Finalmente l’Italia è andata a segno con giocatori nostri e non grazie ad auto-prodezze avversarie. Nel match che poteva dare la quasi certezza della qualificazione, gli uomini messi in campo da Lippi non hanno fallito, producendo nel primo tempo anche una gran mole di gioco, con scambi in velocità e buoni schemi d’attacco. Non a caso entrambi i gol sono arrivati alla fine di due triangolazioni che non hanno lasciato scampo agli avversari. Certo, la
Bulgaria non è una corazzata, ma il gioco espresso nel primo tempo lascia ben sperare, soprattutto dopo quello che si era visto nelle sconsolanti partite precedenti. Il grande motivo di interesse non stava esattamente nell’importanza in vista qualificazione, ma il fatto che, degli undici giocatori messi in campo da Lippi, ben sette fossero juventini. Non credo che il gioco visto ieri sera sia stato un caso: avere sei giocatori (non ci metto Grosso) che si conoscono e che giocano sempre insieme non può che far bene. Per quanto riguarda gli altri, decadente Zambrotta, buona intesa De Rossi-Pirlo: il milanista, alzato sulla trequarti, ha fatto bene, soprattutto perchè è stato libero di muoversi e cercare la palla. Dietro le punte, ma per modo di dire: nel potenziale rombo, Pirlo sarebbe un trequartista fantoccio. Bene anche Gilardino, che ha giocato alla Iaquinta, dando tutto con pressing e giochi di sponda. Insomma: bene il blocco Juve, per il resto, speriamo Lippi azzecchi il contorno giusto…
Quella che sta per finire è stata un’estate in cui i minorenni (o quasi) sono stati protagonisti. No, niente Noemi, sto parlando di imberbi calciatori al centro di cause legali. La Fiorentina ha contattato la federazione mondiale chiedendo di adottare misure contro il Manchester United, che ha prelevato dalla società toscana Michele Fornasier, classe 1993, tesserato lo scorso agosto dai Red Devils. La società viola ha seguito l’esempio del Lens, che con la sua denuncia ha portato all’inibizione del Chelsea da operazioni di compravendita di giocatori fino al 2011: “Possiamo confermare che siamo stati contattati dalla Fiore
ntina in merito al trasferimento di Fornasier - ha fatto sapere la Fifa -. Al momento non è stata aperta alcuna inchiesta perché siamo in attesa della documentazione completa”. In mezzo alla bufera, tra l’altro, c’è anche il Manchester City che, se da una parte si è dato agli acquisti di lusso, ha strizzato l’occhio a qualche minorenne. Potremmo essere davvero davanti ad un punto di svolta, capace di creare anche il famoso “precedente”. Tuttavia, una tirata di orecchie ci vuole: se guardiamo le formazioni giovanili dei nostri club, non è certo difficile trovare giovani calciatori africani, sudamericani e slavi. Per esempio, è la politica adottata da tempo dell’Udinese che, grazie ad un pool di osservatori straordinario, riesce a scovare a prezzi modici talenti sparsi in giro per il mondo. Siamo sempre pronti ad importare potenziali campioncini, quando però siamo noi a subire certi furti, ecco alzarsi un polverone: dal punto di vista concettuale c’è qualcosa che non torna. In più, questi ragazzi tardano ad arrivare in prima squadra e ad avere contratti decenti: come potrebbero rifiutare le golose offerte provenienti dall’estero? Guardate l’Under 21, infarcita di 20enni che giocano in Lega Pro o che hanno collezionato solo una manciata di presenze in B. I nostri giovani fanno bene a cercare fortuna all’estero. Abbasso l’ipocrisia!
Lippi non sta attraversando il suo periodo più brillante sulla panchina dell’Italia, ma in giro per il mondo c’è gente che se la passa peggio di lui. Già detto di Maradona e della sua Argentina “suonata” dal Brasile, dalla Francia arrivano indiscrezioni interessanti. I galletti sono secondi nel girone di qualificazione alle spalle della Serbia, alla quale andranno a far visita nel prossimo turno. Ma i problemi, più che in classifica, sono dentro lo spogliatoio. Domenech, secondo Le Parisien, avrebbe duramente criticato i suoi giocatori dopo il pareggio con la Romania: fin
qua nulla di strano, dopotutto è il lavoro del commissario tecnico spronare la squadra. Peccato che, in pratica, i giocatori si siano ammutinati. Capo della “rivolta”, il senatore e miglior realizzatore di sempre Thierry Henry, che avrebbe accusato il tecnico di non sapere mettere la squadra in campo, di non essere chiaro negli allenamenti e sulla tattica, situazione mai vista nei suoi dodici anni in Nazionale. Henry ha già smentito, ma già circolano i nomi degli eredi: Houllier e Boghossian, magari insieme (mah…). Ad ogni modo, che Domenech non fosse una volpe si sapeva: tra le tante colpe, fare le convocazione basandosi sui segni zodiacali non è certo indice di grande lungimiranza. D’altra parte, perché questo ex difensore ruvido e baffuto (all’epoca) sia diventato l’allenatore della Francia rimane un mistero: non è stato un giocatore particolarmente vincente, ha vestito solo otto volte la casacca della Nazionale e, da tecnico, aveva prima speso cinque anni al Lione e poi ben undici alla guida dell’Under 21, senza, sia chiaro, vincere nulla, nonostante il fatto che la Francia, negli anni successivi, avrebbe poi vinto Coppa del Mondo e Campionati Europei. Insomma, tutto il mondo è paese. Ma noi per ora siamo messi un po’ meglio.
Il Brasile in gol con Luisao e Luis Fabiano (doppietta), per l’Argentina solo un gol, di Datolo. La supersfida tra i due colossi sudamericani è dunque finita con una pesantissima vittoria in trasferta del Brasile a Rosario. Adesso, nel suo girone, la Seleccion è quarta alle spalle di Brasile, Paraguay e Cile, e rischia lo spareggio con il quinto classificato del gruppo Concacaf (impegno non impossibile, sia chiaro). Maradona, sulla panchina dell’Argentina, sta dimostrando che un fuoriclasse in campo non sempre diventa un grande tecnico.
E l’ex 10 del Napoli, autentico mito vivente, è considerato il miglior giocatore di sempre, seppur in scomoda coabitazione con Pelè. Tuttavia, nei giorni scorsi Kakà, uno dei più forti giocatori di oggi, ha dichiarato che, sebbene Maradona fosse un “artista” assoluto, lui si considera più completo del Pibe de oro. Dichiarazione scomoda, non c’è che dire, ma che, in fondo, contiene le sue verità. Seppur Maradona fosse scattante e piuttosto rapido, atleticamente Kakà lo sovrasta, per non parlare della professionalità, anche se quella non fa gol. Ovviamente Maradona rimane superiore, ma Kakà ha ancora 27 anni, quindi ha tempo per accorciare le distanze. Qua potrebbe tornare il solito discorso dei fuoriclasse di ieri messi a confronto col calcio di oggi e viceversa: se provate a guardare Italia-Germania dei Mondiali del ‘70,cosa potrebbe fare lì un Cristiano Ronaldo qualsiasi? Mettete però sui suoi passi il Gentile che marcò Maradona al Mundial, come ne uscirebbe il calciatore-modello?
Spettacolo. Prima un poderoso colpo di testa in tuffo, poi un tiro al volo in anticipo sul primo palo. Due reti davvero di pregevole fattura, come vuole il gergo calcistico, peccato che Kaladze le abbia realizzate nella sua porta. Gli autogol spettacolari non sono rari, è difficile però vedere una doppietta del genere. Peccato per la Georgia, che si era ben difesa e che si era affacciata dalle parti di Buffon con buona volontà (anche se con scarsa fortu
na), e buon per l’Italia che Kaladze abbia trovato la sua serata più nera. E pensare che, in una squadra giovanissima, il difensore del Milan è il capitano e il giocatore più rappresentativo… Gli azzurri, in difficoltà, ormai sono a 360 minuti senza gol (fatti da italiani, logico): la situazione inizia ad essere preoccupante e non è mascherata dal risultato di Tbilisi. Certo, la formazione non aiutava, con Camoranesi totalmente fuori ruolo, con Pirlo troppo lento e un attacco fuori forma e con scarsa intesa. Non so se serva Cassano, Amauri o chi altro, ho però la sensazione che, arrivati a nove mesi dal Mondiale, Lippi non abbia ancora idea di come mettere in campo l’Italia. Di sicuro il 4-4-2, tra tutte le opzioni, mi sembra quella meno percorribile, considerati gli uomini a disposizione, dico, più che altro per la mancanza di esterni sinistri di centrocampo. Ad ogni modo, il Sudafrica è ancora lontano e, salvo soprese, la qualificazione è al sicuro. Per i numeri ci sarà tempo.
Lippi sembra essere in grande spolvero. Dopo aver, seppur involontariamente, suscitato le ire di Mourinho, adesso è lui di proposito a cercare la provocazione: “Di noi non frega niente a nessuno. In settimana si è parlato di Cassano, di Mourinho, di tutto, ma non di come giochiamo e della gara con la Georgia di sabato. A me questo non sta bene, anche perché la partita contro la Georgia e quella di mercoledì contro la Bulgaria a Torino potrebbero già darci praticamente il visto per i Mondiali in Sudafrica”. In effetti, certi incontri, seppur importanti (visto ch
e ogni vittoria vale comunque tre punti), non sono certo in grado di suscitare l’entusiasmo e la curiosità degli addetti ai lavori. Comprensibile che, dopo ogni convocazione, torni il tormentone-Cassano, soprattutto considerando chi c’è in azzurro. Però diamo uno sguardo all’Italia che verrà:in difesa spazio a Criscito, protagonista di un esaltante inizio di stagione, centrocampo a 4 con Camoranesi, Pirlo, Palombo e Marchionni, in attacco in duo Rossi-Iaquinta. Cassano a parte, che sarebbe impiegabile al posto di Rossi, quello che non mi convince è il centrocampo: il linea, con due esterni destri, di cui uno andrà per forza fuori ruolo. Probabilmente, visti gli uomini a disposizione, sarebbe stato più opportuno un rombo, il tridente o, al limite, alzare Criscito sulla linea di centrocampo, visto che al Genoa, più o meno, sta giocando in quel modo. Certo, gli avversari non sono tra i più ostici, quindi tutto lascia pensare che, con ogni formazione, tutto andrà liscio. Ma forse questa volta per Lippi è un bene che nessuno parli di tattica…
Due giornate e c’è già il sospetto che mettere Leonardo sulla panchina del Milan sia stato solo un modo che Berlusconi ha trovato per fare la formazione, o almeno per permettersi certe ingerenze. In fondo, uno dell’ambiente rossonero, vuoi per riconoscenza o per amicizia, sarà portato a tollerare maggiormente i continui consigli del presidente. Siamo a inizio settembre e già Berlusconi ha indicato a Leonardo la via del rombo: prima con Ronaldinho vertice alto, poi con il brasiliano seconda punta, visto l’invito a schierare Seedorf. Ironia della sorte, dopo un brillante esordio a Siena, nel derby Ronaldinho è stato impalpabile e Seedorf è stato protagonista nel grottesco episodio dell’infortunio ed espulsione di Gattuso. E poi, ce
duto Kakà, il Milan rimane sempre competitivo, anzi, resta il club più competitivo (d’altra parte è quello più titolato al mondo)… Forse Berlusconi sta un po’ esagerando: i tifosi rossoneri, benchè riconoscenti, iniziano a sentirsi presi in giro. Tuttavia ci ha pensato Galliani a rassicurarli: “Non c’è da fare nessun processo. L’umore della squadra non è al massimo, ovviamente le squadre dipendono sempre dai risultati, ma io rimango fiducioso perchè credo di avere una squadra importante in tutti i reparti. Leonardo non è in bilico: siamo una società che storicamente ha esonerato pochissimi tecnici”. Facendo un po’ di ironia direi che è ovvio: come si fa ad esonerare il presidente? Pezzo forte della conferenza stampa, l’annuncio che, grazie alla risoluzione del contratto di Viudez, adesso il Milan potrò acquistare un giocatore extracomunitario (Hernanes?). Peccato che una società con le idee chiare non avrebbe mai tenuto Viudez (e Cardacio) in rosa tutta l’estate, considerando che aveva già ritardato l’esordio di Thiago Silva. Comprare un giocatore a gennaio, se valido, potrà solo giovare al Milan, ma sono dell’opinione che, se c’è da operare sul mercato, meglio farlo d’estate, a stagione, magari, non compromessa.
“La Roma di Spalletti aveva un gioco spumeggiante. La mia filosofia è un po’ diversa, io porterò il mio pragmatismo. Quello che serve di certo è una scossa, perché questa squadra deve reagire subito”. Così si è presentato alla stampa Claudio Ranieri, romano del Testaccio, che finalmente può sedersi sulla panchina della sua squadra del cuore. Ha incensato Spalletti e le sue intuizioni tattiche, su tutte l’invenzione di Totti centravanti, ed ha detto di non avere preclusioni riguardo a nessun modulo. Ad ogni modo, con ogni probabilità R
anieri non si discosterà dal suo 4-4-2, anche perchè la Roma ha gli uomini per interpretarlo a dovere: Menez e Guberti (o Taddei) sugli esterni, De Rossi e Pizarro al centro. Una scelta dettata anche dall’opportunità, oltre che da convinzioni tattiche: il 4-4-2 il linea, così scolastico, è il modulo più “digeribile” da tutti. A Parma Ranieri fece un mezzo miracolo, salvando una squadra destinata alla B, nei due anni successivi alla Juve ha raccolto un terzo e, in pratica, un secondo posto: risultati eccellenti. Questa della Roma può essere la sua sfida più bella: “Promesse? Non ne ho mai fatte. Certo, da romano e romanista ho il mio sogno qui, quello che posso dire è che faremo il massimo, e il più delle volte io riesco a dare più di quello che mi viene chiesto. Ci proverò anche stavolta. Le sfide mi piacciono, non mi tiro indietro”. Ecco la tua sfida, Claudio: non far diventare la Roma una “Rometta”, come era toccato al tuo predecessore Mazzone.
Quattro anni alla Roma, due Coppe Italia e una Supercoppa ma, soprattutto, un calcio godibilissimo che ha incantato in Italia e anche fuori per almeno un paio di stagioni. Da ieri, però, Spalletti non è più l’allenatore dei giallorossi, visto che ha rassegnato le dimissioni, immediatamente accettate dalla società, che ha virato sul romano doc Ranieri. Il rapporto tra la Roma e Spalletti era in effetti logoro, e il suo addio era nell’aria: nonostante una partenza ottima in Europa League, in campionato i giallorossi sono ancora a zero punti e con sei reti incassate dopo due partite. Ma c’è, ovviamente, dell’altro. tempo fa Spalletti, sedotto dalle sterline del Chelsea, stava per vo
lare a Londra, ma alla fine, legatissimo all’ambiente, decise di rimanere. Quest’estate era stato fatto il suo nome per panchine prestigiose, quella della Juve su tutte, ma alla fine il tecnico toscano non si era mosso. Nonostante alcune voci, tra l’altro, lo volessero allo Zenit. Era rimasto a Roma, convinto che, nonostante l’annunciato ridimensionamento, la squadra che aveva a disposizione fosse competitiva. In effetti, almeno nei titolari, la Roma è una discreta squadra, solo i ricambi a non essere esaltanti. ceduto Aquilani, forse Spalletti si aspettava qualche acquisto, ed invece nulla: quando poi, durante l’ultima giornata di campionato, si è visto recapitare un quarto portiere già infortunato ed una giovane promessa di rientro dall’Inghilterra, ha deciso che era giunto il tempo di mollare la spugna. Peccato per lui che in questa stagione non potrà allenare in A, avendo già guidato la Roma in due partite: col senno di poi sarebbe stato più opportuno mollare prima, se non altro pe rnon bruciarsi la possibilità di sedersi su qualche panchina importante… al suo posto Ranieri: su un loro scambio di panchina, ironia della sorte, si era già parlato verso la fine della stagione scorsa. Previsione quasi azzeccata.
Non ci sono stati botti clamorosi nell’ultima giornata di mercato, ma nessuno se li aspettava. Alcune operazioni che alla fine sono andate in porto erano nell’aria, altre no. Il matrimonio tra Grosso e la Juve, nonostante la poca distanza tra domanda e offerta, è diventato ufficiale solo in extremis, poco prima delle 19. Ottimo innesto, almeno secondo me: ha 32 anni, ma per un paio di stagioni farà molto comodo e metterà a posto una delle due fasce difensive, il punto debole dei bianconeri. Giusto investire a sinistra: a destr
a, quando giocherà Camoranesi, il terzino potrà anche solo contenere. Attiva anche la Fiorentina, che ieri ha mosso tre pedine: Kuzmanovic allo Stoccarda, Da Costa al West Ham e Savio da Londra a Firenze. Un giocatore in meno in rosa, ma qualche milione in più in cassa. Strana operazione, però: ero convinto che Prandelli, pur senza dargli i galloni da titolare, avesse fiducia in Kuzmanovic. Buoni poi i colpi di Parma e Palermo, che si sono assicurati rispettivamente Dzemaili e Blasi: due innesti che alzano la competitività delle due rose. Sale poi in A Pozzi, che da Empoli va a completare l’attacco (sempre più interessante) della Sampdoria, e c’è quasi tornato un attaccante che nelle ultime stagioni si è perso, ma che in Italia aveva fatto bene, prima di andare al Monaco e poi al Siviglia. Si tratta di Chevanton, che stava per accasarsi al Bologna. L’ffare è però sfumato e i rossoblu dovranno accontentarsi del suo connazionale Zalayeta, preso qualche giorno fa.
