Mourinho dice che allenerà il Real Madrid, prima o poi. La sensazione è che lo farà tra poco, direi tra due partite. Ultima di campionato a Siena e, poi, finale di Champions League. Ma solo se la vincerà. Mou ha le sue missioni, le compie e poi se ne va. Oppure se ne va comunque: diciamo che non è uno che perde tempo sulle panchine. Al Port
o mollò tutto dopo aver compiuto quello che ancora oggi rimane il suo capolavoro: in due anni vinse tutto con una squadra modesta. Il Chelsea gli chiedeva un campionato che mancava da mezzo secolo: ne portò a Stamford Bridge due di fila. Poi, fallì l’assalto alla Champions e lasciò poco dopo. All’Inter ha vinto in campionato e si andrà a giocare la coppa tra pochi giorni: che vada bene o male, Mourinho scapperà a Madrid, ricoperto d’oro da Perez più di quanto adesso non faccia Moratti. E’ un percorso naturale e per gradi: il Real Madrid è il massimo e da quelle parti vogliono la Champions League. L’ennesima missione per lo Special One. Poi, come ha già detto, prenderà per mano il Portogallo: e se vincesse anche con quello, allora, sarebbe davvero uno dei più grandi di sempre. Nel frattempo, sembra che troverà una panchina anche uno degli allenatori più scarsi d’Italia: sto parlando di Donadoni, che sostituirà Delneri alla Sampdoria. In Champions League, magari. Lo vuole Cassano: questa sì che è meritocrazia.
