Adriano, il colosso che a venti anni doveva spaccare il mondo e che poi si è perso tra gravi lutti, notti brave, fiumi di alcol, saudade e chissà cosa, tornerà in Italia. Non all’Inter, la squadra che lo aveva scoperto quando era ancora un carneade in Brasile e con cui si era svelato al mondo in un’afosa notte madrilena grazie ad una sassata all’incrocio. Aveva appena 19 anni: diventò giocatore vero prima a Firenze e poi a Parma, prima
di tornare a Milano. Doveva essere l’imperatore, si trasformò in un re senza corona da spedire in esilio. Il soprannome ovviamente gli è rimasto e a casa sua è tornato ad essere un giocatore vero sul campo. Cioè, quando ci si è presentato, almeno. Di nuovo goleador, non ha mai rinunciato alle sue compagnie pericolose, quelle di quando era ragazzo. Eh sì, perchè Adriano, dentro quel corpo smisurato e sotto quei muscoli da culturista, è ancora un bambino, nonostante le ventotto primavere. Se è in giornata, è capace di far fuori a spallate chi trova sulla sua strada e di sparare bordate terrificanti. Se è in nottata, può anche non presentarsi agli allenamenti. Il che si può fare in Brasile, ma qua, da noi, proprio no. Non andrà all’Inter, dicevo: si vestirà di giallorosso, classico acquisto della Roma. Un giocatore d’attacco, di buona fama, magari in cerca di rilancio. Carew, Mido, Nonda, Giuly, Wilhelmsson, Julio Baptista, Toni. Ora Adriano: l’Imperatore, a Roma, dovrebbe trovarsi bene.
