La Sampdoria adesso si aggrappa a quella zuccata di Pazzini, a quella torsione eccezionale da vedere in slow motion che ha dato un po’ di senso alla partita di ritorno. Del preliminare di Champions League di ieri sera rimane però tanto, troppo Werder Brema. Più esperienza internazionale, più abitudine alle sfide europee, più fisico. Forse, un pizzico in meno di tecnica, ma se l’unico distributore di giocate come Cassano per una sera è fuori servizio, allora questo fattore non poteva contare. Eppure la squadra tedesca non è più quella degli anni passati: appena un paio di stagioni fa, per esempio, poteva contare su un Diego versione Bundesliga, su
un Ozil in rampa di lancio e su un Frings con qualche acciacco in meno nelle gambe. La Sampdoria, invece, è quella dell’anno scorso, eccezion fatta per Curci, che ha preso il posto di Storari: in pratica, nessun guadagno. Una squadra che l’anno scorso si è insinuata nelle pieghe di un campionato balordo per la Juventus e troppo stancante per la Fiorentina impegnata in Champions, avendo la meglio sul Palermo, più attrezzato, come rosa. Avesse raggiunto la Champions, Zamparini uno tra Cavani e Kjaer lo avrebbe tenuto, credo. E magari avrebbe investito per migliorare una rosa superiore a quella della Sampdoria. Garrone, invece, ha confermato tutti. Probabilmente non basterà e dopo un anno di sacrifici per raggiungerla, dopo averla sognata a lungo, la Samp saluterà la Champions League.
Oggi è il grande giorno della Sampdoria: i blucerchiati provano a riallacciare quella storia d’amore breve ma intensa con la Coppa dei Campioni che durò appena una stagione e che finì, bruscamente, con quel destro di Koeman in un giorno di maggio a Wembley nel 1992. All’epoca, gli attuali gemelli del gol doriani, Cassano e Pazzini, andavano ancora alle elementari. Quelli veri, Mancini e Vialli, costituivano la coppia d’attacco più affiatata della loro generazione e la loro intesa andava ben al di là del rettangolo del gioco. Ma tutta quella Sampdoria era infarcita di ottimi giocatori, ed era il culmine di quello che davvero si può definire un “progetto”: se negli anni Ottanta il Napoli ebbe bisogno di un certo Maradona per raggiungere il Paradiso calcistico e il Verona interpretò la stagione perfetta nella stagione del sorteggio arbitrale integrale, nello stesso periodo a Genova il pre
sidente Mantovani costruiva la sua squadra nel tempo, aggiudicandosi prima una manciata di Coppe Italia e poi la (ahimè) defunta Coppa delle Coppe. Nel 1991, poi, arrivò lo storico primo e finora unico scudetto blucerchiato . Altri tempi, altra squadra, davvero. Soprattutto perchè dopo la qualificazione ai preliminari di Champions League l’attuale presidente Garrone non ha investito sul mercato, confermando per intero la rosa dell’anno scorso, cambiando solo la guida tecnica. La Sampdoria non parte da favorita, ma nemmeno da sconfitta annunciata: il doppio scontro con il Werder Brema è indecifrabile, adesso ancora di più vista la cessione di Ozil al Real Madrid. Due squadre operaie che si contendono l’accesso alla competizione europea più prestigiosa: per Cassano e Pazzini l’occasione per avvicinarsi al mito dei gemelli del gol, quelli veri. E chissà che, una volta conquistati i gironi, Garrone non decida di rinforzare la rosa, per avvicinarsi al Presidente, quello con la “P” maiuscola…
A partire dal prossimo campionato, che inizierà tra poco, finalmente, e che vincerà di nuovo l’Inter, ma che non vedo l’ora cominci lo stesso, sarà la Lega Calcio a produrre in proprio le immagini delle partite. Non solo, saranno le varie squadre ad avere in mano la regia delle immagini televisive.Ovviamente per la diretta c’è poco da fare, tuttavia sul replay si può intervenire. Già mi immagino Berlusconi con la cornetta in mano,
pronto a chiamare il regista ogni volta che vede i classici (ormai) striscioni della serie “Silvio scuci i soldi”. Oddio, forse starebbe davvero sempre al telefono, troppo, direi. Peccato, perchè potrebbe già farlo, avendo Mediaset. In generale, ogni campo potrebbe avere la sua regia caratteristica: magari Cellino odia gli sputi e non se ne vedrebbero più durante le partite casalinghe del cagliari, oppure Corioni vede come fumo negli occhi gli insulti all’arbitro ed allora a Brescia niente labiali da censura. Anche se già nella scorsa stagione alcuni telecronisti della serie B sono stati scelti direttamente dall’advisor della Lega, non succederà mai niente di tutto questo.Non ci sarà nemmeno una griglia “registica”, come si augurava qualcuno. Rimarrà il buon vecchio replay. Comunque, c’è chi la moviola la vorrebbe in campo, e c’è in rischio che non ce la facciano vedere nemmeno fuori…
Credo che tutti si aspettassero uno spettacolo migliore dalla partita di ieri sera. In teoria, di fronte c’erano due delle nazionali più abituate al gioco a terra, al possesso palla. Una ha fatto la sua solita partita, l’altra si è arroccata dietro, come se fosse stata l’Italia. La prima, ovviamente, è stata la Spagna, l’altra il Portogallo. Nessuna colpa per Queiroz
, però: credo abbia fatto tutto sommato la scelta giusta, perchè ha cercato di non regalare il centrocampo agli avversari, di solito capaci di appropriarsene lo stesso. Comunque, i lusitani hanno anche impensierito qualche volta Casillas, anche se il grosso delle azioni si è vista dalla parte opposta. Sontuoso Villa, al di là della rete: quell’uomo è una minaccia costante. Per la sua carriera, peccato sia arrivato incomprensibilmente in un top team solo adesso. Deludente Fernando Torres, pallida controfigura del giocatore che tutti conosciamo, ma almeno lui stava male. Bocciato senza attenuanti invece Cristiano Ronaldo, che non è andato oltre un paio di punizioni da distanza siderale. Da punta, poi, la palla non l’ha proprio vista, ma se lo deve fare lui quel ruolo, per il Portogallo non è un buon segno. D’altra parte, la miglior punta lusitana che io ricordi è stata Nuno Gomes, e non dico altro. Ma si sapeva. Si sapeva anche che la Spagna quest’anno partiva da favorita: dietro l’angolo-Paraguay c’è già la semifinale.
Se c’è un giocatore che merita di essere il simbolo di questa straordinaria annata nerazzurra è Milito. Il Principe che ha reso l’Inter regina d’Europa. Sneijder e le sue geometrie sono state importanti, così come l’abnegazione di Zanetti, il lavoro in copertura di Eto’o, le sgroppate di Maicon o la cerniera difensiva formata da Samuel e Lucio. Ma Milito ha impresso il suo marchio anche sulla finale dopo aver segnato e corso per tutta la stagione. Come giocatore è straordinario, perchè completo. E’ da 8 in tutto, direi. Segna come faceva Ibrahimovic, ma in una partita corre come lo svedese in un girone. L’Inter ha completato il tris con
la carta più pesante, quella coppa attesa da quasi mezzo secolo. Da tifoso juventino, confesso che ho visto la partita fino al primo gol: quell’azione ha dimostrato che il Bayern Monaco non aveva nessuna possibilità, il secondo gol ha confermato la mia impressione. Non si può perdere un uomo in quel modo, soprattutto se quell’uomo si chiama Diego Milito. A voler trovare il pelo nell’uovo, ho come l’impressione che qualche decisione arbitrale favorevole abbia spianato la strada all’Inter: contro Chelsea e Barcelona, certo, ma anche ieri sera c’era un fallo di mano di Maicon sullo 0-0. Ed era piuttosto evidente. Anche se dopo aver visto “Kill the referee” capisco molto meglio le difficoltà dei direttori di gara. Ad ogni modo, i nerazzurri hanno fatto fuori dalla competizione i campioni di Inghilterra, Spagna e Germania: non sarà un caso. Da juventino, si chiude l’anno calcisticamente peggiore della mia vita, e non poteva che terminare così. Nemmeno la vittoria del Mondiale (fantascienza) potrà tirarmi su. Farò finta che il 22 maggio 2010 non sia mai esistito.
Stasera l’Inter può scrivere la storia, sua e del calcio italiano. Nessuno, dalle nostre parti, ha mai portato a casa la tripletta Campionato-Coppa Italia-Champions League. Quella che fino a pochi anni fa poteva essere definita pura fantascienza potrebbe tramutarsi tra poche ore in realtà. Tabellone alla mano, L’Inter meriterebbe il trofeo in palio stasera molto più del Bayern Monaco: ha fatto fuori i campioni d’Inghilterra e di Spagna. I bavaresi, invece, hanno avuto un percorso più facile, ed hanno superato l’ostacolo-Fiorentina come
tutti sappiamo, oltre ad aver superato il turno contro il Manchester United dopo essere stati messi sotto per circa 150 dei 180 minuti totali. Certo, anche l’Inter ha avuto qualche episodio favorevole, ma il furto con scasso ai viola grida ancora vendetta. Eppure Van Gaal si vanta di vincere facendo bel gioco. Mourinho, da par suo, si limita a vincere, ed è una cosa che oggettivamente gli viene piuttosto bene. L’ultima coppa, la più ambita, prima di prendere l’aereo per Madrid, oppure, visto che il destino ha voluto così, rimanerci direttamente. Quello di stasera può essere il suo nuovo, mitico, stadio. Dovrà riportarci la coppa con le grandi orecchie, e non sarà una missone impossibile, dopo averla conquistata con una squadra che definire outsider è un eufemismo e con una, forse, che non la portava a casa da quasi mezzo secolo e non vedeva una finale da 38 anni. La tv era in bianco e nero e la coppa sembrava ancora un vaso per fiori. Nel frattempo, l’hanno alzata al cielo in tanti: Nottingham Forest, Psv, Steaua Bucarest, Aston Villa, Stella Rossa. L’Inter mai. Stasera ha la sua grande occasione.
L’Inter ha meritato di la finale, perchè ha giocato come doveva, e lo ha fatto per 180 minuti. Aggressiva all’andata, arroccata dietro al ritorno. Non definirei i nerazzurri “eroi”, però, come sta facendo tutta la stampa. Gli eroi sono ben altri e vanno cercati al di fuori dello sport. Se proprio si deve nel calcio, allora riserviamo certi termini ad una squadra di Conference che sbatte fuori il Manchester United dalla FA Cup. L’Inter è una squadra costruita per vincere e per farlo Moratti ha speso milioni su milioni, nessuna impresa epica se ha conquistato la finale di Champions League. In fondo, il Barcelona è composto da 11 uomini, di cui qualcuno non fenomenale: Keita, Milito, Pedro, Busquets sono giocatori normali. Erano due superpotenze, ha vinto l’Inter. Che ha meritato, ripeto, perchè il Barcelona ha battuto il record mondiale di
possesso palla, credo, ma nel calcio l’obiettivo è fare gol. Se ci fosse la regola “100 passaggi = una rete” i catalani sarebbero andati in finale per distacco. Ed invece no, l’1-0 non è bastato, anche per colpa del risultato dell’andata, viziato, non me ne vogliano gli interisti, da una dubbia decisione arbitrale. Se il gol di Piquè fa pari con quello di Milito, il Barcelona potrebbe recriminare per il fallo su Dani Alves: con il 3-2 all’andata adesso in finale ci sarebbero i blaugrana. In ogni caso, dovevano cercare di più la porta e non l’hanno fatto. In più, acquistando Ibrahimovic dando Eto’o e cash all’Inter hanno involontariamente aiutato i loro avversari: eccezionale il camerunense in sacrificio sulla fascia, nullo e irritante lo svedese. Complimenti agli interisti, anche se non capisco i caroselli e certe scene di tripudio: ok, il peggio sembra passato, ma la finale va sempre giocata. Però, forse, trentotto anni senza una partita del genere possono essere una giustificazione.
Bayern Monaco prima finalista: se il blasone e la rosa la rendono una degna rivale della squadra che verrà fuori dallo scontro tra Barcelona e Inter, rimane qualche dubbio su come i bavaresi siano arrivati al Bernabeu. Innanzitutto lo scippo alla Fiorentina, poi il quarto dominato dal Manchester United. Però la finale vedrà in campo il Bayern Monaco, squadra tosta, i cui undici titolari possono dare fastidio a tutti, anche senza aiuti arbitrali clamorosi. Se stanno bene, nessuno ha una coppia d’ali come i bavaresi: Ribery e Robben in giornata farebbero venire il mal di
testa a chiunque, tanto per dire. Peccato che il francese la finale la guarderà da spettatore per una sua sciocchezza. Ma anche il resto è di spessore: certo, la vincente di Barcelona-Inter andrebbe in finale da favorita. Sapremo stasera chi sarà l’avversario del Bayern Monaco. Se poi un onesto mestierante dell’area di rigore come Olic fa il fenomeno… Ora come ora, direi al 70% i nerazzurri. Fare due reti senza subirne non è impossibile se ti chiami Barcelona, ma se davani hai questa Inter carichissima forse diventa un po’ più complicato. L’ambiente si sta scaldando e adesso ci mancava solo la pentolata dei tifosi blaugrana fuori dall’albergo degli interisti, cose davvero di un calcio d’altri tempi. A dimostrazione che tutto il mondo è paese ma alcuni posti sono pure peggio, i poliziotti, evidentemente con la maglietta di Messi sotto la divisa, non sono intervenuti subito, ma hanno a lungo aspettato rimanendo in attesa di ordini.
Allora, va bene sentire la partita, ma adesso in Catalogna stanno iniziando ad esagerare un po’. Da giorni in a Barcelona e dintorni la parola d’ordine è “Remuntada”. Dalle magliette indossate dai giocatori al termine della sfida vinta con lo Xerez si è presto passati agli spot televisivi. Già non capivo certi titolo sui giornali nostrani, ma visto da occhio “interista” aveva un senso: i nerazzurri non vincono la coppa da quando la tv era in bianco e nero, ma i blaugrana l’hanno sollevata al cielo meno di un anno fa. Eppure certa stampa spagnola
parla di “partita del secolo”: purtroppo nel calcio di oggi l’importante è esasperare i toni. D’altra parte, un’azione su due in diverse telecronache è definita “incredibile”… Molto “bello” quello che ha detto Piquè: “Spero di poter ammirare il migliore Camp Nou della storia, uno stadio mai visto, con neanche una sedia libera. Voglio vedere i giocatori dell’Inter quando entrano in campo odiare la professione di calciatore per 90 minuti. Voglio vedere i tifosi incoraggiare il Barcellona e senza violenza“. Salvo solo l’ultima frase. Magari Piquè poteva buttarla dentro all’andata e non l’ha fatto, così da sentirsi in colpa adesso e provare a spronare così l’ambiente. Però questo atteggiamento del Barcelona non mi convince: hanno paura, perchè una squadra che è davvero sicura di sè non ha bisogno di certe buffonate per far paura. Si sono scoperti umani, come tutti.
No, l’Inter non ha scritto la storia come si augurava certa stampa sportiva ieri. Però ha vinto contro quella che all’unanimità è considerata la migliore squadra del mondo. Il fatto che lo sia, tuttavia, non esclude il fatto che a volte possa giocare male. E’ successo ieri sera, ed una notevole parte del merito va all’Inter: se sei capace di far aggirare Messi a 30 metri dalla porta, la colpa è della Pulce, sì, ma anche un po’ tua. I nerazzurri sono andati subito sotto, ma nel primo tempo hanno sostanzialmente fatto loro la partita. Nella seconda frazione hanno trovato due reti e poi hanno subito il logico forcing finale blaugrana. La vittoria nerazzurra è, onesto parere, meritata. T
uttavia due gol di differenza mi sembrano troppi: c’è un rigore solare negato al Barcelona per un fallo su Dani Alves, e il possibile 3-2 finale avrebbe aumentato le chances del Barcelona. Per me, adesso dico Inter in finale al 70% : è probabile che incassi una o più reti in Catalogna, ma lo è anche che ne segni una. Soprattutto se gioca con la grinta vista ieri sera. Il Barcelona è sembrata una squadra normale: con un metro quadrato a disposizione, i piccoletti di Guardiola diventano delle schegge impazzite: con nerboruti orchi in marcatura, liberarsi diventa difficile, anche se ti chiami Messi. In più, in attacco i catalani mi sembrano peggiorati rispetto all’anno passato: Ibra segna la metà di Eto’o e si sbatte meno, Pedro è un’onesto attaccante, ma l’Henry 2008/09 era un’altra cosa. Se poi viene meno anche l’apporto di Iniesta, allora contro certe squadre possono iniziare i dolori. L’Inter ha fatto la partita quasi perfetta (con festa rovinata dallo show di Balotelli), per il ritorno dovrà togliere il “quasi”.
