: splendido, davvero.
Nella domenica in cui la Juventus ha la conferma che non disputerà la Champions League l’anno prossimo (ed in effetti non se lo sarebbe meritato), tutti gli occhi erano puntati verso Bergamo. Atalanta-Bologna, oltre a decidere la salvezza di una delle due, poteva anche dare una mano alla Roma in chiave scudetto: se avessero vinto i nerazzurri, infatti, per la Lazio sarebbe stato importantissimo fare punti stasera contro l’Inter. Invece è
stato pareggio, sì, ma arrivato nella maniera più crudele per i bergamaschi: con un autogol assolutamente casuale, frutto di una respinta del portiere sui piedi di un difensore. Povero Peluso, davvero. Personale opinione, credo che se oggi avesse vinto l’Atalanta, in B ci sarebbe andato il Bologna, squadra ormai cotta, che forse si era creduta salva troppo presto. Sembrava certo di rimanere in A a febbraio, il Bologna, poi ha rimesso tutto in discussione, complice la rimonta dell’Atalanta. A questo punto, come già detto, la Lazio potrà affrontare l’Inter senza sentirsi l’acqua alla gola: improbabile un nuovo 5 maggio (seppur con due partite ancora da giocare). Per il resto, giusto che a giocarsi la Champions League siano Sampdoria e Palermo, autrici di un campionato strepitoso. Per la disastrosa Juve di questa stagione, poi, oltre al danno potrebbe essere in arrivo la beffa: arrivando settima, dovrebbe pure fare i preliminari di Europa League.
Dopo aver vinto un derby azzeccando cambi “delicati”, Ranieri non è riuscito a fare lo stesso contro la Sampdoria. Dopo essere passata in vantaggio, la Roma non ha chiuso la partita ed ha subito la rimonta. L’ingresso di Taddei ha infatti aperto il casello sulla fascia sinistra dei genovesi, ed è da lì che è arrivata la sconfitta. Sampdoria in paradiso e Roma in quell’inferno chiamato secondo posto. Ranieri ha provato a vincerla: a conti fatti, uno o zero punti cambiava poco. L’Inter sarebbe rimasta davanti: con gli scontri diretti a favore, adesso i giallorossi devono vincerle tutte e sperare che i nerazzurri ne pareggino una. Basterebbe per il tricolore, ma considerando che i neraz
zurri si troveranno davanti Lazio, Chievo e Siena si capisce come le speranze della Roma siano ridotte al lumicino. La Samp, insomma, si è ripresa il quarto posto dopo che le era stato temporaneamente soffiato dal Palermo, mentre adesso, nonostante i tre punti ottenuti contro il Bari, deve dire addio alla Champions League la Juventus. Lo stesso vale per il Napoli, addirittura bloccato al San Paolo dal Cagliari. Le squadre che andranno in Europa si fermano qua: il Genoa si è fatto superare a domicilio dalla Lazio, che così è praticamente salva e potrebbe non rappresentare un grande ostacolo per l’Inter nella prossima giornata, figuriamoci col rischio di fare un grosso favore ai cugini giallorossi… La Fiorentina, poi, sempre più alle prese con uno spogliatoio in ebollizione, si è arresa mestamente al Chievo. A proposito di toscane, il Livorno saluta la A ed è quasi in B anche il Siena, caduto a Udine. Vittoria vitale per il Bologna, infine, che batte il Parma nel derby emiliano e scaccia l’incubo della retrocessione: per l’Atalanta l’aggancio ai rossoblu sembra pura utopia.
(* ringrazio Lorenzo Mantelli per il titolo)
Le milanesi fanno 3-1, sì, ma di tipo diametralmente opposti. L’Inter era partita male, malissimo contro l’Atalanta, concedendo un gol ad un Tiribocchi in stato di grazia (ha segnato più di Amauri e Iaquinta insieme, che però forse andranno entrambi al Mondiale), per poi rimontare con calma, sfruttando errori altrui
e talento proprio. Nota davvero positiva, il gol di Chivu, dopo che il romeno aveva rischiato non solo la carriera poco tempo fa. Il Milan, invece, ha offerto una prestazione semplicemente inguardabile a Palermo. Certo, gli stimoli nel calcio contano ed i rossoneri, c’è poco da fare, in Sicilia se ne sono portati il giusto. Ormai per loro il terzo posto è cosa certa, per i rosanero, invece, tenere il piede sull’acceleratore è obbligatorio per poter tagliare il traguardo Champions prima degli altri. Il Palermo è davvero una bella squadra: finalmente Zamparini ha per le mani il giocattolo che ha sempre desiderato, ed è frutto di fiuto e lungimiranza, se non altra negli acquisti, visto che i rosanero avevano iniziato la stagione con un altro tecnico, cioè Zenga, che aveva “mentalizzato” i giocatori, ma si vede che lo aveva fatto a scoppio ritardato. Ancora gran gol di Miccoli, per la cronaca. Ma anche segnatura di Hernandez: questo, insieme a Pastore, farà strada.
