Ora come ora, è la Roma la vera anti-Inter. I giallorossi hanno innestato il turbo e non si fermano più. Ultima perla della fortunatissima gestione Ranieri è la vittoria di ieri sera su una Fiorentina che, ad onor del vero, sta attraversando un periodo tutt’altro che fortunato. Fatto sta che adesso, dietro all’Inter capolista, ci sono proprio i giallorossi. Superato così il Milan, che però ha una partita in meno rispetto alla Roma. I rossoneri sono in frenata dopo i risultati felici ottenuti col 4-2-fantasia: Pato non c’è, Borriello non è un bomber, Huntelaar è un fantasma, Ronaldinho è discontinuo e Mancini, l’ultimo arrivato, non può fare miracoli. A
Bologna il Milan raccoglie un misero punto (complici anche due traverse) che non può essere certo utile, se là davanti continua a correre come un treno ad alta velocità l’Inter. La squadra di Mourinho è uno schiacciasassi: a soccombere, stavolta, è stato il Cagliari, ko a San Siro sotto i colpi targati Pandev, Samuel e Milito. Gli isolani, però, gridano vendetta per il fuorigioco inesistente fischiato a Matri in occasione del gol che poteva riaprire la partita. Sta di fatto che ormai l’Inter fa campionato a sé: sarà per l’anno prossimo. D’altra parte, è uscito giusto in settimana il calendario della stagione 2010/2011… In questa giornata cade il Napoli, ed è la prima sconfitta della gestione Mazzarri. Prima o poi doveva succedere, ed a condannare i partenopei è stato con la sua tripletta Di Natale, napoletano doc. Al quinto posto c’è da solo il Palermo, tallonato dalla Sampdoria, alla terza vittoria di fila senza Cassano. La Juventus, invece, non vince nemmeno a Livorno ed è ora settima, fuori anche dalla zona Europa League. La cura-Zaccheroni, insomma, non sta funzionando molto bene. Per chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, però, con lui in panchina la Juve è ancora imbattuta…
Flash dalla ventitreesima giornata: al Cagliari, ospite dell’Inter, è stato annullato un gol per un fuorigioco inesistente, visto che l’”assist” è stato del difensore. Poteva essere l’Inter, il Milan, la Juve, il Chievo o il Siena. Fatto sta che l’attuale categoria arbitrale italiana non è all’altezza. Tranne qualche picco, il resto è un piattume che sfocia nella depressione. Prendiamo la partita di ieri sera: la Juve è riuscita a pareggiare grazie ad un colpo di testa di Legrottaglie che mi sembrava in posizione dubbia. Tra l’altro, una settimana fa era stato più che generoso, diciamo così, il calcio di rigore concesso ai bianconeri contro la Lazio. Non c’entra Moggi, non c’entrano schede sv
izzere, non c’entrano arbitri chiusi negli spogliatoi. Credo che questi di adesso siano scarsi. Punto. La direzione di gara di Brighi (ed assistenti) durante Livorno-Juventus è stata insufficiente: gioco spezzettato dai troppi falli fischiati, poi il gol da rivedere, ma soprattutto la gestione delle sanzioni. L’espulsione di Melo mi è sembrata scandalosa. Il mediano juventino era fermo e quello non era assolutamente fallo. Però Brighi non aspettava altro per espellerlo, visto che già in precedenza lo aveva “graziato”, sbagliando però di nuovo, e ben due volte. Melo, già ammonito, vince un contrasto a centrocampo e se ne va palla al piede. L’arbitro fischia: deve aver visto il classico ma bruttissimo intervento col piede a martello. Ergo, Melo espulso ed addirittura sarebbe rosso diretto, se la logica vale qualcosa. Ed invece no: Brighi fischia fallo, però poi non estrae nessun cartellino. Lo farà poco dopo, sentendosi in colpa per non averlo fattO prima. W la mediocrità.
Provaci ancora, Zac! E’ questo il pensiero dei tanti tifosi della Juve che stasera assisteranno (più alla tv che allo stadio, ovviamente) all’anticipo serale tra i bianconeri e il Livorno. Serve una vittoria per uscire dalla crisi, anche se tre punti non sarebbero certo la panacea di tutti i mali. Contro la Lazio si sono visti dei progressi, ma la Juve è ancora una squadra che non punge. Probabile il varo della difesa a 3, in puro stile zaccheroniano. Il Livorno viene da un ottimo pareggio a San Siro contro il Milan: segno che i labronici non hanno paura delle grandi, e comunque non è detto che la Juve lo sia. Tra l’altro, i bianconeri seguiranno con attenzione anche il match delle 18 tra Palermo e Parma, dato che sono a
pari punti con i rosanero. La domenica di campionato, invece, cosa ci riserva? Il Napoli va a Udine: Mazzarri è ancora imbattuto, ma l’Udinese, che arranca ad un punto dalla B, venderà cara la pelle. Impegno non facile anche per l’Inter, che affronta il Cagliari, una delle squadre che pratica il miglior gioco in Italia, ma i nerazzurri avranno dalla loro anche il fattore campo. Torna Eto’o, a fargli posto Balotelli, che, oltre a soffrire la concorrenza del neoacquisto Pandev, ha trovato in settimana anche il modo di farsi redarguire da Mourinho. Il Milan, invece, è di scena a Bologna, sul campo di una squadra certo non bella, ma che nelle ultime settimane sta facendo bene, a differenza dei rossoneri, che dopo aver sperato nell’aggancio all’Inter, hanno subito quello da parte della Roma, anche se i giallorossi hanno una partita in più. A proposito, la squadra di Ranieri sarà la protagonista del posticipo di domani. Fiorentina-Roma promette spettacolo: i capitolini hanno ingranato la quinta, i toscani cercano punti per l’Europa.
Ci mancava solo il fuoco amico. Ora anche Mourinho attacca Balotelli, però almeno non lo fa accusandolo di essere nero e con l’aggravante di essere italiano. Durante la presentazione alla stampa del neo-acquisto Mariga, il tecnico dell’Interha deciso di andraci giù duro con la punta, che non aveva preso bene (eufemismo) la sostituzione contro la Fiore
ntina in Coppa Italia. Ovviamente sarebbe anche l’ora che i calciatori smettessero di lamentarsi ogni volta che tocca a loro uscire dal campo: d’altra parte la panchina l’hanno messa a bordo campo per poter offrire alternative agli allenatori e non per far vedere la partita da più vicino. I tempi dello zoppo che passa all’ala, insomma, sono decisamente lontani, e la terribile eventualità che il tuo numero appaia sul tabellone luminoso è sempre da considerare possibile: “Mariga ha più di un neurone, a differenza di qualcuno che ne ha uno solo - ha pontificato Mourinho - stando vicino a dei campioni e prendendo esempio da loro, imparerà a essere un campione”. Puzza di accusa a Balotelli, chiaramente, però il tecnico portoghese ha smentito, per la serie lanciare il sasso e nascondere la mano. Insomma, se certe cose succedono solo da McDonald (non Mariga, almeno per ora), altre accadono solo a Balotelli.
Oggi questa pagina si fonde idealmente con Novella 2000, Visto ed Eva Tremila. Da noi la questione è arrivata un po’ attutita dai chilometri e dal fatto che si tratta pur sempre di calcio inglese, però il caso-Terry è piuttosto nuovo. Il capitano del Chelsea, va detto, non è mai stato un santo: d’altra parte il suo ruolo di ruvido ed implacabile centrale difensivo mal si sarebbe coniugato ad un rigore morale degno del miglior Kakà. L’ottimo Terry ha avuto una relazione con Vanessa Perroncel, all’epoca in cui questa tipa era la ragazza di Bridge, suo compagno di squadra nonchè testimone di nozze (vatti a fidare degli amici…). Ora sono arrivate delle succulenti news: la Perroncel avrebbe avuto dei flirt anche con altri giocatori che hanno vestito la maglia dal Chelsea. Si tratta di Mutu (eh vabbè, che ve lo dico a fare?), Gudjhonsen (che ha deciso di tornare a Londra, nel Tottenham, evidentemente per saudade) e un altro, per ora anonimo. Qualche sospetto ce l’ho, ma me lo tengo. Tra tour guidati carissimi e padri spacciatori, una bella storia di sesso e corna mancava proprio nel curriculum di Terry. Che rimane un ottimo difensore, forse il migliore sulla piazza, ma forse farebbe bene, ogni tanto, ad applicare un po’ di sano catenaccio alla sua vita privata. Troppe volte, invece degli attaccanti, in fuorigioco ci finisce lui…
«Non ho capito proprio perché l’abbiamo preso . E’ un altro trequartista quando a noi magari serve qualcuno che finalizza il gioco. È fermo da due anni, non sono stato d’accordo con il suo acquisto e l’ho detto anche a Galliani». Boom. Mancini sarà contentissimo: è appena arrivato al Milan e Berlusconi ha già detto che non condivide il suo acquisto. Però l’ha voluto fortissimamente Leonardo e magari non solo perchè è brasiliano. Mancini non è esattamente una pippa, anche se negli ultimi due anni non lo ha certo dimostrato. Prima almeno una mezza stagione a ritmo ridotto alla Roma, poi un 2008/09 all’Inter nelle vesti di bidone di lusso
a braccetto con Quaresma ed il rapido naufragio del sogno Mourinhiano del 4-3-3, fino a quest’anno, in cui il campo lo ha visto col binocolo. Ora avrà occasione di vederlo, spera, più spesso quel terreno di gioco, visto che cambia casacca, ma non città e stadio. Negli scambi tra Inter e Milan i rossoneri di solito ci guadagnano: stavolta ad Appiano Gentile non è arrivato nessuno, ma dalle parti di Milanello sperano che la regola continui a valere. Se in forma, Mancini è un ottimo giocatori con diversi gol nei piedi e fascia sulla trequarti è il suo habitat naturale. Quelle zone sono cruciali per il gioco di Leonardo, che in effetti non aveva a disposizione grandi alternative. Berlusconi avrebbe preferito un finalizzatore: Huntelaar si sta dimostrando un tipo da Eredivisie e Borriello non ha sul Premier l’appeal che di solito esercita su modelle e showgirl. Ma per il ruolo di centravanti il Milan si sta comunque muovendo: per l’estate è pronto un nuovo assalto a Dzeko.
Un mercato di riparazione così scoppiettanto non si vedeva da tempo, se la memoria non mi inganna. Si sono mossi giocatori importanti e si sono sfumati solo all’ultimo altri trasferimenti pesanti. L’Inter in attacco ha aggiunto Pandev: la Juve ha risposto con Paolucci. Questo la dice lunga sullo stato attuale delle cose. E’ tornato in Italia Toni ed ha trovato degna sistemazione Suazo. Alla ricerca del Mondiale, riecco in Italia anche Dossena, ai margini a Liverpool. Finito il gelo tra Moratti e Galliani, che tornano ai buoni (solo per i rossoneri) vecchi scambi di una volta:
Leonardo voleva una valida alternativa per le fasce d’attacco e così è arrivato dai cugini nerazzurri Mancini, che all’Inter ha miseramente fallito. Mourinho ha avuto, come voleva, un centrocampista: quasi preso Fernandes, il portoghese non era a posto fisicamente e così Moratti ha deciso di spendere per portare a Milano quel Mariga che pareva già in orbita Manchester-City. Non si è dunque mosso Ledesma, che non deve averla presa bene, e c’è da capirlo, visto come si è svincolato Pandev. Lui, invece, è rimasto ostaggio di Lotito e delle sue richieste, a quanto pare spropositate. Ha fatto poi il grande salto Candreva, che con mezza stagione a Livorno si è guadagnato la Juve, anche grazie alla benedizione di Lippi. ll grande affare di questa sessione di mercato poteva essere quella che avrebbe vestito di viola Cassano, (lui decisamente senza benedizione lippiana) ma poi c’è stato il suo gran rifiuto e Corvino ha portato a Firenze Keirisson, talento verdeoro in rampa di lancio da un po’, ma che in Europa ancora balbetta. Per lui avrebbe una certa passione Dunga, attuale tecnico del Brasile ed ex mediano viola. Certo, non è una garanzia, visto che schiera Melo titolare fisso in nazionale, però c’è di peggio. Infine, da sottolineare il giro di attaccanti tra Atalanta, Genoa e Parma, che ha coinvolto Amoruso, all’ennesimo cambio di maglia, Acquafresca, un talento che rischia di bruciarsi, e Crespo, che torna nella squadra che lo lanciò a metà anni Novanta.
Che Juventus è stata la prima Juventus di Zaccheroni? Sicuramente una squadra da promuovere: se i bianconeri giocassero sempre così, non ci sarebbe nulla di cui lamentarsi. E lo dico da tifoso: finalmente si è visto del gioco, una buona circolazione di palla, Diego ha saltato l’uomo e Melo non ha perso la solita quantità di palloni. Anzi, per buona parte del match si è intravisto quel centrocampista per cui la Juve ha speso 25 milioni di euro. In più, ancora una volta, è stata lampante l’influenza che può avere un gladiatore come Sissoko in mezzo al campo. Buone trame di gioco, ho detto, e tanta buona volontà. Certo, fare anche
del male all’avversario non sarebbe male, ma questa Juve è una squadra che non riesce a pungere. Con queste polveri bagnate, l’arbitro si deve essere impietosito ed ha concesso un rigore generoso, diciamo così. Insomma, l’1-0 era strameritato ai punti, ma è arrivato per gentile concessione del fischietto. Da quel momento in poi i bianconeri hanno tirato i remi in barca: probabilmente è mancato il fiato, ma è anche sembrato svanire quel furore agonistico che c’era stato fino al gol. Puntuale come una cambiale, alla prima vera disattenzione dell’incontro è arrivato il pareggio della Lazio, che fino a quel punto, più che altro, si era tenacemente arroccata nella sua area. Questa Juve targata Zac ha lasciato, personalmente, una buona impressione, ma sicuramente c’è qualcosa da rivedere. Insomma: 6,5, di stima.
