Non poteva andare altrimenti. Oppure sì: ricordiamo ancora con affetto la trasferta durante le qualificazioni a Euro 2008, quando decise una doppietta di Inzaghi che, almeno in quella occasione, non esultò come un ossesso. 2-1 con qualche patema, quella volta. Poi un già più rassicurante 3-1 a Modena: fatto sta che un gol da questi dilettanti lo avevamo sempre preso. Vedendo la partita (dallo stadio, addirittura) non capisco come sia stato possibile: i giocatori delle Far Oer non hanno mai tirato in porta e non potrebbe essere altrimenti, per una Nazionale che rappresenta uno stato con 50.000 abitanti e 87.000 pecore. Comunque,
non voglio fare lo schizzinoso, non sia mai: una vittoria per 5-0 è sempre un bel segnale. Soprattutto se si riesce ad andare a rete con ben cinque giocatori diversi, ed in tutti i modi: da calcio d’angolo, in mischia, su punizione, con un tiro da fuori. Bene così: l’Italia di Prandelli, almeno nelle partite ufficiali, è partita davvero bene e questi sei punti racciolti finora si riveleranno utilissimi in futuro. Unica nota negativa della mia serata allo stadio è il fatto che, seppru partito con anticipo, sono riuscito ad entrare a partita già iniziata, appena in tempo per gustarmi l’invasione di campo del solito noto. Non ero mai stato al “Franchi”: sembra che per vedere una partita ci si debba inventare parcheggi fantasiosi e che si debba arrivare almeno un’ora prima, visto che per un’intera curva era stato aperto solo un cancello. “E poi la gente non va allo stadio”, questo ho pensato nella lunghissima fila a serpentone che mi stava lentamente conducendo in curva Ferrovia.
In attesa che la Juventus vendendo Diego compia l’operazione in uscita più sbagliata degli ultimi undici anni, ovvero dai tempi di Henry sbolognato all’Arsenal, è già tempo di amichevoli internazionali. E importanti, anche, perchè ieri ha esordito la nuova Italia di Prandelli che, a dirla tutta, non è stata molot migliore dell’ultima di Lippi. Tuttavia, è bene chiarire che si tratta pur sempre di calcio agostano, ovvero di un calcio che non conta nulla. Tutte le squadre in preparazione, esordienti in quantità, nuovo tecnico: si può vincere
5-0 come perdere 1-0 contro la Costa d’Avorio. Di cose buone se ne sono viste poche, e quelle milgiori sono arrivate sui calci piazzati, escludendo un’incursione di Motta che arrivato in area di rigore ha poi colpito il palo. Amauri non ha segnato, ma questa non è una novità, c’era chi si aspettava qualcosa di più dalla coppia Cassano-Balotelli, che invece devono ancora affinare l’intesa. Mi ha fatto una buona impressione Sirigu: più di Marchetti, può essere lui il vice e l’erede di Buffon. Da notare come ci fosse un blocco juventino anche ieri sera: tre quarti di difesa erano bianconeri e l’altro, Molinaro, lo era fino ad un mese fa. Molinaro, tra l’altro, ieri sera non si è esibito nel pezzo forte del suo repertorio, ovvero il cross. Peccato. Comunque, in generale non credo che il 4-2-3-1 sia il modulo adatto a questa squadra, ma magari mi sbaglio.
Ancora Nazionale.Dopo che se n’era parlato per una stagione intera, quasi due, credevo che la convocazione di Amauri avrebbe fatto più scalpore una volta che fosse avvenuta. In realtà, la storia dell’oriundo in Italia è vecchia, e la nostra rappresentativa ha basato parte delle sue fortune anche su di loro. Tuttavia, quello che rende il caso-Amauri pa
rticolare è che il giocatore in questione viene da una stagione e mezzo semplicemente ridicole. Niente a che vedere con il Camoranesi naturalizzato da Trapattoni: correva l’anno 2003, e in Italia non c’era un giocatore in grado di saltare l’uomo sulla fascia come lui. A dire il vero, non c’è nemmeno adesso. In più, Camoranesi aveva 27 anni, Amauri ne ha già compiuti 30. Non è che ce l’abbia con le naturalizzazioni… anzi un po’ sì: quando sono “selvagge”, e non è il caso di Amauri, e quando sono ingiustificate, ed è il caso di Amauri, nel senso che ok, è cittadino italiano, ma non c’era necessità di farlo anche vestire d’azzurro. Ad ogni modo, comprensibile la soddisfazione del giocatore, che dal ritiro di Coverciano ha parlato della sua prima convocazione: “Io e Balotelli insieme siamo un gran bel segnale per tutto il Paese“. Per il Paese può darsi, per il nostro calcio mica tanto.
E’ partito il nuovo corso della Nazionale targata Prandelli. Fatti fuori i rami secchi, ecco una ventata di novità, alcune davvero gustose. Innanzitutto, ecco finalmente convocati Cassano e Balotelli: l’inventore delle “cassanate” e il suo unico legittimo erede insieme, a braccetto, nell’Italia. Probabilmente titolari: insomma, un’entrata dalla porta principale. A questo punto, se tutto va come deve andare, l’Europeo del 2012 lo abbiamo già in tasca
. Sempre che non ci si metta di mezzo Amauri, convocato senza un vero motivo da Prandelli. L’unico può essere quello che, in caso di annata da venti reti, ci faccia un pensierino il Brasile, ma qua, sinceramente, come condizione la vedo doppiamente impossibile. In mezzo al campo, sorta di staffetta tra i cagliaritani Cossu e Lazzari: il secondo ha dalla sua, se non altro, il fattore-età. Grosse novità ci sono anche dietro, con gli esordienti (almeno nelle convocazioni) Antonini, Astori, Lucchini e Molinaro. Roba da brividi: questi un tempo sarebbero stati come minimo seste/settime scelte nei loro rispettivi ruoli. Comunque, Astori è giovane e ci può stare, Antonini gioca sulla duttilità e sul fatto che forse anche Prandelli lo ha preso per uno che giocava in Primavera fino a due anni fa, Lucchini rappresenta un premio per la stagione della Sampdoria e Molinaro può godere, nonostante i suoi piedi osceni, del fatto che nell’Italia non si vede un terzino sinistro degno di questo nome dai tempi di Grosso versione 2006. Comunque, con Cassano e Balotelli niente ci è precluso, nonostante il fastidioso blocco juventino di nuovo che si fa nuovamente minaccioso all’orizzonte.
Presidente del Settore Tecnico della Figc. Non male per uno che fino all’altroieri se ne stava rintanato nel suo buen retiro, lontano da tutti e da tutti. Dal suo addio al calcio, avvenuto nel 2004, Roberto Baggio non aveva voluto aver nulla a che fare con quello sport che lo ha reso così famoso. C’era stato un flirt con l’Inter, presumo, paradossalmente la squadra nella quale ha inciso meno in carriera (ma Moratti è capace di far
diventare un simbolo dell’Inter anche Figo… niente di strano), ma nulla di più. Però Baggio è di tutti, è il campione più nazionalpopolare che l’Italia abbia mai avuto: logico che il suo posto sia in azzurro. “Sogno che il calcio italiano possa tornare ad avere talenti importantissimi. Ma occorre credere nei giovani perché sono il futuro, bisogna dare tutto quello che abbiamo dentro per farli crescere bene”. Questo ha detto al Tg1, e non gli si può dare torto. Non c’è nessuna formula magica: bisogna puntare sui giovani perchè i vecchi prima o poi smettono. Sta nella natura delle cose, anche in quella della vita. In realtà nel calcio si punta sui giovani, solo che non sempre questi giovani sono meglio degli “anziani” che hanno davanti. Se il talento c’è bene, sennò amen. Se fossero tutti come Baggio i giovani giocherebbero sempre in prima squadra.
Marcello Lippi va via dalla Nazionale e in azzurro torna Roberto Baggio: i due non si sono mai presi e l’avvicendamento di questi giorni rimanda a vecchie frizioni. Ovviamente il Divin Codino non tornerà in Nazionale per giocare, cosa che farebbe molto comodo, ma per ricoprire la carica di presidente del Comitato tecnico della Figc: il Pallone d’oro ‘93 vuole “offrire il proprio contributo e l’esperienza acquisita in più di 22
anni di calcio giocato“. Queste le parole del suo procuratore Petrone. Eh sì, perchè Baggio ha ancora un procuratore, ma non so perchè. Ancora nulla di ufficiale, sia chiaro, ma Baggio ha già dato la sua disponibilità al presidente dell’Associazione italiana allenatori, Renzo Ulivieri. Questo perché, secondo lo Statuto, il presidente del settore tecnico viene nominato dal presidente federale d’intesa col presidente dell’Assoallenatori. “E’ certamente un incarico che potrebbe rispondere al desiderio di partecipazione che Roberto Baggio desidera offrire al calcio italiano e alla Federazione“. Quindi, manca solo la firma di Baggio, che oltre ad essere l’ambasciatore del nostro calcio all’estero dovrebbe anche dare una mano con i settori giovanili. In pratica, si tratta della classica operazione-simpatia: via l’antipatico Lippi, dentro il suo grande nemico, un idolo nazionalpopolare che farà un ruolo a caso. Classico del nostro calcio: utilissimo per esempio Paolo Maldini, fondamentale nella corsa a Euro 2016.
Oggi rinasce l’Italia (calcisticamente parlando). Dalle ceneri della disfatta targata Lippi-bis passiamo all’era di Prandelli, allenatore che nonha mai vinto nulla in carriera con una squadra di club e che proverà a farlo con la squadra di tutti. Si è appena insediato, eppure già si fanno i nomi di quelli che verranno chiamati dal nuovo ct. Può darsi che la prima Italia di Prandelli sarà meglio dell’ultima di Lippi. Scontato per m
olti, in realtà non è esattamente così: l’ex ct poteva portare Cassano, ma sarebbe cambiato poco. La Nazionale di Prandelli potrà essere migliore per il fatto che i giovani che erano al Mondiale faranno esperienza e che ne verranno fuori altri, però al tempo stesso chi rimarrà avrà altri anni ed acciacchi in più. In generale, un problema c’è già in porta, perchè in Italia non c’è un altro Buffon. Dietro, già vestono idealmente l’azzurro Ranocchia e Santon, talenti che hanno alle spalle mezzo campionato di A, e De Silvestri, promessa da ormai quattro anni, per dire. Nel mezzo, in rampa di lancia Poli, ma se Pirlo sta bene giocherà lui. In attacco, spazio a Cassano, che però l’anno scorso ha fatto panchina nella Samp, a Balotelli, che il giorno prima della maturità va a sparare per Milano con la sciacciacani, e a Rossi, che a fatica va in doppia cifra nella Liga. Si poteva fare meglio, ma come diceva Lippi, di fenomeni a casa non ne aveva lasciati. Magari diventeranno tali, ma per ora andiamoci piano. La vera speranza è che l’Inter faccia giocare i giovani italiani che ha e che ne comprino altri il Milan, la Juventus e la Roma. Perchè solo giocando in certe squadre e disputando partite ad alti livelli si matura davvero.
Finalmente l’Italia è sbarcata, o meglio atterrata in Sudafrica. Un viaggetto niente male verso sud, fatto all’ultimo minuto. Ok, non ci saranno problemi di fuso orario, però potevano andare verso al sede dei prossimi Mondiali un po’ prima. L’Italia non arriva da favorita, nonostante sia campione in carica: come fatto notare da Abete, non è la prima volta che succede. Vero, però se andiamo a scorrere la formazione dell’82 o del 2006 delle belle differenze ci sono. Quella del Mundial, beh, era composta da giocatori che hanno scritto la storia del calcio italiano e,
per buona parte di loro, anche dei rispettivi club. Anche in quella del 2006 c’erano individualità migliori, o almeno più giovani: una squadra meno “mitica”, forse, ma comunque di livello. Del Piero, Totti, una quinta/sesta punta come Inzaghi, un Toni devastante… adesso siamo stati dietro al ballottaggio tra Quagliarella, Rossi e Borriello. Pazienza: gli uomini sono questi, non è colpa di nessuno. Giusto portarsi dietro Pirlo in queste condizioni? Come ho già scritto, non credo che ormai si tratti di un giocatore imprescindibile, ma se Lippi lo ritiene tale, beh, allora lo porti. Tanto, spero riusciremo a superare il girone anche senza di lui. In fondo, ai Mondiali se ne portano 23, ma mica tutti giocano. Meglio portare uno mezzo rotto sperando di recuperarlo e farlo giocare, piuttosto che usare una riserva che non vedrà mai il campo.
Se non ci sono polemiche non ci divertiamo. Forse è tutta una tattica per attirare la buona sorte, esattamente come l’amichevole pre-Mondiale da pareggiare 1-1 contro la Svizzera, chissà. Celebre il silenzio stampa del 1982, perfino superfluo ricordare i torridi giorni che precedettero Germania 2006. Qua a creare scompiglio ci si è messo youtube e qualcuno che si è preso la briga di leggere il labiale di Marchisio durante l’inno nazionale. Meglio chiarire subito: non si capisce chiaramente quello che dice, o meglio canta il centrocampista azzurro. Qualche sospetto c’è. Di sicuro c’è solo che chi gli sta intorno fa una mezza risata. Era semplicemente fuori tempo, dice lui. La teoria dei complottisti, invece, è che Marchisio canti “che schiava di Roma… ladrona… Iddio la creò”. Oppure terrona. Dettagli, se fosse vero. Credo che tutto questo polverone sia destinato a dissolversi presto, nonostante anche ai piani alti della politica si siano già scatenate le polemiche. “Roma ladrona”, d’altra parte, è uno slogan che per ora non ha riguardato esattamente i calciatori, mettiamola così. Che Marchisio sia un “nordista” è un dato di fatto: è della provincia di Torino. Come zona, 100% sabaudo. Una ragazzata, comunque, qualsiasi cosa abbia detto o cantato: durante l’inno sarebbe meglio stare concentrati e pensare a chi e cosa si sta rappresentando. Ah, per chi non lo sapesse, ci si stringe a coorte, mica a corte.
Ok, diciamoci la verità: l’hanno fatto apposta. Siamo italiani e a certe cose ci crediamo. Un’altra sconfitta sarebbe stata inaccettabile, una vittoria molto gradita, un pareggio preso con ottimismo solo se per 1-1. Eh sì, perchè la cabala questo voleva: prima dei due mondiali del 1982 e del 2006, finiti in gloria, l’Italia pareggiò 1-1 con la Svizzera. Quella di ieri sera è stata una partita indirizzata fin da subito in quella direzione, al punto che, in pratica, dopo un quarto d’ora era già finita. Inler-Quagliarella, botta e risposta.
Palla al centro e da lì in poi tanti sbadigli. Insomma, vai col biscottone. Di proposito o per le gambe pesanti, nessun tiro degno di questo nome d aparte degli azzurri: Benaglio è rientrato neli spogliatoi con i guanti totalmente intonsi. Almeno gli elvetici qualcosa hanno fatto, un po’ di scompiglio nella nostra area ogni tanto si è visto. Da ora in poi si fa sul serio, e speriamo che queste due amichevoli siano state solo un modo per confondere le idee agli avversari. Meglio contro gli elvetici che con il Messico, sia chiaro, ma se siamo questi, allora dobbiamo aver paura di tutti. Nessuna nota positiva, eccezion fatta per Quagliarella, l’ultimo dei prescelti: sui giornali leggo elogi per Montolivo, ma non mi ero nemmeno accorto che fosse sceso in campo. Cossu, poi, è durato un tempo. Ha fatto poco, ma non era facile, questo gli va concesso.
