Dopo quasi due anni di interventi ininterrotti su questo blog, cioè uno al giorno, puntuale come un orologio svizzero, o come uno scudetto dell’Inter, fate voi, per un paio di settimane non ci saranno aggiornamenti. Mi perderò la fine del calciomercato, la Supercoppa Europea e la prima di campionato, ahimè, ma me ne vado in Portogallo e poi in Spagna, per la precisione a Oporto, Lisbona e Madrid. Detta così, sembra un tour nei luoghi di Mourinho: da dove è partito, fin dove è arrivato. Però non lo è, giuro. Ci “sentiamo” il 5 settembre.
Quasi completa la rosa della Juventus, appunto: manca un difensore centrale ed il nome buono sembra essere quello di Bocchetti. Nel giro della Nazionale, arriverebbe a Torino per fare il terzo centrale dietro a Chiellini e Bonucci. In altri tempi, non ci sarebbe stato nulla di strano. Adesso, un po’ lo sembra, con questa Juventus derelitta. Ma il blasone e soprattutto il denaro fanno miracoli: sono comunque piccoli segnali di ripresa bianconeri. L’affare non è fatto, per carità, sono solo voci, a differenza di quello che riguarda
Ibrahimovic, vicino al Milan. Non è chiara l’eventuale forma di pagamento, che dovrebbe essere una sorta di opera di carità del Barcelona. Sinceramente non capisco tutta questa necessità di disfarsi dello svedese, che non ha fatto il fenomeno nel suo primo anno in Catalogna, ma che i suoi gol li ha fatti. E poi, appena un’estate fa fu strapagato e rischia di andarsene per un tozzo di pane (si fa per dire). Per il Milan sarebbe davvero un colpaccio: riuscire a inserire un top player in questi tempi di vacche magre sarebbe straordinario e darebbe un po’ di pepe ad un campionato che sembra già avere il marchio nerazzurro. L’Inter di benitez anche ieri sera ha dimostrato la sua forza: ha giocato a ritmo ridotto, ha sonnecchiato un po’, poi ha colpito più volte, facendo malissimo all’avversario. Ibrahimovic e il Milan, se non altro per la cabala: lo svedese vince lo scudetto da sette stagioni consecutive. Gli anti-interisti si aggrappano anche a questo.
Un mercato che adesso inizia a diventare interessante, quello della Juventus. Un mercato che, scaturito dalla scelta dell’allenatore, non poteva che essere “pesante”. La rosa della scorsa stagione non aveva esterni di centrocampo, eccezion fatta per l’ormai declinante Camoranesi, unica ala lo scorso anno ed in partenza per altri lidi questa estate. All’esangue Vecchia Signora che ha finito in affanno il campionato serviva una bella trasfusione: forze fresche in quantità. Il restyling era doveroso, e ad essere sinceri poteva anche essere maggiore, se ci fossero stati più soldi. Dopo aver preso Storari, Motta, Bonucci, Pepe e Martinez, ieri la Juve ha aggiunto due tasselli importanti come Krasic, da tempo promessosi alla società bianconera, ed Aquilani, promessa con un grande futuro alle spalle, desideroso di tornare in Italia. Ma non è finita qua: manca ancora un centrale difensivo. Non è ingordigia, è una mera questione numerica. Comunque, Krasic, dicevo. Tra tuti gli esterni in rosa, il serbo sembra l’unico con i galloni del titolare fisso, e con lui vedo di più Pepe. L’estroso (così mi dicono) Martinez partirà spesso dalla panchina, a parer mio. Cosa dire di Aquilani? Sicuramente è un arrivo a sorpresa e per qualità e effettivamente un giocatore che mancava a questa squadra. Non lo definirei un “colpo” di Marotta: il prezzo del riscatto è piuttosto alto, per non parlare dell’iingaggio. Non è assolutamente detto, dunque, che Aquilani rimanga in bianconero. Considerando anche il fatto che torna in Italia per rilanciarsi, ma che tra Marchisio, Sissoko e Felipe Melo non partirà certo titolare fisso. E poi, tra i suoi muscoli di seta e Vinovo, la miscela rischia di essere esplosiva.
Per essere una una squadra volenterosa ma particolarmente operaia, mettiamola così. Perchè gli austriaci meritavano almeno il pareggio, dopo aver creato tanti affanni alla retroguardia della Juventus , che invece passa in trasferta archiviando, in pratica, la questione-qualificazione. 2-1, sul campo dello Sturm Graz, con tutte e tre le reti della partita segnate di testa: ad occhio e croce, i calci piazzati saranno la croce e al tempo
stesso la delizia della stagione bianconera che sta iniziando. La Juventus ha ottimi interpreti nel gioco aereo e sembra in grado di far male in queste occasioni: allo stesso tempo, però, potrebbe anche soffrire quando sarà costretta a difendersi. Con l’arrivo di Krasic, i bianconeri aumentano il parco-ali: il serbo sarà titolare e con lui vedo nell’undici di partenza Pepe più che Martinez. Cross, cross e ancora cross. Così giocherà la Juventus, con un Diego ormai confermato che proverà a saltare l’uomo per poi allargare in fascia, anzichè andare per vie centrali. Il brasiliano non è una punta ed il gol non è tra le sue priorità, ma se sta bene, può sempre creare la superiorità numerica. Il suo cambio sarà Del Piero, capace di essere letale sui calci piazzati ed ormai meglio a partita in corso. Questo almeno fino a quando non si stancherà della situazione, ed allora si vedrà se Delneri è un allenatore di polso o meno.
La Sampdoria adesso si aggrappa a quella zuccata di Pazzini, a quella torsione eccezionale da vedere in slow motion che ha dato un po’ di senso alla partita di ritorno. Del preliminare di Champions League di ieri sera rimane però tanto, troppo Werder Brema. Più esperienza internazionale, più abitudine alle sfide europee, più fisico. Forse, un pizzico in meno di tecnica, ma se l’unico distributore di giocate come Cassano per una sera è fuori servizio, allora questo fattore non poteva contare. Eppure la squadra tedesca non è più quella degli anni passati: appena un paio di stagioni fa, per esempio, poteva contare su un Diego versione Bundesliga, su
un Ozil in rampa di lancio e su un Frings con qualche acciacco in meno nelle gambe. La Sampdoria, invece, è quella dell’anno scorso, eccezion fatta per Curci, che ha preso il posto di Storari: in pratica, nessun guadagno. Una squadra che l’anno scorso si è insinuata nelle pieghe di un campionato balordo per la Juventus e troppo stancante per la Fiorentina impegnata in Champions, avendo la meglio sul Palermo, più attrezzato, come rosa. Avesse raggiunto la Champions, Zamparini uno tra Cavani e Kjaer lo avrebbe tenuto, credo. E magari avrebbe investito per migliorare una rosa superiore a quella della Sampdoria. Garrone, invece, ha confermato tutti. Probabilmente non basterà e dopo un anno di sacrifici per raggiungerla, dopo averla sognata a lungo, la Samp saluterà la Champions League.
Oggi è il grande giorno della Sampdoria: i blucerchiati provano a riallacciare quella storia d’amore breve ma intensa con la Coppa dei Campioni che durò appena una stagione e che finì, bruscamente, con quel destro di Koeman in un giorno di maggio a Wembley nel 1992. All’epoca, gli attuali gemelli del gol doriani, Cassano e Pazzini, andavano ancora alle elementari. Quelli veri, Mancini e Vialli, costituivano la coppia d’attacco più affiatata della loro generazione e la loro intesa andava ben al di là del rettangolo del gioco. Ma tutta quella Sampdoria era infarcita di ottimi giocatori, ed era il culmine di quello che davvero si può definire un “progetto”: se negli anni Ottanta il Napoli ebbe bisogno di un certo Maradona per raggiungere il Paradiso calcistico e il Verona interpretò la stagione perfetta nella stagione del sorteggio arbitrale integrale, nello stesso periodo a Genova il pre
sidente Mantovani costruiva la sua squadra nel tempo, aggiudicandosi prima una manciata di Coppe Italia e poi la (ahimè) defunta Coppa delle Coppe. Nel 1991, poi, arrivò lo storico primo e finora unico scudetto blucerchiato . Altri tempi, altra squadra, davvero. Soprattutto perchè dopo la qualificazione ai preliminari di Champions League l’attuale presidente Garrone non ha investito sul mercato, confermando per intero la rosa dell’anno scorso, cambiando solo la guida tecnica. La Sampdoria non parte da favorita, ma nemmeno da sconfitta annunciata: il doppio scontro con il Werder Brema è indecifrabile, adesso ancora di più vista la cessione di Ozil al Real Madrid. Due squadre operaie che si contendono l’accesso alla competizione europea più prestigiosa: per Cassano e Pazzini l’occasione per avvicinarsi al mito dei gemelli del gol, quelli veri. E chissà che, una volta conquistati i gironi, Garrone non decida di rinforzare la rosa, per avvicinarsi al Presidente, quello con la “P” maiuscola…
Primo conferenza stampa da Citizen per Balotelli, presentato alla stampa inglese dal suo allenatore e mentore Roberto Mancini: niente “Mad”, sia chiaro, l’appellativo “Super” gli è sicuramente più congeniale: “In Italia dicono che sono un ragazzaccio ma non è così“. Il matrimonio con il Manchester City s’aveva da fare, lo ha detto lui stesso, ed ha aspettato tanto per consumare questa unione: ballavano dei milioncini e delle clausole, ma alla fine tutto è bene quel che finisce bene. “Da tanto tempo volevo venire qui, la trattativa è durata molto ma alla fine è andata a buon fine. Ho avuto tante richieste da molti club, ma io ho sem
pre detto che volevo il Manchester City. E’ un grande club e in più c’è Roberto Mancini“. Classiche frasi di circostanza: il City, con tutto il rispetto possibile, non è un grande club, è una società ricca, quello sì, ma Balotelli era già in un grande club, avviato verso nuove vittorie, oltretutto. Il Manchester City potrà vincere, ma creare la giusta alchimia non sarà certo facile per Mancini. La scelta di Balotelli è stata dettata dalla presenza in panchina dell’allenatore che lo ha fatto esordire: in questo senso, non ci poteva essere soluzione migliore per lui. E’ giovane, ma vuole giocare: la concorrenza in attacco, però, non è che al City sia minore che all’Inter, anzi, e per l’abbondanza di punte e mezzepunte, se Mancini vorrà provare a vincere, dovrà chiedere grandi sacrifici a tutti, come ha fatto Mourinho all’Inter. Ma questo non spaventa Balotelli: “Panchina? Io sono venuto qua per giocare e cercherò di fare possibile per essere sempre titolare”. D’altra parte, Mancini lo ha voluto, difficile lo metta in panchina, anche se non credo che il ruolo ideale di Balotelli sia sulla fascia. Vediamo cosa si inventerà il tecnico di Jesi…
OK, lo dice il Daily Mail, quindi la notizia potrebbe anche non avere nessun fondamento. Secondo la versione online del giornale inglese, tra i candidati a succedere a Martin O’Neill sulla panchina dell’Aston Villa ci sarebbe anche Diego Armando Maradona. Potrebbe essere tranquillamente classificata come “bufala”, peccato che l’agente dell’ex “Pibe de oro”, Walter Soriano, stia per incontrare il proprietario del club inglese
Randy Lerner e che abbia detto che “Diego ama molto il calcio inglese e intende trasferirsi in Inghilterra per allenare l’Aston Villa“. Nonostante il carisma, che di sicuro non gli fa difetto in Argentina ma magari lontano dalla culla albiceleste sì, Maradona non è esattamente un allenatore di calcio. Può essere un trascinatore, ma non mi sembra certo l’uomo adatto per far fare il salto di qualità ad una squadra. La sua Argentina al Mondiale, per dire, con il potenziale d’attacco che aveva ha fatto il minimo sindacale ai gironi, e poi si è sfracellata contro il primo scoglio vero, quello tedesco. L’Aston Villa è una società ricca di storia, capace anche di vincere la Coppa dei campioni, con un bacino di utenza importante e con una proprietà straniera, cosa ormai non inusuale in Inghilterra. Tuttavia, non riesce a fare il salto di qualità. Un tempo per un argentino era dura stare in Inghilterra, se è vero che Ardiles fu costretto a prendersi un anno sabbatico al Paris Saint Germain. Questo gli fa un gol di mano, poi scarta tutta la squadra e ne segna un altro completando la doppietta più memorabile della storia del calcio, e loro gli darebbero anche una panchina. Come cambia il mondo…
Devo ringrazie la Juventus ed in particolare Marotta per i continui spunti che mi regala. In attesa di commentare le prossime partite dell’Europa League, il mercato dei bianconeri è, nel bene o nel male, tra i più attivi. Alla rosa di Delneri, però, manca ancora qualcosa: tra i titolari innanzitutto, ma anche per quanto riguarda la panchina. Sempre che Pepe e Martinez si possano considerare titolari… Fatto sta che se gli acquisti sono difficili, le cessioni non sono da meno. Poulsen se n’è andato al Liverpool, continuando così
una carriera in piazze di assoluto prestigio nonostante si tratti di un onestissimo medianaccio fin troppo “signorina” per il ruolo che ha, mentre Tiago è stato in pratica regalato per una stagione all’Atletico Madrid. Camoranesi, invece, non andrà al Birmingham City. Per l’oriundo era uscita come possibile destinazione il Milan, magari in uno scambio di lusso con Kaladze. Adesso sembra che le due società stiano intavolando uno scambio con ancora il georgiano coinvolto, ma con Grosso in mezzo, stavolta. Devo dire che, per quanto l’operazione sia tutto sommato inutile, nella sua pochezza ha un senso, almeno per la Juventus: Kaladze sarebbe la quarta scelta al centro della difesa e potrebbe giocare anche a sinistra. Certo, il fatto che nel Milan il georgiano abbia raggranellato la miseria di 17 presenze negli ultimi due campionati non è esaltante, ma se si deve avere un giocatore zoppo a fine carriera, tanto vale averne uno duttile, se non altro. Un po’ come il buon vecchio “Brazzo” Salihamidzic, mai coinvolto in nessuna trattativa, che quando viene chiamato in causa si impegna e lotta, per quello che può. Ma tanto qua, tra un Juventus in fase di lavori in corso ed un Milan diventata la succursale del Genoa, c’è poco da stare allegri (o Allegri, fate voi).
Il calcio d’agosto, mi ripeto, va preso per quello che è. Cioè per qualcosa che non conta nulla, che non dà punti, è giusto il tempo degli esperimenti. Tuttavia, per la Juventus la stagione non parte bene: l’auspicato “triplete” accesso all’Europa League-Trofeo Tim-Trofeo Berlusconi è già saltato. Tuttavia, qualcosa di buono si è visto: Diego è sembrato esattamente il giocatore che servirebbe accanto ad una punta di peso, ovvero
uno che parte qualche metro dietro e che si inserisce per concludere. Con un Del Piero ormai più incicivo sui calci piazzati che con palla in movimento, la Juventus avrebbe bisogno di uhn giocatore così come del pane, anche considerando la mancanza di un vero regista, peccato che Diego continuerà la sua carriera in Germania. Marotta nicchia, dice che non ci sono i presupposti per la cessione: traducendo, ballano ancora un paio di milioni. Ma quando le differenze sono queste, alla fine gli affari vanno in porto. Peccato, perchè la qualità c’era. Come quella di Ronaldinho, in sovrappeso, forse, ma con i piedi che sono rimasti quelli del 2005. Perchè nel calcio di oggi si può correre tanto, si può essere dei nerboruti mestieranti del pallone, ma le partite, poi, te le fanno vincere i talenti. Sneijder non è un watusso, eppure quella palla ieri sera sembrava telecomandata. Ma Delneri lassù preferisce due torri. Contento lui…
