Conservo il dubbio. Quella di Guardiola era una battuta? Quella sul fatto che se fosse passato il CSKA il Barcelona avrebbe dovuto fare un viaggio della speranza per arrivare a Mosca, intendo. Chissà, fatto sta che stasera l’Inter gioca la partita più importante della sua stagione. Fare bene stasera significherebbe molto in vista del ritorno in Catalogna: l’essenziale, per i nerazzurri, sarà una banalità, ma è non prendere gol. Quando vai al Camp Nou un gol preso lo devi sempre mettere in conto. L’Inter, tutto sommato, nonostante la Roma
non abbia intenzione di mollare la vetta in campionato, arriva a questa sfida in discrete condizioni: ha conquistato la finale di Coppa Italia a Firenze ed ha superato la Juve in una partita sentitissima. In più, sembra che Eto’o abbia il piede particolamente caldo ed il fatto che sia un ex blaugrana specializzato in gol pesanti in Champions League non fa che aumentare le speranze nerazzurre. Dall’altra parte, in compenso, c’è Ibrahimovic, ma la stella più attesa, nemmeno a dirlo, sarà Messi, al momento mezzo uomo e mezzo Maradona, e forse sto stretto. Se sta bene, meglio iniziare a snocciolare il rosario. Ma, in ogni caso, è solo la punta di un iceberg in grado di affondare qualsiasi corazzata.
Per una attimo, il titolo del Il Romanista “Aripijatece” apparso dopo il sorpasso della settimana scorsa è sembrato una gufata pazzesca. Invece, la Roma ce l’ha fatta a rispondere all’attacco dell’Inter ed è tornata in testa a meno di 48 ore dal sorpasso nerazzurro. Due big match che, in un modo o nell’altro, potevano decidere la stagione. La Juventus era partita bene nel derby d’Italia, poi una sciocchezza di Sissoko le ha tagliato le gambe: arroccata dietro, sono finiti presto i rifornimenti per le punte. L’Inter è passata con una prodezza di Maicon, ma dopo aver fallito molto. Ha sofferto per arrivare ai tre punti anche la Roma, passata in svantaggio contro la Lazio: far
lo rinunciando a Totti e De Rossi potrebbe giovare ancora di più al morale della truppa giallorossa. Il “generale” Ranieri, bravo o fortunato, ha scelto la strategia giusta. Il campionato ha comunque emesso due verdetti: il Milan è fuori dalla corsa scudetto dopo essere caduto a Genova. D’altra parte, quando al centro della difesa gioca un onesto ex terzino destro come Oddo e deve affrontare uno dei migliori nel gioco aereo come Pazzini, il gol è sempre nell’aria. La rete-vittoria della Sampdoria è arrivata al 90°, così come il pareggio del Palermo, autore di una rimonta in extremis a Cagliari. Questi due risultati, insieme colpo esterno del Napoli a Bari, ottenuto grazie ad un super-Lavezzi, spingono la Juve sempre più giù. Con tre squadre davanti, troppi punti da recuperare e quattro partite al termine, per i bianconeri la Champions League è pura utopia. In coda, vitale la vittoria dell’Atalanta sulla Fiorentina: i bergamaschi, così, si avvicinano a Bologna e Lazio. Con una squadra che insegue così in forma, può davvero succedere di tutto là dietro.
Ieri il Livorno ha fatto un grandissimo passo verso la retrocessione. A dire il vero è il “coronamento” di un cammino lungo e tortuoso, fatto di esoneri, polemiche e di una rosa oggettivamente inadeguata per la categoria. Il compagno Lucarelli, non me ne voglia, ormai è un grande ex attaccante, Tavano, invece, praticamente non è mai pervenuto. Dei giocatori labronici non so chi sia da A, ma l’impressione è che si
potrebbero contare sulle dita di una mano. Il Livorno mi era simpatico, peccato. Ma diamoci una dimensione internazionale. In questo clima da “The day after tomorrow”, ci pensa un vulcano islandese a mettere in crisi gli spostamenti in tutta Europa. Al punto che il Barcelona, di scena martedì a Milano contro l’Inter, sta facendo il viaggio in pullman. Si fermeranno in quel di Cannes, notte in Costa Azzurra e poi verso la Lombardia per la semifinale di andata. Una cosa d’altri tempi, quando ci si spostava per la strada e non con l’aereo, un tragitto che tra l’altro ho fatto diverse volte, seppur arrivando in Toscana. Una volta con la scuola, due per le vacanze estive. Io, però, più modestamente nel viaggio mi sono fermato a Montpellier e ad Arles. Chissà, magari il Barcelona si fermerà nelle stazioni di servizio e come tanti improvviserà una partita nel parcheggio tra una Rustichella e un Camogli.
Rabbia e poco altro nel derby d’Italia. Parte bene, ma dopo 6 minuti da Barcelona, la Juventus si affievolisce e, dall’espulsione di Sissoko, in pratica si spenge arroccandosi dietro cercando, a quel punto, solo di arginare le mareggiate nerazzurre. L’Inter prima si divora un paio di gol, poi trova la rete con una grande giocata di Maicon. In parità numerica, la Juve dà la sensazione di potercela fare, ma la capacità di vincere dipende anche dalla capacità di capire quando si possono fare certe cose. Ingenuo Sissoko: immagino che fare un’entrata del genere sulla linea del fallo laterale quando hai già un giallo a carico non sia l’id
eale se si vuole dare una mano alla squadra. D’altra parte lui è così, si sa: d’altra parte, se avesse più autocontrollo sarebbe il mediano più forte del mondo e non giocherebbe nella Juve (di oggi)… Insomma, fuori Sissoko, l’Inter trova spazi, le prova tutte per non segnare, ma alla fine vince, e si riprende la testa della classifica, almeno fino a domani.Per la Juventus, invece, la quasi certezza dell’addio alla Champions League: peccato per i soldi, solo per quelli. Avere solo una competizione, invece, non potrebbe che giocare ad una squadra che, rosa alla mano, anche l’anno prossimo potrebbe avere difficoltà a reggere una stagione su due fronti. Mancherà il contante? Ecco qualche cessione eccellente: difficile piazzare Melo e Diego (che comunque non venderei), l’indiziato numero uno è Buffon. Un po’ fragile e 32enne, vero, però mi dispiacerebbe molto, perchè si tratta di uno dei pochi che ha sempre dimostrato di tenere alla maglia bianconera. Chi vivrà vedrà.
Quella di stasera non può essere una partita come le altre. Non lo è mai stata e non lo sarà mai: conserva la dicitura di “Derby d’Italia” nonostante, albo d’oro, che dovrebbe indicare per questa partita Milan anzichè Inter. Calciopoli non ha fatto altro che ingigantire la rivalità, fino ad alimentare un vero e proprio odio. Le sconfitte dell’una sono vittorie dell’altra: è il calcio, bellezza. Juve e Inter: due religioni opposte con milioni di adepti, che due volte per campionato si trovano contro in un match che, volenti o nolenti, ha sempre più di un motivo per essere seguito. I bianconeri hanno conosciuto l’inferno della B, sono risaliti, ora sono in Purgatorio, mettiamola così. L’Inter, nel frattempo, se l’è goduta: tricolori in serie, con minimi accenni di affanno. La Serie A territorio di caccia nerazzurro per anni: per la Juventus l’occasione per poter contribuire alla fine del dominio rivale, cosa sempre gradita, adesso ancora di più dopo le voci di una nuova Calciopoli. Voci, solo voci, per ora, e forse anche in seguito. In attesa di eventuali novità, ecco l’occasione per dare una spallata ai sogni di gloria nerazzurri. Difficile, ma non impossibile: la Juve è imprevedibile e l’Inter è distratta dalle sirene europee. La Roma è già avanti, darle una mano darebbe un senso a questa tribolata stagione bianconera. Un po’ triste, ma chi può negare che sia così?
Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, si è lasciato andare a delle riflessioni davanti ai microfoni de Le Iene: sintetizzando, ritiene che senza Calciopoli l’Inter non avrebbe vinto quattro scudetti di fila (ed è in corsa per il quinto) e che, forse, non sarebbe una brutta mossa restituire quello del 2006. Anzì, la definisce addirittura vincente. Restituire, dunque, ma a chi? Certamente non alla Juventus: non avrebbe senso e, da tifoso
bianconero, quel titolo non lo rivorrei. Già pensavo di aver espiato i miei peccati facendo la B, figuriamoci se voglio peggiorare una situazione in cui vengo ancora definito “ladro”. Senza Calciopoli l’Inter avrebbe mai vinto lo scudetto? Per lui no: rimango un po’ perplesso. In fondo, non è colpa di Moggi se il 5 maggio l’Inter fece harakiri all’Olimpico. O forse mi sbaglio. Ma il calcio è bello perchè è vario ed ognuno lo vede come vuole. In generale, non credo che se tutti sono colpevoli tutti sono innocenti: non è così, se tutti sono colpevoli… sono colpevoli e basta. Al di là delle intercettazioni, però, ancora vaghe, confuse e che non porteranno a nulla, in generale non mi va giù che non si possa accusare qualcuno solo perchè, adesso, non c’è più e non è in grado di difendersi. Comunque gli interisti possono stare tranquilli: il nuovo corso della Juve, si dice, partirà da Benitez ed il progetto prevede di vincere in tre anni. Altri tre. Alè.
Come non detto, oppure no. Un altro forte indiziato per la prossima panchina della Juventus è, da ieri sera, Massimiliano Allegri, ormai ex allenatore del Cagliari. Esonerato ufficialmente per le deludenti prestazioni dell’ultimo periodo, ma c’è chi dice che il vero motivo sia un suo flirt con la Juve. In effetti, mandarlo via per due punti in nove partite dopo una prima parte di campionato da incorniciare non è che abbia un grande senso. E’ anche vero che il presidente del Cagliari in fatto di panchine a volte agisce così, d’istinto, quin
di tutto è possibile, ma che Allegri si sia sentito con la dirigenza della Juve dando magari anche la sua ovvia disponibilità non è fuori dal mondo. Sono due cose diverse, soprattutto per l’ingaggio, però io preferirei Benitez, che avrei messo anche davanti a Prandelli. Lo spagnolo ha vinto qualcosa in carriera, e lo ha fatto anche giocando male. Sarà un paradosso, ma in panchina vorrei qualcuno capace di vincere anche senza un gioco spumeggiante. Se poi c’è anche quello, meglio. Allegri ha vinto finchè il suo Cagliari ha avuto la brillantezza per produrre un bel calcio, poi la flessione. Una squadra che vuole vincere deve saperlo fare sempre: mi viene in mente Capello, al di là di Calciopoli. A proposito: ieri al processo di Napoli il primo round è andato a Moggi, dicono. Ma ci sarà tempo e modo per trattare l’argomento, credo. Nel frattempo, l’Inter conquista la finale di Coppa Italia facendo poco turnover: con il campionato in bilico e la Champions League che presenta una semifinale che sembra il Mortirolo, Mourinho non vuole rischiare di finire con zeru tituli.
In attesa di sviluppi da Napoli (sviluppi che non ci saranno, nda), parliamo un po’ di calciomercato. Quanto incide un allenatore nel rendimento di una squadra? C’è chi dice il 5%, c’è chi moltiplica per dieci la percentuale. Mourinho direbbe 100%. Quello che ho capito è che il “manico” conta, eccome. Sarebbe almeno fondamentale non mettere in panchina uno che del tecnico ha solo visto e non fatto il mestiere, metterci
uno davvero bravo alla squadra non farà mai male. Alla Juve credo che finalmente l’abbiano capito: questa stagione, è andata a farsi benedire anche a causa del fatto che in panchina c’era uno come Ferrara, grandissimo giocatore, immagino simpatica ed affabile persona, ma scarso allenatore. Insomma, sembra che a Torino arriverà Benitez: mi pare strano, ma le conferme ci sono. D’altra parte il Real Madrid punta tutto su Mourinho, ed immagino che al portoghese questo non dispiaccia. Lo spagnolo ora al Liverpool sarebbe l’uomo giusto? Di sicuro ha dimostrato di poter arrivare in alto anche con squadre non eccelse dal punto di vista tecnico, e questo non è un male, vista l’attuale rosa della Juventus. Difficile in ogni caso che si porti qualche bel giocatore da Anfield: i tifosi bianconeri possono abbandonare fin da ora i sogni chiamati Gerrard e Torres, al massimo arriverà N’Gog. Anzi no: in attacco si riparte con Amauri, che sarà galvanizzato dal grandissimo Mondiale che farà con l’Italia.
Allora, questo campionato chi lo vince? La Roma ha effettuato il sorpasso, impensabile fino a poche giornate fa, ed adesso ha un punto in più rispetto alla capolista Inter. I calendari delle due squadre si equivalgono, all’incirca. Fuori dai giochi il Milan, attardato di quattro lunghezze dai giallorossi e atteso da impegni che porteranno inevitabilente ad una serie di punti persi per strada. Lotta a due, insomma. Inter contro Roma,
Mourinho contro Ranieri. I nerazzurri sono ancora in corsa su tre fronti, ma potrebbero anche finire la stagione con zeru tituli, i capitolini erano partiti in maniera disastrosa e con un allenatore rifugiatosi in Russia. Il prossimo turno dirà molto: già venerdì la Juve farà visita all’Inter (con lo stimolo delle nuove interecettazioni), la Roma sarà impegnata nel derby, partita indecifrabile per antonomasia. Continua poi ad essere avvincente la corsa al quarto posto: Palermo ok col Chievo, Sampdoria idem grazie alla vittoria nella stracittadina col Genoa, Juventus che resiste superando a fatica il Cagliari. Perde terreno invece il Napoli, che ora a cinque punti dalla Champions League e con tre squadre da superare: dopo l’harakiri col Parma è molto difficile l’aggancio al quarto posto. Per quanto riguarda la salvezza, fondamentale il successo della Lazio a Bologna: gli emiliani, adesso, rischiano grosso. Tutte quelle che stanno sopra, ad occhio e croce, sono salve.
C’è poco da fare: la Champions League toglie energie, soprattutto nervose. Altrimenti non si spiegherebbe come una squadra che è prima in classifica possa subire la rete del 2-2 subito, così, dopo aver faticato tanto per ribaltare lo svantaggio iniziale. Quella di Firenze è una trasferta difficile per tutti, sia chiaro, ed un punto al Franchi sarebbe un ottimo risultato, non fosse che grazie al pareggio di ieri oggi la Roma ha la possibilità di effettuare il sorpasso. Forse ci siamo sul serio: dopo tanto tempo il campionato potrebbe cambiare
padrone, almeno per una giornata, poi si vedrà. Anche la Fiorentina, tra l’altro, paga l’impegno della Champions: finchè è stata in corsa, ha speso molto, forse troppo per la risicata rosa a disposizione di Prandelli (la difesa schierata ieri sera, con tutto il rispetto, era da zona salvezza) e, nonostante discrete individualità dalla cintola in su, per lei la coppa rimane un’utopia. A proposito: il Barcelona ha violato pure il Bernabeu. Se già faceva paura prima, figuriamoci adesso. In più, non è mancata la perla della discussione di Mourinho col guardalinee Ayroldi, che avrebbe esultato al termine del match. A dire il vero non è la prima volta che direttori di gara e soci dimostrano la loro soddisfazione per aver fatto delle belle prestazioni, ma non si sa mai… Nell’anticipo di ieri, poi, pazzo Napoli: i partenopei sprecano un’occasione d’oro facendosi beffare da un Parma che dovrebbe essere ormai appagato e che invece ha combinato un discreto scherzetto agli uomini di Mazzarri. Il campionato, davvero, non vuole dare certezze.
