Un caso internazionale che travalica i confini del calcio giocato. La Federcalcio irlandese ha ufficialmente chiesto alla Fifa di poter rigiocare la partita con la Francia. La federazione di Dublino cita il precedente: la gara di qualificazione al Mondiali 2006 tra Uzbekistan e Bahrein ripetuta per un errore tecnico dell’arbitro, che fece rimettere dal fondo anzichè ordinare la ripetizione un rigore dopo che un giocatore era entrato in area prima della sua trasformazione. Piccolo particolare: in quel caso si trattava di un errore tecnico, s
critto nel regolamento. In questo caso suppongo l’arbitro fosse a conoscenza che non si gioca a calcio con le mani. Entra duro anche il premier Cowen, ma anche quello francese Fillon, che lo stoppa subito. Sarkozy, invece, tende la mano, ma a metà: “A Cowen ho espresso il mio dispiacere per quanto accaduto, e l’apprezzamento per le capacità dimostrate dalla squadra irlandese”. Per la serie: siete molto simpatici irlandesi, sempre ubriachi, e anche San Patrizio ci piace molto, ma cavoli vostri. Henry ormai è una star del web, ma al contrario: non si contano i fotomontaggi, i video, le ingiurie su wikipedia. Titì ha fatto proprio una bella figura di merda, diciamo così, ma a dirla tutta c’aveva provato anche Pazzini pochi giorni fa, anche in maniera più clamorosa. Nel calcio non c’è fair-play, ma per certe cose basterebbero arbitri e assistenti decenti. Questa vicenda, alla fine, è un gigantesco spot per il Processo di Biscardi. Se la sua campagna pro moviola in campo non smuoverà la FIFA, cosa per così dire improbabile, c’è la possibilità che prossimamente le truppe irlandesi sbarchino in Normandia. Quando ci vuole ci vuole.
Una bella storia di calcio o un vero peccato per la maggiore competizione calcistica? L’eliminazione della Russia da parte della Slovenia può essere vista in entrambi i modi. Ok, la Russia è, forzando, ferma alla vittoria dell’Europeo del 1960, e stiamo parlando di Unione Sovietica, che poteva comunque attingere da un bacino più ampio. Però il calcio russo sta effettivamente vivendo un periodo di crescita: due Coppe Uefa per i club (CSKA Mosca e Ze
nit San Pietroburgo) e grandi Europei in Austria-Svizzera ne sono la testimonianza, oltre al fatto che diversi calciatori russi si stanno facendo valere in giro per l’Europa nelle loro squadre. Invece in Sudafrica ci andrà la piccola Slovenia, imbottita di atleti sconosciuti ai più. Avanti così, direi: questo è il bello del calcio. Sul 2-0 parziale dell’andata nessuno avrebbe pronosticato un simile risultato, invece il golletto in trasferta è risultato decisivo. Ben più clamorosa poteva essere l’eliminazione della Francia, lei sì un colosso anche a livello calcistico. Invece si è salvata estromettendo l’Eire del Trap. Sarebbe più corretto dire che l’Irlanda è stata fatta fuori per mano dei francesi… Peccato. O forse no. Stiamo per andare a difendere il titolo mondiale: meglio farlo con le migliori contro oppure avendo un percorso in teoria più agevole? Nel frattempo, azzardo il super-pronostico: il Mondiale lo vincerà l’Inghilterra.
Ancora Nazionale. Tra poco chiamerò questo sito “Il Blog Azzurro”. Credo proprio che lo farò. D’altra parte ieri sera mi sono commosso guardando la puntata di Sfide sui Mondiali del 2006… Magari, tre anni fa, a fare il tifo per l’Italia alla tv c’era anche Pazzini. Amauri, di sicuro, no. Al massimo simpatizzava per qualche amico, sempre che ne avesse nel giro azzurro. Adesso, di sicuro, si è creato un nemico, anche se
non certo per colpa sua. D’altra parte, anche se da oriundo o naturalizzato, chi non andrebbe a giocare la massima competizione calcistica? Mettetevi nei panni di Pazzini: eterna promessa, per esplodere è costretto a ripartire dalla provincia (del pallone), segna a ripetizione, si guadagna la Nazionale maggiore dopo aver fatto benissimo con l’Under, però rischia di vedersi soffiare il posto da uno che non è italiano e che lo diventerà perchè ha sposato una brasiliana che è da noi da abbastanza tempo per avere la cittadinanza. Io sarei un po’ incazzato, non so voi. Tra l’altro, ho come l’impressione che, se Lippi porterà Amauri in Sudafrica, lo farà per farlo giocare titolare: non avrebbe senso creare un polverone per poi metterlo in panchina. Dunque, dovrebbe avere buonissime ragioni per inalberarsi a breve anche Gilardino, anzi, dovrebbe farlo soprattutto lui. Per ora siamo fermi al suo “Siamo tanti, non c’è bisogno di Amauri”. Si attendono nuove polemiche. Alla faccia del gruppo, caposaldo della filosofia lippiana.
Niente campionato? Poco male, parliamo di nuovo della Nazionale. Siamo a novembre ma ovviamente è già partito il toto-convocazioni. Ogni giornale e trasmissione televisiva ha iniziato a stilare la propria lista. Ci sono i certi, quelli in ballottaggio e quelli già esclusi. Partendo da dietro, a quanto pare Amelia non ha più possibilità di essere convocato. Presente in Germania, non è certo un fenomeno, ma in questi anni è stato lui il vice di Buffon. Secondo gli addetti ai lavori, i Mondiali se li guarderà in tv. In difesa blocco juventino, Criscito favorito ai ballottaggi, a destra sale Motta, in caduta libera Santon. D’altra parte non gioca mai… Mistero-Barzagli
: campione di Germania ma mai nel giro nel Lippi-bis. A centrocampo iniziano le questioni più spinose: c’è chi ha già messo Candreva sull’aereo per il Sudafrica. Ecco, io ci andrei più cauto. Ieri sulla Gazzetta dello Sport Palombo era tra i papabili e non capisco perchè, visto che si è fatto una buona parte delle qualificazioni da titolare. Montolivo? O fa davvero il botto, sennò no ha senso portarlo, modesta opinione. Eccoci all’attacco. Gilardino e Iaquinta già certi del posto, purtroppo è inamovibile Pepe. In dubbio Di Natale, che quando il gioco si fa duro soffre. Vabbè, di Cassano inutile stare a parlarne, di Amauri sarebbe il caso. Pazzini non lo vuole: comprensibile, visto che gli soffierebbe il posto. Tra l’altro, a quanto pare Amauri diventerebbe “italiano” non prima del 5 marzo. Cotto e mangiato (ai Mondiali). E poi, questione di cuore: Del Piero già si candida. Infine, un caloroso saluto a Quagliarella: sempre in gruppo, ormai uno del giro, è scomparso da ogni lista possibile immaginabile. Poverino. Questo sì che vuol dire non godere di buona stampa.
Era dai tempi di Giampaglia (pace all’anima sua) che l’Under 21 non faceva così male. In teoria ci sarebbero ancora speranze di qualificazione, ma sono ridotte al lumicino e, soprattutto, non è tutto nelle mani degli azzurrini. Casiraghi ha fallito in ogni caso: non è da Italia faticare così, soprattutto in una categoria che da sempre è fertile terreno di conquista. Se guardiamo le recenti formazioni messe in campo, tuttavi
a, si chiariscono diverse cose: in effetti, il materiale umano a disposizione del tecnico non è eccezionale. O meglio, non si può sapere con certezza, visto che gli elementi in campo provenivano in maggior parte dalla B e qualcuno, addirittura, in pratica dalla squadra primavera. Pochi giocatori convocabili in Under 21 giocano da titolari in A. Questo è innegabilmente un problema e Casiraghi e, nonostante Balotelli e Santon (due che se trovassero spazio probabilmente sarebbero precettati da Lippi), questi sono i risultati. Credo abbia influito il ambio di biennio introdotto tre anni fa: adesso saremmo nel biennio 2008/10, dunque sarebbero convocabili gli ‘87. E qualcuno da convocare ce ne sarebbe: Giovinco, ad esempio, sarebbe uno di essi. Ora i più “vecchi” sono gli ‘88. Maturi per l’Under 21, troppo acerbi per giocare nella massima serie e per migliorare sul campo. Per il dopo Casiraghi si fanno i nomi di Peruzzi, Di Livio e Rocca. Non mi pare il caso di rischiare e di fare di nuovo un salto nel buio. Avanti Kawasaki!
Fossi stato tra gli spettatori avrei chiesto il rimborso del biglietto. Non riesco sul serio a ricordare una partita della Nazionale tanto squallida. Le cose si fanno in due, quindi c’è pure il concorso di colpa dell’Olanda, che ha fatto un girone di qualificazione perfetto ma che, ai Mondiali, non andrà
, personale opinione, molto lontano. Ma rimaniamo in casa nostra e a quello che si è visto a Pescara. Giocate interessanti prossime alla zero, ritmi bassi, poco impegno: in pratica, classica partita di fine stagione. Non so, forse il fatto che certa gente ha già il posto servito non aiuta. E magari non aiuta nemmeno chiamare gente che un tempo, forse, al massimo avrebbe vestito la maglia della Nazionale B. Non credo che Palladino meriti l’Italia, ma se è per questo ho la stessa opinione su Pepe. A proposito: il tormentone Cassano inizia a essere stucchevole. Ci mancava solo l’invasione di campo… Non credo che con il barese cambierebbe molto e, in ogni caso, chi convocherebbe in Nazionale uno che si è preso a botte col proprio figlio? Penso nessuno. Credo sarebbe un po’ imbarazzante e si sa come Lippi concentri molte delle sue energie sulla gestione del gruppo. Gruppo che magari sarebbe meglio avesse un ottimo rapporto col tecnico…
Che brutta la storia di Enke, davvero. Fa pensare. Un calciatore, certo, non un top player ma comunque uno che ha sempre giocato nella massima serie, che ha pure avuto l’onore di giocare per la sua Nazionale e di vestire la casacca di club europei importanti, decide di farla finita buttandosi sotto a un treno. In
pratica, aveva tutto quello che chi segue e ama il calcio avrebbe voluto. Questo almeno era la facciata. In realtà, aveva perso una figlia e soffriva di depressione. Il club lo ha definito “psicologicamente fragile”: ma forse nemmeno loro avevano pensato fosse una cosa seria. Le cose belle generalmente te le devi meritare, quelle brutte colpiscono il più delle volte a casaccio, menando talvolta colpi bassi, bassissimi. Si dice che i portieri siano tutti un po’ matti, di sicuro devi essere un tipo particolare se scegli di vestire una maglia diversa da quella dei tuoi compagni, se più che altro vuoi giocare con le mani e a volte fare quasi da spettatore. Forse hanno una sensibilità particolare, tutto qua. Insomma, la solitudine de portiere: sopportabile, visto che l’ha scelta, in campo, insostenibile fuori. Guarda caso, in Italia ha sofferto di depressione anche Buffon: in pratica il più forte, ricco e insospettabile di tutti.
La Coppa delle Coppe è stato un trofeo dal fascino unico. 39 anni di storia, dal 1960 al 1999, era considerata dall’UEFA la seconda competizione continentale per importanza, anche se spesso il livello delle squadre era inferiore rispetto alla Coppa Uefa. Per parteciparvi bisognava vincere infatti la coppa nazionale, evento che poteva accadere anche a squadre di media caratura, o addirittura provenienti dalle serie inferiori. Per questo, scorrendo l’albo d’oro (che si apre e chiude con due italiane, Fiorentina e Lazio) le sorprese non mancano. Ed è in questo che risiedeva il suo fascino. A Dusseldorf, nel 1981, la Dinamo Tbilisi sconfisse in finale il Carl Zeiss Jena davanti ad appena 7.000 spettatori e, nel 1983, l’Aberdeen che vinse contro il Real M
adrid rivelò al mondo un giovane tecnico, l’allora 42enne Alex Ferguson. Indimenticabile il gol di Naym da centrocampo che beffò un colpevole Seaman e che regalò la coppa al Real Zaragoza, stupende le maglie gialle della Juventus nel 1984 e che dire dei belgi del Malines, trionfatori a sorpresa nel 1988 ai danni dei cugini olandesi dell’ajax, dopo aver infranto in semifinale il sogno dell’Atalanta di Stromberg? A un passo dal sogno arrivarono altri belgi, quelli dell’Anversa, che si arresero al Parma nella suggestiva cornice di Wembley, vinsero invece , nella riedizione dello storico duello Davide contro Golia, il Magdeburgo contro il Milan nel 1974 e lo Slovan Bratislava contro il Barcelona nel 1969. La Coppa delle Coppe è stata territorio di conquista per i catalani, campioni in quattro edizioni (1979, 1982, 1989,1997), ha visto per tre edizioni consecutive in finale l’Anderlecht (1976,1977,1978), massima espressione di un calcio belga che storicamente ben figurava in questa competizione e che oggi non esiste più. La Coppa delle Coppe ha dato voce a tante squadre che all’epoca hanno potuto farsi largo a livello continentale: MTK Budapest, Gornik Zabrze, Dinamo Mosca, Ferencvaros, Austria Vienna, Fortuna Dusseldorf, Standard Liegi, Lokomotiv Lipsia, Mallorca. Oggi, nell’epoca della Champions League e dei ditirri televisivi, questo non è più possibile. Martedì Coppa Uefa, mercoledì Coppa dei Campioni, giovedì Coppa delle Coppe. Bei tempi.
Vero, ammetto. Sono stato un po’ distratto. Perciò mi sento in dovere di farvi partecipe di un’idea che condivido. Il direttore del Guerin Sportivo, Marani, ha scritto nel numero uscito martedì che è erroneo considerare Parma e Bari le sorprese del campionato. Se sono così in alto non è per un caso, ma perchè stanno sfruttando un progetto che si sta rivelando fruttifero. La sorpresa, semmai, sta nel fatto che diverse società con più risor
se non siano state capaci di fare lo stesso, aggiungo io. In effetti la tesi di Marani è più che condivisibile: soprattutto a Bari, modesto parere, stanno facendo un capolavoro. Dopo essere stata sedotta e abbandonata da Barton, la Bari (e non il Bari) è rimasta alla famiglia Matarrese. E’rimasto però anche Perinetti, dirigente capace che, una volta digerito il divorzio da Conte, ha affidato la squadra ad un tecnico che nella sua recente esperienza al Pisa aveva fatto giocare i toscani esattamente come aveva fatto Conte: quasi con un 4-2-4. Qualche buon acquisto ed il gioco era fatto: d’altra parte, certi club di B sono meglio, già in partenza, di alcune squadre di A, se poi azzecchi gli innesti giusti… Stessa musica a Parma, dove sono arrivati diversi giovani di talento, qualche vecchietto ancora arzillo e anche qualcuno in cerca di rilancio. A qualcuno un tempo mancava l’amalgama? In Emilia pare ne abbiano in abbondanza. Lungimiranza, ecco cosa ci vuole per far bene.
Già la classifica non è molto incoraggiante. Vecchie controversie imperversano ancora e cosa fa Foggia? Ci mette bocca anche lui, tanto per rendere l’atmosfera dalle parti di Formello un po’ più elettrica. O meglio, a parlare è stato il procuratore Tiberio Cavalleri, visto il silenzio stampa imposto ai giocatori: “Sicuramente Pasquale non è contento di questa situazione. Che si possa arrivare a una separazione nel mese di gennaio mi sembra difficile, a parte il fatto che bisognerebbe chiedere anche il parere della Lazio. Vediamo l’evoluzione, ma penso che per questa stagione la cosa non si presenterà in questi termini”. Tutti fenomeni, tutti vogliono giocare
. Ci si lamenta se la squadra non è competitiva, poi se aumenta la concorrenza si vuole andare via? Mah… E pensare che un possibile “rivale” di Foggia è fuori da tempo: Pandev, che ha chiesto la risoluzione del contratto. E lo stesso farà Ledesma. Tutti via, e già sbotta Zarate, uno che non è che stia esattamente facendo cose fenomenali. Talento puro, eh, che però quest’anno sembra aver tirato i remi in barca. Ma che ci tiene a condividere le colpe attraverso le parole del fratello Sergio: “Quando lo scorso anno abbiamo parlato con Lotito, ci ha assicurato di voler costruire una squadra in grado di arrivare in Champions League, ma alla fine non ha fatto nulla per migliorarla. Ad ogni modo, lui non ha alcun problema coi compagni di squadra e con la gente: ama la città di Roma e la gente laziale ed è contento di essere qui”. Traduzione: Zarate se ne vuole andare. Ottimo per la Lazio. La barca sta affondando e nessuno ci tiene a riparare le falle…
