Pepe sì, Krasic forse

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In attesa dell’inizio del Mondiale, uno sguardo al calciomercato. La squadra che si sta muovendo di più (e giustamente dico io, visto che ne ha più bisogno) è la Juventus. Il nuovo corso è partito dall’alto e il mercato si sta indirizzando di conseguenza. Dalla rosa della scorsa stagione, pensata in tutto e per tutto per il rombo, ad un gruppo di giocatori adatti al 4-4-2 di Delneri. Non sarà facile. Intanto la Juve ha preso Pepe: fino a qualche tempo fa ero dubbioso su questo giocatore, anche per la sua presenza in Nazionale. Però, effettivamente il nuovo esterno bianconero viene da due buone stagioni, non salta l’uomo come Camoranesi, vero, ma anche l’oriundo quando arrivò alla Juventus non era certo un top player: doveva fare la panchina a Zambrotta… L’altro esterno dovrebbe essere Krasic. Entrambi sono destri, ma questo sembra essere un dettaglio. Il serbo ricorderà ai nostalgici un altro biondo che ha scritto la storia recente della società bianconera: Nedved. In effetti la somiglianza c’è, la corsa, a quanto pare, anche. Krasic, però, ha meno gol nei piedi, ma non si può certo pretendere tutto. L’affare, però, non è ancora andato in porto, visto che adesso sembra ci sia la concorrenza di qualche club inglese e della solita Inter, tutte squadre con maggiore disponibilità economica. Però, insomma, la Juve si sta muovendo. Di esterni per costruire un 4-4-2 di livello ne mancano ancora un bel po’, però. Qualcuno partirà: sarebbe un peccato se a farlo fosse Diego, ideale per essere la classica seconda punta di Delneri. Beh, comunque ci sarebbe anche da pensare alla prima. Dzeko costa troppo, meglio volare più basso e tenere un po’ di soldi per il resto. E comunque io prenderei Schelotto del Cesena.

A fari spenti

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Finalmente l’Italia è sbarcata, o meglio atterrata in Sudafrica. Un viaggetto niente male verso sud, fatto all’ultimo minuto. Ok, non ci saranno problemi di fuso orario, però potevano andare verso al sede dei prossimi Mondiali un po’ prima. L’Italia non arriva da favorita, nonostante sia campione in carica: come fatto notare da Abete, non è la prima volta che succede. Vero, però se andiamo a scorrere la formazione dell’82 o del 2006 delle belle differenze ci sono. Quella del Mundial, beh, era composta da giocatori che hanno scritto la storia del calcio italiano e, per buona parte di loro, anche dei rispettivi club. Anche in quella del 2006 c’erano individualità migliori, o almeno più giovani: una squadra meno “mitica”, forse, ma comunque di livello. Del Piero, Totti, una quinta/sesta punta come Inzaghi, un Toni devastante… adesso siamo stati dietro al ballottaggio tra Quagliarella, Rossi e Borriello. Pazienza: gli uomini sono questi, non è colpa di nessuno. Giusto portarsi dietro Pirlo in queste condizioni? Come ho già scritto, non credo che ormai si tratti di un giocatore imprescindibile, ma se Lippi lo ritiene tale, beh, allora lo porti. Tanto, spero riusciremo a superare il girone anche senza di lui. In fondo, ai Mondiali se ne portano 23, ma mica tutti giocano. Meglio portare uno mezzo rotto sperando di recuperarlo e farlo giocare, piuttosto che usare una riserva che non vedrà mai il campo.

Non è un pirla nemmeno lui

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L’Inter ha finalmente trovato l’erede di Mourinho. E per farlo è andata di nuovo a pescare nella penisola iberica, anche se lo spagnolo Benitez ha avuto per sei anni il domicilio in quel di Liverpool. C’è poco da dire: ha scelto il sostituto migliore, almeno tra quelli disponibili sul mercato. Certo, la suggestione chiamata Capello c’è stata, o forse no, era solo una mossa per smuovere Benitez, chissà. Fatto sta che sulla panchina dell’Inter si siederà un tecnico con grande esperienza internazionale e con diverso titoli in bacheca. Vero, lo spagnolo non vince niente dal 2006, ma c’è anche da dire che per il materiale umano avuto a disposizione era difficile che potesse fare di più. Oggettivamente, prima il Chelsea e poi il Manchester United erano superiori. In Italia, invece, sarà alla guida di una fuoriserie in grado di fare il vuoto dietro di sè. Come Mourinho, non è un allenatore votato allo spettacolo. Dunque, conserverà quello di buono, anzi di ottimo, fatto dal suo predecessore. Benitez è senza dubbio il tecnico straniero più italiano: non sarà uno Special One, ma di sicuro nemmeno un pirla. Per il campionato, ancora non si intravedono rivali credibili, ripetersi fuori dai confini nazionali sarà più difficile, certo. Però, insomma, non si può dire che Benitez non sia uno che sa come si arriva in fondo alle coppe…

Che schiava di Roma… e poi?

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Se non ci sono polemiche non ci divertiamo. Forse è tutta una tattica per attirare la buona sorte, esattamente come l’amichevole pre-Mondiale da pareggiare 1-1 contro la Svizzera, chissà. Celebre il silenzio stampa del 1982, perfino superfluo ricordare i torridi giorni che precedettero Germania 2006. Qua a creare scompiglio ci si è messo youtube e qualcuno che si è preso la briga di leggere il labiale di Marchisio durante l’inno nazionale. Meglio chiarire subito: non si capisce chiaramente quello che dice, o meglio canta il centrocampista azzurro. Qualche sospetto c’è. Di sicuro c’è solo che chi gli sta intorno fa una mezza risata. Era semplicemente fuori tempo, dice lui. La teoria dei complottisti, invece, è che Marchisio canti “che schiava di Roma… ladrona… Iddio la creò”. Oppure terrona. Dettagli, se fosse vero. Credo che tutto questo polverone sia destinato a dissolversi presto, nonostante anche ai piani alti della politica si siano già scatenate le polemiche. “Roma ladrona”, d’altra parte, è uno slogan che per ora non ha riguardato esattamente i calciatori, mettiamola così. Che Marchisio sia un “nordista” è un dato di fatto: è della provincia di Torino. Come zona, 100% sabaudo. Una ragazzata, comunque, qualsiasi cosa abbia detto o cantato: durante l’inno sarebbe meglio stare concentrati e pensare a chi e cosa si sta rappresentando. Ah, per chi non lo sapesse, ci si stringe a coorte, mica a corte.

Biscottino, per la cabala

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Ok, diciamoci la verità: l’hanno fatto apposta. Siamo italiani e a certe cose ci crediamo. Un’altra sconfitta sarebbe stata inaccettabile, una vittoria molto gradita, un pareggio preso con ottimismo solo se per 1-1. Eh sì, perchè la cabala questo voleva: prima dei due mondiali del 1982 e del 2006, finiti in gloria, l’Italia pareggiò 1-1 con la Svizzera. Quella di ieri sera è stata una partita indirizzata fin da subito in quella direzione, al punto che, in pratica, dopo un quarto d’ora era già finita. Inler-Quagliarella, botta e risposta. Palla al centro e da lì in poi tanti sbadigli. Insomma, vai col biscottone. Di proposito o per le gambe pesanti, nessun tiro degno di questo nome d aparte degli azzurri: Benaglio è rientrato neli spogliatoi con i guanti totalmente intonsi. Almeno gli elvetici qualcosa hanno fatto, un po’ di scompiglio nella nostra area ogni tanto si è visto. Da ora in poi si fa sul serio, e speriamo che queste due amichevoli siano state solo un modo per confondere le idee agli avversari. Meglio contro gli elvetici che con il Messico, sia chiaro, ma se siamo questi, allora dobbiamo aver paura di tutti. Nessuna nota positiva, eccezion fatta per Quagliarella, l’ultimo dei prescelti: sui giornali leggo elogi per Montolivo, ma non mi ero nemmeno accorto che fosse sceso in campo. Cossu, poi, è durato un tempo. Ha fatto poco, ma non era facile, questo gli va concesso.

Bicchiere mezzo pieno

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Molti non saranno d’accordo, ma visto che questo blog è mio è il dominio lo pago io, suvvia, fatemi dire la mia. Credo che l’infortunio di Pirlo possa essere visto anche come una cosa positiva. Non me ne voglia il centrocampista del Milan, che sarebbe l’uomo più dotato tecnicamente, ma il Pirlo vero non si vede da almeno un paio di anni. Una squadra come la nostra, che davanti non punge, forse è meglio che scelga di coprirsi bene. Ed allora, a fare gioco ci pensi De Rossi, uno che non è che abbia esattamente due ferri da stiro al posto dei piedi. Lui, Marchisio e un mediano. Vista la parabola discendente di Gattuso, dentro Palombo, uno che per il mercato della Juventus viene spacciato come regista ma che in realtà non lo è. Davanti non faremo mai spettacolo, meglio puntellare il centrocampo, per proteggere così una difesa che contro il Messico ha traballato troppo spesso. Stasera c’è l’ultimo test prima del Mondiale, per carità, magari il reparto arretrato potrà ritrovare una credibilità, ma ne dubito. In più, la smetterei anche di usare Iaquinta in fascia: d’altra parte, lo ha detto anche lui che proprio non ci si vede bene lì. Di Natale (e su di lui conservo dubbi, lo ammetto), una punta centrale e, a destra, un’ala. Meglio di Iaquinta anche il crepuscolare Camoranesi, se recuperato, o il “soldatino” Pepe, onesto cursore di fascia e, guarda caso, erede dell’oriundo alla Juventus. Ma il ct è Lippi e io, in fondo, mi fido di lui. In Germania, nel 2006, in panchina c’era lui, e quello fu il suo capolavoro.

Peggio del previsto

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Davvero uno spettacolo osceno quello offerto dalla Nazionale ieri sera. Che non fossimo una grande squadra si sapeva, bastava scorrere i nomi dei 23 selezionati per la spedizione sudafricana, ma che il Messico potesse prenderci a bastonate, questo davvero no. Vero, si trattava di una partita amichevole: come il calcio d’agosto, va preso con le molle. Quando il risultato conterà qualcosa, forse, le cose miglioreranno. Fatto sta che i rapidissimi messicani ci hanno davvero fatto neri. E non stiamo parlando di fenomeni, almeno per ora. In futuro, magari… Avevamo di fronte una nazionale infarcita di ex campioni del Mondo under 17. Era il 2005, fate i conti: tanti ‘88 e ‘89 di qualità. Invece, nell’Italia, è mancato il ricambio generazionale. Qualche ‘83 (ma De Rossi è l’unico che fa la differenza), un paio di ‘84 (e Chiellini non c’era). Poi? Dove sono gli ‘85? Gli ‘86 e ‘87, poi, sono pochi e con presenze che si contano sulle dita di una mano. Il nostro calcio non ha prodotto niente da Germania 2006, canto del cigno di una generazione che poteva anche raccogliere di più: la selezione del 2002, per dire, era di altissimo livello. E anche con un Balotelli in più sarebbe cambiato poco. I problemi partono da dietro: non credo sia un buon segno schierare al centro della difesa un giocatore classe ‘73 che se ne andrà a Dubai dopo il Mondiale ed accanto a lui un ‘87 con un campionato di A alle spalle. Poi magari lo vinciamo di nuovo, eh, ma mi sembra fantacalcio.

Maicon, freccia Real

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Milito rimarrà all’Inter, Sneijder idem. Chi se ne andrà, con ogni probabilità, è Maicon. Non sarà facile rimpiazzare questo straordinario terzino destro. Anche se definirlo “terzino” è riduttivo. Il brasiliano è uno che la fascia la mangia, dotato di una corsa eccezionale e di un tiro mortifero. Naturale che Mourinho nella sua nuova esperienza a Madrid, voglia portarselo dietro. Certo, sono sicuro che un pensierino l’abbia fatto anche su Milito, prezioso per il lavoro sporco e puntuale nelle segnature, soprattutto nei momenti che contano. Ma l’argentino, modesto parere, non è il centravanti più forte del mondo, Maicon, invece, nel suo ruolo è il migliore. La trattativa, dicevo, si farà: il Real Madrid è una sirena a cui, francamente, è difficile dire di no. Al Manchester City, invece, lo si può dire benissimo. Tornare agli ordini di Mancini non lo stimola particolarmente, e lo capisco, ma vestirsi di bianco sarebbe tutt’altra cosa. In attesa di piazzare un colpo nel mezzo ed uno in attacco, Mourinho inizia a disegnare il suo Real dalla difesa, una difesa capace però di ripartire e far male. Maicon, dunque, e poi Kolarov, a quanto pare. Il serbo a dire il vero, non ha ancora espresso il suo potenziale, distillato per ora in qualche bomba da lontano e poco altro. Farne il nuovo Roberto Carlos toccherà allo Special One, e non sarà facile. Per il suo erede sulla panchina dell’Inter, inventarsi il nuovo Maicon sarà altrettanto difficile.

Fatta l’Italietta

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Oggi ce ne sarebbe di carne al fuoco. Ovviamente la notizia di giornata, o meglio di serata, quella di ieri, è che Lippi ha diramato la lista dei 23 che andranno in Sudafrica. Grandi sorprese non ce ne sono state e non ce ne potevano essere: in tanti davano Quagliarella in rimonta e così è stato. Ma partiamo da dietro: Sirigu a casa, ma si sapeva. In difesa a casa Cassani, peccato, perchè se lo sarebbe meritato, e dalla sua avrebbe anche la duttilità. A centrocampo niente da fare per Cossu: nonostante l’infortunio patito ieri, al Mondiale andrà Camoranesi. Come valore assoluto, credo che non si possa discutere. Per quello fatto durante la stagione, poteva anche portare il cagliaritano. Ma, tutto sommato, nulla di scandaloso. La scelta di Quagliarella, devo dire, mi trova d’accordo. Ha un senso: centravanti classici ce n’erano già due, Di Natale porta fantasia, Iaquinta fa lavoro sporco. L’attaccante del Napoli è in grado di fare un po’ tutto, non è uno da 20 gol a stagione, vero, però ha buoni colpi ed ha finito il campionato in crescendo. Detto ciò, siamo una squadretta. Basta guardare il reparto avanzato dell’Argentina o la Spagna in generale per capirlo. Il fatto che il nostro capitano nonchè difensore centrale titolare andrà a giocare a Dubai dopo il Mondiale, inoltre, non credo sia un buon segno. Appena un anno fa era arrivato alla Juve, doveva dare qualcosa in più alla difesa bianconera. No, non era tutta colpa di Ferrara. Anche se l’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport il buon Ciro se la poteva risparmiare. Nemmeno lui si è dimostrato un grande stratega.

Bastava un sms

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Si darà a Cesare quel che è di Marcello, ma secondo la Fiorentina sarebbe stato meglio comunicarlo a chi, finora, Cesare l’aveva sotto contratto. Prandelli diventerà ct, ma a quanto pare la Fiorentina l’ha saputo solo leggendo i giornali. Sul proprio sito internet, infatti, la società viola ha diffuso un comunicato stampa in cui fa sapere che “non è stato ancora informato né avvertito da nessuno degli interessati. Abbiamo appreso solo dal sito della Figc l’accordo raggiunto tra Abete e Prandelli. Reputiamo grave questo comportamento“. Ora, in effetti i vertici viola cascano dal pero, o almeno fanno finta di farlo. Un po’ di scena dopo il trapasso del famoso Progetto ci sta, per carità, però che l’affare fosse fatto lo sapevo anche io. Comunque, la nota continua: “Come già accaduto nel recente passato, quando i media anticiparono la notizia di un’imminente offerta della Figc per Cesare Prandelli, la Federazione ha comunicato in maniera autonoma e tramite stampa, senza alcun tipo di coinvolgimento della proprietà e della dirigenza dell’ACF Fiorentina. Ci auguriamo che tali metodologie comunicative possano non ripetersi più da qui in avanti, anche per non ritardare la programmazione tecnica dell’ACF Fiorentina”. Insomma, se nemmeno a questo giro il Progetto andrà a buon fine, il capro espiatorio c’è già, e si chiamerà Figc. Magari da là hanno chiamato, ed hanno trovato il telefono occupato. E poi, da che mondo è mondo, il marito è sempre l’ultimo a saperlo.