C’era qualche dubbio sul fatto che la corsa all’Europeo del 2016 sarebbe stata vinta dalla Francia? Diciamocela tutta: no. Con Platini presidente Uefa, i transalpini erano in una botte di ferro. In più, hanno anche calato l’asso-Sarkozy. Così, bye bye Euro 2016 e forse gran parte dei progetti riguardanti gli ammodernamenti degli stadi già esistenti o direttamente la costruzione di nuovi impianti. La candidatura italiana non ha nemmeno superato il primo sbarramento: in pratica, ci ha battuti anche la Turchia, superata poi dalla Francia al ballottaggio per appena un voto, 7 a 6. Il sospetto, però, è che si tratti anche del
classico “contentino”: in fondo, la Turchia era alla terza candidatura consecutiva. Forse ci riproverà per il 2020, o forse da quelle parti si saranno stufati. Sarebbe stato suggestivo giocare in Cappadocia, peccato. L’Italia si trova di fronte all’ennesima bocciatura, che però brucia meno rispetto alla precedente, quando vinse la candidatura congiunta di Polonia e Ucraina, scelta discutibile, per usare un eufemismo. Ok promuovere il calcio ovunque, coinvolgere tutti, aprirsi a nuovi orizzonti, ma il 2012 si avvicina e c’è ancora tanto da fare. Brucia meno stavolta, perchè c’era un avversario fortissimo, una corazzata che partiva con i favori del pronostico e con qualche santo in Paradiso. In più, non si è ben capito quale dovesse essere il ruolo fondamentale di Maldini in tutto questo. Tanto fumo e poco arrosto, direi. Ma gli stadi italiani sono da rifare. Europeo o no, è l’ora di darsi una mossa.
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