La Juventus sfoglia la margherita: Caceres o Guarin? Il fatto è che Conte, per garantire ricambi adeguati (ma anche titolari, perché no?) al suo 4-3-3 avrebbe bisogno di un centrocampista e di un difensore. Il primo dovrebbe essere in grado di dare il cambio a Marchisio e Vidal, ma anche di fare le veci di Pirlo. Il secondo, invece, potrebbe anche guadagnarsi subito i galloni da titolare, viste le lune di Bonucci. Meglio, poi, se
si sapesse anche disimpegnare sulla destra, perché Lichtsteiner finirà la benzina e Motta è meglio che non giochi mai. Ecco il perché dei due nomi, Guarin e Caceres, che però causa passaporto non possono arrivare entrambi. A mio modesto parere servirebbe di più il difensore, che è di ottimo livello e che alla Juve sarebbe un cavallo di ritorno. E allora chi per il centrocampo? Il nome buono sul serio è quello di Nainggolan, che è giovane, conosce il campionato e che sa fare davvero tutto. Cellino non lo svenderà mai, ma lo venderà di sicuro. Al suo prezzo, ma lo farà. E la Juve ha diverse contropartite per sbloccare l’affare. Costa una quindicina di milioni che non sono pochi, ma nel recente passato la Juve quella cifra l’ha pagata per dei bidoni (tipo Martinez), cosa che Nainngolan non pare davvero essere. Non ho niente contro Guarin, ma se riuscisse a mettere le mani sul belga e su Caceres farebbe davvero un passo in avanti verso il tricolore.
Ma alla fine è stato Pato a dire no al PSG o è stato Berlusconi? La verità la sanno solo loro, fatto sta che trasferimento dell’attaccante in Francia è saltato e lui rimarrà nel nostro campionato. Almeno fino a giugno. Poi chissà: la sensazione è che sia una situazione già vista, un po’ quello che accadde a suo tempo per Kakà, che rifiutò il Manchester City per poi accasarsi pochi mesi dopo al Real Madrid. All’epoca i
Citizens non erano lo squadrone che sono adesso: erano, diciamo, un po’ come il PSG oggi. Una grande squadra, ma ancora in potenza e non in atto. Che il Milan non ritenga Pato incedibile è palese: inevitabile un suo addio nel futuro prossimo. La mancata cessione del brasiliano ha così bloccato l’affare successivo, ovvero l’approdo di Tevez a Milano, sponda rossonera. Il Milan si è perso qualcosa? Dipende. Dal punto di vista tecnico no, anzi. Ritengo Pato un giocatore fenomenale. Vero è che è troppo fragile: da quest’altro punto di vista, invece, Tevez appare più affidabile. Ma ha anche una personalità difficile da gestire. Va bene che il Milan ultimamente è diventato un collegio, ma qualche volta la ciambella potrebbe venir fuori senza il buco. E poi Pato è più giovane: gioca da tanto, ma ha ancora 22 anni e questo è un aspetto da non sottovalutare. E adesso che ne sarà di Tevez: al City non può restare, al PSG aveva già detto di no. Rimane l’Inter, che la sua offerta l’aveva fatta, a meno che non fosse stata solo un’azione di disturbo. Chissà: con una vittoria nel derby di domani i nerazzurri si rilancerebbero in ottica scudetto e la trattativa potrebbe ripartire. Insomma, Tevez a Milano in un modo o nell’altro potrebbe arrivarci comunque.
Daniele De Rossi è stato così a lungo Capitan Futuro che, alla fine, rischia di non diventare mai capitano sul serio. Se avesse tempo e voglia di aspettare non ci sarebbero problemi: Totti non è eterno ed in fin dei conti anche in questa stagione ne ha fatto spesso le veci. Ma c’è quel “se”, appunto. Del suo tempo De Rossi ne ha già dato tanto alla Roma: di sicuro per lui non è stato un peso farlo, perché prima di esserne un giocatore
ne è stato tifoso. Però dal punto di vista sportivo ha ricevuto poco o nulla e non c’entra l’affetto dei tifosi, c’entrano i trofei, quelli che si mettono in bacheca. La Roma può essere considerata una grande, ma non è la squadra da battere e potrebbe non esserlo a lungo, salvo miracoli americani. De Rossi ha dato una vita sportiva alla Roma e il suo desiderio di partire sarebbe legittimo, perché le sirene sono di quelle importanti. Se non altro quelle economiche: nella Capitale non avrà mai l’ingaggio che gli garantirebbe il Manchester City. La mia impressione è che lascerà, ma non adesso. Aspetterà giugno e la Roma non incasserà un euro dalla sua partenza. I grandi amori finiscono ma, almeno, lo avrà tenuto con sé qualche mese in più.
Uno dei momenti più belli del calcio, a mio avviso, è quando di quello giocato non ce n’è: il mercato. Quello di ripoarazione ha preso il via e c’è chi ha già fatto delle operazioni. Prendiamo la Juventus, ad esempio: non si può dire che abbia fallito il mercato estivo, però ha diversi esuberi e dopo il cambio di modulo operato da Conte si ritrova con la coperta corta in certi ruoli. Dovrebbe arrivare Caceres e forse anche Pizarro: due ottimi ricambi, con il primo che potrebbe anche candidarsi ad un posto da titolare.
Queste sono operazioni sensate, l’arrivo di Borriello un po’ meno. Prenderà il posto di Toni, Amauri e Iaquinta: tre che non hanno mai giocato. Ce n’era bisogno? L’affare è low cost, va detto, ma anche low quality, per quanto mi riguarda. Si tratta di un giocatore che non aggiunge niente al reparto avanzato a disposizione di Conte. Già non gioca Quagliarella: adesso gli spazi là davanti diventeranno ancora più angusti. Occhio a possibili malumori. Rimanendo al giro delle punte, in attesa di Tevez e della possibile partenza di Pato (due affari che sembrano decisamente collegati), Gilardino ha lasciato la Fiorentina e si è accasato al Genoa. Non che in viola potesse sognare chissà che cosa, ma mi sembra un altro passo indietro. In pratica, a nemmeno 30 anni il miglior attaccante italiano della sua generazione ha tirato i remi in barca. Non è mai stato un fenomeno Gilardino, ma non si segnano 140 me passa gol in A per caso: ecco, allo stesso prezzo fossi stata la Juventus al limite avrei preso lui. Si muoverà meno, ma la butta dentro un po’ di più rispetto a Borriello. Che alla stessa età ne ha fatti quasi 100 in meno.
Tevez cerca di dare il buon esempio in tempi di crisi e si taglia lo stipendio. D’altra parte lo fa per approdare in Italia dove, si sa, la crisi c’è, e di brutto. L’affare si farà, mancano i dettagli. Tevez è di fatto un giocatore del Milan, che sostituisce così Cassano con un giocatore che a mio avviso gli è superiore, anche se non stiamo parlando di un fuoriclasse.
Il Milan l’uomo in grado di spostare gli equilibri ce l’ha già e si chiama Ibrahimovic. Ma Tevez darà il suo contributo: se non altro arriverà a Milano ben riposato. Lider maximo nei primi Manchester City degli sceicchi, aveva incantato nei primi due anni, poi qualcosa si è rotto. Prima voleva tornare in Argentina, poi ci ha ripensato, alla fine è finito fuori squadra anche perché Mancini poteva fare a meno di lui. Ad Allegri invece farà molto comodo, sempre che non ricada nel solito vizietto di spaccare lo spogliatoio (e magari anche qualcos’altro). Quello del Milan è l’ambiente giusto per redimersi, si sa. Cassano si era calmato, Robinho balla e canta, sì, ma solo con Pato e Boateng. Ronaldinho si annoiava così tanto che se n’è tornato in Brasile. Insomma, tranne clamorose soprese Tevez se ne starà buono e darà il suo contributo. Con lui, pochi discorsi, il Milan è tornato in pole per lo scudetto, stavolta senza discussioni. In attacco fa davvero paura. E non è una battuta, anche se lo sembra.
In un’intervista rilasciata a Sky Sport, Amauri ha confermato quello che già si sapeva: il suo tempo alla Juventus è agli sgoccioli. “Spero che finisca subito questo periodo, sto contando i giorni. Ne mancano 35 all’apertura del mercato, 40-45 giorni al mio addio. A gennaio andrò via dalla Juve, per forza”. Queste le sue parole. A parte che poteva già essersene andato ed ha scelto di restare, ma il fatto è che sono a
nche e forse soprattutto i tifosi bianconeri a contare questi benedetti giorni che li separano dal tanto agognato addio. Sarà che mi faccio travolgere dall’entusiasmo ma, a metà campionato 2008/09 mi ero davvero convinto che Amauri fosse forte. Ero scettico al momento dell’acquisto a causa del costo eccessivo e di una carriera non esattamente da bomber, ma quei primi mesi alla Juve mi avevano fatto ricredere. Gol, assist, buona tecnica abbinata ad un fisico poderoso che gli permetteva di primeggiare nel gioco aereo: insomma, Amauri sembrava forte davvero. Poi è successo quello che sappiamo. Non so se l’italo-brasiliano sia un brocco o meno, so che nella Juve non può giocare e per questo è giusto che se ne vada. In estate poteva partire di nuovo ma è rimasto a Torino per giocarsi le sue carte o forse per continuare a godersi (come è lecito) il suo contratto dorato. Il suo addio sarà una liberazione, ma non sbaglino i tifosi: la società non è mai stata ostaggio di Amauri, è stata ostaggio di sé stessa. Se Berlusconi bastava non votarlo, Amauri bastava non pagarlo. Magari se ne sarebbe andato prima, no?
Niente big match per la Juventus a Napoli. Con la squadra di Mazzarri un po’ affaticata dopo la trasferta di Monaco in Champions League presumo che nessuno, da quelle parti, ne sia particolarmente dispiaciuto. Ma mettiamo da parte la dietrologia, anche se mi piace, e nemmeno poco. Niente partita nemmeno per l’Inter, che dunque non può far altro che rimanere ancorata al fondo classifica. Lassù, invece, continuano a
d andare a passo spedito Milan, Lazio e Udinese, grazie alle vittorie ottenute rispettivamente contro Catania, Parma e Siena. Già, il Milan, la squadra che a detta di quasi tutti rimane la grande favorita per lo scudetto. Anche senza Cassano, evidentemente. Inutile ricordare quello che è capitato all’attaccante rossonero, lo sanno tutti. E gli siamo vicini: vero, sarebbe stato meglio rompersi una gamba. Ma il Milan una punta l’avrebbe presa comunque: le ultime voci vogliono Maxi Lopez in arrivo a Milanello, ma rimangono in corsa anche Amauri (a Torino ci sperano, e nemmeno poco), e forse anche Quagliarella (e sarebbe un gravissimo errore da parte della Juventus). Gira anche il nome di Drogba, in declino ma senza dubbio buono per una mezza stagione. Ma la voce più assurda non è per gennaio, bensì per l’estate prossima: Del Piero dirà addio alla Juve (o meglio glielo faranno dire) e potrebbe accasarsi al Milan. Impossibile che accada. Ma d’altra parte vedere il Capitano con un’altra maglia sarà assurdo comunque.
All’estero hanno fatto mercato con i botti, quelli belli della festa paesana. Da noi no, ma non poteva essere altrimenti: di soldi ce ne sono (relativamente) pochi e di sceicchi nemmeno l’ombra. L’anno scorso andava di moda il prestito con riscatto obbligato o meno. In questa sessione di mercato si sono aggiunti i bonus. Fatto sta che da noi i campioni non arrivano più, casomai se ne vanno: in un mese la Serie A ha perso Eto’o, Sanchez e Pastore. Il Milan ha arricchito la rosa dal punto di
vista numerico, ma titolari in grado di fare la differenza non ne ha presi. Niente Mister X, insomma, anche se Aquilani e Nocerino faranno comodo in un centrocampo agée. Il colpo di mercato dell’Inter è stato trattenere Sneijder: sono arrivati Forlan, ottimo attaccante ma di 32 anni, e Zarate, l’incostanza fatta giocatore. La Juventus alla fine il top player non l’ha preso, e non è arrivato il difensore centrale che serviva, in compenso si ritrova con una rosa sconfinata e mal assortita, tra giocatori fuori rosa (Amauri, Iaquinta e Grosso) o indigesti a Conte (Bonucci, Ziegler e Pepe). Interessante la nuova Roma, che nel rush finale ha messo Gago, Kjaer e Pjanic nel motore. C’è un po’ troppa gente per il ruolo di centravanti, vero, ma se Luis Enrique riuscirà a gestire bene la situazione potrebbe venir fuori qualcosa di interessante. Anche se dubito mangerà il panettone. Sul finire di mercato la Lazio non si è mossa, idem l’Udinese, la Fiorentina che pareva in disarmo alla fine ha trattenuto Gilardino e Vargas e lo stesso ha fatto il Genoa delle tante scommesse con Palacio. Diaspora, invece, a Palermo. Tra un po’ si gioca: era l’ora.
Da quando non scrivo più sul blog in realtà non è successo molto: sul fronte del mercato l’Inter ha davvero venduto Eto’o, che nel frattempo ha anche debuttato con gol nel campionato russo. Sneijder invece è rimasto, il Milan ha preso Aquilani, la Roma si è svenata per Osvaldo. Questo per quanto riguarda gli affari della nostra Serie A. Poi c’è stata la serrata dei calciatori: non ho perso la prima di campionato, però mi
sono dovuto lo stesso sorbire i soliti discorsi stile “perché non vanno a lavorare, vergogna, etc etc”. Rimango del mio pensiero: se è vero che ogni categoria di lavoratori ha dei diritti e fare il calciatore è un lavoro (bello e ben pagato, anche se non a tutti i livelli), beh, non credo serva aggiungere altro. Ma vorrei tornare al mercato, visto che questa è ormai storia vecchia, e per la precisioone al mercato della Juventus. Quando sono partito mancava un’ala sinistra e un centrale. Al mio ritorno sono stati prese due ali ma manca ancora quella sinistra titolare (ma forse c’è Elia) e del centrale difensivo nemmeno l’ombra. In compenso il terzino sinistro preso due mesi fa è già in partenza e rischia il posto anche Krasic. Sono un po’ confuso. Meno male tra 30 ore finisce tutto.
La Supercoppa è talmente sentita che sono arrivati a picchiarsi anche i tifosi cinesi di Milan e Inter. Cioè, a dire il vero è stato picchiato un tipo che con la maglia rossonera si era messo in mezzo ai tifosi sbagliati: mi permetto di ridere, anche se è politicamente scorretto. Ma mi fa ridere. Non farà ridere agli interisti, invece, la possibile partenza di Wesley Sneijder alla volta di Manchester, che per Balotelli e Tevez è proprio brutta ma che all’olandese potrebbe non fare c
osì schifo (come se Milano fosse bella, tra l’altro). Un giorno sembra partita l’offerta buona, quello dopo no, fatto sta che a Ferguson Sneijder piace e siccome ha perso il suo “figlioccio” Scholes lo vorrebbe sostituire con un giocatore all’altezza. Quello di Sneijder sembra essere il profilo giusto: è un giocatore fatto e finito di assoluto valore, e per caratteristiche tecniche e fisiche non si discosta molto da Scholes. Non bisogna infatti dimenticare che Sneijder non nasce trequartista: e per questo, infatti, potrebbe anche giocare da playmaker nel 3-4-3. E proprio qua nasce il dubbio che credo stia rodendo la dirigenza interista: se fosse davvero considerato un giocatore “fuori dagli schemi” di Gasperini lo avrebbero già impacchettato e spedito a Manchester. Ma lo è? Fatto sta che per certe cifre sarà difficile trattenerlo, Gasperini o non Gasperini.
