L’occasione persa

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Eh vabbè, allora ditelo che volete far vincere in tutti i modi lo scudetto all’Inter. Ieri sera i nerazzurri erano stati bloccati dal Palermo ed avevano gentilmente concesso l’occasione per il sorpasso al Milan. Invece, i cugini rossoneri non sono andati oltre l’1-1 casalingo ottenuto contro il Napoli. Insomma, l’Inter sta facendo di tutto per farsi superare, ma chi le sta dietro non ne vuol sapere. Una sola vittoria nelle ultime sei uscite in campionato: la Champions League sottrae energie, si sa, e ci sono già i quarti di finale in vista. Se il calcio ha una logica -ehm, no che non ce l’ha, ma facciamo finta che sia così- ci saranno altre occasioni per il Milan. Però tutti questi tentennamenti non fanno che contribuire al pronostico di un’Inter ancora tricolore. In più, l’incognita di un Pato che a vent’anni è già sempre rotto, peccato. Troppo inaffidabili i rossoneri, ancora troppo lontana la Roma, ma non si sa mai: anche i giallorossi sono in corsa, seppur con riserva. Per loro vale lo stesso discorso del Milan, perchè essere in vantaggio di due reti e farsi rimontare in casa dall’Udinese non è che sia presagio, di solito, di grandi trionfi. In un modo o nell’altro, poi, magari le partite le vinci, ma non sempre ti va bene. Comunque, il campionato rimane in palio e se lo giocheranno in tre. Si gioca anche mercoledì e sabato la capolista affronterà la Roma: tra una settimana avremo le idee più chiare.

Occhio al vertice

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Un programma niente male quello che offre questo turno di campionato. Partiamo dalla capolista: l’Inter, carichissima dopo la qualificazione ai quarti di Champions League e tranquillizzata dal benevolo sorteggio che le ha riservato il Cska Mosca, è la protagonista dell’anticipo di stasera. Un impegno non facile, visto che i nerazzurri vanno a Palermo, in casa di una squadra decisa a proseguire la corsa verso l’Europa che conta. L’Inter ha rimesso in discussione un campionato che sembrava già suo: a sperare che gli impegni di coppa succhino energie fisiche e mentali è il Milan, attardato di un solo punto in classifica e pronto al sorpasso. I rossoneri affrontano domani il Napoli, in netta flessione dopo i fasti dei primi mesi di gestione Mazzarri. Scontro interessante, quello tra milanesi e partenopei e che, in un modo o nell’altro potrebbe influire sul finale di campionato delle squadre in questione. Il Napoli, in particolare, rischia in caso di sconfitta di perdere il treno buono per la Champions League. Treno su cui vorrebbero accomodarsi in tante: la Sampdoria, ad esempio, che pregusta il sorpasso alla Juventus in caso di vittoria nello scontro di domani sera. Per i torinesi continua il periodo nero, anzi nerissimo dopo il tracollo contro il Fulham. Un successo dei blucerchiati, insomma, è tutt’altro che impossibile. Il Genoa, si potrebbe invece “limitare” all’aggancio ai bianconeri e per sperare di farlo, comunque, dovrà superare lo scoglio Fiorentina. Turno in teoria più tranquillo per la Roma, che affronta l’Udinese: i giallorossi continuano ad avere velleità in ottica tricolore. Sei punti dall’Inter sono ancora tanti e di mezzo c’è pure il Milan, ma sognare, in fondo, non costa nulla.

Vergogna

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Stasera la Juventus ha probabilmente raggiunto il punto più basso della sua storia. 113 anni buttati nel cesso al Craven Cottage. Almeno lo ha fatto in uno scenario tipicamente british: dal punto di vista geografico poteva capitare di peggio. Che schifo. Mai vista una roba del genere: in vantaggio di un gol dopo una manciata di minuti, al Fulham servivano quattro reti, senza subirne, per passare il turno. Fantascienza? Per questa Juve no: è capace di realizzare tutti i sogni di chi tifa contro di lei e di far incazzare chi sta dalla sua parte. In pochi giorni sono state compiute delle nefandezze impensabili. Da 3-0 a 3-3 col Siena, poi la disfatta di Londra. I giocatori forse non hanno capito cosa vuol dire vestire quella maglia, e meno male che ieri sera avevano quella “golden”. Portare addosso quelle strisce verticali bianche e nere significa molto: difendere una storia gloriosa, portare rispetto ai milioni di tifosi che pagano per vedere le partite e per andare al ritiro d’estate, onorare il ricordo di tanti campioni che hanno reso grande questo club. E invece no, niente di tutto questo. In campo ci va gente finita da tempo, giocatori senza palle o pedatori semplicemente troppo scarsi anche per la B. Non c’è Zaccheroni che tenga: questa squadra è da rifare, così non si va da nessuna parte, nemmeno l’anno prossimo. Questa è la stagione più disgraziata di sempre, o almeno è così da quando ho “tatuato” il bianconero sulla pelle e nel cuore: ma non si abbandona la barca che affonda. La si tiene stretta, ancora di più, magari disprezzando un po’ di più l’equipaggio.

Il Milan? A posto così

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Il Milan, dopo aver perso la possibilità di vincere la Champions League, non si accontenta di potersi ancora aggiudicare il campionato: ha già iniziato a guardare all’anno prossimo. Secondo Sportmediaset.it - e già qua prendo atto che la cosa va presa con le molle - i rossoneri starebbero per concludere l’acquisto di un giocatore sudamericano. Un nuovo Cardacio, Viudez o Mattioni (fate voi)? Macchè. Basta imberbi e dunque inaffidabili pedatori d’oltreoceano. Meglio andare sul sicuro e puntare su uno di esperienza: Mario Yepes, roccioso difensore in forza da due anni al Chievo. Il colombiano pare ormai nelle mani del Milan, che lo ha scelto per puntellare il reparto arretrato: a suo favore, il fatto di avere il contratto in scadenza. Per il resto, non saprei. Yepes sta facendo bene, per carità, ma si tratta di un giocatore, per così, dire, attempato. Ha già 34 anni e non arriverebbe a Milano per fare il titolare, almeno si spera. Quindi per giocare scampoli di partite in campionato e Champions League, oppure la prestigiosa Coppa Italia. Forse sarebbe meglio affidarsi a qualche giovane, ma dopo Favalli tutti possono sentirsi tali. In più, immaginatevi se il Milan vincesse il campionato: Galliani direbbe che sono a posto così, perchè comprare qualcuno di futuribile? Questa operazione mi potrebbe ricordare un po’ quella che portò Paramatti alla Juve. Indimenticabile. A proposito, per chi fosse interessato al calcio minore, stasera i bianconeri giocano con il Fulham.

Il morso di Eto’o

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Alla fine Balotelli non è servito, è bastato “solo” Eto’o. Chissà come si evolverà la questione riguardante il giovane virgulto indisponente: non credo, che all’Inter siano così matti da perdere un potenziale campione a cuor leggero. Si vedrà. Nel frattempo, come tutti sapranno, i nerazzurri hanno superato gli ottavi, andando a vincere a Stamford Bridge con un gol del camerunense ex Barcelona. Eto’o in Italia non sembra esattamente a suo agio e il suo score parla chiaro: da quando è all’Inter le sue percentuali sono quelle di un onesto attaccante e non di una delle più mortifere punte del globo. Anche in Champions non aveva brillato, fino a ieri sera. Ma lui è storicamente uno che, quando segna in coppa, lo fa soprattutto quando conta. 1-0, Chelsea a casa e Inter ai quarti: la strada è ancora lunga e difficile, ma affrontarla con i Blues fuori è già più confortante. In più, fuori anche il Siviglia, squadra rognosa ma un po’ indecifrabile, uscito per mano del modesto Cska. Mourinho ieri è stato perfetto: ha messo in campo la sua squadra, negli uomini offensiva, ma capace di chiudersi a riccio nel primo tempo, per poi distendersi e sfruttare gli spazi concessi dal Chelsea nella ripresa. Non ha giocato bene, l’Inter, non in senso stretto. Però è tornata indenne da Londra, creando molto, sciupando altrettanto e vincendo, alla fine. Non c’è di che lamentarsi. Ancelotti ha perso la partita perchè l’ha voluta giocare da Mourinho e, se la logica vale qualcosa, se c’è da giocare una partita così, beh, forse ci riesce meglio l’originale. Appuntamento a venerdì per i sorteggi.

Il gran giorno, senza Balotelli

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E così, l’Inter è arrivata al grande scontro, quello che decide la stagione. Cioè, almeno così sembra, visto il gran parlare della partita di ritorno contro il Chelsea. Match importante, ma non fondamentale per il bilancio dell’annata nerazzurra, se posso permettermi di dirlo. In fondo, si tratta pur sempre di un ottavo di finale. Ottavo, il che significa che la strada per il Bernabeu comporterebbe ancora quarti e semifinale. Certo, fare fuori un avversario tosto e dato tra i favoriti come il Chelsea non potrebbe che giovare all’Inter, però piano con le pagine e i servizi tv spesi… Fuori Real Madrid e Milan, ell’aristocrazia europea rimarrebbero comunque Barcelona, Manchester United, Arsenal e Bayern Monaco. Brutte gatte da pelare comunque. E non credo che Moratti si accontenterebbe del prestigioso traguardo dei quarti di finale. L’Inter può passare il turno, ma c’è interesse anche per quello che sta succedendo fuori. Mourinho, con la solita mania di protagonismo, ha escluso Balotelli dai convocati: mossa pessima, visto che stiamo parlando di un giocatore capace di decidere ogni partita con un guizzo, sempre che ne abbia voglia. Non so quanto potrà far comodo questa azione meramente dimostrativa all’Inter, ma ormai il Mou lo conosciamo tutti… Ad ogni modo, l’accoppiata Balotelli-Raiola promette bene fin da ora.

Lo sciagurato Zdenek

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La ventottesima giornata ha rischiato di essere surreale come un quadro di Magritte: l’Inter era caduta malamente a Catania, dando segni di stanchezza e vulnerabilità e, praticamente, invitando Milan e Roma a riaprire sul serio un campionato che pareva chiuso a doppia mandata ai tempi del giro di boa. Un invito a nozze, a cui stava rispondendo l’immobilità. Prima i capitolini inciampano nella tripletta del compagno Lucarelli, rosicchiando così solo un punto alla capolista. Nel posticipo serale, poi, il Milan arranca contro un Chievo arroccato benissimo dietro ma sempre pronto a far male con le ripartenze. I rossoneri, poi, ce la fanno, ma solo al 91° e grazie alla giocata di un campione troppo spesso sottovalutato o, ancora peggio, criticato, cioè Seedorf, uno la cui botta da fuori può spezzare l’equilibrio in ogni momento. Potrà essere l’attimo che deciderà il campionato? Possibile, non probabile. Si vedrà. Al surrealismo del campionato contribuisce pesantemente la Juventus: la partita contro il Siena ha tutti i crismi del match da fine stagione, tre tiri, tre gol. E tutto in dieci minuti. Insomma, game, set e match ai bianconeri. Di Torino. Ed invece quelli toscani approfittano dello sciagurato Zdenek (Grygera) e della sua idiosincrasia per Maccarone:prima gli serve un assist in profondità, poi gli lascia tutto lo spazio per permettergli di colpire il palo con conseguente tap-in di Ghezzal, infine lo stende per il rigore del 3-3. E così, la Juve incredibilmente non approfitta della sconfitta esterna del Palermo e nemmeno di quella casalinga del Napoli, castigato al San Paolo dalla Fiorentina, stavolta aiutata dagli arbitri, a dimostrazione che è una ruota che gira. Risale anche la Sampdoria, che nel prossimo turno aspetta la Juventus, mentre lassù, in agguato, c’è anche il Genoa. Tutti insieme appassionatamente.

Finita la benzina

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Gli arbitri danno, gli arbitri tolgono. La Fiorentina, martoriata molto spesso in passato dalle decisioni dei drettori di gara e sempre pronta a lamentarsi a fine partita, ieri sera non si è opposta in nessun modo alla clamorosa svista che non ha fatto concedere un rigore solare al Napoli. Il fair play, dunque, è andato allegramente a farsi benedire. Naturalmente è una provocazione, perchè è normale, chi lo farebbe? Basterebbe, però, non predicare razzolando poi male. Detto ciò, i viola riacquistano fiducia grazie a tre punti pesanti, però la zona Champions sembra essere ancora troppo lontana. La speranza è l’ultima a morire, ma il doppio impegno ha succhiato troppe energie e la rosa ristretta non ha certo dato una mano. Il Napoli, sconfitto con le attenuanti, ormai sembra aver finito il pieno che le aveva fatto Mazzarri. E’ da un mese e mezzo che i partenopei hanno smesso di correre e stupire. Ad occhio e croce, da adesso in poi sarà una discesa continua: il calcio è così, c’è chi sale, c’è chi scende. Il Napoli ha viaggiato a mille all’ora per quasi tre mesi, adesso è in piena flessione. Tornando al campionato, oggi sapremo se davvero l’Inter ha delle rivali degne di questo nome. Il Milan si gioca la possibilità di far sentire il suo fiato sul collo nerazzurro.

Clamoroso al Massimino

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Con ritardo, non colpevole, visto che è stato dovuto a problemi di connessione, eccomi per qualche pensiero sparso sulla partita di ieri sera. L’Inter, lo sanno tutti , è caduta a Catania. Quella ai piedi dell’Etna è una trasferta difficile per tutti: l’ambiente da quelle parti è elettrico e non si sa mai come può andare a finire. Infatti, l’Inter stava vincendo e poi ne ha presi tre nell’ultima parte della gara. I nerazzurri adesso rischiano di vedersi avvicinare da Milan e Roma. I rossoneri vengono dal tracollo di Manchester e adesso punteranno tutto sul campionato, cosa che non può fare l’Inter, o meglio, saprò se potrà farlo solo tra qualche giorno, dopo il ritorno contro il Chelsea. Solo impegni in campo nazionale anche per la Roma, attardata però rispetto ai rossoneri, ma comunque con qualche velleità. L’Inter non incanta da tempo e gli spettacolari scambi in velocità di inizio stagione sono un pallido ricordo: finchè regge il fisico tutto ok, quando viene il fiatone, allora iniziano i problemi. Qualcuno, poi, sta viaggiando a velocità ridotta: uno su tutti Eto’o, strastipendiato, che non sta contribuendo al salto di qualità interista. Sempre che non si svegli in settimana, quando sentirà quella musichetta: lui è stato decisivo in due finali, non dovrebbe emozionarsi per un ottavo.

Buona l’andata

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Quando ad andare a segno sono i difensori, ci sono due possibilità. O c’è da essere contenti, visto che tutti possono fare gol, oppure da preoccuparsi, vista la scarsa propensione alla rete degli attaccanti. Direi che nel caso della Juventus vista ieri sera siamo davanti al primo caso. Legrottaglie bravo e puntuale nello stacco, Zebina capace di tirare fuori qualcosa che non ha mai fatto in carriera e che mai ripeterà. Peccato per quella palla finita in rete in modo a dir poco rocambolesco quando invece sarebbe andata verso la bandierina del calcio d’angolo. A mia parziale consolazione, il fatto che per le statistiche la paternità del gol vada a Etuhu mi gratifica: è uno che ero solito comprare a bassissimo costo a Football Manager quando giocava nel Preston. Bene la Juve nel primo tempo, anche grazie alla pochezza del Fulham, forte forse come il Livorno, e solito secondo tempo fatto di passaggi sbagliati, confusione, gambe in riserva. Almeno una frazione di gioco di buon livello s’è vista, non lamentiamoci troppo. L’Europa League, per quest’anno, è la dimensioen della Juve: portarla a casa non sarebbe affatto male. Torno al punto di partenza: ma le punte hanno segnato o no ieri sera? Per me no, visto che sul tiro di Trezeguet c’è stata una deviazione di Salihamidzic. E’ così? Il tempo mi darà ragione…