Napoli che manca ancora i tre punti e che, nonostante una partita volenterosa, deve ringraziare il guardalinee: il gol di Di Natale era regolare. Deve invece ringraziare Buffon la Juventus, che ieri sera ha sì vinto 2-0 contro il Livorno, ma che ha sofferto e concesso diverse palle gol ai toscani in una partita dalle tante emozioni. I bianconeri, con moli assenti, hanno sofferto la maggior freschezza del Livorno, ma sono comunque riusciti a blindare il rislutato dopo appena trenta minuti: ancora in rete Iaquinta, in gran
forma, e sigillo di Marchisio. In entrambi i casi assist di Camoranesi, scostante e a volte irritante, ma in grado di creare occasioni da gol, a differenza di Giovinco, impalpabile. Eppure il fantasista dovrebbe dare tutto finchè ha la possibilità, finchè Diego è fuori. E invece no, si è nascosto a lungo, ha ricevuto palla sempre in zone non pericolose per il Livorno, non ha praticamente mai saltato l’uomo. Certo, il campo pesante non ha giocato a suo favore, ma viene comunque il dubbio che, per la Juve, valga la pena giocare col rombo solo con Diego in campo. Sennò, accademico 4-4-2 o tridente puro. Detto di Buffon, da almeno 8 in pagella (non un buon segno per la Juve, ma avere il miglior portiere del mondo a disposizione è un merito), e di Giovinco, applausi per Marchisio,giocatore strepitoso. Per il resto, i bianconeri escono da questo impegno, affrontato in emergenza, con quattro vittorie su quattro ed un solo gol subito in campionato. Palla alle rivali.
Questa giornata, se non altro, può già dare qualche indicazione sul reale valore di certe squadre, una su tutte il Napoli, che si trova già a un bivio: dopo tre giornate i partenopei hanno raccolto la miseria di tre punti e hanno rimediato una pesante sconfitta (4-1) nell’ultima uscita contro il Genoa. Gli sforzi che De Laurentis ha fatto quest’estate, per adesso, non stanno dando frutti. L’occasione per il riscatto può essere l’anticipo di oggi, che di fatto apre la quarta di campionato. Al San Paolo è ospite l’Udinese del capocannoniere Di Natale, già autore di sei gol e dunque di un inizio di stagione strepitoso, quindi super lavoro per la retroguardia del Napoli.Con Donadoni già sulla graticola, non sono permessi passi falsi. L’altro anticipo è Juventus-Livorno: un impegno apparentemente facile per i bianconeri, forti di tre vittorie su tre in campionato, ma che s
ono già in emergenza infortuni: fuori Cannavaro e Melo, così come Diego. Insomma, tutto come l’anno scorso: l’infermeria è sempre affollata. L’Inter e il Milan giocano invece domani alle 15. I nerazzurri sono di scena a Cagliari, mentre i rossoneri ospitano a San Siro il Bologna, che l’anno scorso uscì tornò vittorioso da Milano. Dunque, massima attenzione: in Italia, si sa, non esistono partite facili. Ma passiamo alle altre capoliste, cioè alle genovesi. La Sampdoria riceve la visita del Siena, mentre il Genoa, che va forte anche in Europa, è impegnato a Verona col Chievo. I tre punti, insomma, sono un obiettivo non impossibile. L’entusiasmo e il gioco ci sono, continuare a sognare di rimanere lassù il più a lungo possibile è più che lecito. Il posticipo di domenica sera sarà Roma-Fiorentina: scontro fra due squadre deluse dall’Europa, ma che in campionato sono partite in modo opposto, col freno a mano tirato i giallorossi, col piede sull’acceleratore i viola.Con una vittoria la Roma si tirerebbe su, con l’ennesima sconfitta sarebbe crisi, sul serio. Ma anche dall’altra parte non si scherza: tra una sconfitta amara in Champions e il Cda convocato dai Della Valle, anche a Firenze l’atmosfera, più che viola, diventerebbe nera…
Male, malissimo le romane, continua invece a volare il Genoa, espressione calcistica di una città, Genova, che è in vetta al campionato. L’avversario dei rossoblu, nonostante fosse di fascia superiore, era di caratura tecnica decisamente inferiore, ma questo non deve togliere alcun merito a Gasperini e agli uomini che ha messo in campo. Il Genoa è, anche per merito di alcuni movimenti di mercato azzeccati (Zapater su tutti), una delle più belle realtà del calcio nostrano. Sia chiaro però: non sono tra coloro che esaltano Gasperini e che lo vorrebb
ero ad ogni costo su una panchina da scudetto. Far giocare bene una squadra dove tutti sono disposti al sacrificio e dove nessuno ti chiede un trofeo a fine stagione permette di lavorare in tranquillità: pensiamo a Zeman e a cosa ha combinato una volta andato via da Foggia. Bel gioco con le romane, ma, come direbbe Mourinho, zero tituli. Chiusa parentesi. Disastrosa ancora la Roma: la rimonta di Siena, peraltro avvenuta alla fine di un match tutt’altro che esaltante, forse è stata solo un’illusione. Ad ogni modo è presto per giudicare l’operato di Ranieri, ma se non cambia qualcosa alla svelta per i giallorossi si prospetta una stagione da “Rometta” su tutti i fronti. E la Lazio? Ancora sfortunata in una partita in cui avrebbe meritato di più, ma nel calcio, si sa, è vietato distrarsi o commettere errori: nessuno ti perdona. Specialmente se commetti certe cose, inammissibili persino in Prima Categoria.
Nella partita più attesa di una italiana in questo primo turno di Champions, finisce tutto con uno 0-0. Tanto rumore per nulla? Non proprio, visto che non si è trattato esattamente di un pareggio scialbo, ma di una partita che ha visto diverse occasioni da rete, soprattutto per il Barcelona. I balugrana hanno dominato: a testimoniarlo un possesso palla pari al 66%. L’Inter ha cercato di fare qualcosa soprattutto nel primo tempo, mentre nel secondo, più che altro, si è difesa: arroccarsi così per 45 minuti e non subire una rete dal Barcelona non è
comunque cosa da poco. Il protagonista più atteso, Ibrahimovic, ha avuto un paio di occasioni importanti, ma le ha sprecate e non credo lo abbia fatto spinto da bontà verso i suoi ex compagni: è che lui, in coppa, sembra proprio il suo gemello scarso. Per il resto, bel Barcelona, sempre abile a far girar palla, anche troppo, a volte: il calcio prevede il tiro in porta, ma ai catalani non deve piacere troppo questa soluzione. Questo vale anche per Messi, che non ha perso una palla, vero, ma che non ha nemmeno mai cercato il gol dopo un tiro iniziale. L’altra italiana impegnata in Champions League, la Fiorentina, perde invece a Lione una partita condizionata dall’ingiusta espulsione di Gilardino: un vero peccato che gli arbitri vogliano spesso fare i protagonisti. Grande Frey, come al solito: chissà se adesso in Francia godrà di buona stampa… Nel prossimo turno i viola affronteranno il Liverpool senza il loro centravanti e con l’obbligo di fare punti: sarà dura, ma il Progetto passa anche da queste prove.
Certe cose non cambieranno mai. La Juve sarà sempre più a suo agio in Italia, mentre il Milan avrà più vocazione europea. Contro due squadre francesi, tra l’altro la prima e la seconda della scorsa stagione, quello che si è visto in campionato è stato ribaltato, almeno nel risultato. Eh sì, perchè la Juve era andata in affanno per larghi tratti della partita anche contro la Lazio, riuscendo però a portare a casa i tre punt
i. E ci sarebbe riuscita anche ieri sera, se il guardalinee avesse visto il fuorigioco di Plasil o se Marchisio non avesse centrato in pieno la traversa da due passi. Però il risultato è giusto, con Juve e Bordeaux che si sono spartiti il match: primo tempo di marca girondina, bianconeri più convincenti nella ripresa. La trasferta a Monaco può già essere decisiva, nel bene o nel male. Il Milan, invece, espugna il Velodrome grazie al solito Inzaghi, che prima segna in posizione sospetta, ma che poi piazza una zampata in anticipo di ottima fattura, vanificando il pareggio di Heinze. La vittoria è venuta con Ronaldinho in panchina, e non è assolutamente detto che sia una coincidenza… anzi. Certo, bollarlo come capro espiatorio non sarebbe corretto, ma ora come ora escluderlo dagli undici titolari non può che far bene agli equilibri di una squadra ancora in cerca di una sua identità ma che, comunque vada, tenderà a dare tutto in Europa, e magari a tirare indietro la gamba al Picchi.
Il primo turno della Champions League mi dà l’occasione per ricordare un gustoso avvenimento del passato che, ammetto, causa età non ho vissuto al tempo. Era il 21 marzo del 1991 e al Velodrome di Marsiglia si disputa la gara di ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni tra l’OM e il Milan. Dopo l’1-1 dell’andata i francesi stanno sostanzialmente dominando il match di ritorno e sono in vantaggio grazie ad un gol di Waddle quando, nei minuti di recupero, uno dei riflettori del Velodrome si spenge improvvisamente. Seguono minuti di indeci
sione: si va avanti o no? Ad un certo punto, in campo si palesa il vicepresidente del Milan Galliani, che convoca i giocatori e, in pratica, ritira la squadra. Poco conta il fatto che l’arbitro intenda continuare: i milanisti non ne vogliono sapere. Così Karlsson, il direttore di gara, fischia la fine… ma già è chiaro che la partita continuerà fuori dal campo, nelle sedi competenti. E’ addirittura Galliani ad annunciare di voler fare ricorso. Peccato, perchè già a fine marzo arriva la stangata Uefa: il Milan è escluso per un anno dalle competizioni europee, e l’immagine della società rossonera, all’epoca uno squadrone in grado di dominare nei due anni precedenti la Coppa dei Campioni, che esce da questa storia fortemente danneggiata. Fu in pratica la fine del Milan di Sacchi e l’inizio di quello di Capello, capace di conquistare tre scudetti di fila e un’altra coppa, stavolta senza ombre, dominando una squadra da favola come il Barcelona del ‘94. Stasera si replica quella sfida, nello stesso stadio. I riflettori sono a posto, hanno già controllato tutti, Deschamps compreso.
La terza giornata di campionato non fa altro che confermare quello che avevano detto le prime due: la Juve si conferma una squadra solida, con tutte le credenziali per vincere lo scudetto, l’Inter una formazione che ha operato bene sul mercato e che gioca ancora il ruolo di favorita, mentre il Milan, invece, è una compagine umorale e troppo legata alle lune dei suoi giocatori. In testa, insieme alla Juventus, a sorpresa ci sono le due genovesi: il Genoa sommerge di gol il Napoli (4-1) e dà continuità a quello di buono che aveva fatto la passata stagion
e, la Sampdoria, invece, corsara a Bergamo, è la vera rivelazione del campionato e dimostra di non essere solo la coppia Cassano-Pazzini. Tornando al Genoa, disastroso il Napoli, che prima va in vantaggio, “stranamente” con Hamsik, ma che poi si fa rimontare e superare nettamente dai rossoblu. Ai piani alti, una Fiorentina non eccezionale ma volenterosa supera il Cagliari 1-0 grazie al primo gol in campionato di Gilardino, mentre mette in cascina i primi punti la nuova Roma di Ranieri. Su un campo tradizionalmente ostico, i giallorosso disputano in effetti una partita tutt’altro che memorabile, andando in svantaggio a causa del gol di Maccarone, che si beve Mexes, il peggiore in campo. Ma il calcio è strano, ed è proprio lui a segnare il pareggio, poi Riise con una bomba su punizione completa l’opera. Ma la sensazione è che Ranieri debba lavorare parecchio per poter far bene. Un applauso infine a Di Natale, che realizza un tripletta col Catania e che, dopo sole tre giornate, ha già messo a segno sei reti. Complimenti!
Credo che la Lazio disputerà una grande stagione: senza i suoi quattro uomini migliori (gli “ammutinati” Pandev e Ledesma, più Zarate e Rocchi) è riuscita per larghi tratti della partita a mettere sotto la Juventus, giocando a ritmi altissimi e meritando, a conti fatti, anche più di un pareggio. Al di là del gol annullato, perchè di gol annullato non si può parlare, visto che l’arbitro ha fischiato molto prima che Mauri tirasse in porta: classico “fallo di confusione”. Ma credo anche che per la Juventus questo possa essere l’anno buono, perchè vincere così le partite può essere un segnale. I bianconeri, forse, ha patito in modo particolare
la fatica causata dagli impegni delle nazionali: Camoranesi, ad esempio, è stato inguardabile e Melo non ha dato costanza al suo gioco, spesso messo in mezzo da Baronio (un grande giocatore sprecato) e Matuzalem. Discreto invece l’esordio di Grosso, anche se in qualche cross fatto ha ricordato pericolosamente Molinaro. Sull’altra fascia bianconera ha esordito ed in pratica deciso la partita Caceres: decisamente meglio in fase d’attacco che in quella difensiva, visto che diverse volte è andato in affanno su Kolarov, il migliore dei suoi insieme a Foggia, che ogni volta riusciva a saltare l’uomo. Lazio più compatta, Juve più lunga e con i reparti troppo lontani tra di loro: Diego non girava ed è uscito (15 giorni fermo), Amauri ha fatto il solito lavoro sporco, mentre Trezeguet, troppo isolato, al di là della rete è riuscito a farsi vedere pochissimo. In ogni caso, una vittoria importante per la Juve, che dopo tre giornate è a punteggio pieno, con due trasferte vittoriose a Roma ed un solo gol al passivo. L’Inter è avvisata e il Milan, nel frattempo, è già a -5.
Dopo la pausa per gli impegni della Nazionale, ecco di nuovo la Serie A. Se la seconda giornata aveva in programma due superclassiche come il derby di Milano e Roma-Juve, il terzo turno non prevede scontri al vertice. A meno che non si voglia considerare tale Lazio-Juventus, visto che i biancocelesti sono finora a punteggio pieno. Ancora fuori Del Piero, dovrebbe giocare Trezeguet, mentre dall’altra parte Zarate è in forte dubbio. In ogni caso si tratta sicuramente di uno degli incontri più interessanti della giornata. Questa partita, insieme a
Livorno-Milan, è uno degli anticipi di oggi. I rossoneri sono reduci dalla batosta del derby: Leonardo è già nell’occhio del ciclone ed ha già qualche problema di formazione, probabile Huntelaar dal primo minuto. I cugini dell’Inter ricevono in casa il Parma: tre punti certamente alla portata, ma dopo il brutto pareggio interno col Bari alla prima giornata, meglio andarci cauti. Un allenatore al centro dell’attenzione a Siena: Ranieri sarà all’esordio sulla panchina della “sua” squadra, la Roma. Ma il sentimento da libro “Cuore” non fa punti. Quello di Siena per i giallorossi non è storicamente un campo facile, anzi, ma la Roma, ancora bloccata a zero punti, deve smuoversi dal fondo della classifica. A chiudere la giornata c’è Genoa-Napoli, una partita che può essere considerata uno scontro diretto per l’Europa. Le due tifoserie sono gemellate da tempo e famosi episodi come la salvezza del Grifone al San Paolo nell’82 o la promozione a braccetto di due anni fa non hanno fatto altro che rinsaldare l’intesa. Tutto questo fuori dal campo. Per il resto, potrebbe venirne fuori una bella partita.
Le qualificazioni ai Mondiali stanno assumendo in Argentina le dimensioni di uno psicodramma collettivo. Se in panchina ci fosse un allenatore qualsiasi, la federazione lo avrebbe già cacciato. Invece, visto che il tecnico è Maradona, non si può toccare. Prima il tracollo in Bolivia per 6-1, poi la dura sconfitta casali
nga con Brasile , infine la partita persa col Paraguay l’altra notte: l’Argentina è adesso quinta, dietro Brasile, Cile, Paraguay ed Ecuador, e dietro le altre squadre stanno facendo sentire il loro fiato sul collo. Il quinto è l’ultimo dei posti disponibili: per arrivare in Sudafrica ci sarebbe poi da fare lo spareggio con una centro o nordamericana. Niente è perduto, sia chiaro, però che l’Argentina rischi di non arrivare al Mondiale è incredibile, vista la qualità e la quantità di grandi giocatori a disposizione. Poi però guardi le formazioni messe in campo dal Pibe e chi ci trovi? Veron (massimo rispetto, ma ha 34 anni e gioca nell’Estudiantes), Palermo (36 anni, decisivo solo in patria), Datolo (non dico niente) e, a volte, persino Denis (idem), Zanetti terzino sinistro per far spazio a Papa a destra, Gago dirottato in fascia… L’ennesima dimostrazione che non sempre un fuoriclasse diventa un fenomeno della panchina. Tuttavia Maradona, l’uomo che ha fatto sognare la sua nazione, non molla, e ha detto di crederci. Auguri.
