Tra gite a Gardaland e malori, Balotelli fa comunque parte di una delle due squadre che si contenderanno la Champions League il 22 maggio a Madrid. Sì, ma la sensazione è che la sua esperienza all’Inter sia agli sgoccioli, come conferma il suo procuratore Raiola: “Così sicuramente non si va avanti - ha detto -. Così Mario non resta un altro anno all’Inter, lo posso garantire. Le sue scuse erano sincere ma qualcuno in società non ha capito, volutamente. Oggi la società è l’allenatore, nel senso che sono sulla stessa linea“. Lo scon
tro tra il bizzoso talento nerazzurro e Mourinho è ormai totale ed aperto. Tra i due, ho l’impressione che Moratti non avrebbe dubbi su chi buttare giù dalla torre: il tecnico portoghese ha raggiunto alla guida della squadra la finale e potrebbe vincere tutto, Balotelli potrebbe non mettere mai la testa a posto. “Sta aspettando di giocare con l’Inter fino alla fine del campionato, con la speranza di giocare anche nella finale di Champions - spiega Raiola -. Mario non ce l’ha nè con i tifosi nè con la squadra. Oggi Mourinho e la società sono uniti, e lo trovo logico. Ma se si fa una politica di risultati, io devo difendere gli interessi del mio assistito. Io discuto con la società, poi non so se la societa’ si fa guidare da Mourinho, dipende da Moratti“. Cosa avrà voluto dire? Balotelli vuole andare via dall’Inter e farà di tutto per riuscirci. Magari sarà più facile di quanto pensa: non avrà nemmeno bisogno del mal di pancia alla Ibrahimovic. Ah, guarda caso un’altro assistito di Raiola. Lo svedese, tra l’altro, “non ha rimpianti di essere andato a Barcellona“. Ce l’ha Laporta per averlo comprato.
L’Inter ha meritato di la finale, perchè ha giocato come doveva, e lo ha fatto per 180 minuti. Aggressiva all’andata, arroccata dietro al ritorno. Non definirei i nerazzurri “eroi”, però, come sta facendo tutta la stampa. Gli eroi sono ben altri e vanno cercati al di fuori dello sport. Se proprio si deve nel calcio, allora riserviamo certi termini ad una squadra di Conference che sbatte fuori il Manchester United dalla FA Cup. L’Inter è una squadra costruita per vincere e per farlo Moratti ha speso milioni su milioni, nessuna impresa epica se ha conquistato la finale di Champions League. In fondo, il Barcelona è composto da 11 uomini, di cui qualcuno non fenomenale: Keita, Milito, Pedro, Busquets sono giocatori normali. Erano due superpotenze, ha vinto l’Inter. Che ha meritato, ripeto, perchè il Barcelona ha battuto il record mondiale di
possesso palla, credo, ma nel calcio l’obiettivo è fare gol. Se ci fosse la regola “100 passaggi = una rete” i catalani sarebbero andati in finale per distacco. Ed invece no, l’1-0 non è bastato, anche per colpa del risultato dell’andata, viziato, non me ne vogliano gli interisti, da una dubbia decisione arbitrale. Se il gol di Piquè fa pari con quello di Milito, il Barcelona potrebbe recriminare per il fallo su Dani Alves: con il 3-2 all’andata adesso in finale ci sarebbero i blaugrana. In ogni caso, dovevano cercare di più la porta e non l’hanno fatto. In più, acquistando Ibrahimovic dando Eto’o e cash all’Inter hanno involontariamente aiutato i loro avversari: eccezionale il camerunense in sacrificio sulla fascia, nullo e irritante lo svedese. Complimenti agli interisti, anche se non capisco i caroselli e certe scene di tripudio: ok, il peggio sembra passato, ma la finale va sempre giocata. Però, forse, trentotto anni senza una partita del genere possono essere una giustificazione.
Bayern Monaco prima finalista: se il blasone e la rosa la rendono una degna rivale della squadra che verrà fuori dallo scontro tra Barcelona e Inter, rimane qualche dubbio su come i bavaresi siano arrivati al Bernabeu. Innanzitutto lo scippo alla Fiorentina, poi il quarto dominato dal Manchester United. Però la finale vedrà in campo il Bayern Monaco, squadra tosta, i cui undici titolari possono dare fastidio a tutti, anche senza aiuti arbitrali clamorosi. Se stanno bene, nessuno ha una coppia d’ali come i bavaresi: Ribery e Robben in giornata farebbero venire il mal di
testa a chiunque, tanto per dire. Peccato che il francese la finale la guarderà da spettatore per una sua sciocchezza. Ma anche il resto è di spessore: certo, la vincente di Barcelona-Inter andrebbe in finale da favorita. Sapremo stasera chi sarà l’avversario del Bayern Monaco. Se poi un onesto mestierante dell’area di rigore come Olic fa il fenomeno… Ora come ora, direi al 70% i nerazzurri. Fare due reti senza subirne non è impossibile se ti chiami Barcelona, ma se davani hai questa Inter carichissima forse diventa un po’ più complicato. L’ambiente si sta scaldando e adesso ci mancava solo la pentolata dei tifosi blaugrana fuori dall’albergo degli interisti, cose davvero di un calcio d’altri tempi. A dimostrazione che tutto il mondo è paese ma alcuni posti sono pure peggio, i poliziotti, evidentemente con la maglietta di Messi sotto la divisa, non sono intervenuti subito, ma hanno a lungo aspettato rimanendo in attesa di ordini.
Allora, va bene sentire la partita, ma adesso in Catalogna stanno iniziando ad esagerare un po’. Da giorni in a Barcelona e dintorni la parola d’ordine è “Remuntada”. Dalle magliette indossate dai giocatori al termine della sfida vinta con lo Xerez si è presto passati agli spot televisivi. Già non capivo certi titolo sui giornali nostrani, ma visto da occhio “interista” aveva un senso: i nerazzurri non vincono la coppa da quando la tv era in bianco e nero, ma i blaugrana l’hanno sollevata al cielo meno di un anno fa. Eppure certa stampa spagnola
parla di “partita del secolo”: purtroppo nel calcio di oggi l’importante è esasperare i toni. D’altra parte, un’azione su due in diverse telecronache è definita “incredibile”… Molto “bello” quello che ha detto Piquè: “Spero di poter ammirare il migliore Camp Nou della storia, uno stadio mai visto, con neanche una sedia libera. Voglio vedere i giocatori dell’Inter quando entrano in campo odiare la professione di calciatore per 90 minuti. Voglio vedere i tifosi incoraggiare il Barcellona e senza violenza“. Salvo solo l’ultima frase. Magari Piquè poteva buttarla dentro all’andata e non l’ha fatto, così da sentirsi in colpa adesso e provare a spronare così l’ambiente. Però questo atteggiamento del Barcelona non mi convince: hanno paura, perchè una squadra che è davvero sicura di sè non ha bisogno di certe buffonate per far paura. Si sono scoperti umani, come tutti.
Dopo aver vinto un derby azzeccando cambi “delicati”, Ranieri non è riuscito a fare lo stesso contro la Sampdoria. Dopo essere passata in vantaggio, la Roma non ha chiuso la partita ed ha subito la rimonta. L’ingresso di Taddei ha infatti aperto il casello sulla fascia sinistra dei genovesi, ed è da lì che è arrivata la sconfitta. Sampdoria in paradiso e Roma in quell’inferno chiamato secondo posto. Ranieri ha provato a vincerla: a conti fatti, uno o zero punti cambiava poco. L’Inter sarebbe rimasta davanti: con gli scontri diretti a favore, adesso i giallorossi devono vincerle tutte e sperare che i nerazzurri ne pareggino una. Basterebbe per il tricolore, ma considerando che i neraz
zurri si troveranno davanti Lazio, Chievo e Siena si capisce come le speranze della Roma siano ridotte al lumicino. La Samp, insomma, si è ripresa il quarto posto dopo che le era stato temporaneamente soffiato dal Palermo, mentre adesso, nonostante i tre punti ottenuti contro il Bari, deve dire addio alla Champions League la Juventus. Lo stesso vale per il Napoli, addirittura bloccato al San Paolo dal Cagliari. Le squadre che andranno in Europa si fermano qua: il Genoa si è fatto superare a domicilio dalla Lazio, che così è praticamente salva e potrebbe non rappresentare un grande ostacolo per l’Inter nella prossima giornata, figuriamoci col rischio di fare un grosso favore ai cugini giallorossi… La Fiorentina, poi, sempre più alle prese con uno spogliatoio in ebollizione, si è arresa mestamente al Chievo. A proposito di toscane, il Livorno saluta la A ed è quasi in B anche il Siena, caduto a Udine. Vittoria vitale per il Bologna, infine, che batte il Parma nel derby emiliano e scaccia l’incubo della retrocessione: per l’Atalanta l’aggancio ai rossoblu sembra pura utopia.
(* ringrazio Lorenzo Mantelli per il titolo)
Le milanesi fanno 3-1, sì, ma di tipo diametralmente opposti. L’Inter era partita male, malissimo contro l’Atalanta, concedendo un gol ad un Tiribocchi in stato di grazia (ha segnato più di Amauri e Iaquinta insieme, che però forse andranno entrambi al Mondiale), per poi rimontare con calma, sfruttando errori altrui
e talento proprio. Nota davvero positiva, il gol di Chivu, dopo che il romeno aveva rischiato non solo la carriera poco tempo fa. Il Milan, invece, ha offerto una prestazione semplicemente inguardabile a Palermo. Certo, gli stimoli nel calcio contano ed i rossoneri, c’è poco da fare, in Sicilia se ne sono portati il giusto. Ormai per loro il terzo posto è cosa certa, per i rosanero, invece, tenere il piede sull’acceleratore è obbligatorio per poter tagliare il traguardo Champions prima degli altri. Il Palermo è davvero una bella squadra: finalmente Zamparini ha per le mani il giocattolo che ha sempre desiderato, ed è frutto di fiuto e lungimiranza, se non altra negli acquisti, visto che i rosanero avevano iniziato la stagione con un altro tecnico, cioè Zenga, che aveva “mentalizzato” i giocatori, ma si vede che lo aveva fatto a scoppio ritardato. Ancora gran gol di Miccoli, per la cronaca. Ma anche segnatura di Hernandez: questo, insieme a Pastore, farà strada.
L’impresa dell’Inter contro il Barcelona avrà prosciugato le energie degli uomini di Mourinho? Questo si chiede e spera che la risposta sia “sì” l’Atalanta, che alle 18 si presenta a San Siro affamata di punti-salvezza. Nonostante le fatiche di coppa e la mente già in Catalogna, difficile che l’Inter fallisca l’appuntamento con i tre punti. Se lo augura la Roma, ovviamente, ed avrà il vantaggio di sapere il risultato della rivale, visto che gioca domani sera. Contro la Sampdoria, non esattamente un impegno facile, ma comunque abbordabile
visto che i giallorossi sono di scena all’Olimpico, che si prospetta gremito e pronto a spingere i suoi verso il tricolore. Fuori dai giochi, ormai, il Milan, che stasera è atteso dal Palermo in Sicilia in una partita di livello, anche se i milanesi hanno ormai poco da chiedere al campionato. A differenza dei rosanero, che sognano la Champions League. Per il Napoli, iscritto anch’esso alla gara per la Champions ma un po’ attardato, ecco il Cagliari, squadra ormai sgonfia che pare aver tirato i remi in barca. Speranze di coppa flebili per la Juventus, troppo distante dalla Samp e con altre due squadre in mezzo: anche vincendo tutte le partite che rimangono a partire dalla sfida con il Bari di domani (e sembra fantascienza), per i bianconeri al massimo dovrebbe esserci l’Europa League. Interessante Genoa-Lazio: i liguri hanno ambizioni europee, i capitolini hanno bisogno di punti per scacciare l’incubo della B.
La Juventus del futuro sembra davvero iniziare a prendere corpo. A differenza delle ultime edizioni, però, stavolta il cambiamento partirà dai piani alti. Dal ritorno in A, la squadra aveva retto, nonostante campagne di mercato sbagliate, grazie alla bravura di chi era rimasto. A conti fatti, nessuno della gente comprata dal 2006 in poi ha lasciato tracce indelebili, per vari motivi. Quelli che non hanno tradito mai già c’erano prima, in prima squadra o chi, come Marchisio, nelle giovanili. La squadra sarebbe da rifondare, ma più che al campo, si guarda fuori. Dopo
il flirt con Benitez, che si vocifera arriverà fino al matrimonio, ecco che torna prepotentemente alla ribalta il nome di Marotta, anche grazie a Garrone, che non si opporrebbe. Con la dirigenza che si ritrovano adesso i bianconeri, si tratterebbe di oro colato. E’ uno che fa le nozze con i fichi secchi, e li potrebbe trovare secchissimi: la Champions League è un miraggio e le entrate con ogni probabilità saranno inferiori alle attese. Alla Juve servirebbe un bel centravanti, ma anche un lifting dietro, con un centrale affidabile ed almeno un terzino capace di spingere. In più, Benitez se arriverà a Torino non lo farà per la gloria. Qualcuno sarà sacrificato per fare cassa, ma con un budget ridotto si fa presto a finire i soldi con due al massimo tre pedine di livello. Per il resto, la Juve avrebbe davvero bisogno di uno col fiuto di Marotta: ha portato a Genova spendendo molto solo Pazzini, Cassano l’ha preso in saldo, il resto della rosa è frutto di scambi, prestiti ed affari a costo zero. Eppure la Sampdoria ha sei punti in più della Juve.
Ma come si può rovinare la festa a tutti in questo modo? Certo, fosse per il resto della ciurma, l’ammutinato Balotelli non avrebbe avuto motivo di esprimere il suo disagio. Eppure il buon Mario non perde occasione per far parlare (male) di sè. Non voglio star qua a far processi, anche perchè credo che Balotelli stia diventando indifendibile: da quando il calcio esiste sono stati fischiati migliaia di giocatori, in pochi reagiscono sistematicamente come lui. Il sospetto, ormai più che fondato, è che lo faccia di proposito: se ne vuole andare dall’Inter, tutto qua. Mettersi contro tutto e tutti faciliterebbe il trasferimento, e credo che anche Raiola ci stia mettendo del suo: ha appena accusato Materazzi, che bel
clima. Peccato per l’Inter, che sembra perderà un talento grandissimo, peccato per Balotelli, che invece di zittire tutti a suon di gol se ne andrà tra i fischi, peccato per il campionato italiano, che vedrà andar via un bel giocatore. Questo perchè spero che almeno Moratti non lo venda al Milan: sarebbe troppo anche per lui. A volte lo hanno fischiato perchè nero e italiano, altre lo hanno fatto solo perchè i tifosi hanno il diritto di farlo. Martedì non aveva senso dare del figlio di buona donna a tutti: bastava un dito sulle labbra, come fanno tutti. Invece no, lui vuole esagerare, ma questo è un cane che si morde la coda: ti fischiano, rispondi così, ti fischieranno ancora di più. La cosa brutta è che almeno Adriano beveva e si è rovinato così, lui lo fa da sobrio. Dicono lo voglia il Barcelona, adesso: comunque vada, andrà all’estero. E l’Inter lo venderà, senza guadagnarci cifre esorbitanti: in fondo, fuori dall’Italia, Balotelli è una riserva ventenne dell’Inter con la testa calda. Per l’Inter, oltre al danno, la beffa.
No, l’Inter non ha scritto la storia come si augurava certa stampa sportiva ieri. Però ha vinto contro quella che all’unanimità è considerata la migliore squadra del mondo. Il fatto che lo sia, tuttavia, non esclude il fatto che a volte possa giocare male. E’ successo ieri sera, ed una notevole parte del merito va all’Inter: se sei capace di far aggirare Messi a 30 metri dalla porta, la colpa è della Pulce, sì, ma anche un po’ tua. I nerazzurri sono andati subito sotto, ma nel primo tempo hanno sostanzialmente fatto loro la partita. Nella seconda frazione hanno trovato due reti e poi hanno subito il logico forcing finale blaugrana. La vittoria nerazzurra è, onesto parere, meritata. T
uttavia due gol di differenza mi sembrano troppi: c’è un rigore solare negato al Barcelona per un fallo su Dani Alves, e il possibile 3-2 finale avrebbe aumentato le chances del Barcelona. Per me, adesso dico Inter in finale al 70% : è probabile che incassi una o più reti in Catalogna, ma lo è anche che ne segni una. Soprattutto se gioca con la grinta vista ieri sera. Il Barcelona è sembrata una squadra normale: con un metro quadrato a disposizione, i piccoletti di Guardiola diventano delle schegge impazzite: con nerboruti orchi in marcatura, liberarsi diventa difficile, anche se ti chiami Messi. In più, in attacco i catalani mi sembrano peggiorati rispetto all’anno passato: Ibra segna la metà di Eto’o e si sbatte meno, Pedro è un’onesto attaccante, ma l’Henry 2008/09 era un’altra cosa. Se poi viene meno anche l’apporto di Iniesta, allora contro certe squadre possono iniziare i dolori. L’Inter ha fatto la partita quasi perfetta (con festa rovinata dallo show di Balotelli), per il ritorno dovrà togliere il “quasi”.
