Fatto a fette, letteralmente. Il Diavolo umiliato dai Red Devils all’Old Trafford mi ha ricordato certe belle figure rimediate dalla Juventus, anche in tempi recenti (vedi Bayern Monaco), in Champions League. Il Milan trovava nell’Europa il suo habitat naturale, lo spazio ideale in cui dare sfogo al talento dei suoi singoli. Ieri
sera, però, di quella squadra rossonera che fu, in campo non c’era nulla. Nemmeno il carattere e la voglia di reagire dopo aver subito i gol. Il Manchester United è una buonissima squadra, ma come parco giocatori - tolto quel fenomeno assoluto di nerbo e tecnica che è Rooney - ci sono formazione che gli sono superiori. Opinione personale, ovvio. Però la forza dei Red Devils sta nel giocare a memoria, mentre certa gente che veste rossonero fa fatica a ricordare come si butta la palla in rete. Il grande Milan europeo è tramontato, se ne facciano una ragione i suoi tifosi. Allo stesso modo, sta naufragando anche il Progetto della Fiorentina: Prandelli spinge e se ne vuole andare (Italia o Juventus), Corvino prova a trattenerlo, ma il tecnico ha capito che più di così i viola non potranno fare. E allora, meglio cambiare aria e mettersi in discussione in una realtà diversa, più grande. Era un progetto. Anche quello di Florentino Perez? Prendere i giocatori più forti del globo e vestirli di bianco lo era? Beh, ad ogni modo, sono falliti entrambi.
Alla fine, come era prevedibile, quel gol di Klose ha pesato come un macigno nella corsa alla qualificazione. Insomma, il Bayern Monaco e Ovrebo hanno avuto la meglio sulla Fiorentina. Certo, fare ogni volta gol per poi prenderlo l’azione successiva non che aiuti, si solito. I viola hanno pagato anche questo: i bavaresi sono pur sempre una grandissima squadra con elementi in grado di fare la differenza. Uno di questi è Robben. Io stravedo per Robben, ca
volo! Sembra vecchio, ma dimostra 40 anni da quando ne ha 18 e, se non tutti lo sapessero, è dell’84:a gennaio ha compiuto 26 anni. Ha già giocato nel PSV, nel Chelsea, nel Real Madrid e nel Bayern Monaco. Insomma, il meglio (o quasi) dei campionati in cui ha militato. Se non fosse di porcellana, credo che sarebbe considerato non inferiore a Cristiano Ronaldo. La Fiorentina, dal canto suo, ha un potenziale fuoriclasse, Jovetic. Il montenegrino, a quanto pare, si esalta in Champions League, dove adora fare vittime illustri: tra Bayern Monaco e Liverpool, in due partite al Franchi, ha messo quattro palloni nel sacco. Un bello (forse un ossimoro con Jovetic, non me ne voglia) di notte. Non è un brutto segno, per carità, ma per essere davvero grande gli servirà continuità, magari facendo finta, che ne so, che il Bologna sia il Barcelona. Grandi giocatori a parte, onore ai viola. Per poter riassaporare la Champions League, però, mi sa che dovranno aspettare il 2011/12.
Meglio chiarire subito, nel caso ce ne fosse bisogno. Io in Europa non tifo per le italiane, a meno che per “italiane” non si intenda “Juventus”. Forse una deroga l’ho fatta ai tempi del Vicenza versione Coppa delle Coppe (ah, nostalgia canaglia…), per il resto, non chiedetemi di sperare in un successo europeo di Inter, Milan o Fiorentina. E chi è tifoso può capirmi. Detto ciò, stasera tocca ai viola cercare di raggiungere i quarti
di Champions League. Traguardo che sarebbe un po’ più alla portata se, per così dire, Ovrebo & Co. non avessero avuto un attacco di cecità sincronizzata all’Allianz Arena. Sia chiaro: alla Fiorentina “basta” l’1-0, ma con una terna arbitrale degna di questo nome sarebbe bastato anche lo 0-0. Non è esattamente la stessa cosa. Il Franchi sarà un catino bollente pieno di tifosi ancor più attenti alle decisioni del direttore di gara: il centro coordinamento dei club viola ha già mandato una missiva a Undiano Mallenco, l’arbitro, e lo ha minacciato di panolada. Sicuramente se la starà già facendo sotto. L’ambiente, ovviamente, è carico e la squadra viola vuole fare in Europa quello che non le sta riuscendo in campionato. Per ora, partita di andata compresa, la loro coppa è stata perfetta. Rabbia, ma anche testa: stasera servirebbe un altro tassello di perfezione.
Fine settimana col brivido, quello appena trascorso. Perché, ad un certo punto, sembrava che fosse già tempo di titoli di coda. L’anticipo serale di sabato sembrava aver decretato l’ora del match point interista. Ieri sera, però, la capolista ha toppato, pareggiando 0-0 col Genoa. I nerazzurri forse hanno già in testa il Chelsea, magari stanno dosando le energie, forse, semplicemente, iniziano ad avere poca benzina: d’altra
parte la squadra di Mourinho deve molte delle sue fortune alla condizione fisica e quando essa viene meno, qualche volta arrivano i dolori. Tuttavia il vantaggio sulle inseguitrici rimane lo stesso, ma con una partita in meno da giocare. Scendendo dal podio, ecco al quarto posto, ancora, il Palermo, che si è sbarazzato del Livorno respingendo l’assalto della Juventus. Corre ancora per il quarto posto il Napoli, sorpassato però dalla Sampdoria, visti i tre punti ottenuti dai blucerchiati contro la sempre più derelitta Lazio. I partenopei sono caduti a Bologna: nel calcio non si può sempre correre a mille all’ora e, se fino a qualche partita fa era il Napoli a far paura, adesso tocca al Bologna fare vittime illustri. Grazie alla vittoria di ieri, gli emiliani sono ad un passo dalla parte sinistra della classifica. Praticamente salvo. Si restringe, dunque, la lotta per non retrocedere: ad occhio e croce, sono coinvolte in sei, dal Catania in giù.
Modalità juventino on: da tifoso bianconero toscano, vincere a Firenze mi dà sempre una soddisfazione particolare. In più, se a segnare sono due acquisti discussi come Diego e Grosso, allora i motivi per festeggiare sono anche di più. La Juventus ha ancora problemi di tenuta: gioca a sprazzi, soffre troppo, si fa chiudere dietro, ha amnesie preoccupanti, però la Champions League rimane lì, alla portata. Tanto per avere soldi per fare mercato, mica per vincerla l’anno prossimo, eh: quello non succedeva nemmeno quando la Juve
era una squadra seria… Bene Diego (non era in fuorigioco, meno male), ok anche Candeva, un assist e tante buone idee in mezzo a un po’ di confusione, da censura la coppia De Ceglie-Manninger, duo comico sulla rete di Marchionni. A proposito della Fiorentina, la cosa certa è che se i viola vorranno partecipare alla Champions League l’anno prossimo, dovranno vincerla questa stagione. In serata la partita che potrebbe aver consegnato un’altra fetta di tricolore all’Inter, ovvero quel biscotto involontario tra Roma e Milan: due squadre a cui manca qualcosa per essere davvero competitive. Delle punte decenti, probabilmente. Huntelaar si è mangiato un gol clamoroso, lo stesso ha fatto Ronaldinho, la Roma, invece, nonostante tanta buona volontà, lassù si è fatta vedere poco. A questo punto sta all’Inter allungare di nuovo e spengere ogni residua speranza.
Il campionato a prima vista sembra ancora aperto, peccato che sia in calendario Roma-Milan, che tradotto significa che qualcuno perderà terreno dalla vetta, sempre che l’Inter, sia chiaro, non cada in casa col Genoa. Quella tra giallorossi e rossoneri è il match di cartello che non ti aspetti, seconda contro terza, perché l’inizio stagione di entrambe era stato a dir poco balbettante. Si sono riprese insieme, più o meno, e piano piano hanno risalito la china fino ad annusare l’odore del tricolore. Non troppo forte, però, perché lo scudetto è cucito su strisce nerazzurre e non sembra volersi staccare, almeno per quest’anno. Sognare, tuttavia è lecito, nonostante le due squadre, dopo una rincorsa prodigiosa, sembrino ora in affanno. L’Inter, come già detto, aspetta al Mea
zza il Genoa: all’andata fu una corrida, col toro rossoblu matato senza pietà dalle banderillas interiste. Il Grifone in classifica regge ancora, ma per fare risultato a Milano servirà l’impresa: i cugini della Sampdoria non ce l’hanno fatta in undici contro nove. Questo turno di campionato parte forte fin da subito, con la classica Fiorentina-Juventus. Una sfida tra deluse: i bianconeri arrancano tra una sconfitta e l’altra e Zaccheroni fa quello che può, tra equivoci tattici da risolvere e infortuni in serie. Sulla panchina opposta siederà Prandelli, l’uomo dei sogni juventini, colui che nei disegni dei vertici dovrebbe guidare la squadra il prossimo anno. Su di lui, però, c’è già l’ombra lunga della Federazione, che l’ha individuato come prossimo ct. Al quarto posto, che è nelle mire bianconere, adesso staziona il Palermo: Zenga aveva esagerato, ma per la Champions League ci sono buone possibilità e la partita col Livorno potrebbe contribuire a far mettere fieno in cascina. Il Napoli, altro contendente, va a Bologna ospite di una squadra in grande spolvero, capace di espugnare Marassi 4-3: partita imprevedibile, da 1X2.
Basta Nazionale, è già stato detto abbastanza su convocazioni e Camerun. Bravi tutti, anche Cossu, che però tanto al Mondiale non andrà. Mi dirigo (stranamente) verso la Juventus, che comunque è un po’ come dire l’Italia. Purtroppo, vista la stagione bianconera. Obiettivo quarto posto, determinante per poter impostare
un mercato di livello d’estate e coltivare di nuovo importanti ambizioni europee. Magari, andando nel frattempo a vincere l’Europa League. La Juventus gioca a Firenze e Zaccheroni, attuale allenatore ma più che altro traghettatore, spende buonissime parole per Prandelli, uno dei candidati alla panchina su cui attualmente poggia le sue natiche. Il tecnico della Fiorentina è, però, anche in lizza per la Nazionale, visto che Lippi mollerà dopo il Sudafrica. Credo che come possibilità sia la migliore possibile, sia per la Juve che per l’Italia. Prandelli sta facendo bene a Firenze ed è sicuramente più maturo per un grande club più di un Conte, ma anche di un Allegri. Per i bianconeri il tempo degli esperimenti e degli acquisti “ad minchiam” (come diceva il Professore) deve finire. In pochi sicuri del posto in rosa il prossimo anno, anche i presunti super innesti dell’estate scorsa Diego, mai decisivo se non a Roma alla seconda di campionato, e Melo, quasi sempre impresentabile. Per il secondo, che si farà il Mondiale da titolare nel Brasile (ebbene sì, nessuna squadra è perfetta), si parla già di Premier League. Fosse davvero il giocatore che si è visto finora, lo manderei all’Arsenal anche per Sagna. Ha meno di tre mesi per smentire tutti.
Un po’ dispiace non aver assistito allo spettacolo offerto dall’amichevole tra Italia e Camerun ieri sera, ma mi sono concesso una serata a teatro. Niente locandiere o malati immaginari, semplicemente un esilarante oretta e mezza in compagnia di Luttazzi. Dunga fa fuori Pato e Ronaldinho e dice che è finito il tempo degli
esperimenti. Lippi, invece, continua a farli e credo senza motivo. Che senso ha chiamare gente che tanto in Sudafrica non ci andrà mai e provare nuove soluzioni tattiche altamente improbabili? Avrà ragione lui, d’altra parte Lippi è campione del mondo in carica Forse il ct ha già la lista dei 23 e l’ha messa lì, nel cassetto del comodino accanto al letto. Oppure no, forse è ancora davvero indeciso su chi portare. In generale, la formazione lui l’ha già fatta: rimangono da decidere i posti che non faranno la differenza, in pratica gli Oddo e Barone di turno. La sensazione è che, in ogni caso, faremo poca strada: non c’è Cassano o Balotelli che tenga, gli altri sono più forti. La Spagna ha tutto, noi abbiamo il portiere, un difensore centrale (perchè l’altro buono vuole stare a casa), un bel centrocampo e un centravanti che può fare la sua porca figura. L’Inghilterra, per dire, ha un “undici” titolare da primo posto: speriamo che a qualcuno venga il raffreddore. Per non parlare dell’Argentina, che può rovinarsi solo per le scelte del suo allenatore. Se arriviamo ai quarti abbiamo fatto tanto.
Eccoci, sono partite le campagne elettorali: a questo punto facciamo i referendum per decidere chi portare in Sudafrica. Prima Balotelli, che deve essere chiamato in azzurro (quello dei grandi) assolutamente. Il talento c’è, ed è purissimo, però non è che stia facendo la stagione del boom, quella 10 e lode e mani spellate dalla foga di applaudirlo. Lui dice che al Mondiale ci andrà, ed invita tutti a scommetterci. Secondo me ci va, ma
con il Ghana, e lo dico sul serio. Una tale sicurezza forse vuol dire che si è già sentito con il loro tecnico e la punta dell’Inter mi dà l’idea di essere uno capace di farla davvero questa “mattata”. Detto questo, Lippi non lo chiamerà mai, a questo punto: il ct è orgoglioso ed essere stuzzicato così da Balotelli potrebbe non averlo entusiasmato. Oggi è toccato a Totti: a quanto pare, tutta l’Italia lo vuole. Sinceramente? Preferisco uscire ai gironi piuttosto che passare il turno con lui in campo. E lo direi anche se chiamasse Amauri. Non si fa. Stop. In un paese serio questi discorsi non staremmo nemmeno a farli: vestire quella maglia deve essere un onore e non un obbligo da scavalcare appena si può, per poi tornare in pista quando c’è da mettersi l’abito di gala. Siamo scarsi, si sa, avremo la peggior selezione dal 1986, anzi, magari sarà la peggiore di sempre tra gente bollita e altra semplicemente scarsa. Ma Totti, per favore, no.
Balotelli sì, Balotelli no. Il balletto è già iniziato. La punta dell’Inter andrà in Sudafrica? Mi pare chiaro che la risposta sia no, in ogni caso mi sento pure di dire che la divisa della Nazionale è davvero orripilante, visto che sembra una maglia da rugby. Della Francia, però. Da censura poi il fatto che il “total blue” sia ormai la prima soluzione: dimenticati per sempre i pantaloncini bianchi. Chiusa questa parentesi che mi porta a pensare ad Amauri (direi no pure per lui), per rapida associazione mentale vado verso Kuranyi, accostato da c
hiunque alla Juventus. Innanzitutto pensiamo al fatto puramente estetico: c’è la possibilità di vedere, il prossimo anno, un attacco bianconero composto da due persone identiche ma non gemelle. Bellissimo. L’ideale per confondere gli avversari, ma temo o forse spero che questo non accada mai. In più, questi fanno 5 passaporti in due, visto che la punta dello Schalke ne ha ben 4: brasiliano, tedesco, ungherese e panamense. Si tratterebbe di due attaccanti troppo scarsi per il verdeoro e che provano ad aver fortuna con altre nazionali. Amauri, che magari non ci riuscirà mai, potrebbe però partire, anche se non si sa per dove, visto che non mi spiego come possa avere mercato a certe cifre. Quindi niente gemelli del non gol, in ogni caso, e comunque non giocherebbero mai insieme, avendo comunque due fisici da paracarro: non sarebbe una coppia ben assortita. Comunque, non direi di no a Kuranyi, nonostante sia bel lungi dall’essere un possibile titolare: gli acquisti a costo zero, anche se toppati, alla fine comportano un modesto esborso economico e non aumentano rabbia e delusione. E’ portare a casa gente che vale 5 pagandola 25 che fa girare le balle.
