All’anno prossimo

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Si chiude il 2011: felice anno nuovo a tutti i miei (sparuti, presumo) lettori. A presto.

Risultato storico

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Io non ce l’ho con il Napoli. Ma l’impressione è che, dopo la Roma, quella partenopea sia diventata la squadra di Stato. L’accesso agli ottavi di finale della Champions League viene definito un risultato storico, ma c’è qualcosa che non torna: il Napoli è alla prima partecipazione e, in generale, aveva preso parte solo due volte alla vecchia Coppa dei Campioni. Tra l’altro, agli ottavi c’era già arrivato, non nel 1987, quando uscì ai sedicesimi per mano del Real Madrid, ma tre anni dopo, quando fu poi eliminato dallo Spartak Mosca. Quindi che cosa ci sarebbe di storico in tutto questo? Il Napoli ha il grande merito di aver raggiunto il secondo posto in un vero e proprio girone di ferro, ma cosa dovrebbero dire a Nicosia? Dando uno sguardo più ampio, questa è la Champions League che ha visto più eliminate di lusso: su tutte, le due squadre di Manchester. A me fa più impressione l’uscita dello United, che da quando seguo il calcio ho sempre visto andare avanti senza problemi. Questo sì che è un risultato storico, in negativo però. Il City è uno squadrone, ma ancora senz’anima e con ogni probabilità lo sceicco si consolerà con la Premier League. I giornali inglesi parlano di imbarazzo e vergogna, come se tutto ciò fosse fantascienza, ma io invece voglio sognare un po’ e provo a scorgerci una rinascita del calcio europeo, un calcio in cui tutte le realtà possono dire la loro, com’era un tempo. Quando il Malmoe arrivava in finale, per dire. Ecco come si può avere nostalgia di epoche mai vissute.

Le regole del gioco

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Siamo arrivati al punto da vedere una sconfitta di misura contro il Barcellona come un risultato di cui essere soddisfatti. Facendo una sintesi mi pare che le cose stiano esattamente così. E non mi piace, non mi piace nemmeno se sono juventino e non milanista. Non mi piace, essenzialmente, perché anche Messi e compagni, nonostante i campionati e le coppe vinte, hanno due gambe e due braccia come tutti gli altri. Di “marziani” in campo ce n’era uno, proprio lui, e mettiamoci anche Xavi. Intendo giocatori che saranno ricordati per sempre come grandissimi nella storia del calcio. Tutti gli altri erano ottimi o buoni giocatori, che però hanno avuto ieri sera, e di solito ce l’hanno sempre, la capacità di trovarsi ad occhi chiusi. Servono i piedi, vero, ma a quei livelli non dovrebbe essere quello il problema. Serve sicurezza nei propri mezzi, serve tanta corsa e coordinazione tra i reparti. Cose che non sono innate, a differenza del talento: ci si lavora su nel tempo. Il gioco del Barcellona si basa su un dato di fatto e su una regola da rispettare. Finchè hanno palla loro gli altri non segnano. Questa la certezza. La regola invece, dice di passare la palla se si è pressati e di guadagnare metri se invece non lo si è. Se ci pensate sono cose in grado di fare anche gli essere umani. Detto ciò, per battere la squadra di Guardiola non è necessario rispondere con la stessa moneta. Si può anche giocare di rimessa, facendo le barricate o alzando la palla. Ma lo si deve fare bene, in blocco. Ecco perché una sconfitta contro il Barcellona deve rimanere pur sempre una sconfitta.

Bello di notte

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Luci al San Paolo. Grandissimo entusiasmo a Napoli, e non potrebbe essere altrimenti dopo la vittoria contro il Manchester City. La squadra guidata da Roberto Mancini è la favorita per la vittoria della Premier League ed è una corazzata costruita a suon di milioni per dominare prima in Inghilterra e poi in Europa negli anni a venire. Dzeko, Aguero, Balotelli, Nasri, Silva… a dirli tutti viene il mal di testa, figuriamoci a giocarsi contro. La squadra inglese si è però scontrata con gli uomini di Mazzarri e che, ora, vede la qualificazione agli ottavi di finale decisamente più lontana. Possibile, sia chiaro, ma a questo punto ciò che succederà dipenderà dal Napoli e non dal City. E anche un po’ dal Bayern Monaco, che potrebbe “decidere” chi portare avanti nella competizione continentale. Credo che preferisca fare fuori gli inglesi, ma come si sa alla fine sarà sempre il campo a decidere. Nella serata di coppa al San Paolo i protagonisti sono stati gli attaccanti: Cavani versione matador ne ha messi a segno due, confermandosi bello di notte, almeno in questa stagione. Per il Man City il gol l’ha fatto invece Balotelli, che questa volta ha anche quasi esultato. Si è mosso: se non fa notizia poco ci manca.

Italietta

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Stavolta niente SuperMario, niente Pazzini, niente di niente. E anche poco Uruguay, a dire il vero. Tuttavia, ai sudamericani è bastato quel gol ad inizio partita per vincere una partita dalla quale era lecito aspettarsi un po’ di più. Perché si trattava di un test importante per i ragazzi di Prandelli: non bisogna dimenticare che, ad oggi, l’Uruguay può essere considerata una delle Nazionali più forti del globo (e davanti non poteva contare su diversi elementi di spicco). Ecco, questa Italia è sembrata intimorita ed incapace di reagire di fronte ad una squadra di livello e ben messa in campo. Contro la Polonia era bastato un ottimo Balotelli, contro certi avversari serve altro. Agli Europei manca ancora molto in termini di mesi, vero, ma di test ne sono rimasti pochi e gli uomini a disposizione sono questi, c’è poco da fare. Se la luce di Pirlo si spegne, l’Italia resta al buio, tanto per dire. Osvaldo sembra poca cosa e, nel complesso, la nostra Nazionale non dispone di fuoriclasse. Quelli ce l’hanno gli altri, non noi. Le cose cambiano, ma non è solo un male nostro, va detto: pensiamo alla Francia, alle prese con un ricambio generazionale pari al nostro. Le favorite sono altre ma, forse, per noi è meglio così. Partiamo a fari spenti e poi chissà, mai dire mai.

Effetto Ibra

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Non che per aver ragione del Viktoria Plzen servisse per forza Ibrahimovic, ma è fuor di dubbio che il Milan si sia giovato del suo ritorno, e che il gigante svedese sarà molto utile ad una squadra che ha vissuto un inizio di stagione travagliato. Il rigore procurato non mi è sembrato così solare, ma l’azione del secondo gol spiega bene l’importanza che Ibrahimovic ha in una squadra come il Milan: ottimo il movimento di Cassano e il tocco del barese a scavalcare il portiere avversario, ma la maggior parte del merito è stata sua. Adesso per il Milan c’è un esame da superare per dimostrare di essere la squadra da battere in Italia, cioè la trasferta contro la Juventus di domenica sera. L’aria d’Europa ha fatto però bene a tutte le italiane. Il Napoli ha chiuso in fretta la pratica Villarreal, ma ha perso Cavani per il match contro l’Inter, almeno così pare. E considerando che non sarà più l’Inter di Gasperini non è un problema di poco conto: a proposito, ormai i nerazzurri sembrano tornati ad essere una squadra vera, testimone ne sono anche i tre punti raccolti a Mosca contro il Cska, in una trasferta che poteva essere insidiosa.

Punti d’oro

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Due punti racimolati in tre partite: due pareggi arrivati nelle trasferte più impegnative e una sconfitta a domicilio insaspettata. Oppure no? L’Inter non ha ancora una sua identità, l’ho già scritto. Non è ancora l’Inter di Gasperini e non è detto che riuscirà ad esserlo, anche perchè di questo passo chissà se il panettone riuscirà a mangiarlo. Zarate non è Eto’o, però: mica è colpa dell’allenatore. Forlan sarebbe stato un po’ meglio ma, si sa, non può giocare in Europa. E l’attacco, a differenza di Palermo, non ha punto. Un po’ di sfortuna, imprecisione sotto porta, poi una dormita della difesa ed un pizzico di egoismo: ricetta perfetta per una frittata. Turca. Bene invece in Napoli, addirittura in vantaggio in quel di Manchester, sponda City. A me Mazzarri piace e non l’ho mai nascosto, perchè ho l’impressione che metta sempre in campo la squadra nel modo giusto. In effetti consiste in questo il mestiere dell’allenatore. Ecco, allora Mazzarri è un grande allenatore: Napoli chiuso a riccio in difesa, esterni attenti ma pronti a ripartire e contropiede sempre in agguato, con quei tre lassù. Ed infatti il gol è arrivato proprio così. Poi, certo, se le traverse contassero almeno mezzo gol il City avrebbe vinto, ma il regolamento non lo prevede. Prevede invece che una squadra segni dopo una manciata di secondi, che si rannicchi e subisca il gioco avversario per altri novanta e che poi segni di nuovo portando a casa un punto. L’ha fatto il Milan a Barcellona, ma nessun tifoso rossonero credo si sia lamentato.

Calcio d’agosto…

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Non lo conosco, ed infatti su questo blog ci rivediamo proprio alla fine del mese, addirittura a campionato già iniziato!

Ciao ciao

Ci vorrebbe uno sceicco

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Che brutto. Fino alla stagione scorsa i nostri talenti se ne andavano in Spagna o in Inghilterra, adesso se ne vanno anche in Francia. Si potrebbe dedurre che la Ligue 1 è ora meglio della Serie A: non è ancora così, ma forse non siamo troppo lontani. Il fatto è che da noi non arrivano gli sceicchi, al massimo gli americani, e così sul mercato mondiale non siamo più competitivi. Sanchez se n’è andato al Barcelona. Ci voleva andare, è stato accontentato. Ma Pastore? L’argentino piaceva a tanti grandi club e avrebbe preferito, credo, un top team della Premier League al PSG. E invece se ne andrà all’ombra della Torre Eiffel: in fin dei conti, Zamparini chiedeva una cifra assurda ed è stato accontentato (Sabatini si dice avesse il sì di Pastore, ma direi che questo non basta mai) lui avrà un ingaggio importante e, se si guarda al mercato, il PSG è una squadra ambiziosa che con i soldi dello sceicco non potrà che puntare prima al campionato e poi all’Europa. In più Parigi è una città meravigliosa e non è detto che Pastore, in ogni caso, ci rimanga a lungo, anche se la cifra del suo trasferimento rende un suo cambio di squadra un po’ problematico. Fatto sta che un tempo eravamo la NBA del calcio, adesso ci dobbiamo accontentare degli avanzi.

Le voci girano

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Bene. Apprendo da Tuttosport che oggi Marotta ha incontrato il procuratore di Giuseppe Rossi. Magari non è vero, magari l’ha incontrato per caso in strada e si sono presi un caffè. O, magari, cosa più verosimile, è il procuratore di Giuseppe Rossi ma anche di qualche altro scarsone alla Traorè, per esempio. Fatto sta che i nomi corrono e si rincorrono in questo mercato bianconero, mercato per adesso low cost, visto che sono arrivati Pirlo e Ziegler a costo zero. Tutto sommato, Pirlo non potrà far peggio di Aquilani e Ziegler di tutti quelli che lo hanno preceduto sulla fascia sinistra. Ergo, per adesso va bene così. Ma adesso serve il colpo, quello vero, quello tipo Rossi, che ovviamente non sarà Rossi, perchè sta prendendo la via di Barcelona, che è appena un po’ meglio di quella di Torino. Peggio per lui. Comunque, serve un grosso colpo, uno che faccia fare il salto di qualità: ma dove? Le cose da fare sono tante: un’ala sinistra, ma anche un pezzo da novanta al centro dell’attacco. E non dimentichiamoci che la difesa è stata disastrosa in questa stagione. Intanto, sembra che stiano comprando Inler e non ne vedo tutta questa necessità, a meno che non arrivi ad un costo contenuto grazie a delle contropartite. Per la fascia c’è chi dice Ribery: mi accontenterei di Vargas o di Bastos, che sembrava già preso. E poi, Aguero: magari. Girava voce che la Juve avesse mandato un fax con l’offerta ufficiale all’Atletico Madrid: si erano sbagliati, volevano chiedere Arbeloa al Real, sicuro.