Stasera la Juventus ha probabilmente raggiunto il punto più basso della sua storia. 113 anni buttati nel cesso al Craven Cottage. Almeno lo ha fatto in uno scenario tipicamente british: dal punto di vista geografico poteva capitare di peggio. Che schifo. Mai vista una roba del genere: in vantaggio di un gol dopo una manciata di minuti, al Fulham servivano quattro reti, senza subirne, per passare il turno. Fantascienza? Per questa Juve no: è capace di realizzare tutti i sogni di chi tifa contro di lei e di far incazzare chi sta dalla sua parte. In pochi giorni sono state compiute delle nefandezze impensabili. Da 3-0 a 3-3 col Siena, poi la disfatta di Londra. I giocatori forse non hanno capito cosa
vuol dire vestire quella maglia, e meno male che ieri sera avevano quella “golden”. Portare addosso quelle strisce verticali bianche e nere significa molto: difendere una storia gloriosa, portare rispetto ai milioni di tifosi che pagano per vedere le partite e per andare al ritiro d’estate, onorare il ricordo di tanti campioni che hanno reso grande questo club. E invece no, niente di tutto questo. In campo ci va gente finita da tempo, giocatori senza palle o pedatori semplicemente troppo scarsi anche per la B. Non c’è Zaccheroni che tenga: questa squadra è da rifare, così non si va da nessuna parte, nemmeno l’anno prossimo. Questa è la stagione più disgraziata di sempre, o almeno è così da quando ho “tatuato” il bianconero sulla pelle e nel cuore: ma non si abbandona la barca che affonda. La si tiene stretta, ancora di più, magari disprezzando un po’ di più l’equipaggio.
