Meno male che Silvio c’è

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Due conferenze stampa ieri, due autentici one-man-show. Berlusconi ha letteralmente oscurato il nuovo allenatore del Milan Allegri: in pratica, ha parlato solo lui. Non è mancato ovviamente il solito ritornello della squadra più titolata al mondo, come se i titoli e le coppe nazionali non contassero… ma vabbè, ci manca solo il badge apposito. La sparata più grossa, però, l’ha fatta parlando di Ronaldinho, che ha definito “il giocatore più forte mai esistito”. Non della storia del Milan, o della sua presidenza, che già sarebbe grave. Della storia del calcio! Con buona pace dei vari Pelè, Maradona, Cruyff, Di Stefano, Platini, Eusebio, Puskas, Van Basten… e di tutti gli altri. Ha poi lasciato intendere che si è già consultato con Allegri sulla futura posizione in campo di Ronaldinho: traducendo, anche questa volta la formazione la vorrà fare lui. L’altro show di giornata è stato quello di Totti, che qualche cosa buona l’ha detta. Ha risposto alla Lega così: “Non rispondo a gente che non canta nemmeno l’inno nazionale”. Ci ha messo dentro l’invidia, come se fosse obbligatorio essere invidiosi della romanità, ma vabbè. A proposito di inno, è tornato sulla mancata convocazione da parte di Lippi per il Mondiale. Esclusione sacrosanta, a mio avviso, nonostante lui avesse dato la sua disponibilità. E se chiamasse Prandelli? “Lo saluterei volentieri e basta. Se ero vecchio l’anno scorso figuriamoci quest’anno…”. Al Mondiale ci sarebbe andato, ma le prossime saranno qualificazioni agli europei…

Cominciamo bene

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Quando si dice che la salute è tutto. Alla Juventus cambiano i giocatori, cambia la dirigenza, ma da quel punto di vista è sempre la stessa musica. Musica decisamente pessima: si sono già infortunati Manninger e Iaquinta. Se quello del portiere austriaco, destinato ad essere secondo e poi terzo con Buffon (operatosi per non farsi male mai più), è uno stop che non preoccupa, lo fa decisamente di più quello dell’attaccante, perchè dopo un anno passato in infermeria ha ricominciato la stagione allo stesso modo. Un infortunio di Iaquinta non dovrebbe essere grave per una squadra come la Juve, se fosse una Juve vera: ma questa è ancora in costruzione e non è detto che in avanti arrivi qualcuno. Questa squadra è destinata a fare (purtroppo) grande affidamento su Iaquinta e non è un buon segno in generale, se parte rotto è ancora peggio. Nei primi giorni di ritiro si era fatto male anche Del Piero, ma è stata una cosa da poco. Si trovava a Pinzolo. Iaquinta, invece, ha avvertito il riacutizzarsi di un problema patito al Mondiale mentre si allenava a Vinovo: l’ennesimo indizio che Capello, quando lì non voleva stare, forse non aveva tutti i torti. Chi ben comincia è a metà dell’opera: ecco, per questa Juve l’inizio è già in leggera salita.

Giovinco-Bari: la scelta giusta

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Mancano circa quaranta giorni all’inizio del campionato, normale che si stia attraversando una fase in cui ci sono più voci che fatti concreti. Il caldo, poi, non aiuta a riflettere: anzi, sono convinto che proprio il caldo abbia già giocato brutti scherzi, in particolare a Marotta, che per me (modestissimo parere) ha già speso troppo per dei giocatori mediocri, o comunque non all’altezza del valore loro attribuito. Spero di sbagliarmi, sia chiaro, ma le operazioni Pepe-Martinez hanno prosciugato le casse bianconere ed adesso la Juve, prima di comprare, deve vendere. Non solo elementi palesemente in esubero o che hanno fatto il loro tempo, ma anche giocatori che potrebbero essere utili. Ovviamente sto parlando di Diego: non si diventa brocchi in una stagione, soprattutto in una nata male e finita peggio per tutta la squadra. Non ha senso vendere il fantasista brasiliano per arrivare a Dzeko, per esempio. E potrebbe succedere. E’ in partenza, invece, Giovinco, anche se la formula della cessione garantirebbe un eventuale ritorno alla base. Anche in futuro, però, vedo improbabile un Giovinco titolare nella Juventus. Non mi si venga a dire che si tratta dell’ennesima “vittima” di Del Piero: massimo rispetto per il suo talento, ma non mi è mai sembrato all’altezza. Senza ironia… sono alto come lui! Che provi a fare il salto di qualità a Bari, allora, portando qualche milione utile alla causa bianconera. Ventura sogna di averlo in squadra, lui potrebbe giocare finalmente titolare. Poi si vedrà.

Gruppo Real

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Di vedovi di Mourinho ce ne sono già molti ed è comprensibile, visto che il suo successore Benitez, al massimo, riuscirà a ripetere quello che ha fatto lo Special One, ma senza i suoi show contro tutti e tutto. Adesso mil tecnico portoghese non c’è più, ed a Madrid ha iniziato da pochi giorni un’altra sfida, certo non la più difficile della sua carriera. Dopo aver vinto tutto col Porto, riportato il Chelsea ai vertici del calcio inglese e l’Inter in cima all’Europa, deve riuscire a primeggiare nel Continente con il Real Madrid. Le merengues non portano la Champions League a casa da otto anni: da quelle parti, un’eternità, anche se forse si sono dimenticati dei più di trent’anni di digiuno tra la sesta e la settima coppa. Comunque, Champions League sia, con relativi investimenti sul mercato. In realtà, non è che ci sia molto da migliorare: più che altro serve una guida carismatica che tenga le redini di un gruppo di prime donne, uno che non abbia figli e figliastri. Cristiano Ronaldo, per esempio, dovrò sacrificare un po’ dei suoi gol e macinare qualche chilometro in più per correre dietro al terzino che sale: Mourinho lo chiese ad Eto’o, lui obbedì e sappiamo tutti come è finita. Per il tecnico portoghese la sua Inter “era un gruppo fantastico, anche a livello umano, ma non era la squadra più forte e per questo era costretta a lavorare il doppio”. Mourinho come Lippi, ma non sempre la ciambella viene col buco e ci può essere tutto il gruppon che vuoi, ma se non ci sono campioni nel mezzo… L’Inter forse non era la più forte, ma tra le prime tre c’era di sicuro, come livello assoluto. Per il Real Madrid il punto di partenza è il medesimo, vediamo se andrà a finire nello stesso modo…

Forse non serviva proprio lui

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Cavani al Napoli è un grande colpo per i partenopei oppure no? Per valore assoluto direi proprio di sì: da sempre sono un estimatore dell’attaccante uruguaiano. Come valore aggiunto al progetto della squadra non saprei. In fondo si tratta di una punta, sì, ma di una punta che parte da lontano, non del classico uomo d’area che sarebbe servito al Napoli. La squadra di Mazzarri ha già Lavezzi e Quagliarella, due che insieme mettono venti gol l’anno. Serviva uno che da solo ne facesse altrettanti: Cavani viaggia sulla media gol di Quagliarella, anche se è più giovane e può sicuramente migliorare. Al Napoli mancava uno come Denis, però forte. Non l’ha preso, ma il materiale umano a disposizione di Mazzarri rimane più che buono: non bisogna infatti dimenticare che in rosa c’è un certo Hamsik, uno che una decina di reti a stagione le fa. Cavani ha fatto bene a scegliere il Napoli? Per il suo conto in banca sì, per il resto, non mi sembra un grande passo in avanti per la sua carriera. Come piazza quella partenopea è più seguita, ma per Cavani forse ci poteva già essere il salto di qualità. Peccato che nessuno avesse soldi da spendere:se proprio bisogna spendere quelle cifre (seppur dilazionate nel tempo), megolio farlo per un bomber vero. Comunque, Cavani meglio averlo in squadra che contro, sia chiaro.

Emigrare in tarda età

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Il calcio si deve rinnovare, lo devono fare soprattutto le squadre, se vogliono immettere nuova linfa vitale. Il calcio succhia energia, più si è giovani, più si corre. Ci sono però senatori che non vogliono mollare il posto, e ci si aggrappano con tutte le loro forze rimaste. Ognuno fa il suo gioco, per carità. Per un Del Piero al diciottesimo ritiro juventino, c’è chi come Gattuso ha capito di aver fatto il suo tempo e cerca nuovi stimoli all’estero, dopo essere emigrato in tenera età in cerca di fortuna. C’è uno Zanetti che all’Inter è finalmente davvero leader e che alla veneranda età di 37 anni si è tolto lo sfizio della coppa più bella e si ripropone come uomo tuttofare, e c’è un Totti che continua ad essere allo stesso tempo l’uomo in più, ma anche il fardello di una Roma che prima o poi dovrà fare a meno di lui. Ci sono però due grandi campioni nati nel 1977 che hanno fatto due scelte che mi hanno messo un poì di tristezza, calcisticamente parlando. Sono Henry e Raul, due che hanno scritto la storia di due club, Arsenal e Real Madrid, che saranno loro per sempre grati. Il francese è già emigrato negli States, per giocare a New York, nei Red Bulls: traducendo, andrà a fare ferie ben pagate in America. Lo spagnolo, invece, abbandonerà (ma non è ancora ufficiale) la sua Madrid per la grigia e triste Gelsenkirchen. Lo aspetta lo Schalke 04: i romantici non l’avrebbero mai detto. Vederlo con un’altra maglia dopo 16 anni in blanco sarà proprio triste. Non che un declino con la stessa maglia addosso seduto in panchina sia più bello, ma io un Del Piero negli Stati Uniti non lo accetterei mai. Col mal di schiena, col bastone, ma alla Juve.

Deciditi, una volta per tutte!

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Dzeko sembra davvero forte, almeno dai soliti tre gol che si possono vedere nei vari servizi televisivi sul bomber bosniaco. 24 anni, da tre gioca nel Wolfsburg, dove ha vinto uno storico scudetto, ma è letteralmente esploso nelle ultime due stagioni. Gran fisico e piedi da non sottovalutare: insomma, un armadio in grado di dare del “tu” al pallone. Merce rara, e che per questo la sua squadra attuale vorrebbe far pagare a caro prezzo. Lui ovviamente si è stancato di Wolfsburg e del Wolfsburg: quello che doveva fare lo ha fatto, meglio andare a cercare gloria e magari soldi altrove. Le concorrenti ormai le conosciamo bene: Manchester City, Juventus, Milan, Bayern Monaco. Per il suo prezzo, in realtà, le italiane sembrano tagliate fuori: dalla Germania chiedono 40 milioni, sembra. Cifra totale che si può permettere solo la squadra guidata da Mancini. Però, ammettiamolo, il City può non esercitare lo stesso fascino delle altre tre. Juve e Bayern Monaco potrebbero arrivare a Dzeko inserendo delle contropartite tecniche nell’operazione (Diego e Gomez), ma a Wolfsburg hanno detto di volere solo soldi: questo taglia fuori del tutto il Milan, la prima società che a suo tempo aveva messo gli occhi su Dzeko. Questa telenovela non si risolverà presto: ogni volta che esce una pretendente, il Wolfsburg alza il prezzo, il giocatore, poi, dichiara amore un po’ all’una, un po’ all’altra. Ieri ha detto di voler aspettare il Milan. Aspetta e spera, Edin…

Nuovo non è bello

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Tempo di vestiti nuovi in casa romanista. Ieri nei vari Roma Store della capitale, i giocatori hanno posato come modelli per presentare a stampa e tifosi le nuove divise. Totti, Menez, Brighi e Casseti erano in in centro città, a Piazza Colonna; Vucinic, Fabio Simplicio e Andreolli decisamente più fuori, a Centocelle; Adriano, Julio Sergio, Riise e Rosi sulla via Appia. Vabbè, la prima maglia è in pratica uguale a quella dell’anno scorso: in fondo, la Roma ha la maglia rossa con i bordi gialli, non è che si possa fare grandi voli con la fantasia. La seconda è presentabile, la terza è una maglia da calcetto. Io sono per le cose buone di una volta, almeno nel calcio: ho come l’impressione che per cercare sempre la novità, si stia rovinando quello che c’è di più sacro nel pallone, ovvero la maglia. Oltre al pallone stesso, Jabulani docet. Le maglie della Juve fanno storcere il naso, ad esempio, perchè sono decenti solo se viste da lontano, con quelle zigrinature. In più, quest’anno calzoncini e calzettoni saranno neri, scelta che mi riporta ad anni belli e zidaneschi, ma li preferirei bianchi. Oscena la divisa di riserva, così come quella dell’Inter, con il biscione, buona per andare a ballare nei posti tamarri. Spiacevole, tornando alla Juve, l’uso dei numeri gialli, così come erano davvero brutti quelli dorati al Milan, e alla Fiorentina, soprattutto. Bianco su viola, non sarebbe più semplice? Comunque, le nuove maglie sono in generale sempre più brutte, con la pancia di Adriano sotto ancora di più.

Che maturi all’estero

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Dove sarà il futuro di Balotelli? In casa nerazzurra tempo fa sembravano stufi di lui, adesso hanno almeno capito una cosa: che il talento c’è, e che se deve essere ceduto, che succeda per una cifra congrua al suo potenziale. In realtà, per quanto possa aver criticato il suo modo di fare, non sarei in grado di dare una valutazione al suo cartellino. Ha davanti almeno una dozzina di anni ad alto livello ed ancora non è chiaro quanto sia forte questo ragazzo. Dalle poche giocate che ha mostrato è un attaccante completo: fisico da Africa Nera, tecnica da “10″ classico. Chiunque venga preso al suo posto, ci sono buone probabilità che sia peggio di lui. In più l’Inter non dovrebbe più avere la smania di vincere: meglio, a quel punto, coltivare questo talento in casa, aspettando la sua definitva esplosione. Da tifoso juventino, però, mi auguro che emigri. In generale, i giovani nostrani devono giocare, se forti. Che lo facciano in Italia o meno, poco conta. Su di lui ci sono le squadre di Manchester: la storia direbbe United, il portafoglio può darsi che strizzi l’occhio al City. Le ultime voci dicono che sulle sue tracce ci sia anche il Real Madrid: ha speso già molto per Di Maria, ma da quelle parti i soldi non sono mai stati un problema. Il fatto strano è che lo vorrebbe Mourinho, l’allenatore con cui ha avuto a lungo contrasti durante i due anni dello Special One all’Inter. Chissà, forse il portoghese potrebbe aver creato ad arte delle frizioni quando lo allenava per poi spianargli la strada per Madrid? Nah… questo sarebbe davvero fantacalcio. Nel frattempo, Balotelli, su invito di Raiola, si è appena cancellato dall’Associazione Italiana Calciatori.

Noi eravamo meglio

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Ha vinto la Spagna, ed è giusto così. Sarebbe stata giusta anche la vittoria dell’Olanda, però. Al termine di un Mondiale tecnicamente scadente si sono piazzate sul podio le tre squadre che hanno meritato di più. La Spagna ha trionfato facendo il grande passo dopo l’Europeo di due anni fa. Lo ha fatto con il suo tipico possesso palla, sfruttando al meglio la capacità di una generazione che ha nella capacità tecnica la sua forza, ed anche il suo punto debole, a volte. In finale ha dato l’impressione di voler entrare in porta con la palla e per questo ha rischiato. Perchè Robben poteva farle molto male, ma l’olandese capace di inventare tiri impossibili ha sbagliato le occasioni più facili. Onore all’Olanda, comunque: non bella come in passato, ma concreta come poche altre volte. E poi applausi anche alla Germania, così diversa da quella a cui eravamo abituati: più giovane, multietnica, dal gioco a tratti spumeggianti. Non sarà un Mondiale da ricordare, dicevo. Sarà stata un’impressione, ma anche i festeggiamenti finali sono stati in tono minore, nonostante la Spagna fosse alla prima vittoria: saremo stati un po’ tamarri, forse, tra tagli di capelli, cappelli tricolori e la coppa alzata su un tavolino. Però mi è sembrato tutto più bello, o forse me lo sto solo ricordando così.