C’era una volta la Santa Alleanza. Adesso è solo un pallido ricordo: Juventus e Milan l’una contro l’altra, così a muso duro, non si erano mai viste. Nemmeno al posto dei rossoneri ci fosse l’Inter. Sarà che le squadre in questione, storicamente, non sono mai state rivali. Quando la Juventus dominava, il Milan non c’era, e viceversa. I bianconeri più a loro agio tra le mura domestiche, rossoneri dalla più consolidata
vocazione europea. Eppure adesso le loro strade si sono incrociate e lo hanno fatto sulla strada per lo scudetto. Ne è venuto fuori un incidente destinato a causare conseguenze ancora a lungo. Il Milan poteva uscire dallo scontro diretto a +4 e dunque sicuro della vetta, rimane invece in testa, ma virtualmente la Juve è davanti. Il 2-0 non avrebbe condannato i bianconeri, ma per il Milan sarebbe stata una bella ipoteca sui tre punti. Gli errori di Romagnoli non hanno lo stesso peso, Conte può dirlo ma non credo lo pensi. Però è anche vero che Matri un gol buono lo aveva già fatto, che Mexes andava espulso e che, a ben guardare, l’angolo da cui è scaturito il gol fantasma non era stato battuto in modo regolamentare. Insomma, è successo tutto quello che poteva succedere, ed è strano. O, meglio, è incredibile. Si carica la partita, le polemiche iniziano in ampio anticipo e poi cosa succede? Il finimondo. Ma la cosa più assurda è che Muntari ha fatto due gol in due partite.
La Juventus spara, il Milan risponde. Il campionato si deciderà sulla tratta Milano-Torino e sul suo esito peserà (e non poco, a questo punto) lo scontro diretto del prossimo weekend, in programma a San Siro. La Juventus rialza la testa contro il Catania dopo un inizio da incubo e lo fa con lo stesso copione: mole di gioco superiore agli avversari, ma poca freddezza davanti alla porta, che è larga sette metri ma che per i bianconeri sembra sempre un po’ più stretta. Onore al Catania, però, che fino all’ingenuità di Motta era
rimasta in partita e che poteva farla anche sua se il tentativo di Almiron non fosse stato stoppato da Buffon. Montella è un buon tecnico che ama creare e non distruggere ma, forse, poteva osare di più e non tirare fuori i migliori dei suoi, cioè Barrientos, Lodi e Gomez. Meglio per Conte e per la Juve, che tra l’altro ha salutato la prima realizzazione di Pirlo, autore di una partita da incorniciare. Ai bianconeri, come ho detto, risponde però il Milan. Nessuna insidia dal sintetico di Cesena, anzi, buonissimi segnali, se è vero che hanno segnato Muntari ed Emanuelson, segno che, forse, i rossoneri sono un po’ più di Ibrahimovic più altri dieci. Oppure segno che il Cesena è ultimo e con poche speranze non per caso. Detto ciò, in attesa di sapere se Ibra con la Juventus ci sarà, il Milan si riprende la vetta, complice anche una partita da recuperare per i bianconeri. Adesso inizia la lunga vigilia: si attendono polemiche. Arriveranno comunque, sia con lo sconto sulla squalifica, che in caso contrario.s
Non sono passati nemmeno due anni dalla notte in cui l’Inter diventò Campione d’Europa, ne sembrano trascorsi almeno dieci. Di quella squadra che vinse tutto non è rimasto niente, se non il pallido ricordo, qualche protagonista in evidente declino e un fantasma. Quello di Mourinho, l’ex allenatore amato all’infinito e mai dimenticato. Alla decima sconfitta in campionato il Meazza non ci ha visto più e all’unisono ha invocato il tecnico portoghese, di stanza a Madrid ma con una mezza idea di tornare in
Inghilterra. Mou non si siederà di nuovo sulla panchina nerazzurra, se ne facciano tutti una ragione. E, anche se fosse, stavolta non basterebbe. Con una manciata di innesti azzeccati si prese l’Italia e l’Europa, adesso sarebbe da cambiare mezza squadra. Ranieri era riuscito a dare nuova linfa ad una rosa appassita come quella nerazzurra, ma alla lunga la fatica della rincorsa si è fatta sentire e anche se adesso l’Inter non è più nella parte destra della classifica, rischia seriamente lo stesso di non disputare l’anno prossimo la Champions League. E i suoi introiti servirebbero come il pane in una rifondazione che non può più essere rimandata. Per due estati consecutive Moratti non ha aperto il portafogli e si è affidato a tecnici che non lo convincevano. Poche idee ma confuse, insomma. Ma un lato positivo c’è: l’Inter adesso è messa male, ma almeno lo ha fatto gratis. Con i soldi risparmiati qualcosa può fare, a patto che non porti a Milano altri Alvarez.
La Juventus (o Conte, almeno) è infuriato per il trattamento riservatole dagli arbitri: finora un solo rigore concesso e più di qualcuno negato. A Parma è stato così di nuovo: se non quello su Pirlo, almeno quello su Giaccherini era solare. Eppure niente. E ora che il Milan è davanti anche una partita da recuperare non dà grande ottimismo. La Juventus ha il fiatone: la benzina sta finendo, la squadra non è lucida ed è
attesa da un tour de force che comprende, tra l’altro, anche lo scontro diretto di San Siro, dove nella serata di ieri il Milan ha dimostrato tutta la sua forza. I quarti di finale sono lì, a separare i rossoneri dall’entrata tra le migliori otto d’Europa solo un volo a/r per Londra. L’Arsenal, va detto, è solo lontano parente dei Gunners di un tempo: è rimasto Wenger, ma lo spartito non rende con interpreti di mediocre livello. Van Persie non poteva fare miracoli, soprattutto in una serata in cui perfino a Robinho è venuto tutto bene. Gran bel giuco, come direbbe qualcuno, quello espresso dal Milan che adesso archiviata la pratica Champions, potrà tornare a concentrarsi sul campionato. Che non servirà per la conferma di club più titolato al mondo, ma che proprio schifo non fa.
Alla Coppa d’Africa mi lega il ricordo dell’edizione 1996, quella vinta dal Sudafrica padrone di casa. C’era l’entusiasmo di una nazione intera, o forse di mezza, quella nera, che spinse i Bafana Bafana al trionfo. C’erano Masinga e Fish, e poi altri di cui non ricordo il nome. E ovviamente Mandela. La trasmetteva
Telemontecarlo e all’epoca il calcio africano sembrava una cosa lontana, dell’altro mondo, sul serio. Adesso è un po’ più vicino: sono tanti i giocatori impegnati in Europa, ci si può documentare ovunque sulle partite, ma rimane comunque un certo fascino in questa manifestazione. In questo caso, poi, c’è anche una bella storia da raccontare: nel 1993 l’aereo che trasportavala nazionale di calcio dello Zambia si inabissò nell’oceano Atlantico nei pressi di Libreville, in Gabon. Era diretto a Dakar per una partita contro il Senegal: morirono tutti i 25 passeggeri e i 5 membri dell’equipaggio. L’intera nazionale (o quasi) scomparve. Qua finisce la storia orribile ed inizia quella bella, con un salto temporale di 19 anni. Lo Zambia è tornato a Libreville, ma per vincerci la Coppa d’Africa. Una nazione calcisticamente di secondo piano si è aggiudicata il primo alloro continentale proprio lì, in Gabon, dove tanti anni prima aveva vissuto una tragedia. Questa sì che è una bella storia di calcio.
La Juventus poteva essere prima in classifica con due partite da recuperare ed invece adesso al primo posto c’è il Milan, capace di ribaltare il risultato a Udine e di portare a casa tre punti importantissimi. La vittoria in Friuli vale però più di quei tre passi in avanti in classifica, perché è arrivata al termine
di una partita oggettivamente oscena da parte dei rossoneri, più volte vicini a subire il colpo del k.o. e rimessi in careggiata da una papera colossale di Handanovic. Pregevole il suo assist a Maxi Lopez. Poi la sbandata dell’Udinese e il raddoppio di El Shaarawy. Ma già il pareggio sarebbe stato stretto all’Udinese. Il Milan ha le sue attenuanti, per carità: ha un’intera squadra (quella migliore, in pratica) fuori. Ma a tratti è stato sconsolante per la pochezza della manovra e la staticità dei suoi uomini. Questo non accade alla Juventus, che può cambiare gli interpreti ma non lo spartito. Eppure la Juventus queste partite non le porta a casa, mai. Il Milan ci riesce con Ibrahimovic e adesso anche senza, il che deve rendere ottimisti i suoi tifosi. Se non ci pensa Ibra ci pensa qualcun’altro. Ieri sera Handanovic, domani chissà. Per lo scudetto i favoriti sono loro, ha ragione Conte.
Guardate l’azione che ha portato al primo gol della Juventus ieri sera a San Siro: Padoin lanciato in profondità, rimpallo per Borriello che conclude a rete, tap-in vincente di Caceres. Come dire: il mercato della Juventus sta già portando i suoi frutti ed è un anno in cui gira tutto bene. In realtà credo che il mercato abbia portato qualcosa solo con Caceres (al di là dei due gol di ieri), mentre Borriel
lo e Padoin avranno un ruolo da comprimari. Che sia un’ottima annata lo dicono i freddi numeri, soprattutto quello “0″ alla voce sconfitte, che ha portato alla testa del campionato e ad un passo dalla finale di Coppa Italia. Questa Juventus potrebbe davvero tornare a vincere, ormai è inutile nasconderlo. Contro il Milan non ha fatto una partita eccezionale, ma ha comunque giocato e corso più degli avversari, un po’ più compassati, un po’ meno affamati. Doveva (poteva) essere la serata di Del Piero, è stata quella di Caceres, non è decisamente stata quella di Ibrahimovic, uno grande e grosso che con le big diventa piccolo piccolo. A proposito: gli hanno dato tre giornate di squalifica, il Milan farà ricorso affinché diventino due. Il Giudice sportivo aveva fatto un favore, perché rifiutarlo?
La notizia è fresca e decisamente importante: Fabio Capello non è più l’allenatore dell’Inghilterra. Al suo posto dovrebbe andare Harry Redknapp, come si augura Rooney. Alla base del clamoroso divorzio tra Capello e la F.A. è stata la questione Terry, a cui la federazione aveva tolto la fascia di capitano per dei presunti insulti razzisti a Anton Ferdinand. Il tecnico italiano si era lamentato in un’intervista, sono seguite alcune frizioni e le sue dimissioni, subito accettate. Capello non era mai entrato davvero nel
cuore degli inglesi, adesso non li guiderà più. Si tratta di un vincente, ma su quella panchina aveva sempre stentato un po’. Insomma: il divorzio è indolore, ma fa senza dubbio scalpore. Redknapp, dunque. Uno che non ha vinto niente (o quasi) in carriera, ma che è inglese come pochi altri. In più, ha nel suo DNA quel West Ham che nel ‘66 vinse il Mondiale (secondo i suoi tifosi): chissà che non porti bene. Ovviamente le dimissioni di Capello non si fermano Oltremanica, ma avranno effetto anche da noi. Moratti lo ha sempre stimato, lo ha visto sedersi sulle panchine di Milan, Roma e Juventus ma mai su quella nerazzurra. Non poteva succedere dopo Calciopoli, potrebbe accadere dalla prossima estate in poi. Ranieri non durerà oltre questo campionato e Capello è un sergente di ferro dal curriculum prestigioso, un po’ come il sempre rimpianto Mourinho. Capello è l’uomo giusto per tornare a vincere, ma Moratti dovrà riaprire il portafogli: non è esattamente quel tipo di tecnico che si vede recapitare Jonathan, Castaignos e Zarate e non dice nulla.
