Non so se quello che per ora si chiama Juventus Stadium cambierà il calcio: a livello internazionale non risulta un impianto di prim’ordine, ha tutto sommato delle brutture come i tiranti che fanno storcere in naso e ha una capienza di poco più di 40.000 spettatori. Ma per il calcio italiano rappresenta senza dubbio un passo in avanti: come potenziale atmosfera dovrebbe somigliare allo stadio di Marassi, sperando sempre nel tutto esaurito: e non è poco. Ma ovviamente il discorso è più ampio, perchè la vera rivoluzione riguarda il fatto che si tratta di un impianto di proprietà della società, e pazienza se si dovrà chiamare in un modo orribile. Possiamo sempre fare finta
che sia intitolato agli Agnelli (Gianni e Umberto) o a Scirea. Meno interessante è, almeno per quanto mi riguarda, la presenza degli sky box e centro commerciale: allo stadio si va per vedere la partita e anche in Inghilterra funziona così, per quanto ne so io. Parlando un po’ della cerimonia che ho seguito senza audio (al pub, grande cuore), devo dire che mi è sembrata bella, con momenti commoventi (Heysel, Scirea e, perchè no, il duetto Del Piero-Boniperti) e altri spettacolari. Certo, si rivendicano i 29 scudetti e poi non si invita Moggi, ma Moratti sì. Chi ci capisce qualcosa è bravo. Mancava Nedved, peccato, mancava anche Vialli, peccato anche qua. Mancava pure Zidane ma a Torino non c’è il mare, va capito. Sono acido perchè rimarrà per sempre il giocatore più forte che ho visto nella mia squadra, sia chiaro. E quando ho visto Montero ho sperato che gli facessero firmare un contratto spedendo Bonucci in Uruguay. Ma vabbè, tra poco si gioca. Fatto lo stadio, sarebbe meglio metterci a giocare una squadra decente. Vediamo un po’.
Ci sono un paio di spunti interessanti in questo weekend, come la sofferta vittoria dell’Italia contro le Isole Far Oer e la cessione di Ziegler da parte della Juventus, che mi porterebbero ad un sola parola: mediocrità. Per cui, mi preme trattare un argomento venuto fuori un pò prima, ovvero le considerazioni espresse da Sabatini nei confronti di Totti. I
l dirigente romanista ha avuto il coraggio (se così si può dire) di mettere in chiaro quello che tutti sanno da tempo, cioè che Totti, attualmente, per la Roma rappresenta un problema. E lo rappresenta più quando non gioca che quando invece è in campo. Tutto sommato, se è in forma ed in giornata è ancora in grado di fare la differenza, ma quando non lo è si dovrebbe accomodare tranquillamente in panchina. E invece no, nella capitale finora non si potuto. Oggi la squadra è stata rivoluzionata, è cambiata la dirigenza (non più autoctona) e lo staff tecnico (Luis Enrique viene da una scuola, quella del Barcelona, dove non si guarda alla carta d’identità), ci sono forze fresche e sono in tre per il ruolo di punta centrale: Totti dovrebbe fare un passo indietro, accettare di partire alla pari con gli altri. Lo ha fatto Del Piero, rimanendo in panchina mentre giocava Iaquinta, lo potrà fare anche Totti, guardando giocare Osvaldo. Ma lo farà? Se vuole così bene alla sua Roma sì. Il messaggio è stato mandato. Arriverà anche se Sabatini magari non ha Vodafone?
Da quando non scrivo più sul blog in realtà non è successo molto: sul fronte del mercato l’Inter ha davvero venduto Eto’o, che nel frattempo ha anche debuttato con gol nel campionato russo. Sneijder invece è rimasto, il Milan ha preso Aquilani, la Roma si è svenata per Osvaldo. Questo per quanto riguarda gli affari della nostra Serie A. Poi c’è stata la serrata dei calciatori: non ho perso la prima di campionato, però mi
sono dovuto lo stesso sorbire i soliti discorsi stile “perché non vanno a lavorare, vergogna, etc etc”. Rimango del mio pensiero: se è vero che ogni categoria di lavoratori ha dei diritti e fare il calciatore è un lavoro (bello e ben pagato, anche se non a tutti i livelli), beh, non credo serva aggiungere altro. Ma vorrei tornare al mercato, visto che questa è ormai storia vecchia, e per la precisioone al mercato della Juventus. Quando sono partito mancava un’ala sinistra e un centrale. Al mio ritorno sono stati prese due ali ma manca ancora quella sinistra titolare (ma forse c’è Elia) e del centrale difensivo nemmeno l’ombra. In compenso il terzino sinistro preso due mesi fa è già in partenza e rischia il posto anche Krasic. Sono un po’ confuso. Meno male tra 30 ore finisce tutto.
Io davvero non capisco fino a che punto vuole arrivare De Laurentiis. Dare della “merda” a qualcuno è già grave, farlo senza un motivo valido lo è ancora di più. Credo che i tifosi del Napoli siano più intelligenti del loro presidente e che non gli daranno corda, ma certe dichiarazioni non fanno che contribuire all’esasperazione che già c’è nel mondo del calcio. In più, la scena per certi versi memorabile del passaggio in scooter senza casco non è che sia esattamente un buon esempio, senza mettere in mezzo il calcio. Per anni ci si è lamentati del fatto che in Italia le grandi non potevano subito incontrarsi, si guardava ai
campionati esteri come ad esempi di imparzialità di trattamento ed adesso che ci siamo adeguati dovremmo cambiare di nuovo per tutelare il Napoli oppure, come ha detto De Laurentiis, i club che giocano in Europa? Per caso all’estero prima di un turno di coppa le big hanno incontri sulla carta più facile? Non credo proprio. E se De Laurentiis si è sempre vergognato di essere italiano, beh, fatti suoi. Non credo possa dipendere da un calendario. E magari ha dato un motivo ai tifosi del Napoli per vergognarsi di lui. Sono davvero basito e non sono il solo. De Laurentiis vorrebbe una specie di legge “ad squadram”, diciamo così: è tutto così surreale da non sembrare nemmeno vero. Vorrebbe tornare a fare cinema? Credo che per il destino del Napoli non sarebbe positivo, perchè lui ama la squadra e ci mette i soldi. Ma sarebbe meglio che delegasse i compiti di rappresentanza a qualcun altro. Quando è troppo è troppo.
Non credo ci possa essere discussione: attualmente Messi è il miglior giocatore del mondo. Due Palloni d’Oro ed il terzo in arrivo sono lì a dimostrarlo. Si tratta dell’erede designato di Maradona: anche stesso piede letale, il sinistro. A fare la differenza per adesso è il rendimento con la maglia della Nazionale. Diego trascinò i suoi al titolo mondiale, Leo con l’albiceleste sembra uno dei tanti. Ha tempo per emulare e magari
superare Maradona: in fin dei conti, Messi ha solo 24 anni. Però con l’Argentina sembra bloccato, non è mai lui. Non è quello che incanta con il Barcelona, diventa uno dei tanti. Contro l’Uruguay ha saltato spesso l’uomo in velocità, ma poi si perdeva, ogni tanto ha tirato fuori un assist interessante, sì, ma mai un tiro davvero insidioso o una giocata decisiva. Ho come la sensazione che, per non essere accusato di egoismo, con l’Argentina Messi tenti meno l’azione personale e cerchi molto i compagni, forse troppo. Se dovessi dargli un voto dopo il match con l’Uruguay, gli darei 6, non di più: la partita che ha fatto è stata sufficiente. Non sono tra quelli che pensano che se Messi gioca una partita normale debba prendere 5 in pagella, no. Ha due gambe tutti gli altri ed è umano: il 6 rimane 6. Ma da lui è lecito aspettarsi qualcosa in più. E in Argentina stanno aspettando da un bel po’.
Manchester è conosciuta in tutto il mondo per il calcio e la musica. Per lanciare il suo nuovo home kit, il Man City ha scelto Liam Gallagher, suo tifoso più celebre insieme al fratello Noel, che in un video con i suoi Beady Eye ha cantato “Blue Moon”, ormai inno ufficiale dei tifosi, mixandola poi con “The beat goes on”, singolo della band. La nuova maglia del Manchester City unirà però calcio e musica anche dal punto d
i vista grafico. Attraverso tanti piccoli puntini sulla trama della maglia, sulla parte frontale sarà infatti riprodotta l’onda sonora della canzone “Blue Moon”, cantata dai tifosi allo stadio. In più, nel colletto a V è presente una parte a scacchi biancocelesti, un richiamo alla cultura mod. Nel video di presentazione, Liam Gallagher bacia la nuova maglia dei Citizens, di cui è entusiasta: “Sono un fan del Man City fin da bambino ed essere coinvolto nel lancio della nuova divisa è stupendo. I nostri tifosi - – ha spiegato l’ex cantante degli Oasis - sono noti per avere un sacco di stile e la nuova divisa mi sembra fantastica. Mi piace l’idea dell’onda sonora e anche il colletto mod”. Non sapevo che fossero notoriamente stilosi, però trovo davvero bella questa iniziativa. Sono un po’ di parte, in quanto fan degli Oasis. E provo un po’ d’invidia: per la Juventus chi poteva scendere in campo? Ramazzotti. O Paolo Belli.
C’è chi dubita dell’utilità del ritiro precampionato: di sicuro dal punto di vista climatico stare un po’ in altura permette di godere di un po’ più di freschino. Che poi il lavoro fatto lassù abbia effetti scientifici sulla stagione, beh, su questo non ci giurerei nemmeno io. Piuttosto, sono certo che il ritiro serva soprattutto ad una cosa: a prendere confidenza l’uno con l’altro, a fare gruppo, a lavorare tutti insieme su schemi magari
nuovi di un allenatore, appunto, nuovo. Ecco, a questo serve davvero il ritiro precampionato, ormai troppo spesso sacrificato sull’altare dei facili incassi fatti in giro per il mondo. Ci si ritrova in montagna, e poi dopo una settimana si parte. E poi magari ci si ritorna. Non ha molto senso ma si fa così da qualche anno. Questo non aiuta a cementare il gruppo e a far entrare nelle teste dei calciatori quello che vuole il mister. In alcuni casi sarebbe proprio necessario lavorare tutti insieme fin dall’inizio. Mi viene in mente il caso della Juventus, reduce da un’annata disatrosa. Nuovo tecnico, Conte, e squadra un po’ tutta da rifare. L’allenatore, tra l’altro, sembra sia un maniaco degli schemi. Eppure, la squadra è a Bardonecchia e ancora non ha a disposizione un’ala sinistra, che dovrebbe essere un po’ uno dei tasselli fondamentali del suo gioco. Dovrebbe essere lì accanto a lui, ad imparare e a prendere appunti (nel cervello). E nemmeno se ne parla, di questa benedetta ala sinistra.
Allora, vediamo: per Palazzi Calciopoli sono «colpevoli tutti», anche l’Inter, che se fosse stata coinvolta nel più grande scandalo del nostro calcio avrebbe rischiato grosso, e nel frattempo anche il Milan è stato punito meno del dovuto. Illecito sportivo grave per l’Inter: e sappiamo cosa succede in questi casi, ma il reato nel frattempo è andato in prescrizione. Ok, la Juventus ha pagato, ma si era ripresa in fretta, tutto sommat
o: i patemi di oggi non sono colpa di Calciopoli, tantomeno dell’Inter, ci mancherebbe. I successi nerazzurri, invece, sono anche frutto di Calciopoli. Non solo di Calciopoli, occhio: perchè niente avrebbe vietato a Milan, Roma e anche Juventus, mettiamocela pure, di creare una squadra competitiva durante il periodo 2006-2010. Però tutto è partito da lì, da uno scudetto di cartone, e da una concorrenza annientata almeno per il primo anno. Il fatto è che i dirigenti conoscono i designatori: è normale che si chiamino. Se questo è illecito, però, che paghino tutti. E che si tolgano gli scudetti: non rivoglio quelli del 2005 e del 2006, ma, alla fine, tutto sommato, mi pare che abbia pagato solo la Juve, ed anche qua c’è chi dirà che ha pagato anche poco, che ci voleva come minimo la C. Ognuno può dire quello che vuole, ma dopo tanti anni ancora non capisco come mai il Milan si prese giusto quei punti di penalizzazione per fare i preliminari di Champions League, che poi vinse. Per quanto riguarda l’Inter, Moratti si nasconde dietro Facchetti, che non si può tirare in ballo. Perchè è morto, essenzialmente. Che tristezza.
Succedono cose strane nel mondo del calcio: Mihajlovic spontaneamente dice no all’Inter e comunica ai Della Valle che intende continuare ad allenare la Fiorentina. Non so come l’abbiano presa i vertici viola, presumo male. Fatto sta che adesso per la panchina dell’Inter rimane solo Gasperini. Uno che, diciamocela tutta, non si strapperebbe i capelli se a fine anno venisse allontanato per far posto a Guardiola. Ma rimaniamo al
presente: il sogno di vedere Zeman sulla panchina dell’Inter è durato poco, perché lo ha ingaggiato il Pescara. E qua mi viene voglia di parlare di uno die grandi misteri del calcio. Ovvero del perchè Zeman continui a godere di ottima stampa. Davvero non riesco a darmi una spiegazione. Nessuno mette in dubbio la bontà di quello che fece a Foggia e, tutto sommato, anche a Roma, su entrambe le sponde. Ma da lì in poi il tecnico boemo ha raccolto solo fallimenti, o comunque risultati nella norma. Eppure, in virtù di fatti risalenti a venti anni fa, a Pescara hanno fatto festa alla notizia del suo arrivo. Perchè con Zeman si gioca bene, ma se è per questo si gioca bene anche con altri allenatori, e magari si riesce anche a vedere una squadra messa in campo come si deve. Per dire: anche Delneri portò il Chievo in A, ma se adesso fosse andato a Pescara qualcuno scommetto avrebbe storto il naso. Nella mia riflessione non c’entrano le denunce di Zeman, sia chiaro. Parlo di calcio, quello giocato. Lui spesso si è nascosto dietro alla tesi del complotto ed a questa tesi io non ho mai creduto. A grandi livelli non lo ha fatto fuori nessuno, lo ha fatto fuori la sua fase difensiva. Che non c’è. Si accontenti del calcio di provincia: visti i risultati, non è poco.
Lo ha ammesso candidamente: Marco Paoloni, il portiere coinvolto nello scandalo scommesse, è un pataccaro. Avrebbe inventato tutto, tirando in ballo De Rossi e tanta altra gente che non c’entrava niente con le partite “accomodate”. Accomodate male, tra l’altro. Intanto, dal computer di un bookmaker austriaco escono sospetti su un tecnico della Liga e su ex giocatori del nostro campionato. Insomma, c’è chi si tira
fuori e chi potrebbe essere presto risucchiato. Fatto sta che qualcosa di poco chiaro è successo: accade da sempre quando c’è la possibilità di fare soldi facili e ci sono controlli scarsi. In Lega Pro, appunto, ma anche in B. L’altra cosa certa è che, tutto sommato, è piuttosto difficile che giocatori di basso rango in attività o no, un dentista, un commerciante e compagnia bella abbiano potuto creare un sistema che portava, se sarà accertato, ad accomodare molti incontri. Sono dell’idea che non si trucca un match se si è d’accordo in due o tre: serve molto, molto di più. E qua si aprirebbero piste importanti. O, sennò, appunto, si passa alla teoria del “pataccaro”, con quello che parla tanto e non combina (termine perfetto) nulla. Comunque, una piccola riflessione: su Signori si è detto e scritto che le scommesse sono per lui uno stile di vita. Al di là di Signori: ma scommettere su partite di cui sai già il risultato di che sa?
