Io mi aspettavo un roba tipo Giubileo: un anno intero di festeggiamenti, tifosi ebbri di gioia per settimane, caroselli a non finire. Niente di tutto questo. In realtà, le celebrazioni sono state piuttosto sobrie per una squadra che non sollevava quella coppa da quarantacinque anni. La gioia per aver portato a casa quel trofeo così atteso, infatti, è stata subito smorzata dal clima di smobilitazione creatosi subito dopo. Raggiunto il massimo, insomma, è l’ora di guardare altrove. Mourinho, il vate che ha guidato l’Inter alla conquista dell’Europa, non ha fatto in tempo a prendere la medaglia che già annunciava l’addio al nerazzurro per accasarsi da Florentino Pere
z. Con lui andrà Maicon, a meno che il Manchester City non faccia un’offerta folle a lui e alla società. Difficile: quella maglietta bianca, o meglio blanca, ha un peso specifico non indifferente. Oggi il presidente Perez sarà a Milano, forse c’è già, forse sta già parlando con Moratti mentre sto scrivendo. C’è quella clausola di rescissione: 16 milioni che non intende pagare per intero. Lo spalleggia Mourinho, convinto che la gratitudine possa rosicchiare quella montagna di soldi. Ma Moratti non ci sta: in fondo, il tecnico portoghese gli ha un po’ rovinato la festa, è bene che paghi. I toni si stanno surriscaldando. In più, l’annuncio dato da Perez che dava l’affare come già fatto non ha certo facilitato le cose. Ad ogni modo, Josè da Setubal è stato lo spartiacque: da ora in poi, all’Inter, ci sarà un avanti Mou e un dopo Mou. Logico che, per ripartire, ci sia bisogno di un grandissimo. L’indiziato numero uno è Capello: gli mancherebbe solo l’Inter, in Italia. L’affare è possibile.
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