Oggi è il grande giorno dell’Inter. O del Mazembe, fate voi. Allo stesso tempo, però, potrebbe anche essere il giorno in cui il Milan distacca l’Inter di 16 punti. Ora sono “appena” 13: per aggiungerne altri tre c’è da superare prima l’ostacolo-Roma. I rossoneri, in pratica, possono prendere due piccioni con una fava, perchè aumenterebbero il vantaggio sull’Inter e lo farebbero vincendo contro una squadra che tutto sommato può ancora essere considerata una rivale diretta, sebbene già attardata di 10 lunghezze. La Roma, comunque, è un avversario tosto e gli uomini di Allegri farebbero bene a non sottovalutarla, perchè i giallorossi sono
capaci di combinare qualsiasi cosa. Certo, non fanno della costanza il loro pezzo forte e probabilmente non vinceranno nulla, però in una partita secca fare il pronostico non è mai facile. Per il Mondiale per club, invece, le idee degli scommettitori sono decisamente più chiari e dicono Inter. Troppa disparità tra i nerazzurri e il Mazembe, che al massimo può metterla sulla corsa contro una squadra che in questa stagione sta avendo nella forma fisica il suo tallone d’Achille. Il calcio africano è in crescita, lo dicono tutti. A dire il vero già nel 1994 sembrava che il predominio del Continente Nero sul pallone dovesse essere imminente, ma sono arrivati “solamente” Atlanta e poi il buon Mondiale del Ghana. Magari questa è la volta buona per una squadra di club.
Nessuna sorpresa nella semifinale del Mondiale per club che vedeva l’Inter opposta al Seongnam. Con tutto il rispetto per i campioni d’Asia, non poteva andare altrimenti: già con la squadra vista nelle ultime settimane i nerazzurri sarebbero stati nettamente superiori, figuriamoci con i campo i grossi calibri, tornati per l’occasione. 3-0 senza discussione e con diverse buone indicazioni, soprattutto dal rientro di Milito, autore
di un assist sontuoso e di una rete più che meritata. Può essere lui l’uomo a cui si affiderà l’Inter da gennaio in poi per provare a centrare la rincorsa al Milan e allo scudetto? Se saprà tornare quello dell’anno scorso senza dubbio. Di sicuro dovrebbe decentrarsi un po’ Eto’o, che finora ha agito da centravanti puro (qual è, tra l’altro), oppure Benitez o chi per lui dovrà cambiare modulo per poter sfruttare al massimo l’istinto dei due attaccanti in questione. Per l’Inter adesso c’è il Mazembe, sopresa di questa manifestazione: ok, il calcio è uno degli sport più imprevedibili che ci siano, ma questo trofeo sembra a portata di mano. Al di là del valore della manifestazione, se non altro sarà stato utile per far tornare in forma gli elementi che ultimamente sono stati fuori per motivi fisici. A proposito, tanto per non cambiare abitudini, si è fatto male Sneijder: in questo 2010 è davvero passato dalle stelle alle stalle.
Qua si va da un’estremità ad un altra: nel 2018 il Mondiale si disputerà in Russia, quattro anni dopo, invece, la massima manifestazione calcistica sarà ospitata dal Qatar. Il che, detto tra noi, ha dell’incredibile. Ieri mi ero stupito delle condizioni in cui la Juventus aveva giocato a Poznan, ma questa la supera tutte. Il Mondiale in Russia è cosa giusta e sacrosanta: paese vastissimo, grande tradizione calcistica se consideriamo l’Unione
Sovietica, movimento attuale in crescita, campionato in grado di richiamare buoni giocatori, e più che discreti risultati nelle coppe europee. Ma il Qatar? Non sono in discussione i mezzi economici, per carità. Anzi, presumibilmente sono stati proprio loro ad indirizzare la scelta della Fifa nell’emirato. Ma è un posto in cui il calcio non esiste. Usa 94 cercò di rilanciare il football in un paese che conosceva solo il soccer, ma di sfuggita. E ancora gli effetti non si vedono. Non so vita, morte e miracoli della candidatura australiana, lo ammetto, ma presumo sarebbe stata preferibile a quella qatariota, che se non altro avrà colpito per la vicinanza tra i vari stadi e le strutture di allenamento. Pure troppa, forse: si tratta di un paese che ha la dimensione e la popolazione dell’Abruzzo, per dire. Il Mondiale rischia di starci anche un po’ stretto. Gli stadi saranno avveniristici, in pratica con l’aria condizionata, ma non penso ce ne fosse tutto questo bisogno. Appuntamento al 2022, per il primo Mondiale arabo, l’ennesimo capolavoro di Blatter?
Ha vinto la Spagna, ed è giusto così. Sarebbe stata giusta anche la vittoria dell’Olanda, però. Al termine di un Mondiale tecnicamente scadente si sono piazzate sul podio le tre squadre che hanno meritato di più. La Spagna ha trionfato facendo il grande passo dopo l’Europeo di due anni fa. Lo ha fatto con il suo tipico possesso palla, sfruttando al meglio la capacità di una generazione che ha nella capacità tecnica la sua forza, ed anche il suo punto debole, a volte. In finale ha dato l’impressione di voler entrare in porta con la
palla e per questo ha rischiato. Perchè Robben poteva farle molto male, ma l’olandese capace di inventare tiri impossibili ha sbagliato le occasioni più facili. Onore all’Olanda, comunque: non bella come in passato, ma concreta come poche altre volte. E poi applausi anche alla Germania, così diversa da quella a cui eravamo abituati: più giovane, multietnica, dal gioco a tratti spumeggianti. Non sarà un Mondiale da ricordare, dicevo. Sarà stata un’impressione, ma anche i festeggiamenti finali sono stati in tono minore, nonostante la Spagna fosse alla prima vittoria: saremo stati un po’ tamarri, forse, tra tagli di capelli, cappelli tricolori e la coppa alzata su un tavolino. Però mi è sembrato tutto più bello, o forse me lo sto solo ricordando così.
Bene: primo Mondiale in Africa, finale inedita, vincitore al primo trionfo in questa competizione. La Spagna ha meritato la finale? Non si arriva in fondo per caso, quindi la risposta è sì. Anche se la parte della “rivelazione” l’aveva recitata la Germania (se così si può definire una squadra che molto spesso arriva in fondo): gente che arrivava da campionati deludenti ma capace di trasformarsi durante il Mondiale, nuovi talenti in rampa di lancio, onesti mestieranti del pallone, giocatori dalle origini più svariate. Contro
Inghilterra e Argentina era bastato, eccome. Contro la Spagna no: le Furie Rosse hanno avuto la meglio sulla Giovine Germania. 1-0, risultato ormai classico per una squadra che una rete riesce a farla, e che difficlmente poi la prende. Anche perchè, gli spagnoli sono ottimi palleggiatori capaci di tenere palla per buona parte della partita: non è certo facile creare occasioni buone per chi se li trova di fronte. Onore alla squadra di Del Bosque, tecnico che, in pratica, non ha potuto finora schierare Fernando Torres, almeno quello vero. In compenso segna Villa, e lo fa quasi solo lui: solo Iniesta e ieri sera Puyol lo hanno imitato. Domenica la sfida finale tra Spagna e Olanda: favorita la prima, ma per me vince la seconda. La butto lì. D’altra parte, nelle possibilità dell’Olanda io ci ho sempre creduto.
Pronostico rispettato: l’Olanda è con merito la prima finalista di questo Mondiale. Se ad aspettarla ci sarà la Spagna, non reciterà la parte della favorita, se invece dovesse avere la meglio la Germania, allora sarebbe davvero una partita da 1X2. Ad ogni modo, onore all’Uruguay, squadra che finalmente ha onorato il proprio blasone dopo anni, anzi decenni, di vacche magre. Merito di Tabarez, ma non solo: nella Celeste vista in questo torneo c’è qualche elemento che meriterebbe palcoscenici più prestigiosi con la squadra di club. I talenti olandesi, invece, già vestono casacche importanti e questo può essere il segreto delle fortune degli
arancioni. Inter, Bayern Monaco, Arsenal e Liverpool: quando durante l’anno giochi con certe squadre per determinati obiettivi, affronti un Mondiale con più serenità. All’Italia questo non poteva accadere… Ad ogni modo, stasera c’è l’altra semifinale: si potrebbe giungere ad una finale inedita, quella tra Spagna ed Olanda, ed a quel punto sarà inedito per forza di cose anche il vincitore. E tutto questo si aggiunge al fatto che per la prima volta sarà sicuramente una squadra europea a trionfare lontano dal Vecchio Continente. Ovviamente aAnche se in finale arrivasse la Germania, forse la vera sorpresa, almeno tra le grandi, di questo Mondiale. Che forse non sarà ricordato come il più belo di sempre, anzi, ma che almeno non è stato avaro di sorprese.
Non credo che l’ottimo Sneijder abbia davvero definito Maradona e Dunga degli “idioti”: da cervello del centrocampo dell’Olanda e dell’Olanda, si suppone che il giocatore in questione non manchi di materia grigia. Ed è sicuramente così. I tecnici che guidavano rispettivamente Argentina e Brasile in questo Mondiale forse non saranno dei maghi della panchina ma proprio idioti non saranno. Comunque, in finale ci può andare l’Olanda del ben più anonimo Bert van Marwijk. Il ct in questione non ha l’estrosità del Pibe de Oro
nè i vestiti pessimi dell’ex centrocampista di Pisa, Fiorentina e Pescara, ma ha creato un’Olanda solida, come mai si era vista prima. Di talenti ce ne sono, soprattutto in avanti, e pur senza davvero incantare mai la finale è lì, ad un passo. I tulipani ogni tanto si prendono dele pause, anche lungo un tempo, come contro il Brasile, ma quando al lavoro oscuro degli operai segue la fiammata del giocatore di talento, allora possono essere guai per tutti. Nella partita di oggi l’Olanda parte con i favori del pronostico e se devo dire la mia, sono d’accordo. L’Uruguay ha fatto bene, certo, però si trova in semifinale per un calcio di rigore sbagliato ad un secondo dalla fine. Nel calcio ci vuole fortuna, più che in altri sport, soprattutto in questi tipi di competizione, in cui un episodio favorevole può cambiare il destino. Se succede, che sia Uruguay, altrimenti, per me la prima finalista è l’Olanda. Ad ogni modo, un francobollo di terra fertile di talento calcistico si giocherà il Mondiale. Non l’avrebbe detto nessuno appena un mese fa.
In fondo, è la semifinale più giusta. Sarà Spagna-Germania, due europee che si ritrovano davanti dopo la sfida decisiva per l’assegnazione dell’Europeo di due anni fa. Dall’altra parte del tabellone si affronteranno Uruguay e Olanda: il Vecchio Continente, insomma, si sta prendendo questo Mondiale. Comunque vada, sarà una finale suggestiva, possibile che sia inedita. La Spagna in fondo non è mai arrivata, l’Uruguay sì, ma sfidando Brasile e Argentina. L’unica finale “ripetibile” è quella del 1974, che vide la Germ
ania superare l’Olanda. Da appassionato di calcio, mi piacerebbe proprio che a giocarsi questo Mondiale fossero la Spagna e l’Olanda: per entrambe sarebbe la prima vittoria. Le due partite di ieri hanno messo in chiaro una cosa, ovvero che i tedeschi tra naturalizzazioni ed immigrazioni possono cambiare, ma sono sempre in grado di dare fastidio a tutti. Quattro reti all’Inghilterra, quattro all’Argentina. Per vincere il Mondiale, la Germania dovrà fa fuori la Spagna e con ogni probabilità l’Olanda: insomma, non si potrà dire che i ragazzi di Loew abbiano avuto un cammino facile. La Spagna invece fatica, prigioniera del suo gioco e dei suoi palleggiatori: o arriva in porta con la palla, oppure sono dolori. Il calcio è strano, e poteva regalarci l’operaio Paraguay in semifinale, se Cardozo non avesse sparato il rigore addosso a Casillas. Ma con i se e i ma non si va lontano: Villa è spagnolo e ancora una volta la zampata letale l’ha messa lui. E l’ottima Larissa Riquelme non si spoglierà. Maledetto.
E così, una tra Olanda e Uruguay arriverà in finale. Sinceramente, me lo aspettavo prima dei quarti e sono contento che siano queste due squadre a giocarsi l’accesso alla partita decisiva di questo Mondiale. I sudamericani non sono belli da vedere, però in questa competizione si sono dimostrati una squadra solida. In più, anche la fortuna sembra tifare Uruguay: l’espulsione di Suarez è, conti alla mano, il miglior rosso speso di sempre. Pazienza per il Ghana, rimane comunque, la consapevolezza di avere certi elementi da cui ripartire, anche se la strada verso la vittoria finale di una squadra africana sembra ancora lunghissima. L’altro
quarto ha visto l’Olanda far fuori il Brasile: risultato a sorpresa per molti, ma forse non è proprio così. L’Olanda è una squadra che vince anche se non è bella come al solito, che si è qualificata al Mondiale vincendo tutte le partite delle qualificazionie e che nel girone ha fatto nove punti su nove. E poi, ha un reparto d’attacco di assoluto livello: Robben-Sneijder-Van Persie e Kuyt non li hanno tutti. Noi sicuramente no, tanto per dire. E nemmeno il Brasile, visto che ha messo in campo il gemello scarso di Kakà. E poi i verdeoro ha in mezzo il grandissimo Felipe Melo: nel primo tempo inventa una verticalizzazione da manuale del calcio, nel secondo contribuisce alla prima rete olandese e poi si fa espellere calpestando Robben. Un mito.
Finalmente una giornata senza errori/errori arbitrali e non. Nemmeno una papera, nessun Jabulani che fa vittime. Solo due squadre, Olanda e Brasile, che marciano decise verso i quarti di finale, dove si affronteranno. Robben e compagni hanno superato la Slovacchia, ma soffrendo un po’: l’Olanda non gioca bene, ma quando lo ha fatto poi ha perso in finale, perchè dovrebbe? Vittek si è dimenticato come si fa gol, o semplicemente aveva sparato tutte le cartucce contro l’Italia, fatto sta che la rete la trova solo quando ormai
è tardi e gli avversari sono già con la testa al turno successivo. Niente da fare per la volenterosa Slovacchia. Da segnalare l’ennesima perla stagionale di Robben, che però fa sempre lo stesso movimento prima di centrare la porta: prima o poi qualcuno se ne accorgerà ed allora la fortissima ala olandese dovrà escogitare qualcosa di nuovo. Siamo tutti sicuri che ci riuscirà. Magari Maicon, o Lucio, o Juan, oppure Bastos: se sarà dura per Robben, figuriamoci che serata hanno passato gli attaccanti del Cile… 3 a 0, senza discussioni. Solido, poco spettacolare nell’arco dei novanta minuti ma in grado di accelerare all’improvviso e di far male con poche triangolazioni veloci: questo è il Brasile, forse meno bello del solito, ma non per questo meno efficace, anzi. Grande quarto di finale quello che ci aspetta.
